giovedì 30 dicembre 2010

La biblioteca arriva a casa. Libri consultabili sul pc grazie a una piattaforma online


Media Library è un servizio digitale gratuito per gli utenti. Ebook e album musicali sono messi a disposizione in streaming o in download da mille archivi pubblici di Lombardia, Emilia Romagna, Toscana e Umbria

Una biblioteca pubblica aperta a tutte le ore. E i libri si prendono in prestito e si consultano direttamente sul pc di casa. E’ un’innovazione resa possibile dalla piattaforma digitale Media Library Online, che raggruppa già mille biblioteche in quattro regioni: Lombardia capofila, Emilia Romagna, Toscana e Umbria. L’obiettivo è di coinvolgere nel 2011 altre due regioni e 500 biblioteche.

Chi di solito va in biblioteca, ora potrà accedere al catalogo da qualsiasi computer o da un supporto mobile. Con una username e una password fornite dall’ente sarà possibile non solo verificare la disponibilità fisica di testi, cd, dvd o giornali, ma anche consultare gratis il materiale digitale. Una volta sul sito, la pagina è simile a quella di un qualsiasi motore di ricerca, con la possibilità di selezionare i prodotti per editore, distributore, lingua, paese e altro. Un servizio analogo esisteva già negli Stati Uniti e ora da qualche mese è disponibile in Italia.

La piattaforma è stata prodotta da Horizons Unlimited, che ha collaborato con il Consorzio sistema bibliotecario nord-ovest di Milano. Per ora gli ebook a disposizione sono 29mila: la maggior parte delle opere è costituita da classici e materiale non più coperto da diritti d’autore. Media Library Online dispone poi di 16mila album: “Per adesso è disponibile soprattuto musica classica, jazz, world music, e tutti i generi etnici”, dice Giulio Blasi, amministratore delegato di Horizons Unlimited. “La Lombardia è la regione con la maggiore penetrazione del servizio. Che è piuttosto diffuso anche nel comune di Piacenza e la provincia di Reggio Emilia”. Contatti sono stati presi per coinvolgere anche le biblioteche della Capitale.

Per gli utenti il servizio è gratuito. I costi sono a carico delle biblioteche. “Per noi è un business – spiega Blasi – e comunque le biblioteche, creando delle reti, possono avere dalla piattaforma dei vantaggi a medio periodo. Si abbattono i costi del prestito fisico, che va dai 3 ai 6 euro, e le spese di magazzino e trasporto”. I libri elettronici saranno sempre disponibili per gli utenti? “Dipende dal numero di licenze acquisite dalle biblioteche – continua l’ad – Le risorse possono essere messe a disposizione in streaming, cioè l’utente accede, legge e poi chiude. Oppure in download a tempo e in questo caso, proprio come in un prestito fisico, non saranno consultabili da più persone contemporaneamente”.

di Diletta Parlangeli
Clikka sulla foto e scopri un mondo a Colori!

martedì 21 dicembre 2010

Una tantum per la crisi


di Peter Gomez
Bisogna essere grati all’ufficio studi di Banca d’Italia che oggi ci ha ricordato come la ricchezza nel nostro Paese continui da anni ad essere molto mal distribuita.

In tempi come questi ragionare sui numeri è importante. E se chi, in questi giorni, è asserragliato nei palazzi del Potere cominciasse a farlo, scoprirebbe che per arginare le proteste non servono gli arresti preventivi o la forza pubblica. Perché, solo ad averne il coraggio, una via per traghettare il Paese fuori dalle secche della crisi c’è.

Bankitalia spiega infatti come la ricchezza delle nostre famiglie (case, terreni, liquidi, titoli ecc ecc) ammonti in totale a 8.600 miliardi di euro. E aggiunge però che il 10 per cento di esse ha in mano quasi il 45 per cento del tesoro (circa 4000 miliardi).

Si tratta di una somma enorme che diventa ancor più grande se si pensa che il 50 per cento delle famiglie italiane è invece molto più povero, tanto da possedere solo il 10 per cento della ricchezza complessiva (860 miliardi).

Se le cose stanno così diventa chiaro dove devono essere trovati i soldi per affrontare l’emergenza.

Dopo i tagli orizzontali allo Stato sociale e alla pubblica amministrazione decisi da Giulio Tremonti, è perfettamente velleitario pensare che questo governo, o qualunque altro, possa riuscire nel giro di pochi mesi a individuare ad una ad una le spese realmente improduttive.

Certo, in Italia ve ne sono moltissime, ma oggi nessun esecutivo ha la forza o la capacità d’intervenire subito e con precisione. Così come nessuno è realmente in grado, anche se ne avesse la volontà, di andare a colpire da un mese all’altro i 100 miliardi e passa di euro di evasione fiscale. Eppure, come dimostrano le manifestazioni degli studenti, a cui adesso si sommano quasi paradossalmente quelle delle forze di Polizia, la necessità di fare cassa è immediata.

Ecco allora che bisogna guardare a quel 10 per cento di famiglie ricche. È a loro che deve essere chiesto un contributo di solidarietà provvisorio, una sorta di tassa patrimoniale una tantum, che permetta di raccogliere 10 miliardi di euro con cui far fronte ai bisogni più impellenti (per esempio l’istruzione, la ricerca, la benzina per le auto degli agenti, gli ammortizzatori sociali), in attesa che a Roma ci si decida a procedere sui bilanci dello Stato utilizzando non la scure, ma il bisturi e la lente d’ingrandimento.

Ovviamente non dovranno essere tassati i beni produttivi, non si pagheranno cioè imposte sulla proprietà delle imprese. A essere tassato sarà invece tutto il resto. E, visto che solo l’8 per cento di quei 4.000 miliardi è ricollegabile all’attività d’impresa, la base imponibile (cioè il pezzo di tesoro sul quale il fisco può intervenire) toccherebbe i 3.500 miliardi.

Non tutti i proprietari comunque dovrebbero mettere mano al portafogli. L’idea è che il prelievo scatti solo a carico di quelle famiglie chi possiedono beni per più di due milioni di euro. Fatti due conti si scopre così che basterebbe un intervento del 3 per mille per far incamerare allo Stato 10 miliardi.

Sarebbe impopolare un contributo di solidarietà del genere? No, perché riguarderebbe solo un parte minoritaria della popolazione. Che, oltretutto, non verrebbe particolarmente vessata.

Il 3 per mille di 2 milioni (pari a due grandi appartamenti nel centro di Milano o Roma) equivale a 6mila euro. Soldi che potrebbero benissimo essere versati in tre rate annuali da qui al 2013.

Un’alternativa alla macelleria sociale insomma esiste. Ed è un’alternativa che le opposizioni hanno il dovere di proporre. E che il centrodestra ha il dovere (e l’interesse) di esaminare.

L’ormai risicata maggioranza Pdl-Lega deve infatti ricordare di essere stata mandata a Palazzo Chigi da una base elettorale vasta e composita.

Silvio Berlusconi e Umberto Bossi non sono stati votati solo da super-ricchi o evasori.

Tra i supporter del Cavaliere e del Senatur le persone comuni con redditi, proprietà e stili di vita normali, sono tantissime. Si tratta di milioni e milioni di cittadini che nel 2008 pensavano di scegliere un sogno. E che adesso rischiano di ritrovarsi in un incubo. Evitare che si risveglino troppo in fretta conviene. Anche (o persino) a loro.

lunedì 20 dicembre 2010

Macrhò Borse con teloni pubblicitari in Pvc tessuto/Pvc Eco pelle.


Quella di Macrhò è vera eco-moda-solidale.
E’ da materiali e oggetti di uso comune che nascono prodotti unici, realizzati con materiali riciclati, disegnati e costruiti artigianalmente. Eco borse ed eco accessori: entrambi si possono direttamente online sul sito macrho.it, su cui è presente anche un outlet, naturalmente green.
Le creazioni di Macrhò sono confezionate con teloni pubblicitari in Pvc tessuto/Pvc Eco pelle.
Se invece preferite toccare con mano prima dell’acquisto, non vi resta che contattare direttamente i creativi dell’azienda, in attesa della pubblicazione dell’elenco dei rivenditori sul sito, in una pagina al momento in allestimento.
Non siete convinti che la moda possa fondersi con uno stile di vita green?
Guardate il risultato e ricredetevi!
Parte del ricavato delle vendite viene destinato all’associazione:
REGALAMI UN SORRISO ONLUS

venerdì 17 dicembre 2010

Quando Ignazio La Russa era “La Rissa”


“Sbatti il mostro in prima pagina” è un film del 1972 diretto da Marco Bellocchio ed interpretato da Gian Maria Volontè. Il film si apre con alcune riprese reali di un comizio a Milano della “Maggioranza Silenziosa”, un comitato anticomunista a cui aderivano esponenti democristiani, missini, liberali e monarchici. L’oratore è un giovane Ignazio La Russa.

mercoledì 15 dicembre 2010

in questa foto qualcosa non torna...

