venerdì 4 maggio 2012

Intervento di Angela Volpini al IV Convegno "Contatti e Medianità"

Scopri la verita’ su Enel in 50 secondi

Uno degli obiettivi del Reparto Investigazioni Climatiche è mostrare a tutti l’ipocrisia di Enel. Investe milioni di euro in greenwashing per mostrarsi come l’”energia che ti ascolta” e convincerci di essere “solida come una roccia”. E invece è solo un’azienda sporca come il carbone delle sue centrali. Spietata e criminale perché uccide il nostro clima con le sue centrali. Noi abbiamo le prove dei suoi crimini e le abbiamo raccolte in questo contro spot. Scopri tutta la verità su Enel in 50 secondi, entra nella nostra squadra e informa i tuoi amici. facciamolucesuenel.org fonte:Greenpeace

COME VIVONO LE DONNE IN INDIA

Kamala Nair, scrittrice di origini indiane, ci racconta le condizioni delle donne in India, fra sottomissioni nei centri rurali ed emancipazione nelle metropoli del Paese Kamala Nair, autrice di "Una casa di petali rossi" è una scrittrice americana di origini indiane. A lei abbiamo fatto qualche domanda, partendo da un aspetto molto delicato: la situazione delle donne in India. Le situazione delle donne in India è molto diversa da quella occidentale, soprattutto perché in India c'è un'antica tradizione che vede le donne in un ruolo di sottomissione rispetto agli uomini e questo l'ho notato fin dai primi viaggi in India, da bambina. Vedevo, per esempio, come in casa le donne debbano servire i mariti, gli uomini che mangiano per primi e poi soltanto quando gli uomini hanno finito di mangiare si possono sedere le donne. Oppure non possono rispondere agli uomini, non possono mettere in discussione ciò che gli uomini dicono. Ho sempre notato queste differenze rispetto al mondo in cui sono cresciuta, agli Stati Uniti. E' vero, però, che ritornando spesso in India notavo anche che le cose cambiavano e infatti oggi molte di quelle cose che vedevo da bambina non sono più così prevalenti, soprattutto nelle aree urbane, dove le donne godono delle stesse libertà delle donne occidentali, si vestono allo stesso modo e stanno assumendo ruoli sempre più importanti. Questo è molto incoraggiante ma mi piacerebbe vedere la stessa evoluzione anche nelle aree rurali, dove purtroppo si sentono ancora storie di infanticidi femminili, di spose bambine e cose del genere. Però, senz'altro nell'arco degli ultimi 30 anni i cambiamenti sono stati notevoli. Hai scritto un libro che sta ottenendo un successo inatteso. Ci racconti un po' com'è andata? All'inizio quando stavo scrivendo il libro non pensavo, cercavo di non pensare alla pubblicazione, a una possibile pubblicazione o a quello che sarebbe successo in seguito perché ogni volta che il mio pensiero andava lì, questo mi distraeva e influenzava il mio modo di scrivere, quindi mi sono assolutamente concentrata soltanto sulla scrittura. Naturalmente una volta completata, speravo che questa storia fosse pubblicata perché volevo condividere questa storia anche con altre persone, ma quando ho scritto il libro, negli Stati Uniti, l'economia non andava particolarmente bene e quindi anche il settore dell'editoria ne soffriva e non sapevo assolutamente cosa aspettarmi. Ho avuto diversi rifiuti, è stato un periodo molto difficile però guardando indietro oggi mi rendo conto che è stata invece anche una fortuna e una ricchezza questa esperienza. È stata un'altalena di emozioni ma ha sicuramente contribuito a rendere il libro una storia migliore, più efficace e sono quindi contenta di come siano andate le cose. Penso che il vantaggio sia quello di avere molto materiale di cui scrivere, mi sento fortunata a appartenere appunto a due culture così diverse e così veramente distinte l'una dall'altra e a poter attingere a entrambe e questo perché ci sono paesaggi, culture, tradizioni con grandi diversità a cui posso fare riferimento. Allo stesso tempo questa è un'esperienza tipica, un'esperienza classica dell'America, quella di essere figli di immigrati e però allo stesso tempo di sentirsi anche pienamente americani, è un'esperienza davvero unica che vivono molti, molti americani. Per un autore ancora una volta è un grande vantaggio perché significa avere molte emozioni, conflitti anche di cui parlare. Preferisci gli ebook o i libri tradizionali? Decisamente preferisco il libro fisico che sia rilegato o un tascabile ma sono molto affezionata alla sensazione di avere tra le mani un libro, la carta sotto le dita che è un qualcosa che conosco fin da quando ero bambina che tra l'altro è anche il modo in cui si legge da secoli, quindi è un'antica tradizione che io mi sento di rispettare, ma sono senz'altro interessanti e utili anche gli e-reader e infatti ne ho recentemente acquistato uno e devo dire che apprezzo molto la comodità di portare con sé molti libri e di averli con me ovunque, anche quando magari viaggiando sarebbe difficile portarsi dei grossi.

