mercoledì 30 dicembre 2009

Il Passato


E' una curiosa creatura il passato
Ed a guardarlo in viso
Si può approdare all'estasi
O alla disperazione.

Se qualcuno l'incontra disarmato,
Presto, gli grido, fuggi!
Quelle sue munizioni arrugginite
Possono ancora uccidere!

- Emily Dickinson

lunedì 28 dicembre 2009

Imagination


Se tracci col gesso una riga sul pavimento,
è altrettanto difficile camminarci sopra che avanzare sulla più sottile delle funi.
Eppure chiunque ci riesce tranquillamente perché non è pericoloso.
Se fai finta che la fune non è altro che un disegno
fatto col gesso e l'aria intorno è il pavimento, riesci a procedere sicuro su tutte le funi.
Ciò che conta è tutto dentro di noi; fuori nessuno può aiutarci.
Non essere in guerra con te stesso: così... tutto diventa
possibile, non solo camminare su una fune, ma anche volare.

~ Hermann Hesse - Imagination ~

martedì 22 dicembre 2009

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Sei un fiume forte, non ti perderai…



Quello che hanno scoperto con scientifica sicurezza a forza di studiare i fiumi, tutti i fiumi, hanno scoperto che non sono matti, è la loro natura di fiumi che li obbliga a quel girovagare continuo, e perfino esatto, tanto che tutti, dico tutti, alla fine, navigano per una strada tre volte più lunga del necessario, anzi, per essere esatti, tre volte virgola quattordici, giuro, il famoso pi greco, non ci volevo credere, in effetti, ma pare che sia proprio così, devi prendere la loro distanza dal mare, moltiplicarla per pi greco e hai la lunghezza della strada che effettivamente fanno, il che, ho pensato, è una gran figata, perché, ho pensato, c’è una regola per loro vuoi che non ci sia per noi, voglio dire, il meno che ti puoi aspettare è che anche per noi sia più o meno lo stesso, e che tutto questo sbandare da una parte e dall’altra, come se fossimo matti, o peggio smarriti, in realtà è il nostro modo di andare diritti, modo scientificamente esatto, e per così dire già preordinato, benché indubbiamente simile a una sequenza disordinata di errori, o ripensamenti, ma solo in apparenza perché in realtà è semplicemente il nostro modo di andare dove dobbiamo andare, il modo che è specificatamente nostro, la nostra natura, per così dire, cosa volevo dire?, quella storia dei fiumi, sì, è una storia che se ci pensi è rassicurante, io la trovo molto rassicurante, che ci sia una regola oggettiva dietro a tutte le nostre stupidate, è una cosa rassicurante, tanto che ho deciso di crederci, e allora, ecco, quel che volevo dire è che mi fa male vederti navigare curve da schifo come quella di Couverney, ma dovessi anche andare ogni volta a guardare un fiume, ogni volta, per ricordarmelo, io sempre penserò che è giusto così, e che fai bene ad andare, per quanto solo a dirlo mi venga da spaccarti la testa, ma voglio che tu vada, e sono felice che tu vada, sei un fiume forte, non ti perderai…

Alessandro Baricco, da “City”

venerdì 18 dicembre 2009

Per fare una partita...

«Per fare una partita alla "Repubblica" occorre essere iscritti a una compagine politica: ce ne son decine tra cui scegliere a seconda del colore (anche se ultimamente il nero va per la maggiore). Una volta che si è in squadra ? o in squadraccia ? è importante aver le natiche al posto della faccia per riuscire a reggere la fase atletica, con più tensioni: la campagna acquisti, detta anche "le elezioni".»

Frankie HI-NRG MC


giovedì 17 dicembre 2009

Regaliamoci un sorriso...


Can che abbaglia non morde

Certo così su quattro piedi non saprei.

Anche l'occhio va dalla sua parte

Dopo questo tir de force!

Mi hai fatto uscire dai gamberi...

Facciamo mente focale

Aiutiamoci a Vicenza

Cerchiamo di non sollevare un vespasiano

Chi più lo ha più lo metta

Arrivano certe zampate di caldo

Capisce le cose a scopo ritardato

Da quale campana viene il pulpito!

Dobbiamo affrontare il problema alla foce

È diventata la pietra biliare

È uno scontro tra titanici

Bisogna rimboccarsi le mani

Mal comune, mezzo Baudo

Finche’ la vacca va.....

Riposiamoci e diamoci una rifucilata

La pax condicio

Non bisogna piangere sul latte macchiato

Non è tutto oro quello che illumina

Otto per otto dente per dente

Ti licenzio sul tronco

Tutti i nodi vengono al petto

Uniamo l'utero al dilettevole

mercoledì 16 dicembre 2009

La mente umana

La mente umana e’ paragonabile ad una farfalla che assume il colore delle foglie sulle quali si posa… si diventa cio’ che si contempla.

Gustave Flaubert

venerdì 11 dicembre 2009

Diritto alla Bigenitorialità

Meno padri e figli di Serie B

da oggi in europa
meno padri e figli di serie-b

In alcuni paesi europei ancora molti uomini e bambini separati non valevano niente.
Potevano amarsi solo "su permesso".
Nella laboriosa Germania ad esempio i figli di coppie "non sposate"
non avevano ancora garantito il DIRITTO ALLA PATERNITA' in caso di separazione.

Se eri sposato bene.. altrimenti l'affido condiviso veniva concesso solo "previo accordo madre". Il diritto alla bigenitorialità ed alla libertà di essere e di amarsi padre e figlio.. non era una possibilità dei bambini, di tutti, della società, ma una decisione della donna.. E purtroppo molte tiranneggiavano sulle vite altrui.

Di punto in bianco papà e ragazzi che erano stati insieme quotidianamente, per anni, venivano recisi, come un ramo d'albero, tagliati come un braccio che non serve più. Una follia. Alla mercè dei gusti, dello stato d'animo o del momento materno.

Da oggi le cose cambiano.

La Corte Europea dei diritti dell'uomo di Strasburgo
ha dato ragione al ricorso di un papà di Colonia che lottava da molti moltissimi anni.

La sentenza riconosce che i divieti della normativa tedesca sono palesemente una DISCRIMINAZIONE e disattendono la Convenzione Europea dei Diritti dell'Uomo (articolo 14 sulla discriminazione, e il diritto al rispetto della vita privata e familiare di cui all'articolo 8). La sentenza è stata emessa con sei voti favorevoli ed uno contrario.

Il padre di Colonia ha commentato: "per me la sentenza arriva troppo tardi,
ma questo non è importante, mio figlio ora ha 26 anni e non lo vedo da 14"

Da oggi l'Europa è migliore.

F.BARZAGLI
www.paternita.info

- -
fonte:
http://www.tagesschau.de/ausland/sorgerecht104.html

mercoledì 9 dicembre 2009

Essere compreso significa prostituirsi


Ho sempre rifiutato di essere compreso.
Essere compreso significa prostituirsi.
Preferisco essere preso seriamente
per quello che non sono, ignorato umanamente
con decenza e naturalezza.