 
Un finanziere estrae la pistola ma non spara; un manifestante con un manganello in mano (solitamento la polizia li usa); e poi un manifestante con una radiotrasmittente in mano

domenica 12 dicembre 2010

Jovanotti tutto l'amore che ho


le meraviglie in questa parte di universo
sembrano nate per incorniciarti il volto
e se per caso dentro al caos ti avessi perso
avrei avvertito un forte senso di irrisolto
un grande vuoto che mi avrebbe spinto oltre
fino al confine estremo delle mie speranze
ti avrei cercato come un cavaliere pazzo
avrei lottato contro il male e le sue istanze
i labirinti avrei percorso senza un filo
nutrendomi di ciò che il suolo avrebbe offerto
e a ogni confine nuovo io avrei chiesto asilo
avrei rischiato la mia vita in mare aperto

considerando che l’amore non ha prezzo
sono disposto a tutto per averne un po’
considerato che l’amore non ha prezzo
lo pagherò offredno tutto l’amore che ho
TUTTO L’AMORE CHE HO

un prigioniero dentro al carcere infinito
mi sentirei se tu non fossi nel mio cuore
starei nascosto come molti dietro a un dito
a darla vinta ai venditori di dolore
e ho visto cose riservate ai sognatori
ed ho bevuto il succo amaro del disprezzo
ed ho commesso tutti gli atti miei più impuri
considerando che l’amore non ha prezzo

considerando che l’amore non ha prezzo
sono disposto a tutto per averne un po’
considerato che l’amore non ha prezzo
lo pagherò offredno tutto l’amore che ho
TUTTO L’AMORE CHE HO

senza di te sarebbe stato tutto vano
come una spada che trafigge un corpo morto
senza l’amore sarei solo un ciarlatano
come una barca che non esce mai dal porto

considerando che l’amore non ha prezzo
sono disposto a tutto per averne un po’
considerato che l’amore non ha prezzo
lo pagherò offredno tutto l’amore che ho
TUTTO L’AMORE CHE HO
                                                             
                                                                   MACRHO' SHOP

mercoledì 8 dicembre 2010

Design, moda e riciclo borsa B33C per uno stile dinamico e grintoso



Dimensioni: 46x33x8
Design, moda e riciclo, borsa B33C Designer  porta notebook e documenti dallo stile dinamico e grintoso, doppio manico e tracolla regolabile ampie tasche nella parte anteriore e una sul retro,tasche multiuso all'interno.
Realizzata artigianalmente con teloni publicitari in PVC.
Fashion fom Barcelona

venerdì 3 dicembre 2010

borsa materiale riciclato in ecopelle con originali interventi grafici


Dimensioni: 26x27

Borsa tracolla,chiusura con bottone automatico e cerniera,tasca esterna e interna con cerniera.
Realizzata artigianalmente in Ecopelle con originali interventi grafici.
Fashion from Barcelona

martedì 30 novembre 2010

Monicelli, la Grande guerra è finita




Quella rivolta invocata lo scorso 25 marzo, in un palasport bolognese che lo ascoltava ammirato nella cornice di Rai per una notte: “In questo Paese ci vuole la rivoluzione”, era stata la lezione di Mario, sia che disegnasse coraggio e viltà degli italiani affrontando un tabù fino ad allora inesplorato ne “La grande guerra”: Chi va là? Ma che fai aho, prima spari e poi dici chi va là? È sempre mejo ‘n amico morto che ‘n nemico vivo! Chi siete? Semo l’anima de li mortacci tua!” “E allora passate!” o che rievocasse il socialismo torinese di fine ottocento ne “I compagni”, (conosceva bene generosità e miserie della sinistra). Seppe far ridere come in Amici miei, riflettere sorridendo restituendo i vagheggiamenti golpisti in “Vogliamo i colonnelli” e lasciare senza parole decrivendo la vendetta di un uomo normale, ne “Il borghese piccolo piccolo”. Poi, iniziò a lavorare di meno, con più difficoltà, legando al disgusto per ciò che osservava viaggi e miraggi della senescenza. Così lo potevi trovare in piazza a Genova nei giorni del G8, o ad ammonire sui mali del capitalismo. Sempre freddamente: “Il cuore non è il cervello. Per raccontare il contesto serve obbiettività. L´occhio impassibile sul presente, se si vuole illuminare un angolo buio, è sempre necessario. Le smancerie, nell´ambito di qualsiasi arte vanno bandite come la peste”.

Sugli italiani e sul loro carattere, avrebbe potuto scrivere un’enciclopedia. “Ha un carattere doppio, bifronte, inquinato dagli espedienti e dalle verità nascoste. Quando ha il coltello dalla parte del manico, poi è spietato. Ma mai, neanche se costretto, è generoso. È più forte di lui, non è abituato”. Negli ultimi anni, quest’uomo che sceglieva sempre ogni parola con accuratezza, che si spazientiva durante le interviste: “Non sono un filosofo, quanto dobbiamo parlare ancora?”, era riuscito nell’impresa di mantenersi lucido, girare un film a 90 anni: “Le rose nel deserto” e non trovare, pur cercandoli i fiori necessari a sopravvivere nel suo giardino. Il suo giudizio era secco, sfrontato, indifferente alla valutazione esterna. Parlava Mario e non temeva il contraddittorio: “Ci ha fregato il benessere. La generazione che l’ha toccato per prima si è illusa che fosse eterno, inalienabile. Invece era stato conquistato dai padri con sofferenza e sacrificio. Così l’ha dissipato senza trovare la formula per rinnovare il miracolo e gli eredi di quel gruppo umano, hanno deluso le aspettative ad ogni livello. Gente senza carattere, priva di ambizioni, sommamente pretenziosa e basta”. Un’istantanea contemporanea. Di Monicelli sarà difficile dimenticare, nome, arte, spirito, sogno. Non è mai stato indulgente. Lui giudicava. Cattivo, giusto, unico.

giovedì 25 novembre 2010

Studenti, esplode la rivolta in tutta Italia Occupati torre di Pisa, Mole e Colosseo

 
Circa duemila studenti a Roma hanno partecipato a un corteo diretto a Montecitorio. In testa uno striscione: ""No ai tagli del Ddl. Nessun profitto sul nostro futuro". La manifestazione ha poi cambiato tragitto.
Un’occupazione, breve, del Colosseo. Un’azione simbolica forte, sotto gli occhi di turisti, curiosi e telecamere. E’ quella attuata da alcune decine di studenti che partecipavano al corteo (non autorizzato) partito questa mattina e diretto inizialmente alla Camera, dove – durante l’esame del ddl Gelmini – il governo è stato battuto. In contemporanea, in tutta Italia, si tenevano altre proteste. I manifestanti sono entrati nell’antiteatro Flavio scavalcando i tornelli e si sono arrampicati sugli anelli del Colosseo. Dal secondo anello hanno esposto uno striscione che reca la scritta ‘Nessun taglio, nessun profitto’. In molti hanno gridato in coro “Siamo noi i veri leoni”, e hanno acceso fumogeni rossi, tra lo stupore dei turisti presenti.

Circa duemila studenti universitari e medi sono partiti in mattinata. In testa c’era uno striscione: “No ai tagli del Ddl. Nessun profitto sul nostro futuro”, era scritto. Il corteo era diretto in piazza Montecitorio, presidiata dalle forze dell’ordine che vogliono evitare altri tafferugli, come quelli accaduti ieri al Senato. Proprio in quegli istanti, in diretta a Mattino Cinque, il ministro Mariastella Gelmini definiva come “inaccettabile” la protesta degli studenti nella quale si saldano “una parte di giovani e chi non vuole cambiare”: “Penso siano ‘baroni’ – precisa il ministro -, in quanto questa, che è una riforma epocale, prevede trasparenza nei concorsi e tenuta dei conti”, piu’ efficienza e la fine di ‘parentopoli’ nelle Università”.