venerdì 16 marzo 2012

Ombre e Luci sulle nostre esistenze

Cammino ,il mio sguardo cade su di te,
mi precedi,scura, senza peso,non mi ascolti,non mi vedi,non mi parli.
A volte potresti girarti, sono io che  ti ho dato la vita,ma sei solo un’ ombra .
In fondo sono come te ,anche io cammino senza mai voltarmi,e come te sono scuro in volto,però a differenza di te ho un enorme peso…e come te non ascolto,non vedo,non parlo.
Voltiamoci insieme senza più guardare!
Possiamo solo ascoltare!
Cercare il perchè  ci ha reso tali… e scoprire che l’amore per l’altro è benedizione per noi stessi in ogni istante della vita.
Perchè l’altro è colui che veste la figura materna rivelata in noi,l’altro è la figura paterna resuscitata attraverso di noi.
Parlare di Amore in questi tempi è fondamentale ,poichè è l’unica fonte che ci protrae verso la  Scintilla Divina che è in noi,e porta luce nelle ombre che riflettiamo sulle nostre parole,pensieri e azioni.
Preghiamo per far vivere in noi, quel’ardente desiderio che non è vincolato alla materia, ma alla fonte di tutto quanto esiste, Dio.
“Sono io che ti ho dato la vita non guardare le ombre del mondo,ma la Luce che in te ho riposto.
Al tuo interno devi cercarla poichè all’estreno ho posto le Ombre.”
Alessandro Nunziati
fonte: www.improntaunika.it