F.Pessoa

venerdì 4 dicembre 2009

Stanno lì attaccati al chiodo

A me m'ha sempre colpito questa faccenda dei quadri. Stanno su per anni, poi senza che accada nulla, ma nulla dico, fran, giù, cadono. Stanno lì attaccati al chiodo, nessuno gli fa niente, ma loro a un certo punto, fran, cadono giù, come sassi. Nel silenzio più assoluto, con tutto immobile intorno, non una mosca che vola, e loro, fran. Non c'è una ragione. Perché proprio in quell'istante? Non si sa. Fran. Cos'è che succede a un chiodo per farlo decidere che non ne può più? C'ha un'anima, anche lui, poveretto? Prende delle decisioni? Ne ha discusso a lungo col quadro, erano incerti sul da farsi, ne parlavano tutte le sere, da anni, poi hanno deciso una data, un'ora, un minuto, un istante, è quello, fran. [...] È una di quelle cose che è meglio che non ci pensi, se no ci esci matto. Quando cade un quadro. Quando ti svegli un mattino, e non la ami più. Quando apri il giornale e leggi che è scoppiata la guerra. Quando vedi un treno e pensi io devo andarmene da qui. Quando ti guardi allo specchio e ti accorgi che sei vecchio. Quando, in mezzo all'Oceano, Novecento alzò lo sguardo dal piatto e mi disse: "A New York, fra tre giorni, io scenderò da questa nave". Ci rimasi secco. Fran.
Alessandro Baricco

mercoledì 18 novembre 2009

Sarebbe tutto più semplice se...

Sarebbe tutto più semplice se non ti avessero inculcato questa storia del finire da qualche parte, se solo ti avessero insegnato, piuttosto, a essere felice rimanendo immobile. Tutte quelle storie sulla tua strada. Trovare la tua strada. Andare per la tua strada. Magari invece siamo fatti per vivere in una piazza, o in un giardino pubblico, fermi lì, a far passare la vita, magari siamo un crocicchio, il mondo ha bisogno che stiamo fermi, sarebbe un disastro se solo ce ne andassimo, a un certo punto, per la nostra strada, quale strada? Sono gli altri le strade, io sono una piazza, non porto in nessun posto, io sono un posto.
A. Baricco

mercoledì 4 novembre 2009

Comitato pro mortadella di Prato


Dopo il comitato pro Kebab,sono aperte le iscrizioni al comitato pro MORTADELLA DI PRATO

La par condicio mi sembra d'obbligo....

lunedì 26 ottobre 2009

CAFE' VAN GOGH

Se qualcosa parla in te per dirti non sei pittore, ebbene in questo caso vecchio mio: dipingi! E questa voce tacerà. Ma tacerà solo se dipingi. Chi, ascoltando questa voce, va dagli amici a lamentarsi, a raccontare loro le sue preoccupazioni, perde un po' della sua forza virile, un po' del meglio che c'è in lui. Ti possono essere amici solo coloro che lottano contro queste stesse preoccupazioni, coloro che con l'esempio della loro attività, esaltano l'attività che c'è in te!
Vincent Van Gogh

giovedì 1 ottobre 2009

La ruota della vita



Quando la ruota gira,ora sta sopra una parte ora l'altra.
Plutarco

Fa parte della normale dialettica dei contrari che le due parti di un ciclo si alternino di continuo : niente rimane a lungo nel punto più alto,niente rimane a lungo nel punto più basso.Memore di questa legge,Kierkegaard scrive:"Quando tutto ti sembra perduto,è allora che incominci a vivere".Una volta toccato il fondo,se non ci si disintegra,non si può che risalire a galla.
Ecco dunque una meditazione che deve essere tenuta presente da chi attraversa una crisi,da chi ha l'impressione di non potercela più fare.Si tratta di tener duro il tempo sufficiente a far sì che la ruota compia il suo giro.
Spesso non possiamo far nulla, non siamo noi che abbiamo in mano il bandolo della matassa: allora dobbiamo risparmiare le energie e aspettare che la crisi passi.Si tratta di una prova di resistenza, in cui vince chi sa mantenersi più calmo,chi ha più pazienza.Dobbiamo solo aspettare che il "corso delle cose" cambi direzione.
E' come trovarsi in mezzo a una tempesta : può essere terribile,può anche distruggerci : ma,se riusciremo a tener duro,la tempesta passerà da sola. Siamo spesso più forti di quanto crediamo.
Dice Seneca: "Chi non ha più nulla in cui sperare non deve nemmeno disperare di nulla".
L'arte della serenità

martedì 29 settembre 2009

La tranquillità

In una cosa il saggio supera Dio:questi non teme nulla per propria natura,il saggio per propria virtù.Che grande cosa essere debole come un uomo e tranquillo come un Dio!
Seneca

L'uomo che, pur conoscendo i propri limiti e le proprie fragilità,arriva a dominare la paura dei mali e della morte,è già simile a un Dio:nessuno potrà impedirgli di essere ciò che è.
La calma è il segno del divino in noi."I saggi antichi" dice Chuang-Tzu "nutrivano il loro spirito con la tranquillità".E aggiunge :"La concentrazione rende simile a un dio".
Il fatto è che,mentre gli avvenimenti esterni non sono in nostro potere,la nostra reazione a tali avvenimenti dipende da noi,e,se noi reagiamo con calma,diventiamo in ogni caso i padroni del microcosmo che abitiamo:nessuno potrà turbarlo.
In un certo senso, tocchiamo l'assoluto,e lo siamo.E' per questo che la Chandogya-upanisad afferma:"La calma profonda che nasce dal corpo e che raggiunge per sua natura la luce suprema è l'immortalità.
Chi riesce a esercitare il distacco e la calma ha in mano la chiave del proprio destino.In un testo taoista,Il libro dell'equilibrio e dell'armonia,troviamo scritto: " Lascia che l'azione provenga dalla tranquillità"perchè"quando sei quieto,fermo e pieno di attenzione,il disegno celeste è sempre chiaro,la consapevolezza è senza veli,e tu sei autonomo nell'agire e puoi affrontare qualsiasi cosa si presenti".
Spesso cerchiamo nelle emozioni più forti,nella lotta e nella concitazione,un'esperienza che ci dia il senso vivo dell'esistenza.Ma dovremmo meditare sulla seguente sentenza di Lao-tzu: "La più grande rivelazione è la quiete.
L'arte della serenità

mercoledì 2 settembre 2009

Dedicato ai giovani

"Mia madre mi disse: 'Se farai il soldato, diventerai generale. Se farai il monaco, diventerai Papa'. Invece io ho fatto il pittore... E sono diventato Picasso."

Pablo Picasso (1881-1973)

lunedì 31 agosto 2009

La Terra Santa

Io sono certa che nulla più soffocherà la mia rima,
il silenzio l’ho tenuto chiuso per anni nella gola
come una trappola da sacrificio,
è quindi venuto il momento di cantare
una esequie al passato.

Alda Merini, da "La Terra Santa"


giovedì 27 agosto 2009

Se vuoi sognare...

Se vuoi sognare e hai bisogno di un tonico, rovescia la coppa del cielo e beviti l'azzurro! (L. Vidales)

sabato 1 agosto 2009

Io sono un onda di gioia

Sono la spuma del mare,scaturita dalle profondità della gioia.Sono un piccola onda di gioia,che cerca di danzare in tutte le più grandi onde di gioia,che lotta per diventare l'oceano della gioia. Possono le increspature delle mie risa propagarsi ininterrottamente e placarsi,infine,in grembo alla gioia infinita.
Sussurri dall'Eternità

lunedì 20 luglio 2009

Quella scintilla divina ...



Riesco talvolta a sentirmi parte integrante dell’Umanità, con tutto me stesso,non sento separatività, non esiste più l’individuo fine a se stesso, ma una fusione che non ha limiti,che non conosce confini.Le mie necessità sono le necessità dell’umanità ,i miei limiti e le mie virtù sono parti del tutto,non c’è scontro né confronto, tutto si plasma in un essere vibrante, e quando, mi inginocchio davanti alla profonda coscienza dell’universo che si manifesta in me, sento l’Amore, ascolto "Dio".