Davanti alla Camera è stato esposto uno striscione bianco e un punto interrogativo, di colore rosso. “E’ uno striscione bianco – spiegano Giusy e Enza, due giovani ricercatrici dell’ateneo umbro – perchè siamo letteralmente senza parole. Siamo 174 ‘indisponibili’, e vogliamo far sentire la voce dei nostri diritti e dei giovani che vogliono ricercare”. Un altro cartello ha un messaggio funebre: “Stroncata da una riforma epocale è venuta a mancare l’università pubblica, di anni 702. La piangono studenti, dottorandi, assegnisti, borsisti, ricercatori, professori associati e ordinari in protesta. Non fiori ma voti contrari”, è la conclusione del manifesto.

Per il permanente stato di agitazione e le occupazioni che coinvolgono cinque facoltà, la cerimonia di inaugurazione alla Sapienza dell’anno accademico 2010-2011, prevista per venerdì 26 novembre “è rinviata a data da destinarsi per disposizione del rettore, Luigi Frati”. Lo stesso rettore ha comunicato che il Prefetto di Roma ha inviato una nota nella quale si evidenzia che “lo stato di tensione che attraversa il mondo studentesco in tutta Italia, in relazione alle manifestazioni svoltesi, anche nella Capitale”, nella giornata di mercoledì e si sottolinea che “altra data meglio garantirebbe la solennità e serenità dell’evento”.

In mattinata Nichi Vendola, presidente della Regione Puglia e leader di Sinistra e Libertà, è salito sul tetto della facoltà di architettura dell’Università di Roma La Sapienza dove hanno passato la notte alcuni studenti, ricercatori e docenti (guarda il video). Con lui c’era anche il cantante romano Antonello Venditti. “Sono qui perché è qui che si incrocia l’Italia migliore – ha detto Vendola – è qui che ha inizio il futuro”. “Sui tetti e per le strade – afferma il governatore della Puglia – monta la rabbia che nessuna scelta politica può neutralizzare, perché la controriforma Gelmini è una saracinesca chiusa sul domani delle giovani generazioni. I tanti giovani donne e uomini protestano contro l’idea demenziale di colpire la scuola e l’università pubblica, proprio nel momento in cui bisognerebbe investire sulla ricerca, sui giovani, sulle cosiddette generazioni del lavoro mai. E’ tempo di vedere l’alba – continua Vendola – perchè il berlusconismo è già tramontato. E non c’è posto migliore dei tetti per vedere una nuova alba”. Nel pomeriggio anche na delegazione di esponenti di Futuro e Libertà è salita sul tetto della Facoltà di Architettura. Tra i delegati del Fli, i deputati Fabio Granata, Benedetto Della Vedova e Flavia Perina.
“Non criminalizziamo alcuna protesta sociale – ha spiegato Granata – Fare politica significa ascoltare. Comprendiamo le ragioni della protesta e ci stiamo confrontando con i precari sulle prospettive di miglioramento del testo del ddl”.
Fonte: ilfattoquotidiano.it

venerdì 19 novembre 2010

Borse in pvc...capolavori di artigianato

ECO-MODA-SOLIDALE
…per chi è attento all’ambiente, ma lo fa con stile.
Borse e accessori tutti realizzati con materiali riciclati, disegnati e prodotti artigianalmente. Tutti gli oggetti proposti vengono da materiali altrimenti destinati alla discarica che invece sono stati riutilizzati in maniera creativa e trasformati in oggetti che possono considerarsi dei capolavori di artigianato e a volte delle piccole opere d’arte.

giovedì 11 novembre 2010

vola tra coriandoli di cielo e manciate di spuma di mare


Mentre dormi ti proteggo e ti sfioro con le dita,
ti respiro e ti trattengo per averti per sempre
oltre il tempo di questo momento.
Arrivo in fondo ai tuoi occhi quando mi abbracci e sorridi
se mi stringi forte fino a ricambiarmi l’anima questa notte senza luna.
Adesso vola tra coriandoli di cielo e manciate di spuma di mare.
Adesso vola.
Le piume di stelle sopra il monte più alto del mondo
a guardare i tuoi sogni arrivare leggeri.
Tu che sei nei miei giorni certezza, emozione.
Nell’incanto di tutti i silenzi che gridano vita
sei il canto che libera gioia, sei il rifugio, la passione.
Con speranza e devozione
io ti vado a celebrare come un prete sull’altare,
io ti voglio celebrare come un prete sull’altare.
Questa notte ancora
vola tra coriandoli di cielo e manciate di spuma di mare.
Adesso vola.
Le piume di stelle sopra il monte più alto del mondo
a guardare i tuoi sogni arrivare leggeri.
Sta arrivando il mattino, stammi ancora vicino,
sta piovendo e non ti vuoi svegliare.
Resta ancora, resta per favore e guarda come
vola tra coriandoli di cielo e manciate di spuma di mare.
Adesso vola.
Le piume di stelle sopra il monte più alto del mondo
a guardare i tuoi sogni arrivare leggeri.
Vooolaaaa…
Adesso vola.
Oltre tutte le stelle, alla fine del mondo,
vedrai, i nostri sogni diventano veri!

mercoledì 10 novembre 2010

Via al progetto Provincia WIFI: in città nasceranno 40 punti wireless per la connessione a internet gratuita

Via al progetto Provincia WIFI: in città nasceranno 40 punti wireless per la connessione a internet gratuita

borse e accessori moda ecosostenibili



Eccoci oggi per un nuovo appuntamento con il nostro Eco-Moda Tour. Oggi voglio parlarvi di borse ecologiche. Perché anche gli accessori possono essere d’aiuto all’ambiente. Macrhò Store è un’azienda di Prato che produce borse e accessori moda ecosostenibili riutilizzando prodotti di scarto altrimenti destinati alla discarica.
Ogni scarto viene riportato alla vita in modo creativo, per la realizzazione di prodotti unici e irripetibili ogni volta diversi. L’assortimento di modelli e colori è vastissimo, si va dalle cartelle porta-pc ai beauty alle maxi-borse. Tutti i prodotti sono estremamente colorati e vivaci, perfetti per le giovanissime e per le persone solari.

Abbiamo ben sei differenti categorie per rispondere alle diverse esigenze di ciascuna cliente, quindi ecco Urban Fashion, Pretty, Trendy, Luxury, Funny e Denim.
Il prezzo di ciascuna borsa varia dai 60 ai 120€, di cui una parte viene devoluta in beneficenza per sostenere economicamente l’associazione “Regalami un sorriso Onlus“.
La realizzazione di ciascuna borsa avviene seguendo un meccanismo completamente artigianale, che parte dal recupero di materiali considerati “rifiuti” e dal loro adattamento per il modello di borsa prescelto, fino alla completa lavorazione del materiale per la realizzazione di una borsa finita, che viene poi venduta nel negozio online dell’azienda.
I modelli che eventualmente risultassero invenduti di una collezione, entrano a far parte del green outlet, dove vengono rivenduti a prezzi scontati.
Al momento la vendita di borse e accessori Machrò avviene solo online tramite il loro sito, ma ben presto sarà disponibile anche la mappa dei rivenditori che smerciano attraverso i punti vendita e i negozi.

martedì 9 novembre 2010

Non lasciamo soli gli onesti,FIRMA L'APPELLO

Un mese fa, nella rubrica di Report “C’è chi dice no”, Milena Gabanelli raccontava la storia di un italiano con la schiena dritta: Raphael Rossi, 35 anni, specializzato nella progettazione di sistemi per la raccolta differenziata, fino a quattro mesi fa vicepresidente dell’Amiat (l’azienda municipale per la raccolta dei rifiuti a Torino) indicato da Rifondazione comunista. Essendo incredibilmente competente in materia, tre anni fa Raphael ha scoperto che i vertici aziendali stavano brigando per acquistare (anzi per far acquistare dagli ignari cittadini torinesi) un macchinario inutile e costoso: una cosina da 4 milioni di euro. Incurante di sollecitazioni, ammiccamenti e lusinghe, Rossi ha tenuto duro e con i suoi rilievi tecnici ha bloccato l’acquisto. Allora s’è fatto vivo con lui l’ex presidente Amiat, Giorgio Giordano, facendogli balenare una bella tangente se non si fosse presentato in Cda a dire no all’acquisto. Rossi ha fatto ciò che ogni buon cittadino dovrebbe fare, infatti quasi nessuno fa: s’è rivolto alla Procura della Repubblica. I magistrati e la polizia giudiziaria l’hanno invitato a fingere di accettare la proposta indecente e, grazie a lui, hanno smascherato e incastrato i tangentari, arrestandoli e chiedendo il rinvio a giudizio di sette persone per reati che vanno dalla corruzione alla turbativa d’asta.