giovedì 2 febbraio 2012

Presa di parola sul reddito

- Basic Income Network – Italia -
Nel dibattito nazionale sulla riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali un “appello” sul tema del reddito garantito
Invitiamo, tutti coloro che ritengano che in questa fase sia utile ed importante sostenere il tema del reddito garantito ad inviare il proprio contributo o articolo inviando una mail ad info@bin-italia.org con nome cognome (o nome collettivo se scritto a più mani
«Entro il mese di marzo»: questa la scadenza fornita da Mario Monti per riformare il mercato del lavoro e gli ammortizzatori sociali. Nei primi giorni di gennaio 2012 sono partite le consultazioni del ministro del Welfare Elsa Fornero, che poche settimane prima si era dimostrata favorevole all’introduzione di un reddito minimo garantito anche nel nostro Paese. Visto il modo di operare fin qui svolto dall’attuale governo nel comunicare le iniziative politiche e viste le poche informazioni in circolazione al momento, non abbiamo ancora compreso cosa significhi in concreto riformare gli ammortizzatori sociali e quali siano le opzioni realmente in gioco.
Nel frattempo i dati diffusi da enti statistici e centri di previsione economica certificano l’aumento della disoccupazione, una precarizzazione sempre più selvaggia, l’abbassamento dei salari e il conseguente, generale, scivolamento verso il basso dei diritti dei lavoratori e dei cittadini, giovani e vecchi, precari o garantiti che siano. In tutto questo, le politiche di austerity creano pressioni inedite su quelle forme di “welfare familistico” a cui per anni e fino ad ora, è stato delegato di risolvere le storture del welfare pubblico italiano e fornire una sorta di compensazione per l’assenza di una qualsivoglia misura universalistica di sostegno al reddito.
Per questo oggi il tema del reddito garantito diviene centrale, ineludibile, urgente. L’urgenza è data non solo dal peggioramento spaventoso della condizioni sociali, ma anche dall’emergere di una nuova aspettativa da una parte sempre più viva e larga di popolazione, che vede nel reddito garantito una concreta opportunità di garanzia e tutele. È testimonianza di ciò la straordinario risultato della legge regionale del Lazio in tema di reddito garantito, che ha portato nel 2009 all’emersione di oltre 120.000 domande di sostegno, totalmente inattese e largamente superiori alle previsioni, da parte di coloro che non arrivano a 8000 euro l’anno.
In questo periodo che ci porterà alla riforma del mercato del lavoro e degli ammortizzatori sociali, la parola d’ordine del reddito garantito può e deve diventare al più presto occasione di confronto per tutti i soggetti sociali che subiscono la crisi in maniera oppressiva. Far emergere la necessità del diritto al reddito significa ridare corpo e voce a quella “folla solitaria” in cerca di opportunità di lavoro e di sopravvivenza. Una folla solitaria fatta di milioni di pensionati o anziani, cassaintegrati senza più cassa, precari di prima generazione (quelli tra i 35/50 anni), di seconda generazione (tra i 20/35 anni), componenti della generazione Neet (tra i 16/25 anni), donne, famiglie con un solo stipendio, immigrati, figure operaie ormai in dismissione, lavoratori over 50 non più spendibili sul mercato, working poors diffusi anche tra il lavoro autonomo e la lista potrebbe allungarsi.
Sul tema del reddito si possono unire tutte le singolarità che subiscono, spesso in silenzio, nuove forme di povertà, per ricostruire una solidarietà intra-generazionale, tra chi ha perso un lavoro e non riesce a ricollocarsi, e chi, un po’ più giovane, è costretto a svolgere un lavoretto precario cui non riesce a dire di no, pur di racimolare qualche soldo a fine mese. Sul tema del reddito si possono unire coloro che pensano sia necessario coltivare forme di autonomia, di autodeterminazione, di libertà di scelta, anche della vita professionale, senza per questo dover continuamente sottostare ai ricatti del lavoro purché sia. Sul tema del reddito si possono unire studenti, giovani, ai quali non piace il futuro che si offre loro perché subiscono un presente senza diritti. Sul tema del reddito possono e debbono prendere parola tutti i cittadini di questo Paese convinti che al centro delle politiche di contrasto alla crisi debba esserci una misura di distribuzione delle ricchezze.
Auspichiamo insomma una presa di parola capace di unire, di definire un obiettivo comune, indipendente dalla miriade di storie private ed individuali, che in verità ormai raccontano una storia unica fatta di povertà, ricatti e privazioni. Una presa di parola sul reddito garantito per tornare a guardare con fiducia al “futuro” a partire dal presente, per immaginare un orizzonte oltre la crisi, con maggiore giustizia sociale, in cui sia possibile una distribuzione delle ricchezze, in cui non sia più accettabile che alcuni percepiscano compensi superiori di oltre 500 volte quelli di un lavoratore medio. Occorre una presa di parola per dare visibilità al rischio di “default sociale” che stiamo vivendo e far si che intorno al tema del reddito garantito prendano parola i senza diritti insieme a chi i diritti rischia di perderli quotidianamente.
Insomma, in questa fase così strategica ci sembra necessaria una presa di parola larga, in grado di unire la frammentazione sociale, per lanciare una proposta politica concreta nel pieno del dibattito sulla riforma degli ammortizzatori sociali, affinché il tema del reddito garantito venga preso in considerazione in maniera seria, forte, concreta, urgente come nuovo diritto fondamentale per la realizzazione di vite degne.
Auspichiamo che a questa richiesta di presa di parola sul tema del reddito ne seguano altre di singoli cittadini e soggetti collettivi, personalità scientifiche e culturali, esponenti della politica locale e nazionale; di tutti coloro che insomma ritengano non sia più possibile rimandare un tema così importante per la coesione sociale, la libertà e dignità delle persone. Con la convinzione che questa presa di parola individuale e collettiva possa trasformare l’attuale frammentazione, solitudine e disagio sociale, in una massa critica verso l’obiettivo comune del reddito garantito.
Basic Income Network – Italia
(http://www.bin-italia.org)
http://ilmegafonoquotidiano.it/news/presa-di-parola-sul-reddito