La mia mente razionale invece si abbarbica alle conoscenze ed esperienze fatte nel corso di questa vita, pesca ora qua ora la cercando vanamente di difendersi da qualsiasi attacco mentale mio proprio, sia di chi mi circonda.Il retaggio del passato mi riconduce a quella separatività e in quel preciso istante inizia il conflitto con me stesso e con gli altri . Vivere così, evidenzia in modo esaltante il mio io, il mio io che si avvinghia su tutto ciò che è materia, non cessa la corsa verso il (potere).Credo che la conquista delle idee,la conquista dell’ammirazione altrui, sia alla base del nostro ego dettato dall’io assetato che dirompe e violenta i nostri sentimenti più puri.La conquista del potere inizia da bambino e quel bambino non riesce a vivere sino a quando non si collega a quel filo sottile che lo lega alla profondità del suo vero essere, del suo vero esistere. C’è sempre una dualità in noi, e a volte pur consapevoli di essa conduciamo la nostra vita come fosse una scacchiera e noi stessi tutte le pedine , assumendo sempre e più che mai ruoli diversi che in realtà non ci appartengono , in sintesi giochiamo con noi stessi una partita che non avrebbe fine se ad un tratto non ci accorgessimo di essere parte del tutto e il tutto giuoca con noi per farci comprendere chi realmente siamo al di là dell’apparenza che ci siamo cuciti addosso. Tutti cerchiamo di comprendere l’Amore ma l’Amore non si fa comprendere, non conosce le regole della mente,non vive in lei, vive nell’insieme di quel profondo oceano e per quanto possiamo noi umani percepire l’amore, non sarà mai possibile descriverlo a parole , ma solo la luce che è in noi, quella scintilla divina che ci accomuna tutti, si fa sentire quando solo lo vogliamo.

giovedì 25 giugno 2009

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giovedì 18 giugno 2009

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lunedì 1 giugno 2009

Analisi del Canto: INFERNO Canto Primo




Nel mezzo del cammin di nostra vita
mi ritrovai per una selva oscura
ché la diritta via era smarrita.
Ahi quanto a dir qual era è cosa dura
5
esta selva selvaggia e aspra e forte
che nel pensier rinova la paura!
Tant'è amara che poco è più morte;
ma per trattar del ben ch'i' vi trovai,
dirò de l'altre cose ch'i' v'ho scorte.
10
Io non so ben ridir com'i' v'intrai,
tant'era pien di sonno a quel punto
che la verace via abbandonai.
Ma poi ch'i' fui al piè d'un colle giunto,
là dove terminava quella valle
15
che m'avea di paura il cor compunto,
guardai in alto, e vidi le sue spalle
vestite già de' raggi del pianeta
che mena dritto altrui per ogne calle.
Allor fu la paura un poco queta
20
che nel lago del cor m'era durata
la notte ch'i' passai con tanta pieta.
E come quei che con lena affannata
uscito fuor del pelago a la riva
si volge a l'acqua perigliosa e guata,
25
così l'animo mio, ch'ancor fuggiva,
si volse a retro a rimirar lo passo
che non lasciò già mai persona viva.
Poi ch'èi posato un poco il corpo lasso,
ripresi via per la piaggia diserta,
30
sì che 'l piè fermo sempre era 'l più basso.
Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta,
una lonza leggera e presta molto,
che di pel macolato era coverta;
e non mi si partia dinanzi al volto,
35
anzi 'mpediva tanto il mio cammino,
ch'i' fui per ritornar più volte vòlto.
Temp'era dal principio del mattino,
e 'l sol montava 'n sù con quelle stelle
ch'eran con lui quando l'amor divino
40
mosse di prima quelle cose belle;
sì ch'a bene sperar m'era cagione
di quella fiera a la gaetta pelle
l'ora del tempo e la dolce stagione;
ma non sì che paura non mi desse
45
la vista che m'apparve d'un leone.
Questi parea che contra me venisse
con la test'alta e con rabbiosa fame,
sì che parea che l'aere ne tremesse.
Ed una lupa, che di tutte brame
50
sembiava carca ne la sua magrezza,
e molte genti fé già viver grame,
questa mi porse tanto di gravezza
con la paura ch'uscia di sua vista,
ch'io perdei la speranza de l'altezza.
55
E qual è quei che volontieri acquista,
e giugne 'l tempo che perder lo face,
che 'n tutt'i suoi pensier piange e s'attrista;
tal mi fece la bestia sanza pace,
che, venendomi 'ncontro, a poco a poco
60
mi ripigneva là dove 'l sol tace.
Mentre ch'i' rovinava in basso loco,
dinanzi a li occhi mi si fu offerto
chi per lungo silenzio parea fioco.
Quando vidi costui nel gran diserto,
65
«Miserere di me», gridai a lui,
«qual che tu sii, od ombra od omo certo!».
Rispuosemi: «Non omo, omo già fui,
e li parenti miei furon lombardi,
mantoani per patria ambedui.
70
Nacqui sub Iulio, ancor che fosse tardi,
e vissi a Roma sotto 'l buono Augusto
nel tempo de li dèi falsi e bugiardi.
Poeta fui, e cantai di quel giusto
figliuol d'Anchise che venne di Troia,
75
poi che 'l superbo Ilión fu combusto.
Ma tu perché ritorni a tanta noia?
perché non sali il dilettoso monte
ch'è principio e cagion di tutta gioia?».
«Or se' tu quel Virgilio e quella fonte
80
che spandi di parlar sì largo fiume?»,
rispuos'io lui con vergognosa fronte.
«O de li altri poeti onore e lume
vagliami 'l lungo studio e 'l grande amore
che m'ha fatto cercar lo tuo volume.
85
Tu se' lo mio maestro e 'l mio autore;
tu se' solo colui da cu' io tolsi
lo bello stilo che m'ha fatto onore.
Vedi la bestia per cu' io mi volsi:
aiutami da lei, famoso saggio,
90
ch'ella mi fa tremar le vene e i polsi».
«A te convien tenere altro viaggio»,
rispuose poi che lagrimar mi vide,
«se vuo' campar d'esto loco selvaggio:
ché questa bestia, per la qual tu gride,
95
non lascia altrui passar per la sua via,
ma tanto lo 'mpedisce che l'uccide;
e ha natura sì malvagia e ria,
che mai non empie la bramosa voglia,
e dopo 'l pasto ha più fame che pria.
100
Molti son li animali a cui s'ammoglia,
e più saranno ancora, infin che 'l veltro
verrà, che la farà morir con doglia.
Questi non ciberà terra né peltro,
ma sapienza, amore e virtute,
105
e sua nazion sarà tra feltro e feltro.
Di quella umile Italia fia salute
per cui morì la vergine Cammilla,
Eurialo e Turno e Niso di ferute.
Questi la caccerà per ogne villa,
110
fin che l'avrà rimessa ne lo 'nferno,
là onde 'nvidia prima dipartilla.
Ond'io per lo tuo me' penso e discerno
che tu mi segui, e io sarò tua guida,
e trarrotti di qui per loco etterno,
115
ove udirai le disperate strida,
vedrai li antichi spiriti dolenti,
ch'a la seconda morte ciascun grida;
e vederai color che son contenti
nel foco, perché speran di venire
120
quando che sia a le beate genti.
A le quai poi se tu vorrai salire,
anima fia a ciò più di me degna:
con lei ti lascerò nel mio partire;
ché quello imperador che là sù regna,
125
perch'i' fu' ribellante a la sua legge,
non vuol che 'n sua città per me si vegna.
In tutte parti impera e quivi regge;
quivi è la sua città e l'alto seggio:
oh felice colui cu' ivi elegge!».
130
E io a lui: «Poeta, io ti richeggio
per quello Dio che tu non conoscesti,
acciò ch'io fugga questo male e peggio,
che tu mi meni là dov'or dicesti,
sì ch'io veggia la porta di san Pietro
135
e color cui tu fai cotanto mesti».
Allor si mosse, e io li tenni dietro.
Nel mezzo del cammin di nostra vita mi ritrovai per una selva oscura ché la diritta via era smarrita. Nel primo verso della Divina Commedia Dante pone l'accento subito su come la sua sia un'esperienza collettiva, usando l'aggettivo nostra invece di mia; per lui la metà della vita di un individuo sono i trentacinque anni, poiché riteneva l'età media di un uomo essere di 70 anni , ed essendo egli nato nel 1265 si può già capire come ci si trovi nell'anno 1300, un anno altamente simbolico, nel quale si svolse il primo giubileo; inoltre la parola cammin introduce già il tema del viaggio che il poema tratta.
Il colle illuminato dal sole - versi 13-30
A un certo punto Dante arriva ai piedi di un colle (o dilettoso monte al v. 77) dove termina la selva (la valle), dietro il quale sta sorgendo il sole e che calma un po' la sua inquietudine. La luce simboleggia la Grazia divina, che illumina il cammino umano, quindi il colle è una via di salvezza, da alcuni interpretato come la felicità terrena alla quale ogni uomo tende naturalmente. Dante crede di poter raggiungere il colle con le sue forze e inizia a passare quella paura che gli aveva colmato il cuore nella notte passata con tanta pieta, con tanto dolore.
La prima similitudine del poema è proprio dedicata a questo senso di sollievo: come colui che scampato da annegamento arriva con fatica alla riva marina e si guarda indietro per rivedere quell'acqua perigliosa, così Dante si gira per vedere quel passaggio che non lasciò già mai persona viva. Quest'ultimo passaggio è un po' oscuro perché è ambiguo se il soggetto sia il passo o la persona, e in ogni caso vuol dire che nessuno è immune dal peccato o che nessuno può uscirne senza la luce della Grazia divina.
Dante si riposa un attimo e riparte, in salita (con una perifrasi, sì che'l pié fermo sempre era 'l più basso, ossia in modo che il piede perno fosse più in basso rispetto a quello che avanza nel passo).