L’udienza preliminare inizia il 13 dicembre. Ma, come lui stesso ha raccontato a Report e poi ad Annozero, anziché ricevere complimenti e incoraggiamenti dall’Amiat e dal Comune di Torino (retto dal sindaco Pd Sergio Chiamparino) per il servigio reso alla collettività, Raphael è stato cacciato dall’Amiat (unico membro del vecchio Cda a non essere riconfermato) e isolato dalla politica, anche dal suo partito. Come nella migliore cultura mafiosa, chi collabora con la giustizia si rende inaffidabile nel suo ambiente. E diventa un ingombro, un appestato. Di più. Nel comunicato emesso dopo il servizio di Report, il Comune di Torino annuncia che l’Amiat si costituirà parte civile contro l’ex presidente Giordano (ma non contro il direttore dell’ufficio acquisti, pure lui imputato e tuttora in servizio) e curiosamente minimizza i reati contestati citando solo la turbativa d’asta, non la corruzione.

Perché non si costituisce parte civile anche il Comune? E, soprattutto, perché né l’Amiat né il Comune hanno offerto a Rossi l’assistenza legale? E’ dal 2007, quando sventò la tentata corruzione facendo risparmiare ai torinesi 4 milioni che Raphael si paga l’avvocato e continuerà a farlo per tutto il processo in cui, ovviamente, è lui stesso parte lesa. Poi certo, fra una decina d’anni, se gli imputati verranno condannati, gli saranno rimborsate le spese legali e forse anche qualche euro di risarcimento. Ma intanto viene lasciato solo, mandato allo sbaraglio senza coperture politiche e istituzionali.

Forse il sindaco Chiamparino e l’Amiat hanno altro a cui pensare, ma è bene che sappiano qual è il messaggio che trasmettono alla società: chi denuncia un caso di corruzione lo fa a suo rischio e pericolo, insomma deve sapere che si ritroverà solo in tutte le fasi della sua battaglia. Che è e rimarrà solo sua. Le istituzioni non c’entrano, anzi ne farebbero volentieri a meno. Così magari, la prossima volta, il Raphael Rossi di turno chiuderà un occhio, conserverà il posto e magari si metterà in tasca qualche migliaio di euro. Poi, naturalmente, tutti a scandalizzarsi se l’Italia scivola al 67° posto nella classifica di Transparency International, ultima in Europa, scavalcata pure dal Ruanda; e se il presidente dell’Antimafia Pisanu denuncia “disinvoltura nella formazione delle liste, gremite di persone indegne di  rappresentare chiunque”. Un gruppo di cittadini ha lanciato un appello al Comune di Torino perché si costituisca parte civile e non lasci solo Raphael Rossi. Lo pubblichiamo sul sito del Fatto Quotidiano. Le firme della redazione del Fatto sono assicurate. Quelle degli amici lettori, speriamo, anche.
Firma l’appello

Roberto Benigni:Quando un uomo con la pistola incontra un UOMO con la biro, l'uomo con la pistola è un uomo morto.

lunedì 8 novembre 2010

Un Prato in Verde: IL BEN-ESSERE QUOTIDIANO

Sul Blog Un Prato in Verde trovi i prodotti Witt Italia
Un'azienda che da 40 anni crea e produce direttamente prodotti per il benessere, la bellezza e l'igiene.

Witt Italia è un'azienda nata nel 1970 da persone innamorate della natura e con una “passione” smisurata per il benessere della persona e dell’ambiente.

Tutto questo ha portato la Witt a parlare sin da allora di “Ecologia” quando all’Ecologia ancora nessuno pensava. La continua ricerca ha permesso alla Witt Italia di formulare e produrre direttamente i suoi prodotti anticipando tendenze, filosofie, mode, ma soprattutto di applicare nei suoi processi produttivi norme ben più severe di quelle richieste dalla legge, per un rispetto assoluto del consumatore.

per contatti clicca sull'immagine

sabato 6 novembre 2010

La libertà è un fatto dell’intelligenza


Curzio Malaparte
Selezione di brani tratti da
MALEDETTI TOSCANI

Dei toscani...La libertà è un fatto dell’intelligenza: ed è quella che dipende da questa, non l’intelligenza dalla libertà. Dirò che, nel concetto dei toscani, chi non è un uomo libero è un uomo grullo (8).
Può darsi che i toscani abbiano torto, ma la schiavitù è sempre, ai loro occhi, una forma d’imbecillità: intelligenza e libertà essendo, in Toscana, sinonimi (9). Non può essere, infatti, per un puro caso che i toscani siano sempre stati un popolo libero, il solo, in Italia, che non abbia mai sofferto schiavitù straniera, e si sia sempre governato da sé, con la propria testa o con le proprie palle (10).
E se qualche volta è capitata a noi pure la disgrazia d’esser governati da tiranni, bisogna riconoscere che una tal disgrazia è sempre durata poco, e che i tiranni ce li siamo sempre scelti in famiglia, eran di casa (11).
Talché quei popoli che non son liberi paiono, agli occhi dei toscani, popoli stupidi. Naturalmente i popoli stupidi non ne vogliono saper di quei sinonimi, intelligenza e libertà, e pretendono di essere schiavi non per mancanza d'intelligenza, ma per forza maggiore. Il che è una riprova della loro stupidità, perché non c’è forza che resista all’acido e alla lima dell’intelligenza: tanto è vero che le tirannie non temono gli uomini forti, nerboruti, muscolosi, e stupidi, ma gli uomini intelligenti, sian pur magri, deboli, e di poche spalle (12).
...e massimamente dei pratesi
Poiché di tutto i pratesi san far guadagno, a cominciar dagli stracci, che arrivano a Prato da ogni parte del mondo, dall’Asia, dall’Africa, dalle Americhe, dall’Australia, e più sozzi, più pidocchiosi, più cenci sono, e più son materia preziosa per un popolo che sa far ricchezza dei rifiuti di tutta la terra (31) [Ovviamente si deve considerare che Malaparte si riferisce ad una attività che, nel periodo a lui contemporaneo, ha fatto la fortuna di Prato, ma che ora non costituisce certamente l'attività principale del Distretto Industriale di Prato - n.d.c.].
[...] Tutta a Prato, e tutta in stracci, va a finire la storia d’Italia [...] (32).
E non soltanto la storia d’Italia, ma quella di tutta Europa finisce a Prato, fin dai tempi più remoti [...] (33). A Prato, dove tutto viene a finire: la gloria, l’onore, la pietà, la superbia, la vanità del mondo (34).
E poi c’è ancora chi si meraviglia che i pratesi non credono in nulla di tutto ciò in cui credono gli altri (35)? Eppure non sono da meno degli altri, quando proprio non possono tirarsi indietro, nel buttare la propria pelle al macero, benché meglio di chiunque sappiano che anche della loro pelle c’è sempre al mondo chi fa commercio e guadagno (36).
O mirabile non curanza dei pratesi, che non si meravigliano né si arrabbiano né si scandalizzano di nulla, e della grandezza umana, della superbia degli uomini, ridono, perché sanno di che son fatte. O semplicità dei pratesi, che sanno d’essere nati dal nulla, ma non fanno come tanti altri, che anche quando vanno a piedi sembra che vadano in carrozza, e quando camminano fan suonare i dindi nelle tasche, per far vedere che son gente per bene, e che i soldi per pagarsi la reputazione ce li hanno. O lealtà dei pratesi, che non si vergognano d’esser nati poveri (e a dire il vero non si vergognano nemmeno d’esser diventati ricchi), e non si danno le arie d’esser figli di nobili e di preti, com’è d’uso in certe parti d’Italia, e restano gente del popolo anche quando vanno in carrozza, che per loro è soltanto un modo di andare a piedi stando seduti, [...] e sono esempio di semplicità e di lealtà in un mondo, dove tutti cercano di nascondere quel che sono, e che erano, e si danno l’aria d’essere, il contrario di quel che sembrano (37).

giovedì 4 novembre 2010

Bertolaso, il buon leghista




Il male di una grossa fetta del giornalismo italiano è anche questo, riuscire a interessarsi solo al singolo scandalo, cercare l’indignazione per la battuta, per il discorso fuori luogo e perdere lo sguardo d’insieme.

