venerdì 27 marzo 2009

Credenza, paura, desiderio


E l'accettazione di una credenza non è, in definitiva, proprio questo: un modo di mettere a tacere la paura di non essere nulla, di essere vuoti? Dopo tutto, però, una tazza è utile soltanto quando è vuota; e una mente piena di credenze, di dogmi, di asserzioni, di citazioni, non è certo una mente creativa, è semplicemente ripetitiva. Sfuggire a quella paura - la paura del vuoto, la paura della solitudine, la paura del ristagno, la paura di non arrivare, di non riuscire, di non ottenere qualcosa, di non essere qualcosa, di non diventare qualcosa - è certamente una delle ragioni per cui aderiamo alle varie credenze con tanto entusiasmo, con avidità. E attraverso l'accettazione di una credenza, comprendiamo forse meglio noi stessi? Al contrario. Una credenza, religiosa o politica, ostacola ovviamente la comprensione di noi stessi. Agisce come uno schermo attraverso cui ci guardiamo.
Jiddu Krishnamurti
(La ricerca della felicità)

sabato 21 marzo 2009

Diceva un foglio...


“Diceva un foglio bianco come la neve: “Sono stato creato puro, e voglio rimanere così per sempre. Preferirei essere bruciato e finire in cenere che essere preda delle tenebre e venir toccato da ciò che è impuro”. Una boccetta di inchiostro sentì ciò che il foglio diceva, e rise nel suo cuore scuro, ma non osò mai avvicinarsi. Sentirono le matite multicolori, ma anch’esse non gli si accostarono mai. E il foglio bianco come la neve rimase puro e casto per sempre - puro e casto - ma vuoto.“
(Kahlil Gibran)

giovedì 19 marzo 2009

Chiavi di meditazione


Il problema dell'individuo

non è quello di divenire, ma quello di essere.

Non è quello di conoscere, ma quello di comprendere.

Non è quello di sapere, ma quello di sperimentare.

Nell'individuo

la volontà è la base della potenza.

La comprensione quella dell'amore.

La consapevolezza quella della saggezza.

Chiavi di meditazione
CerchioFirenze77

domenica 15 marzo 2009

Risveglio


Qualunque fiore tu sia, quando verrà il tuo tempo, sboccerai.
Anche dai sogni della notte trarrai forza e nutrimento.
Perciò sii paziente verso quanto ti accade e curati ed amati,
senza paragonarti o voler essere un altro fiore,
poiché non esiste fiore migliore di quello che si apre nella pienezza di ciò che è.
E quando ti avverrà, potrai scoprire che andavi sognando di essere un fiore che aveva da fiorire.
Alle sorgenti dell'essere. Viaggio interiore nella foresta amazzonica" di Walter Gioia

domenica 8 marzo 2009

Alla ricerca della Perla più preziosa


Incommensurabile Oceano del Tesoro! Possa io immergermi in profondità nel mare della meditazione,alla ricerca delle perle della tua saggezza.
Insegnami a tuffarmi con fede risoluta,impugnando la lama affilata della coscienza per proteggermi dagli squali delle passioni.
Se non avrò successo in uno o più tentativi,non lasciarmi credere che l'immenso oceano interiore sia privo di ricchezze;fa piuttosto che io biasimi me stesso per i miei dubbi e i miei tuffi incostanti.
Guidami,per mezzo della mia sacra perseveranza,alla scoperta della Perla più preziosa,nelle recondite acque delle coscienza.
Sussurri dall' Eternità

domenica 1 marzo 2009

L'attività


Tutta l'infelicità degli uomoni viene da una sola cosa: dal non saper stare in riposo in una stanza.
Blaise Pascal

Il concetto espresso da Pascal è lo stesso esposto da Shopenhauer quando scrive:"Gli uomini hanno bisogno di attività esterne,perchè sono inattivi interiormente".Benchè l'inpegno attivo faccia parte della natura umana,è vero che spesso ci si muove per una sorta di agitazione compulsiva,per l'incapacità appunto di starsene in pace con se stessi.L'azione non è mirata a un fine,ma è motivata da un malessere.Scrive Erich Fromm ne L'amore per la vita:"ci si riempie di cose per scacciare il vuoto interiore".Molti non sono capaci di stare un pò di tempo da soli senza entrare in uno stato di sofferenza.Ma questo comportamento è patologico.L'individuo che non sta bene nei propri panni è volubile e incostante anche nei rapporti con gli altri.Infatti,mentre cerca negli altri quello che non trova in sè,non può trovare negli altri quello che non cerca in sè.Bisogna dunque guarire da questo stato di nevrosi,da questa continua fuga da se stessi;o costruiremo una società dove tutti si agitano e nessuno sa perchè,la società della perfetta alienazione.Bisogna ricordarsi che la condizione fondamentale dell'uomo è la "piacevolezza dell'essere",è il benessere.Se proviamo insofferenza a starcene un pò da soli in una stanza,significa che qulcosa è penetrato in noi a oscurarci tale rapporto piacevole,distorgendolo e traformsndolo in tormento.Soffriamo di una malattia che ci devasta fin nell'interiorità,che ci impedisce una vera realizzazione.
Ha ragione Pascal a sostenere che tutta l'infelicità degli uomini deriva da questa incapacità.Si tratta di una ferita che li spinge a lenire nell'agitazione il dolore interno.
Afferma Shopenhauer:"E' principalmente da tale vuoto interiore che scaturisce la ricerca di trattenimenti,di distrazioni,di svaghi e di ogni sorta di lussi che conduce molti alla dissipazione e poi alla miseria.
Una miseria che niente scongiura più sicuramente della ricchezza interiore,la ricchezza dello spirito".