Le tre fiere - versi 31-60

Ed ecco, quasi al cominciar de l'erta, una lonza leggera e presta molto, che di pel macolato era coverta; e non mi si partia dinanzi al volto (I, vv. 31-34).
La salita è appena iniziata quando appare una lonza leggera e molto veloce (presta), coperta da una pelliccia maculata (una specie di leopardo o di lince), che non si vuole togliere di davanti a Dante, anzi lo ricaccia indietro (fui per ritornar più volte vòlto, con paronomasia indicante l'esitazione, tramite balbettamento simulato, di Dante spaventato). La lonza, così come gli altri animali che seguiranno, sono simboli di virtù o debolezze specifici, secondo le indicazioni dei bestiari medievali, e in questo caso gli antichi commentatori sono tutti concordi nell'indicarla come simbolo di lussuria (sta ad indicare Firenze).
Dante non dice se questa lonza si avvicini o scappi, ma inserisce uno stacco sull'ora: è il tempo del mattino nel quale il sole saliva con quelle stelle (quella costellazione) che erano con lui al momento della Creazione: la prima costellazione dello zodiaco è l'Ariete, quindi era un tempo vicino all'equinozio di primavera, momento propizio dell'anno che fa sperare a Dante di poter evitare quella fiera a la gaetta pelle, cioè maculata.
Ma la speranza è subito cancellata dall'apparizione di un leone, che pare andare incontro a Dante con la testa alta e con rabbiosa fame, di tale impeto che pareva che l'aria ne tremesse. Il leone viene indicato come simbolo di superbia (indica l'impero).
Subito appare anche una lup, carica dei segni del corpo e nella magrezza di tutta la sua bramosia. Essa avrebbe secondo Dante reso infelice la vita di molte altre genti e gli si avvicina con aspetto talmente spaventoso che Dante perde tutta la speranza di raggiungere il colle. La lupa è la bestia più pericolosa ed è indicata come simbolo di avidità (la Chiesa, che vuole sempre di più) - (e non, come è erronea credenza, di avarizia; infatti, l'avarizia indica la tendenza a tenere per sé e non donare ciò che già si possiede; l'avidità, o cupidigia o bramosia, indica la volontà di possedere un bene in quantità sempre maggiore): l'attaccamento a questi beni è il più radicato nell'uomo e il più difficile da superare. Infatti Dante, come un avaro o un giocatore d'azzardo che tutto acquista finché non perde tutto, si sente adesso triste e sconfortato, per via della bestia senza pace, cioè implacabile. La lupa si avvicina a poco a poco e respinge Dante dove 'l sol tace, cioè nella selva del peccato.
Altri indicano le tre bestie anche come simboli delle tre categorie di peccati che corrispondono alle zone dell'Inferno: incontinenza (lonza), violenza (leone) e frode (lupa). Altri ancora ne fanno un'interpretazione politica dei poteri deviati che reggevano l'Italia medievale: la lupa come la Roma papale (si pensi alla lupa capitolina), il leone come l'Impero e la lonza come i principi feudatari. Tuttavia, delle tre fiere, la lupa è quella che ha suscitato più problemi di interpretazione: se alcuni, come Singleton, la associano alla frode, altri grandi commentatori danteschi, come Gorni, la identificano come l'invidia.

Il leone, Doré

La lupa, Doré

Apparizione di Virgilio - vv. 61-99

Mentre Dante non solo torna indietro, ma rovina cioè precipita ripiombando nella selva peccaminosa, improvvisa ecco un'altra apparizione dal nulla di questo canto: qualcuno, che sembra fioco per essere stato a lungo in silenzio (chi per lungo silenzio parea fioco, con ossimoro, si vedrà presto che rappresenta la Ragione a lungo sopita), si manifesta davanti agli occhi di Dante e il poeta si rivolge a lui impaurito chiedendogli misericordia, sia che sia ombra, cioè anima trapassata, od omo certo, cioè vivo.
Subito la figura risponde: (parafrasi) "Non sono un uomo, ma uomo fui"; e come per presentare un biglietto da visita specifica che i suoi genitori furono lombardi, anzi mantovani entrambi; e che nacque sub Iulio, cioè al tempo di Giulio Cesare, anche se non lo vide (ancor che fosse tardi), e visse sotto il buon Augusto al tempo degli dei falsi e bugiardi, cioè del paganesimo. "Poeta fui e cantai del valente figlio di Anchise che venne da Troia dopo che la superba Ilion (altro nome di Troia) venne incendiata": sta parlando di Enea e dell'Eneide. Da notare un "anacronismo" da parte di Dante: al tempo in cui visse Virgilio, la Lombardia non aveva ancora questo nome in quanto esso deriva dalla popolazione barbara dei Longobardi; e quindi lo stesso Virgilio non dovrebbe dire che i suoi genitori "furono lombardi".
Poi fa una domanda direttamente a Dante: "Ma tu perché ritorni a tanta noia? (inteso come dolore, angoscia) / perché non sali il dilettoso monte / ch'è principio e cagion di tutta gioia?".
Dante ha riconosciuto il suo maestro e lo chiama per nome, vergognandosi un po' per la sua importanza: (parafrasi) "Sei tu quel Virgilio e quella la fonte di tanto parlare come un fiume? Tu che sei l'onore e il lume degli altri poeti, fa' che mi valga il grande studio e amore che ho avuto per la tua opera: tu sei il mio maestro e il mio autore (autorità), sei l'unico dal quale presi quel bello stile (poetico) che mi ha reso onore."
Dopo essersi raccomandato così animatamente allora Dante gli chiede quale famoso saggio, se lo può aiutare con quella bestia che lo ha fatto tornare indietro e che gli fa tremare le vene e i polsi. Virgilio allora indica a Dante, che ha iniziato a piangere, come a lui convenga iniziare un altro viaggio per uscire da questo luogo, perché la lupa non lascia passare nessuno ma anzi arriva a uccidere chi tenta di passare a causa della sua natura malvagia: essa non soddisfa mai la sua bramosa voglia, anzi dopo aver mangiato è più affamata di prima e si accoppia con molti altri animali (con molti altri vizi).
Il fatto che Dante chiami quest'animale lupa e non lupo potrebbe essere indice di come egli volesse forse alludere anche alla lupa capitolina, cioè a Roma, sede del papato corrotto.