D’altra parte, è anche evidente che chi ricopre incarichi istituzionali ha la pessima abitudine di prorompere, senza pensarci troppo, in motti che sembrano quantomeno di cattivo gusto. E che di quei motti bisogna pur dar conto.

E così, anche se il vero problema del discorso che Guido Bertolaso ha tenuto in presenza di uomini e donne della Protezione Civile (come ama chiamarli, il Sottosegretario) è contenuto nelle dichiarazioni che commentano la nomina di De Bernardinis all’Ispra (di cui ho già scritto qui), ci si trova quasi costretti a seguire anche il cattivo gusto.

La Funzione Pubblica CGIL ha reso pubblica su Youtube una parte della registrazione, proprio quella che contiene le osservazioni di Bertolaso sull’eventuale eruzione del Vesuvio:

“Da buon leghista vi dico che non sarebbe quella grande disgrazia.”

Si possono apprezzare anche le risate del pubblico del Sottosegretario.
Fonte: ilfattoquotidiano.it

lunedì 18 ottobre 2010

C'è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio!


« C'è qualcuno che vuole mettermi il bavaglio! Io non li temo! Non ci riusciranno! Sento che, in futuro, le mie canzoni saranno cantate dalle prossime generazioni! Che, grazie alla comunicazione di massa, capiranno cosa voglio dire questa sera! Capiranno e apriranno gli occhi, anziché averli pieni di sale!

SUL GIORNALISMO :)

 
I giornali, grazie alla loro superficiale parvenza di diffusori di cultura e notizie, non fanno altro che divulgare le peggiori qualità dell'ignoranza umana.
Carl William Brown

Per un giornalista un essere umano è un oggetto avvolto nella pelle.
Fred Allen

Il giornalismo può essere descritto come la possibilità di trasformare il proprio nemico in guadagno.
Craig Brown

Finalmente sono un giornalista anch'io: ora i fatti non mi interessano più.
Pat Buchanan

 
La lettura del quotidiano e’ la preghiera del mattino dell’uomo moderno.
Hegel

Tutto e’ differente quando e’ stampato. altrimenti a che servirebbero i giornali?.
Henry James


La prima Legge del Giornalismo: confermare i pregiudizi esistenti, piuttosto che contraddirli.
Alexander Cockburn

 
La qualità dell’informazione sulla società moderna è un indice della sua organizzazione sociale. Quanto migliori sono le istituzioni tanto più facilmente tutti gli interessi relativi sono formalmente rappresentati […] nella sua espressione migliore la stampa è serva e custode delle istituzioni, nella sua espressione peggiore è un mezzo mediante il quale alcuni sfruttano la disorganizzazione sociale ai propri fini particolari.
Lipman

 
La TV ha cambiato il modo di fare politica premiando il protagonismo.
Jean Baudrillard.

Tutto è pubblicità. Anche la cultura in TV si trasforma in spot.
Jean Baudrillard.

La letteratura consiste nell'arte di scrivere qualcosa che sarà letto due volte, il giornalismo in quella di scrivere ciò che deve essere compreso immediatamente.
Cyril Vernon Connolly

Il pettegolezzo diverte solo noi giornalisti: ce la cantiamo e ce la suoniamo.
Maurizio Costanzo

I buoni giornalisti scrivono ciò che pensano; i migliori quello che dovrebbero pensare i loro lettori.
Georges Elgozy

(Quando un giornalista gli chiese cosa pensava della civilizzazione dell'occidente): penso sia una buona idea.
Mahatma Gandhi

Non è assolutamente vero che il mestiere dello scrittore sia un lavoro nobile, basta guardare certi giornalisti.
Carl William Brown

Poiché in genere i giornalisti sono piuttosto imbecilli e guadagnano anche molto, spero che un giorno, quando grazie al loro impegno, sarò rimbecillito anch'io, vorranno avere un occhio di riguardo e mi aiuteranno a guadagnare qualcosa.
Carl William Brown

 
Sento un profondo disgusto per i giornali, ossia per l'effimero, per il transitorio, per quanto oggi è importante ma domani non lo sarà più.
G. Flaubert

Il giornalismo esiste solo nella misura in cui significa "antipotere".
H. Beuve-Méry

Nessun pesce che abbia un minimo di rispetto per se stesso vorrebbe, da morto, essere avvolto in un giornale di sua proprietà.
M. Royko

Per essere un buon giornalista basta saper dire di no al direttore e al redattore capo.
M. Pannunzio

Il quotidiano italiano. Circolare privata di gruppi di potere, strumento di occultazione delle informazioni troppo scomode, date ma date in modo che nessuno possa realizzarne il potenziale politico tranne i casi in cui servono al discorso a puntate. Macchine per una selezione classista del proprio pubblico.
U. Eco

I giornali. Cimiteri delle idee.
P.J. Proudhon

L'umanità, una volta appresa l'arte del giornalismo non sopporta più che le si infliggano libri.
G.B. Shaw

Una volta c'era il signore, gli apostoli ed i vari predicatori; oggigiorno c'è il grande fratello, una schiera di fedeli giornalisti e vari predicatori. Praticamente è tutto come prima, compreso i miracoli.
Carl William Brown

Il giornalismo è il luogo ove uno passa la vita a parlare di cose che ignora e a tacere le cose che sa.
K. Kraus

Non avere un pensiero e saperlo esprimere : è questo che fa di qualcuno un giornalista.
K. Kraus

La sola differenza che corre tra la letteratura e il giornalismo è questa : che il giornalismo è illeggibile e la letteratura non è letta.
O. Wilde. Intenzioni

Chi è così stolto da comperare la stupidità di alcuni giornalisti di sicuro non opera per il bene dei cittadini.
Carl William Brown

Gli intellettuali, i politici o i giornalisti che dicono di lavorare per il bene comune, dovrebbero darne una prova concreta e suicidarsi.
Carl William Brown

I mass media con i loro giornalisti non sono altro che i megafoni della stupidità, il verbo per eccellenza.
Carl William Brown

Credi a tutto ciò che è scritto sul giornali? lo sì. Oggi non accade che l'illeggibile.
Oscar Wilde

Sembra che certi giornalisti vedano il loro compito come il tentativo di spiegare ad altri quello che loro stessi non capiscono.
Markus M. Ronner

I buoni giornalisti scrivono ciò che pensano; i migliori quello che dovrebbero pensare i loro lettori.
Georges Elgozy

I giornalisti asseriscono cose che sanno che non sono vere, nella speranza che se le ripetono a lungo diventino vere.
Enoch Arnold Bennett

Come è governato il mondo e come cominciano le guerre? I diplomatici raccontano bugie ai giornalisti e poi credono a ciò che leggono.
Karl Kraus

I giornalisti scrivono perché non hanno niente da dire, e hanno qualcosa da dire perché scrivono.
Karl Kraus

I giornalisti ti battono continuamente la mano sulla spalla: sempre alla ricerca del punto dove conficcare il pugnale più facilmente.
Robert Lembke

 
I giornalisti si scusano sempre con noi in privato per quello che hanno scritto contro di noi in pubblico.
Oscar Wilde

I giornalisti non vivono di parole, sebbene talvolta siano costretti a rimangiarsele.
Adlai Ewing Stevenson


Per quel che riguarda il giornalismo moderno, non è affare mio difenderlo. Giustifica la sua esistenza attraverso il principio darwiniano della sopravvivenza del più volgare. Io ho soltanto a che fare con la letteratura.
Oscar Wilde

«Qual è la differenza tra la letteratura e il giornalismo?» «Oh! Il giornalismo è illeggibile e la letteratura non viene letta».
Oscar Wilde

Sembra che certi giornalisti vedano il loro compito come il tentativo di spiegare ad altri quello che loro stessi non capiscono.
Markus M. Ronner

I giornalisti ti battono continuamente la mano sulla spalla: sempre alla ricerca del punto dove conficcare il pugnale più facilmente.
Robert Lembke


I giornalisti non vivono di parole, sebbene talvolta siano costretti a rimangiarsele.
Adlai Ewing Stevenson

La sicurezza del potere si fonda sulla insicurezza dei cittadini.
L. sciascia

sabato 16 ottobre 2010

Sorridi Mondo !