mercoledì 1 febbraio 2012

Rutelli, la giovane marmotta

Rutelli, la giovane marmotta

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La storia di Rutelli Pane&Cicoria è un romanzo d'altri tempi. Sedotto, tradito e derubato dal suo tesoriere, il colpevole per antonomasia in ogni partito che si rispetti. Il tesoriere ha ormai preso il posto del maggiordomo. E' lui il primo indiziato per gli ammanchi di cassa. I nomi delle società usate da Luigi Lusi, tesoriere della Margherita e senatore del pdmenoelle, per sottrarre 13 milioni di euro di "rimborsi elettorali" sono da Manuale delle Giovani Marmotte: "TTTsrl", "Paradiso Immobilare", "Luigia Ltd" e "Giannone-Petricone" studio di architettura, usato per depistare, di Toronto (Petricone è il cognome della consorte canadese di Lusi). I soldi sono stati prelevati dal conto corrente della Margherita, sul quale erano finiti anche finanziamenti del Pdmenoelle, e destinati a spese varie, tra le quali un appartamento in pieno centro a Roma per un valore di un milione e novecentomila euro. Sul conto aveva la delega ad operare anche Rutellone che era ignaro di tutto. "Plis visit my bank account!". I trasferimenti dal conto sono avvenuti in tre anni con la causale "pagamento di fatture per consulenze".
Rutelli, con l'abbronzatura "Maldive Style" è avvilito "Non ne sapevo nulla", "Siamo incazzati e addolorati", "Il partito intende recuperare il maltolto". Quest'ultima affermazione è da incorniciare. In effetti, è di maltolto che si parla, del miliardo di euro di finanziamenti pubblici spacciati per rimborsi nonostante un referendum li avesse aboliti. Più maltolto di così. Se un tesoriere di partito ruba la somma maltolta ai cittadini è un maltolto doppio. Dopo la Tanzania della Lega, il Canada della Margherita in pdimenoelle. Il prossimo dove esporterà in rimborsi? In Papuasia?
Rutelli, ne sono sicuro, non c'entra niente. Guardatelo, ma vi sembra che sia in grado di controllare un conto corrente? Impossibile. E' una vecchia giovane marmotta pagata con soldi pubblici in Parlamento e al Comune di Roma dal 1983. Non a caso Lusi è stato segretario generale dell'Associazione guide e scout cattolici italiani. Bersani ha tuonato "Sono sorpreso non gradevolmente (come avvenne per Penati, ndr). Aspettiamo chiarezza. Se emergessero responsabilità individuali... abbiamo organi che sono in grado di decidere i provvedimenti del caso". Fuori i soldi dalla politica! Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure, Ci vediamo in Parlamento se non fanno una legge elettorale per impedirlo.
fonte:beppegrillo.it