Profezia del veltro - vv.100-111
Stava dicendo Virgilio quindi che la lupa vivrà indisturbata finché 'l veltro / verrà, che la farà morir con doglia.
Il veltro, nel linguaggio tecnico dell'arte venatoria, è un termine che indica il cane da caccia (si confronti l'uso per esempio in Inferno, XIII v. 126): quindi Dante resta nell'allegoria animalesca e spiega che un cane da caccia farà finalmente morire dolorosamente questa lupa dell'avarizia, cacciandola (terzina ai vv. 109-111) di città in città (villa qui è un francesismo), finché non l'avrà rimessa ne lo 'nferno da dove il primo invidioso (Lucifero, l'angelo ribelle) la fece uscire.
Su chi o cosa simbolaggiasse questo veltro nessuno ha potuto ancora dare una spiegazione sicura e univoca e di fatto ciò resta uno dei più celebri enigmi del poema. Due terzine descrivono questo veltro come salvatore che non sarà cibato né dalle terre né dal denaro (peltro, inteso come metallo), ma da sapienza, amore e virtù; la sua nazione sarà tra feltro e feltro; e sarà la salvezza di quell'umile Italia per la quale morirono di ferite la vergine Camilla, Turno, Eurialo e Niso.
A parte gli ultimi due versi che citano l'Eneide, il significato degli attributi del veltro non è chiaro: il cibo del veltro sono le virtù spirituali che richiamano la Trinità e che potrebbero riferirsi o a un personaggio in particolare sia laico che religioso, o a un'entità presente o futura; la sua nascita sarà tra feltro e feltro cioè tra panni umili o tra tonache monastiche, o tra il feltro che si usava per foderare le urne per le elezioni dei magistrati? Oppure in senso geografico tra Feltre e Montefeltro, alludendo magari a Cangrande della Scala i cui territori si estendevano pressappoco tra quelle due località? O Arrigo VII? O Uguccione della Faggiuola? O il ritorno di Cristo?
La questione probabilmente non verrà mai svelata perché Dante qui usa un linguaggio particolarmente sibillino anche perché tra le tante profezie della Commedia questa è l'unica profezia "vera", che non consistesse cioè in un fatto già avveratosi all'epoca quando Dante scrisse il testo.

Il viaggio nell'oltretomba - vv. 112-135

Continuando nella risposta di Virgilio alle questioni di Dante, il poeta latino a questo punto consiglia a Dante di seguirlo in un viaggio da lui guidato, attraverso il loco etterno (il regno dell'oltretomba, dove tutto è eterno, a differenza della fugacità del mondo dei vivi): nell'Inferno udrà le disperate grida e vedrà gli spiriti dolenti che invocano la seconda morte(l'annichilimento totale per fermare le loro sofferenze); nel Purgatorio vedrà coloro che sono contenti nei loro supplizi perché hanno la speranza di ascendere alle beate genti; nel Paradiso, se ci vorrà salire, ci sarà un'anima più degna di lui ad accompagnarlo, poiché l'imperatore dei cieli (Dio) non vuole che Virgilio vada per la sua città perché egli non è cristiano quindi fu ribelle alla sua legge. Dio infatti, prosegue Virgilio, impera dappertutto (nel linguaggio giuridico "ha giurisdizione") ma regge ("regna direttamente") in Paradiso e beato chi è eletto a andarvi.
Dante risponde che è d'accordo per la descrizione data di Dio (io ti riecheggio) e per sfuggire al male della selva o al peggio della dannazione egli accetta di compiere il viaggio-pellegrinaggio, a vedere la porta di San Pietro come coloro che Virgilio dipinge così mestamente, cioè i dannati.
Allora Virgilio parte e Dante gli "tiene dietro", cioè lo segue in fila.
Da Wikipedia, l'enciclopedia libera

mercoledì 27 maggio 2009

Borse Eco esplosione di colori!

Borse eco… un esplosione di colori! sono create infatti riciclando i cartelloni pubblicitari in pvc. Si tratta delle borse distribuite da Macrhò, in collaborazione con lo studio della Ruw designer di Barcellona : l’idea, come accennato, è quella di riutilizzare teloni in pvc dopo che hanno esaurito la loro prima funzione: quella pubblicitaria.Macrhò offre non solo borse per il gentil sesso ma anche prodotti per uomini . L’azienda assicura che ogni prodotto è unico nel suo genere ed è robusto, duraturo e impermeabile. Metti anche tu in ri-ciclo i nostri prodotti contribuirai alla difesa dei diritti umani , poichè destiniamo a tale scopo una parte del ricavato delle vendite.

mercoledì 13 maggio 2009

Massime per riflettere

http://coloriacolori.blogspot.com/p/momenti-acolorie-per-riflettere.html
Lentamente muore chi diventa schiavo dell'abitudine, ripetendo ogni giorno gli stessi percorsi, chi non cambia la marcia, chi non rischia e cambia colore dei vestiti, chi non parla a chi non conosce.

Muore lentamente chi evita una passione, chi preferisce il nero su bianco e i puntini sulle "i" piuttosto che un insieme di emozioni, proprio quelle che fanno brillare gli occhi, quelle che fanno di uno sbadiglio un sorriso, quelle che fanno battere il cuore davanti all'errore e ai sentimenti.

Lentamente muore chi non capovolge il tavolo, chi è infelice sul lavoro, chi non rischia la certezza per l'incertezza, per inseguire un sogno, chi non si permette almeno una volta nella vita di fuggire ai consigli sensati.

Lentamente muore chi non viaggia, chi non legge, chi non ascolta musica, chi non trova grazia in se stesso.

Muore lentamente chi distrugge l'amor proprio, chi non si lascia aiutare, chi passa i giorni a lamentarsi della propria sfortuna o della pioggia incessante.

Lentamente muore chi abbandona un progetto prima di iniziarlo, chi non fa domande sugli argomenti che non conosce, chi non risponde quando gli chiedono qualcosa che conosce.
Evitiamo la morte a piccole dosi, ricordando sempre che essere vivo richiede uno sforzo di gran lunga maggiore del semplice fatto di respirare. Soltanto l'ardente pazienza porterà al raggiungimento di una splendida felicità.
(Pablo Neruda)

mercoledì 6 maggio 2009

Moda Alternariva con prodotti riciclati



Il rifiuto è meglio "prevenirlo"24/11/2008 - C.B.