Che fisico....fai bidi bolding?
Posso affliggere questi manifesti?
Riposiamoci e diamoci una rifucilata.
Tomba ha vinto lo slavo gigante.
Al Tg parlavano degli ambientalisti islamici.
Il patè d'animo.
Di fronte a ‘ste cose rimango putrefatto.
Siamo agli antilopi.
Quando muoio mi faccio cromare.
Ho un dolore in mezzo allo sterco.
Purtroppo è nel mio carattere: sodomizzo tutto.
I raggi ultaviolenti.
Anche l'ottico vuole la sua parte.
Anche l'occhio va dalla sua parte.
Spezziamo un'arancia in favore.
Spezziamo un braccio in favore della pace.
Non piangere sul latte macchiato.
Uniamo l'utero al dilettevole.
Arrivano certe zampate di caldo.
Mi son dato la zuppa sul piede.
C'è peluria di operai.
Ha studiato da solo: è un'auto di latta.
Da vicino vedo bene, da lontano sono lesbica.
Sono animali che vivono solo allo stato ebraico

venerdì 15 ottobre 2010

IL SAPERE


Nessuno capisce che il grado del sapere d'un uomo è una funzione del grado del suo essere. Quando il sapere surclassa eccessivamente l'essere, diviene teorico, astratto ... può diventare addirittura nocivo, perché, invece di servire la vita e di aiutare la gente nella lotta contro le difficoltà, un sapere di questo tipo comincia a spiegare tutto: perciò può arrecare soltanto difficoltà nuove, nuovi guai e calamità d'ogni genere che prima non esistevano
G. I. Gurdjieff

giovedì 14 ottobre 2010

Tutto sta nel capire i limiti


«Prenderete un tè con me, vero, questo pomeriggio?»
Certe cose, Bartleboom, le aveva viste solo a teatro.
E a teatro rispondevano sempre: «Sarà un piacere.»
«Un’enciclopedia dei limiti?»
«Sì…il titolo per esteso sarebbe Enciclopedia dei limiti riscontrabili in natura con un supplemento dedicato ai limiti delle umane difficoltà.»
«E voi la state scrivendo…»
«Sì.»
«Da solo.»
«Sì.»
«Latte?»
Lo prendeva sempre col limone, Bartleboom, il tè.
«Sì grazie…latte.»
Una nuvola.
Zucchero.
Cucchiaino.
Cucchiaino che gira nella tazza.
Cucchiaino che si ferma.
Cucchiaino nel piattino.
«La natura ha una sua perfezione sorprendente e questo è il risultato di una somma di limiti. La natura è perfetta perchè non è infinita. Se uno capisce i limiti, capisce come funziona il meccanismo. Tutto sta nel capire i limiti.
Per esempio, è geniale questa cosa che i giorni finiscono. E’ un sistema geniale. I giorni e poi le notti. E di nuovo i giorni. E là dove la natura decide di collocare i propri limiti, esplode lo spettacolo. I tramonti.»
«Ancora un po’ di tè?»
tratto da Oceanomare, Alessandro Baricco

mercoledì 13 ottobre 2010

Non lasciate spazio al pensiero


*Saper ascoltare*

Vi siete mai seduti in silenzio senza fermare l'attenzione su una cosa qualsiasi, senza fare il minimo sforzo per concentrarvi, con
una mente davvero calma? Se lo fate, potete ascoltare i rumori lontani e quelli vicinissimi a voi: siete in contatto coi suoni.
Allora state veramente ascoltando. La vostra mente non si limita a funzionare attraverso un solo insufficiente canale. Quando
ascoltate in questo modo, con grande tranquillità, senza sforzo, scoprite che dentro di voi avviene un cambiamento straordinario,
un cambiamento che non dipende dalla vostra volontà e che si produce senza che voi lo chiediate; è un cambiamento che porta
con sé l'immensa bellezza di una percezione profonda.

*Ascoltare senza schermi*

Come ascoltate? Ascoltate attraverso le vostre proiezioni, le vostre ambizioni, i desideri, le paure, le angosce? Ascoltate
solo quello che volete sentire, solo quello che vi soddisfa o che vi lusinga? Ascoltate solo quello che vi conforta e che attenua
momentaneamente la vostra sofferenza? Se ascoltate attraverso lo schermo dei vostri desideri è ovvio che state ascoltando solo la
vostra voce: state ascoltando solo i vostri desideri. Ma esiste un altro modo di ascoltare? Non è forse importante scoprire come
si possa ascoltare, non solo quello che dicono gli altri, ma qualunque cosa: il rumore della strada, il cinguettio degli
uccelli, lo sferragliare del tram, il fragore delle onde, la voce di vostro marito o di vostra moglie o quella dei vostri amici, il
pianto di un bambino? Ascoltare diventa importante quando smettiamo di proiettare i nostri desideri. Possiamo mettere da parte tutti gli schermi che ci impediscono di ascoltare veramente?

*Il rumore delle parole*

Ascoltare è un'arte che non è facile acquisire, ma che porta con sé bellezza e comprensione profonda. Ascoltiamo dalle profondità
del nostro essere, ma il nostro ascolto è sempre alterato da preconcetti o dai nostri particolari punti di vista. Non siamo
capaci di ascoltare direttamente, con semplicità; in noi l'ascolto avviene sempre attraverso lo schermo dei nostri
pensieri, delle nostre impressioni, dei nostri pregiudizi... Per poter ascoltare ci deve essere calma dentro di noi, un'attenzione
distesa, e non deve esserci il minimo sforzo tendente ad acquisire qualcosa. Questo stato vigile e tuttavia passivo è in grado di ascoltare quello che è al di là dei significati delle parole. Le parole portano confusione; sono solo un mezzo di comunicazione esteriore, ma per trovarsi al di là del rumore
delle parole è necessario ascoltare in uno stato di vigile passività. Coloro che amano sono capaci di ascoltare, ma è estremamente raro trovare chi sia capace di farlo. La maggior parte di noi è troppo occupata a raggiungere degli obiettivi, a ottenere dei risultati; stiamo sempre cercando di andare oltre,
di conquistare qualcosa, così non siamo in grado di ascoltare. Solo chi ascolta veramente può cogliere la melodia delle parole.


*Non lasciate spazio al pensiero*

Avete mai ascoltato il canto di un uccello? Per poter ascoltare, la mente deve essere calma, una calma che non c'entra nulla col
misticismo. Io vi parlo e voi, se volete ascoltarmi, dovete stare in silenzio; non potete farvi ronzare nella testa le idee più
diverse. Quando guardate un fiore, guardatelo senza dargli un nome, senza classificarlo, senza stabilire a quale specie
appartenga; solo così potete guardarlo veramente. Ma farlo è una delle cose più difficili, proprio come è estremamente difficile
saper ascoltare: ascoltare un comunista, un socialista, un politico, un capitalista; oppure vostra moglie, i vostri figli, il vostro vicino, A conducente dell'autobus, il canto di un uccello. Potete ascoltare con estrema semplicità solo quando non date spazio a un'idea o a un pensiero: allora può esserci contatto diretto; e quando siete in contatto, capite se quello che vi dicono è vero o falso. Non avete bisogno di discutere.