venerdì 27 gennaio 2012

Forza d’urto? Benissimo, ma senza sbagliare bersaglio


di Augusto Cavadi
Che pensare della paralisi di un’intera regione, la Sicilia, da parte di un fronte così ampio e articolato di lavoratori? Non c’è niente di invidiabile in quanti manifestano, senza tentennamenti, opposte, equivalenti, certezze: né nel solito perbenismo dei moderati (“Non è giusto infrangere la legge in maniera così plateale”) né nell’altrettanto solito compiacimento dei rivoluzionari in servizio permanente (“L’importante è fare scoppiare le contraddizioni di un sistema irreparabilmente malato”). La via dell’analisi è tortuosa, passa attraverso più dubbi di quanto non se ne incontrino in giro.
Un primo punto su cui provare a fare chiarezza riguarda il metodo di lotta. Da una parte è vero che lasordità del ceto politico è ormai così grave che solo con azioni eclatanti si riesce a penetrarla: il diritto di parola è frustrato dall’assenza del corrispettivo diritto di essere ascoltati. Ma è altrettanto vero che non si può neppure sostituire il confronto politico – nel Parlamento e nel Paese – con una sorta di rissa da saloon in cui alla fine prevalgano i più violenti. Nel corso dei gloriosi “Fasci” di fine Ottocento, i contadini occupavano le terre e fronteggiavano le armi dell’esercito regolare, ma infrangevano la legalità ai danni dei latifondisti sfruttatori, non dei conterranei già in pesanti difficoltà.
Il vero nodo problematico è allora, più che il metodo, il fine di questo movimento: dove vuole arrivare? E, prima ancora, sa da dove parte? Gli slogan, gli striscioni, le dichiarazioni volanti, le bandiere e gli stendardi danno la spiacevole impressione che, per l’ennesima volta, si voglia attribuire al Nemico esterno l’intera responsabilità dei mali interni. Che si assista alla riedizione del logoro sicilianismo “piagnone”. Gli interessi delle compagnie petrolifere, una globalizzazioneaffidata al mercato dall’incompetenza e dalla corruzione dei governi nazionali degli ultimi decenni, un mercato – sua volta – ossessivamente concentrato sul profitto a tutti i costi (insomma quell’insieme di fattori che causano il paradosso di benzina venduta, nei distributori siciliani, a prezzi più alti della media italiana; di pomodorini di Pachino nei supermercati palermitani solo dopo essere andati e tornati da Napoli o da Firenze; di tonni e pesci spada importati, in confezioni surgelate, dallo stesso Giappone a cui vendiamo tonni e pesci spada di migliore qualità…) sono dati oggettivi e vanno, al più presto, scardinati. Così come va incrementata la repressione di frodi internazionali consistenti nell’importazione in Sicilia di alimenti – come l’olio – che poi vengono rivenduti, a prezzi maggiorati, come prodotti tipici siciliani. Ma non solo le uniche cause del malessere siciliano.
In questi decenni quanti, tra i dimostranti, hanno supportato elettoralmente una politica regionale dissennata proprio nei settori oggi interessati? L’assessorato all’Agricoltura è stata una delle minne a cui privati e di cooperative hanno attinto finanziamenti fasulli, rimborsi drogati, contributi europei indebiti: abbiamo dimenticato con quali soldi molti imprenditori nostrani hanno acquistato fuoristrada che non hanno mai battuto una trazzera di campagna? Abbiamo dimenticato che il dottor Filippo Basile è stato assassinato per ordine di un impiegato dell’assessorato all’Agricoltura perché si rifiutava di favorire illegalmente un concittadino di Salvatore Cuffaro, all’epoca assessore al ramo e – come sempre – più ‘morbido’ nell’accogliere le richieste di favore? Ho in memoria una serie di nomi di funzionari dell’assessorato che – in vari periodi – mi hanno confidato di aver preferito il pensionamento anticipato all’avanzamento di grado perché “le pressioni dei politici e i tentativi di corruzione degli operatori del settore sono davvero insopportabili”. Senza contare quante centinaia di migliaia di euro vengono distribuite ogni mese a uomini e donne che risultano braccianti in quiescenza e che, nella loro vita, non hanno mai toccato una zappa.
Questi flash , del tutto inadeguati, aprono la questione decisiva: dove vuole arrivare la protesta? Si vuole la mera replica capovolta del leghismo settentrionale (quando gli allevatori della Brianza pretendevano che lo Stato pagasse le multe per le loro infrazioni)? Come non credo in nessuna Padania, così non credo in nessuna Trinacria: la Sicilia è una mela spaccata a metà e una delle due parti è marcia. Vogliamo che, sotto l’ennesimo ricatto della piazza, il governo nazionale scucia qualche elemosina o il risanamento – radicale – di un sistema che, sul momento, accontenta clienti e corrotti, ma alla lunga si risolve in un boomerang per tutti, onesti compresi? “Forza d’urto” e “Forconi” (tra i quali militano amici che stimo) lo dicano forte: i primi nemici da abbattere sono gliintermediari parassitari che, con metodi più o meno illegali, riescono a far costare 2 euro al kilo le arance o l’uva che al produttore vengono pagate a metà della metà. Con il risultato, paradossale, che centinaia di migliaia di famiglie siciliane non possono permettersi ogni giorno il lusso di acquistare la frutta, neppure per i bambini. Siamo ai nuovi Vespri siciliani? Neppure per sogno. Da infilzare non ci sono Angioini stranieri, ma cosche mafiose nostrane che fanno regolarmente fuggire dall’isola gli imprenditori che vorrebbero impiantare industrie di trasformazione dei prodotti ittici e agricoli (a partire dalle tonnellate di agrumi che vengono distrutte per tenere artificialmente alti i prezzi) . Più ampiamente, da abbattere è la mentalità in cui la politica viene ridotta a mera negoziazione di interessi individuali o, al massimo, corporativi, preoccupandosi – per restare in tema – del destino della stalla di tutti solo man mano che si esaurisce il foraggio di ognuno.

- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!
fonte:www.informarexresistere.fr