Perché si insiste sempre e solo sulla raccolta differenziata e mai sulla ben più ecologica prevenzione del rifiuto? Chi da tempo si pone questa domanda sarà contento della campagna europea "Meno di 100 kg di rifiuti all’anno per abitante", di cui è capofila in Italia Agenda 21.

La media europea di rifiuti solidi urbani si avvicina oggi a 600 kg per abitante all’anno e l’Italia è poco sotto. Il riciclaggio (e dunque una buona raccolta differenziata che sta a monte di un buon riciclaggio) è solo una seconda scelta. Come per il risparmio energetico (l’energia più pulita è quella che non consumiamo), il miglior rifiuto è quello prevenuto, non quello riciclato. Il riciclaggio comporta sempre una perdita di energia e materiali: l’oggetto o imballaggio usa e getta è stato comunque prodotto, imballato, trasportato, venduto. I rifiuti dunque sono un errore di sistema, un errore compiuto dal sistema produttivo e commerciale che non dovrebbero creare né vendere imballaggi od oggetti usa e getta, ma anche dai cittadini, che non dovrebbero comprare né usare imballaggi od oggetti usa e getta. Riportiamo un concentrato di consigli della campagna europea, augurandoci che ciascuno li faccia girare intorno a sé, a casa come sul posto di lavoro come nel rapporto con gli enti pubblici.


COMPORTAMENTI INDIVIDUALI

1. limitare l’acquisto di beni "usa e getta": cialde del caffé, lamette da barba, macchinette fotografiche, piatti di plastica, pile. Meglio il riutilizzabile e ricaricabile
2. selezionare gli acquisti anche in base alla quantità di imballaggio: evitiamo di comprare dei potenziali rifiuti
3. acquistare alla spina (o in ricarica) prodotti quali detersivi, detergenti, latte
4. preferire le confezioni famiglia a quelle monodose
5. acquistare ortofrutta fresca, sfusa, di stagione e locale; dal produttore al consumatore: meno trasporti, meno imballaggi
6. privilegiare gli oggetti prodotti con materiali riciclati: si prolunga il loro ciclo di vita
7. utilizzare borse per la spesa in tessuto o in materiale biodegradabile;

8. praticare il compostaggio domestico: ricaviamo concime dagli scarti della cucina e del giardino;
9. utilizzare i pannolini lavabili e riusabili;
10. regalare o scambiare i giochi dei propri figli o i vestiti usati
11. combattere lo spreco della carta: si può sempre scrivere o stampare su entrambi i lati dei fogli; all’edicola rifiutare insertie gadget che non interessano
12. rifiutare la pubblicità anonima nella buca delle lettere
13. condividere l’utilizzo di prodotti durevoli (ad esempio le auto con il "car sharing")

AL LAVORO, A SCUOLA O NEGLI ALTRI LOCALI PUBBLICI

1. nelle mense richiedere l’utilizzo di cibi sfusi al posto delle porzioni preconfezionate
2. prevedere punti di erogazione di acqua pubblica con bottiglie e/o bicchieri riutilizzabili
3. non stampare i messaggi di posta elettronica se non strettamente necessario
4. programmare i computer e le stampanti in fronte-retro, usare caratteri più piccoli
5. selezionare i fornitori anche in base al criterio della minor produzione di imballaggi a perdere
6. distribuire i prodotti a scadenza o non consumati presso le mense per meno abbienti
7. sostituire nei bar e ristoranti asciugamani, tovaglie e altro materiale a perdere con prodotti in stoffa
8. sostituire negli alberghi e ristoranti i prodotti di cortesia o alimentari monouso con prodotti a ricariche o in grandi confezioni.

SOLLECITARE LE AMMINISTRAZIONI LOCALI A

1. inserire il tema della produzione dei rifiuti nella fiscalità locale (paga meno chi produce meno rifiuti)
2. promuovere i prodotti in cauzione o sfusi
3. promuovere accordi per la riduzione dei rifiuti (stoviglie, tovaglie e tovaglioli riutilizzabili..),in special modo nei luoghi pubblici (es. scuole)
4. regolamentare la distribuzione di materiale a stampa vietando il volantinaggio a perdere
5. promuovere iniziative per lo scambio di prodotti usati e sostenere associazioni di raccolta e recupero
6. incentivare i gruppi di acquisto e/o i produttori locali (spesa a Km 0)
7. condurre campagne di informazione e sensibilizzazione sulla prevenzione dei rifiuti e i benefici ambientali che ne derivano.

Fonte: Promiseland

martedì 5 maggio 2009

IL SUPREMO.....


Io sono il calore;invio o trattengo la pioggia.Sono l'Immortalità,come pure la Mortalità.Sono essere e Non-essere.

Se pensiamo a Dio come esistente,Egli è l'esistenza.Per un ateo che pensa a Lui come non-essistente,Egli è la non-esistenza! Nessun pensiero può esistere senza la Sua presenza che lo sostiene.E' Lui che incoraggia la fede,e sempre Lui che alimenta i dubbi (in coloro che li nutrono).Senza di Lui,nulla può esistere.Perfino quando gli uomini Lo rifiutano,quel rifiuto è sostenuto dalla Sua coscienza ed energia.
"Sono troppo impegnato per cercare Dio!" è un obiezione che si sente spesso sollevare nei confronti della meditazione e delle altre pratiche spirituali."E se Dio" rispondeva Yogananda quando gli veniva fatta questa osservazione "fosse troppo occupato per pensare a te? Cesseresti di esistere in quel preciso istante!".Tuttavia, una volta gli chiesi:"L'anima può mai essere distrutta?".Con grande forza,egli rispose"Impossibile!L'anima è una parte di Dio.Come potrebbe Dio essere distrutto?".
"Chi ha creato Dio?" è una domanda comune.
La risposta di Yogananda era :"Tu chiedi questo perchè vivi nel mondo della causalità.Dio,però,è la Causa Suprema.E'autoesistente.Presumere che qualcosa sia stato causato significa necessariamente accettare che,col tempo,diventerà" non causato",vale a dire che sarà distrutto.Dio non è nè vivente nè non-vivente:semplicemente è,senza una causa,senza una ragione,al di là di ogni deduzione o confutazione,anche al di là dell'accettazione o del rifiuto.
Saggi sono coloro che,contemplanodoLO,si limitano a meravigliarsi in silenzio.

sabato 2 maggio 2009

Quanto sarebbe bello se


Perché nessuno possa dimenticare di quanto sarebbe bello se,
per ogni mare che ci aspetta, ci fosse un fiume, per noi.
E qualcuno - un padre, un amore, qualcuno - capace di prenderci per mano e di trovare quel fiume
- immaginarlo, inventarlo - e sulla sua corrente posarci, con la leggerezza di una sola parola, addio.
Questo, davvero, sarebbe meraviglioso. Sarebbe dolce, la vita, qualunque vita.
E le cose non farebbero male, ma si avvicinerebbero portate dalla corrente,
si potrebbe prima sfiorarle e poi toccarle e solo alla fine farsi toccare.
Farsi ferire, anche. Morirne. Non importa. Ma tutto sarebbe, finalmente umano.
Basterebbe la fantasia di qualcuno - un padre, un amore, qualcuno.
Lui saprebbe inventarla una strada, qui, in mezzo a questo silenzio,
in questa terra che non vuole parlare.
Strada clemente, e bella. Una strada da qui al mare.