*Il vero ascolto porta con sé la libertà*

State davvero ascoltando quando vi sforzate di farlo? E vostro sforzo non è forse una distrazione che impedisce l'ascolto? Dovete forse sforzarvi per ascoltare qualcosa che vi rallegra? Finché la vostra mente sarà impegnata a fare sforzi, a confrontare, a giustificare, a condannare, non potrete rendervi
conto della verità, non potrete vedere il falso per quello che è...
L'atto di ascoltare è completo in se stesso; il semplice atto di ascoltare porta con sé la libertà. Ma a voi interessa veramente ascoltare? Oppure quello che vi importa è intervenire per tentare di modificare la confusione che vi portate dentro? Se ascoltaste... cioè se vi rendeste conto delle vostre
contraddizioni, dei vostri conflitti, senza preoccuparvi di costringerli a entrare in un particolare schema di pensiero, forse questi finirebbero.
Vedete, noi stiamo sempre cercando di essere qualcosa, di raggiungere uno stato particolare; vorremmo fare determinate esperienze ed evitarne accuratamente altre. Ma in questo modo la nostra mente rimane sempre occupata, non è mai tranquilla, non è mai in grado di ascoltare il rumore delle sue lotte e delle sue pene. Siate semplici... non cercate di diventare qualcosa o di aggrapparvi a qualche esperienza.
 

*Guarda intensamente*

Ho l'impressione che tanto l'atto di imparare, quanto l'atto di ascoltare ci risultino straordinariamente difficili. Noi non ascoltiamo mai veramente, perché la nostra mente non è libera; le nostre orecchie sono imbottite di tutta la conoscenza che portiamo sempre con noi, così ascoltare diventa
straordinariamente difficile. Penso - anzi, è un fatto - che se potessimo ascoltare con tutto il nostro essere, con una vigorosa vitalità, allora l'atto di ascoltare diverrebbe un fattore di liberazione. Ma sfortunatamente voi non ascoltate, perché non avete mai imparato a farlo. In fondo, potete imparare qualcosa
solo quando vi impegnate con tutto il vostro essere. Imparate la matematica solo quando vi ci dedicate totalmente; ma se vivete in uno stato di contraddizione, cioè se venite forzati ad imparare mentre non avete alcuna intenzione di farlo, allora l'imparare si riduce ad un vuoto processo di accumulazione.
Quando leggete un romanzo nel quale si muovono innumerevoli personaggi, se volete seguirne le vicende, dovete impegnare tutta la vostra attenzione; non potete pensare ad altre cose. E' di un'attenzione simile che avete bisogno per imparare. Se volete sapere come è fatta una foglia, una foglia di primavera o una foglia d'estate, dovete guardarla per vederne la simmetria, l'intessersi delle fibre, per sentirne la qualità. Una foglia è
viva. In ogni foglia c'è bellezza, vigore, vitalità. Se volete imparare qualcosa che riguardi una foglia, un fiore, una nuvola, un tramonto o un essere umano, dovete guardarli con tutta l'intensità del vostro cuore.

Ascoltare (Jiddu Krishnamurti)

martedì 12 ottobre 2010

"La verità è una terra senza sentieri"



"La verità è una terra senza sentieri". L'uomo non può raggiungerla attraverso nessuna organizzazione, credo, dogma, clero, o rituali, né attraverso lo studio filosofico, o le tecniche psicologiche. Deve trovarla attraverso lo specchio dei rapporti, attraverso il riconoscimento dei contenuti della propria mente e l'osservazione, e non mediante l'analisi intellettuale o la dissezione introspettiva.
Gli uomini hanno costruito in se stessi le immagini della propria sicurezza, religiose, politiche e personali, che si esprimono come simboli idee e credenze. Il loro peso domina il pensiero, i rapporti, la vita quotidiana dell'uomo. Sono la causa dei nostri problemi, perché in qualunque rapporto dividono le persone. La nostra percezione è modellata dai concetti già formati nella mente. Il contenuto della nostra coscienza è la coscienza stessa, ed è comune a tutta l'umanità. La personalità consiste soltanto nel nome, nella forma e nella cultura ricavata dall'ambiente.
La specificità dell'individuo non sta nei fattori superficiali, ma nella totale libertà dal contenuto della coscienza. La libertà non è una reazione, la libertà non è una scelta. E' una pretesa umana pensare che la possibilità di scelta sia libertà. La libertà è pura osservazione senza movente; la libertà non si situa alla fine dell'evoluzione umana, ma nel primo momento della sua esistenza. L'osservazione porta a scoprire la mancanza di libertà. La libertà risiede nella consapevolezza priva di scelta della vita quotidiana. Il pensiero è tempo. Il pensiero nasce dalle esperienze e dalle conoscenze, che sono inseparabili dal tempo. Il tempo è il nemico psicologico dell'uomo. Il nostro agire si basa sul conosciuto e quindi sul tempo, e così l'uomo è continuamente schiavo del passato. Diventando consapevoli del movimento della coscienza, possiamo osservare la divisione tra il pensatore e il pensiero, tra osservatore e osservato, tra il soggetto dell'esperienza e l'esperienza. Scopriremo che questa divisione è illusoria. Allora rimane la pura osservazione, che è intuizione senza residuo del passato. L'intuizione priva di tempo induce un profondo e radicale cambiamento nella mente. La negazione totale è l'essenza della positività. Dove c'è negazione di tutto ciò che non è amore (cioè desiderio e piacere), allora c'è amore, con la sua compassione e intelligenza.
KRISHNAMURTI Jiddu (1985-1986) affermazione fatta nel 1929
Macrho.it

lunedì 11 ottobre 2010

Avviso ai negozianti:con Macrhò Eco borse non compri a scatola chiusa!

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Naviga fra Le categorie : Urban Fashion,Trendy,Elegance Life,Pretty,Funny,Denim,Luxury, scegli il modello e la variante-colore ,riceverai esattamente ciò che hai ordinato!. Le borse saranno nel tuo negozio in 24 ore dal ricevimento dell'ordine!
(Calabria Sicilia Sardegna 3 giorni lavortivi)

venerdì 8 ottobre 2010

Marcegaglia-il Giornale, l’audio delle intercettazioni

Il 16 settembre Rinaldo Arpisella, portavoce di Emma Marcegaglia (presidente di Confindustria), dopo la pubblicazione di un editoriale del direttore del Giornale Alessandro Sallusti dal titolo “Gli italiani vogliono la verità su Fini. Con buona pace della Marcegaglia…”, chiama il vicedirettore del Giornale Nicola Porro che poco prima aveva inviato allo stesso Arpisella il seguente sms: “Domani super pezzo giudiziario sugli affaire della family Marcegaglia”.


Dopo aver parlato con Nicola Porro, vicedirettore del Giornale, Rinaldo Arpisella, portavoce del presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia, e appreso che il quotidiano milanese si occuperà per diversi giorni degli affari del gruppo Marcegaglia, Arpisella contatta Mauro Crippa, responsabile delle relazioni esterne di Mediaset.



Dopo l’intervento di Confalonieri su Il Giornale per bloccare eventuali dossier sulla Marcegaglia, Rinaldo Arpisella richiama Nicola Porro, vice-direttore del quotidiano milanese, che risponde così ad Arpisella: “La signora se vuole gestire i rapporti con noi deve saper gestire eh…”. Il giornalista critica il comportamento di Arpisella e, soprattutto, l’aver fatto chiamare Feltri da Confalonieri.


Fonte:Il fattoquotidiano

L'Italia e lo zio di Sarah


Disoccupata, precaria, troia, vergine stuprata, ministro promosso per l'aspetto, per il culo, ma anche la bocca aiuta, costretta ad accettare avances sul lavoro, preda delle voglie di parenti e delinquenti, uccisa da zii, mariti, amanti, ex compagni, buttata sulla strada da magnaccia, introdotta nei letti dei potenti come una regalia per acquisirne la condiscendenza. Extracomunitaria e minorenne, a migliaia, quasi bambine, carne fresca sui viali di tutte le città, facile conquista di padri di merda e di famiglia nell'indifferenza totale. Miss Italia che mostrano la loro mercanzia in prima serata, ragazze di cui non si ricorderà il sorriso, lo sguardo, ma soltanto il seno, i lombi, l'incavo delle cosce, vallette con i fili interdentali nelle chiappe in tutti i programmi televisivi, seminude anche nella notte di Natale, merce gratta e fotti, a disposizione degli italiani, inconsapevoli aspiranti puttane del piccolo schermo. Sottopagata, quota rosa, residuale, marginale, esclusa dalle scelte, dalla politica, senza diritti civili se non benedetta dalla sacralità del matrimonio, senza una pensione anche se moglie di fatto per una vita, senza asili, senza spazi verdi per i suoi figli, perché i figli sono delle donne, quasi sempre. Corpo e non persona, buco e non spirito. Oggetto di modernariato con labbra a canotto e zigomi da lupa, in vecchiaia simile a una maitresse di antichi bordelli. Plasmata dalle necessità e dal trionfo del membro maschile, signore e padrone della sua vita. Non più persona, ma oggetto, che si può usare, prestare, strangolare, possedere. Un transfert di massa l'ha trasformata da essere vivente a cosa di comune disponibilità, accessibile, che non può negarsi, non ne ha più il diritto. Proprietà privata, ma anche pubblica, da strangolare in caso di rifiuto, nella scala sociale appena al di sopra una bambola gonfiabile, da possedere anche dopo la morte, perché una cosa non è viva e non è morta. E' solo una cosa, una donna, nient'altro che una donna.
Fonte: beppegrillo.it

giovedì 7 ottobre 2010

"Attentato" a Maurizio Belpietro: ecco a voi tutte le stranezze del caso.

"Attentato" a Maurizio Belpietro: ecco a voi tutte le stranezze del caso.

Wi-Fi Free, Internet WIreless Gratuito per tutti!


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“Dossier contro Marcegaglia”, perquisizioni a il Giornale



Alessandro Salluti e Nicola Porro sono indagati dalla procura di Napoli per “concorso in violenza privata” nei confronti del presidente di Confindustria Emma Marcegaglia. L’indagine ruota attorno la presunta creazione di dossier contro di lei. La procura ha per questo disposto perquisizioni nella redazione milanese de il Giornale e nelle abitazioni del direttore de il Giornale e del suo vice.

I decreti di perquisizione eseguiti dai carabinieri sono stati emessi dai pm Vincenzo Piscitelli e Henry John Woodcock e vistati dal procuratore Giovandomenico Lepore. Le perquisizioni sono eseguite dal Noe, il Nucleo operativo ecologico dei Carabinieri, per sequestrare documenti utili alle indagini. Insieme a loro c’è un perito nominato dall’autorità giudiziaria. Stando a quanto riportano le agenzie di stampa, secondo gli inquirenti, i giornalisti avrebbero messo in moto un’attività di dossieraggio, una “fabbrica del fango” simile alla campagna di stampa condotta nell’estate 2009 contro il direttore di Avvenire, Dino Boffo.

L’ipotesi di reato formulata dai magistrati è di concorso in violenza privata. L’indagine sarebbe scaturita da alcune intercettazioni disposte nell’ambito di una diversa inchiesta condotta dai magistrati partenopei. Dalle conversazioni e da un sms sarebbe emersa la presunta intenzione di una campagna di stampa nei confronti della Marcegaglia, che nelle scorse settimane l’imprenditrice aveva criticato l’azione del governo. Proprio lunedì Alessandro Sallusti, che ha assunto la direzione del quotidiano di via Negri dopo l’abbandono di Vittorio Feltri, scriveva: “Abbiamo la certezza che almeno due procure della Re­pubblica, una al Nord e una al Sud, tengono sotto controllo i telefoni e i telefonini di direttori e vicedirettori de Il Giornale. Cioè i nostri. Al momento nessuno di noi è coinvolto in procedimenti giudiziari, nessuno ha ricevuto avvisi di garanzia né è mai stato convocato da alcuna autorità anche solo come testi­mone a conoscenza dei fat­ti”.

Le reazioni – Per Franco Siddi, segretario nazionale della Federazione nazionale della stampa, l’episodio “suscita grave inquietudine quanto sta accadendo in queste ore al Giornale di Milano”: “Non vorremmo che gli interventi in atto assumessero i caratteri del controllo preventivo sulla stampa”.

“La Procura di Napoli sta dando il suo contributo alla libertà di stampa perquisendo il Giornale ed alcuni giornalisti”, ha affermato il capogruppo del Pdl alla Camera, Fabrizio Cicchitto: “Siamo molto curiosi di vedere le reazioni di coloro che sono mobilitati per il disegno di legge sulle intercettazioni. Siamo ancor più curiosi di capire le ragioni e le conseguenze di una iniziativa che ha aspetti devastanti”.
fonte:ilfattoquotidiano.it

il decreto ammazza Wi-fi va abolito

di Federico Mello
 Il Partito Democratico, l'Italia dei Valori, Futuro e Libertà, l'Udc, l'Api di Rutelli. Anche Pdl e Lega Nord dicono: “il decreto ammazza Wi-fi va abolito”. Di tutt’altro parere, invece, i gestori telefonici che vedrebbero ridimensionati i loro introiti per connessioni mobili

Sono d’accordo tutti: il Partito Democratico, l’Italia dei Valori, Futuro e Libertà, l’Udc, l’Api di Rutelli. Al Fatto Quotidiano anche Pdl e Lega Nord dicono: “il decreto ammazza Wi-fi va abolito”. E’ uno schieramento totalmente bi-partisan quello che oggi si dice favorevole all’abrogazione di una norma del decreto Pisanu.
Andiamo con ordine. Oggi durante una conferenza stampa alla Camera dei Deputati è stata presentata una proposta di legge: “L’articolo 7 del decreto-legge 27 luglio 2005, ecc., ecc.; è abrogato”. Tradotto dal burocratese: il Parlamento si muove per abolire l’articolo 7 del decreto Pisanu risalente al 2005. L’estate di cinque anni fa, subito dopo gli attentati alla metropolitana di Londra, l’allora ministro dell’Interno si fece promotore di un decreto legge contro il terrorismo. Il decreto, poi convertito dal Parlamento e tuttora in vigore, contiene anche un articolo relativo ad Internet, il sette: prevede che chiunque si colleghi ad Internet da una connessione pubblica, debba essere identificato. Chi offre una rete aperta (dalle grandi stazioni agli Internet point), invece, deve chiedere un’autorizzazione alla questura, dotarsi di un software costoso che conservi i dati delle connessioni e, infine, chiedere a chiunque si connette un documento d’identità. Risultato: burocrazia soffocante e costi insostenibili. Perciò in Italia è impossibile trovare connessioni libere, a differenza di quanto succede in tutti i paesi sviluppati del mondo.
Ieri, per chiedere l’abolizione di questa norma, hanno convocato una conferenza stampa Paolo Gentiloni del Pd; Luca Barbareschi di Futuro e libertà; Linda Lanzillotta dell’Api di Rutelli. La proposta di abrogazione porta le loro firme. A seguire si è detto favorevole anche Roberto Raho dell’Udc (con dei distinguo ma sostanzialmente favorevole). Non solo: già l’Italia dei Valori in tempi non sospetti si era mossa per l’abrogazione dell’articolo della Pisanu. A sorpresa, anche Mario Valducci, deputato del Popolo della libertà, dice: “Questa proposta di abrogazione può contribuire a migliorare l’accesso alla Rete. Il Pdl – aggiunge – è a favore”. E non è da meno la Lega Nord: “Internet deve essere accessibile – dice Jonny Crosio deputato leghista e membro della commissione Trasporti – siamo favorevoli all’abrogazione dell’art. 7 della Pisanu”.
Alla Camera, quindi, tutti d’accordo. Di tutt’altro parere, invece, i gestori telefonici che vedrebbero ridimensionati i loro introiti per connessioni mobili: “Non credo che quella legge vada abolita”, ha detto nei giorni scorsi l’amministratore di Telecom Italia Franco Bernabè.
Ora la palla passe alle Commissioni. Bisogna capire se della proposta Barbareschi-Lanzillotta-Gentiloni se ne occuperà la commissione Trasporti presieduta proprio da Valducci (è la stessa da cui era passato Pisanu ai tempi della sua approvazione) o la prima commissione Affari Costituzionali, a cui sono delegati i temi di “ordine pubblico”. La decisione spetta alla Presidenza della Camera in base al regolamento di Montecitorio. Una volta in commissione, con questa maggioranza, basterebbe pochissimo per sbloccare le connessioni in Italia: “due mesi al massimo” ha dichiarato Linda Lanzillotta in conferenza stampa.
Inaspettatamente, potremmo avere un bel regalo già prima di Natale. Un regalo che spetta a tutti gli italiani e che permetterebbe all’Italia di fare un piccolo ma significativo passo verso l’innovazione. Per evitare che tutto si blocchi e che la norma rimanga a marcire negli archivi della Camera, qua al Fatto terremo gli occhi aperti e, come sempre, vi terremo informati.