Alessabdro Baricco, Oceano Mare

mercoledì 8 aprile 2009

Fotografando


"A cosa serve una grande profondità di campo se non c'è un'adeguata profondità di sentimento?" (Eugene Smith)

lunedì 6 aprile 2009

Camminare,Osservare...


...Voi mi sentite sempre parlare delle piante e degli animali e ciò è vero,perchè quando io cammino cerco di osservare tutto,ma non è che io ho amore per le piante e gli animali fine a se stessi,ma ho amore per la vita che li anima e in quella vita vedo sempre la scintilla divina che li fà vivere.Così facendo il mio camminare il mio osservare,diviene preghiera conntinua...
Il tabaccaio di Prato

venerdì 27 marzo 2009

Credenza, paura, desiderio


E l'accettazione di una credenza non è, in definitiva, proprio questo: un modo di mettere a tacere la paura di non essere nulla, di essere vuoti? Dopo tutto, però, una tazza è utile soltanto quando è vuota; e una mente piena di credenze, di dogmi, di asserzioni, di citazioni, non è certo una mente creativa, è semplicemente ripetitiva. Sfuggire a quella paura - la paura del vuoto, la paura della solitudine, la paura del ristagno, la paura di non arrivare, di non riuscire, di non ottenere qualcosa, di non essere qualcosa, di non diventare qualcosa - è certamente una delle ragioni per cui aderiamo alle varie credenze con tanto entusiasmo, con avidità. E attraverso l'accettazione di una credenza, comprendiamo forse meglio noi stessi? Al contrario. Una credenza, religiosa o politica, ostacola ovviamente la comprensione di noi stessi. Agisce come uno schermo attraverso cui ci guardiamo.
Jiddu Krishnamurti
(La ricerca della felicità)

sabato 21 marzo 2009

Diceva un foglio...


“Diceva un foglio bianco come la neve: “Sono stato creato puro, e voglio rimanere così per sempre. Preferirei essere bruciato e finire in cenere che essere preda delle tenebre e venir toccato da ciò che è impuro”. Una boccetta di inchiostro sentì ciò che il foglio diceva, e rise nel suo cuore scuro, ma non osò mai avvicinarsi. Sentirono le matite multicolori, ma anch’esse non gli si accostarono mai. E il foglio bianco come la neve rimase puro e casto per sempre - puro e casto - ma vuoto.“
(Kahlil Gibran)

giovedì 19 marzo 2009

Chiavi di meditazione


Il problema dell'individuo

non è quello di divenire, ma quello di essere.

Non è quello di conoscere, ma quello di comprendere.

Non è quello di sapere, ma quello di sperimentare.

Nell'individuo

la volontà è la base della potenza.

La comprensione quella dell'amore.

La consapevolezza quella della saggezza.

Chiavi di meditazione
CerchioFirenze77

domenica 15 marzo 2009

Risveglio


Qualunque fiore tu sia, quando verrà il tuo tempo, sboccerai.
Anche dai sogni della notte trarrai forza e nutrimento.
Perciò sii paziente verso quanto ti accade e curati ed amati,
senza paragonarti o voler essere un altro fiore,
poiché non esiste fiore migliore di quello che si apre nella pienezza di ciò che è.
E quando ti avverrà, potrai scoprire che andavi sognando di essere un fiore che aveva da fiorire.
Alle sorgenti dell'essere. Viaggio interiore nella foresta amazzonica" di Walter Gioia

domenica 8 marzo 2009

Alla ricerca della Perla più preziosa


Incommensurabile Oceano del Tesoro! Possa io immergermi in profondità nel mare della meditazione,alla ricerca delle perle della tua saggezza.
Insegnami a tuffarmi con fede risoluta,impugnando la lama affilata della coscienza per proteggermi dagli squali delle passioni.
Se non avrò successo in uno o più tentativi,non lasciarmi credere che l'immenso oceano interiore sia privo di ricchezze;fa piuttosto che io biasimi me stesso per i miei dubbi e i miei tuffi incostanti.
Guidami,per mezzo della mia sacra perseveranza,alla scoperta della Perla più preziosa,nelle recondite acque delle coscienza.
Sussurri dall' Eternità

domenica 1 marzo 2009

L'attività


Tutta l'infelicità degli uomoni viene da una sola cosa: dal non saper stare in riposo in una stanza.
Blaise Pascal

Il concetto espresso da Pascal è lo stesso esposto da Shopenhauer quando scrive:"Gli uomini hanno bisogno di attività esterne,perchè sono inattivi interiormente".Benchè l'inpegno attivo faccia parte della natura umana,è vero che spesso ci si muove per una sorta di agitazione compulsiva,per l'incapacità appunto di starsene in pace con se stessi.L'azione non è mirata a un fine,ma è motivata da un malessere.Scrive Erich Fromm ne L'amore per la vita:"ci si riempie di cose per scacciare il vuoto interiore".Molti non sono capaci di stare un pò di tempo da soli senza entrare in uno stato di sofferenza.Ma questo comportamento è patologico.L'individuo che non sta bene nei propri panni è volubile e incostante anche nei rapporti con gli altri.Infatti,mentre cerca negli altri quello che non trova in sè,non può trovare negli altri quello che non cerca in sè.Bisogna dunque guarire da questo stato di nevrosi,da questa continua fuga da se stessi;o costruiremo una società dove tutti si agitano e nessuno sa perchè,la società della perfetta alienazione.Bisogna ricordarsi che la condizione fondamentale dell'uomo è la "piacevolezza dell'essere",è il benessere.Se proviamo insofferenza a starcene un pò da soli in una stanza,significa che qulcosa è penetrato in noi a oscurarci tale rapporto piacevole,distorgendolo e traformsndolo in tormento.Soffriamo di una malattia che ci devasta fin nell'interiorità,che ci impedisce una vera realizzazione.
Ha ragione Pascal a sostenere che tutta l'infelicità degli uomini deriva da questa incapacità.Si tratta di una ferita che li spinge a lenire nell'agitazione il dolore interno.
Afferma Shopenhauer:"E' principalmente da tale vuoto interiore che scaturisce la ricerca di trattenimenti,di distrazioni,di svaghi e di ogni sorta di lussi che conduce molti alla dissipazione e poi alla miseria.
Una miseria che niente scongiura più sicuramente della ricchezza interiore,la ricchezza dello spirito".

sabato 28 febbraio 2009

Ogni Via...


Ogni via è soltanto una via. Non è un affronto a voi stessi o ad altri abbandonarla, se è questo che vi suggerisce il cuore. Ma la decisione di continuare quella strada, o di lasciarla, non deve essere provocata dalla paura o dall’ambizione. Osservate ogni strada attentamente e con calma. Provate a percorrerla tutte le volte che lo ritenete necessario. Poi rivolgete una domanda a voi stessi, e soltanto a voi stessi:
Questa strada ha un cuore?

Carlos Castaneda, da "A scuola dallo stregone"

sabato 14 febbraio 2009

A FRANCESCA


LA MIA MANO VERSO DI TE.

TI GUARDO E SENTO LA GIOIA,MI PARLI E SENTO IL TUO DOLORE,

VOGLIO PROTEGGERTI MA TU RIFUGGI.

LASCIATI ANDARE, E' IL TUO CUORE CHE DEVI FAR PARLARE.

RACCOGLIERO' TUTTE LE MIE FORZE PER LIBERARTI,

MA CORRIMI INCONTRO ED IO TI COPRIRO' D'AMORE,

SONO SEMPRE CON TE, E VORREI CHE TU NE FOSSI CERTA .

LEALE E SINCERO NELLA TUA VITA VOGLIO MOSTRARMI,

SIA PER TE LA LIBERAZIONE IL MIO DARE SENZA CONDIZIONI.

CON TANTO AMORE

IL TUO BABBO

14/FEBBRAIO/2009
0RE:17.07

domenica 8 febbraio 2009

Ho toccato con mano


Spazio spazio, io voglio, tanto spazio
per dolcissima muovermi ferita:
voglio spazio per cantare crescere
errare e saltare il fosso
della divina sapienza.
Spazio datemi spazio
ch’io lanci un urlo inumano,
quell’urlo di silenzio negli anni
che ho toccato con mano.

Alda Merini, da "Vuoto d'amore"

domenica 1 febbraio 2009

Tu sei così ! bella dentro... e fuori


I fanciulli trovano il tutto nel nulla,
gli uomini il nulla nel tutto.

Giacomo Leopardi, da "Zibaldone"
Lo dedico a te piccola mia,perchè tu sei così.
con tanto AMORE il tuo babbo

sabato 31 gennaio 2009

Nella profondità


Quando siete felici guardate nella profondità del vostro cuore e scoprirete che ciò che ora vi sta dando gioia è soltanto ciò che prima vi ha dato dispiacere. Quando siete addolorati guardate nuovamente nel vostro cuore e vedrete che in verità voi state piangendo per ciò che prima era la vostra delizia.
Kahlil Gibran

giovedì 22 gennaio 2009

Ottimismo


L'essenza dell'ottimismo non è soltanto guardare al di là della situazione presente, ma è una forza vitale, la forza di sperare quando gli altri si rassegnano, la forza di tenere alta la testa quando sembra che tutto fallisca, la forza di sopportare gli insuccessi, una forza che non lascia mai il futuro agli avversari, il futuro lo rivendica a sé.
(D. Bonhoeffer).

Ho vissuto,vivo e vivrò,sapendo che questa è la chiave; in molte occasioni della mia vita se non ci fosse stata la speranza sarei morto 100 volte.La speranza non genera l'attesa ma l'ottimismo,che non è illusione ma vita.

sabato 17 gennaio 2009

Immagina d'essere


Immagina d'essere un bimbo che, sdraiato sulla schiena con lo sguardo rivolto al cielo senza nuvole, faccia bolle di sapone con un anello di plastica. Non appena la bolla si stacca, l'osservi mentre s'innalza nel cielo, e così facendo sposti l'attenzione dalla bolla al cielo. Mentre osservi la bolla, questa scoppia, ma l'attenzione per un attimo rimane là dove c'era la bolla. Ecco, in quell'attimo la consapevolezza si posa nello spazio vuoto.

B. Alan Wallace, "Buddismo tibetano dalle fondamenta"

giovedì 15 gennaio 2009

Tempo che passa



Sai cos'è bello, qui ?
Guarda: noi camminiamo, lasciamo tutte quelle orme sulla sabbia, e loro restano lì, precise, ordinate.
Ma domani, ti alzerai, guarderai questa grande spiaggia e non ci sarà più nulla, un'orma, un segno qualsiasi, niente.
Il mare cancella, di notte.
La marea nasconde.
E' come se non fosse mai passato nessuno.
E' come se noi non fossimo mai esistiti.
Se c'è un luogo, al mondo, in cui puoi non pensare a nulla, quel luogo è qui.
Non è più terra, non è ancora mare.
Non è vita falsa, non è vita vera.
E' tempo.
Tempo che passa.
E basta.
* Oceano mare *

lunedì 12 gennaio 2009

Gioia interiore


L'appagamento appartiene a colui che,come l'oceano,assorbe tranquillamente in sè tutti i fiumi del desiferio.(Al contrario),la persona i cui desideri fluiscono attraverso molti rivoli (come da uno stagno)si trova presto prosciugato(di energia).(2,70)
Bhagavad Gita

sabato 10 gennaio 2009

Samadhi


Svaniti di luce e d'ombra i veli, sollevata ogni nebbia di dolore,
sparita ogni alba di fugace gioia è scomparso dei sensi l'incerto miraggio.
Amore, odio, salute, malattia, vita morte:
periron queste false ombre sullo schermo della dualità.
Onde di risa, turbini di sarcasmo, vortici di tristezza
Si fondono nel vasto oceano del rapimento.
Di maya la tempesta s'è acquietata per incanto della profonda intuizione.
L'universo, obliato sogno occhieggia nel subconscio.
Pronto a invadere l'appena ridestata Memoria del Divino.
Io vivo senza la cosmica ombra,
ma essa non è viva se divisa da me,
come il mare esiste senza le onde, ma non le onde senza il mare.
Sogni risvegli, profondo sonno turiya,
presente, passato, futuro per me non son più:
ma eternamente onnipresente.
Io, io dovunque. Pianeti, stelle, nebulose, terra,
vulcanici cataclismi da Giorno del Giudizio,
fornace plasmante la creazione, ghiacciai di silenti raggi X,
brucianti torrenti d'elettroni,
pensieri passati, presenti, futuri degli uomini tutti.
Ogni filo d'erba, me, l'umanità,
ogni particella di polvere degli universi,
collera, avidità, bene, male, salvezza, lussuria,
tutto inghiottii, tramutando tutto nel vasto oceano del sangue
del mio stesso e solo Essere.
Gioia covante sotto le ceneri, spesso attizzata dalla meditazione,
accecante i miei occhi di pianto,
divampò nelle immortali fiamme delle immortali fiamme dell'estasi,
consumò le mie lacrime, la mia forma, tutto me stesso.
Tu sei me, io sono Te, Conoscenza, Conoscitore, Conosciuto in Uno.
Quieto ininterrotto brivido, eterna vita, sempre nuova pace!
Godibile oltre ogni immaginazione, estasi del samadhi!
Non uno stato inconscio, o narcosi mentale senza voluto ritorno
È il SAMADHI; esso espande il regno della mia coscienza
oltre i limiti della mia forma mortale, fino ai più lontani margini dell'eternità,
ove io, Cosmico Mare, guardo il piccolo ego fluttuante in Me.
Un passerotto, un granello di sabbia non sfuggono al mio sguardo.
Tutto lo spazio è fluttuante come un iceberg nel mio Mare mentale.
L'infinito contenitore sono io d'ogni cosa creata.
Dalle lunghe, profonde, assetate meditazioni insegnatemi dal Guru
Viene questo SAMADHI celestiale.
S'odono i mobili mormorii degli atomi.
L'oscura terra, monti, valli, ecco son liquido fuso!
Fluenti mari si tramutano in vapori di nebulose!
Om soffia sul vapori squarciando meravigliosamente i loro veli.
Stan rivelati oceani scintillanti, elettroni,
finché all'ultimo tocco del cosmico tamburo
le luci più dense svaniscono nei raggi eterni dell'onnipervadente beatitudine.
Io venni dalla gioia, di gioia vivo, in sacra gioia mi dissolvo.
Oceano di mente, Io bevo tutte le onde della creazione.
Quattro veli: solidi, liquidi, vapori, luce si sollevano dinanzi a me.
Io stesso in ogni cosa entro nel Grande Me Stesso.
Svanite son per sempre le incostanti, vacillanti ombre di memorie mortali.
Immacolato è il mio cielo mentale sotto, davanti, in alto.
L'Eternità ed io, un solo raggio.
Da piccolissima bolla di risa, io sono divenuto il Mare stesso dell'Allegrezza.