lunedì 31 maggio 2010

WED 2010 World Environment Day. Il 5 giugno è la Giornata Mondiale dell’Ambiente


Il 5 giugno si festeggia la Giornata Mondiale dell’Ambiente (World Environment Day – WED 2010).

Perché?

Per cercare di dare un volto umano all’ambiente, che deve essere inteso come un’entità i cui diritti devono essere tutelati; perché le persone siano coscienti che atteggiamenti e abitudini quotidiane hanno conseguenze dirette sulla natura; perché, consapevoli delle nostre responsabilità, tutti possiamo essere protagonisti del cambiamento.

Istituita nel 1972, la Giornata Mondiale dell’Ambiente è una tra le più grandi manifestazioni consacrategli e uno dei principali mezzi attraverso il quale le Nazioni Unite stimolano la partecipazione mondiale e incoraggiano azioni a titolo personale e collettivo.

Il tema è del WED 2010 è “Many Species. One Planet. One Future.”. Lo slogan richiama l’urgenza di tutelare la biodiversità, per così dire “aggredita” da reiterati comportamenti e stili di vita sbagliati.

Il Paese-icona, scelto per rappresentare la Giornata Mondiale dell’Ambiente di quest’anno è il Ruanda, nel quale, oltre ala presenza di specie rare come i gorilla di montagna, sono state intraprese politiche che tese alla transizione verso la Green Economy.

Alla biodiversità è stato anche dedicato il 2010, proclamato l’Anno Internazionale della Biodiversità, e ci si è prefissati di lavorare collettivamente contro l’estinzione delle specie più a rischio.

WED 2010 - World Environment Day, Giornata Mondiale dell’Ambiente

WED 2010 si propone di essere la più grande celebrazione mai esistita.

Come contribuire?

Basta anche una semplice azione: piantare un albero, andare a lavorare a piedi, riciclare, organizzare una spedizione per pulire il vicinato, non utilizzare sacchetti di plastica per la spesa e spingere gli altri a fare altrettanto…

Voi, cosa farete per il WED?

Attivatevi, organizzate un evento, inseritelo nella mappa mondiale… e pensate all’ambiente ogni giorno, non solo il 5 giugno!

Per avere spunti e idee, controlla la mappa e la lista delle attività programmate.


IL boccone del prete


Sicuramente ci saranno persone che non si preoccupano di come la chiesa impiega i soldi ottenuti dal finanziamento dello stato (o dagli sgravi fiscali), come i fedeli in S. Pietro.
Ci saranno anche, come ovvio, persone che si scandalizzaranno perché il servizio pubblico si permette di fare i conti alla chiesa.
Chiesa che fa tanto del bene ....
Come cittadini di uno stato sovrano, come laici, non possiamo invece non porcela la domanda. Come vengono impiegati i nostri soldi.
Specie in un momento di crisi come quello che viviamo: crisi per cui la nostra classe dirigente (i politici, ma anche la Confindustria) chiede agli italiani dei sacrifici. Sacrifici cui la Chiesa, apparentemente, non è sottoposta.
Infine, non è forse scritto nel Vangelo che bisogna "dare a Cesare ciò che è di Cesare"?
I gioielli dello stato del Vaticano sono lo Ior e il patrimonio immobiliare, gestito dall’ente Propaganda Fide, che a partire dal Giubileo del 2000 è stato gestito da Balducci (il dirigente dei lavori pubblici finito nell’inchiesta sulla "cricca della Ferratella").
Le case che questo ente ha a disposizione sono oggi finite in affitto a vip e politici, con i vecchi affittuari a rischio sfratto. Parliamo di beni per 8 miliardi di euro, con case in pieno centro, come quella in via Gregoriana, dove è finito il produttore di film Ferrero (anche lui nell’inchiesta che coinvolge Balducci, il costruttore Anemone e il figlio di Balducci, novello attore).
Per la prima volta, credo, il Vaticano ha mostrato pubblicamente i suoi bilanci, tramite il cardinale Attilio Nicora, al giornalista Mondani di Report. I tre bilanci sono quello per la Santa Sede, il bilancio dello Stato Città del Vaticano e dell’obolo di S. Pietro.
Il bilancio della Santa Sede è nel 2008 in passivo per 900000 euro.
Lo stato del Vaticano era in positivo di 6,7 milioni nel 2007 e in negativo di 15 milioni nel 2008.
Le principali entrate sono i musei.
Infine l’obolo di S. Pietro, ovvero le offerte al papa: anche queste calate da 94 a 75 milioni (dal 2007 al 2008).
Insomma, c’è un calo delle offerte, c’è un calo delle vocazioni, ma i finanziamenti alla Chiesa, grazie al meccanismo dell’8 per mille, sono aumentate.
L’accordo, firmato da Craxi e Casaroli nel 1985, non è basato sul numero di preti (come inizialmente si voleva fare, ha raccontato il professor Broglio), ma sul reddito Irpef, ovvero sugli stipendi che sono prelevati direttamente in busta paga (perché meglio non fidarsi troppo delle donazioni dei ricchi, si deve essere pensato).
Parliamo di una cifra che è passata da 210 milioni di euro nel 1990, a 1 miliardo e 9 milioni nel 2009.
E alla chiesa finiscono anche il 90% dei soldi non esplicitamente assegnati dagli italiani (per un meccanismo proporzionale); non solo, i soldi che finiscono allo stato, sono in parte destinati anche al mantenimento dei beni ecclesiatici (perché giustamente fanno parte del patrimonio culturale e ambientale del paese).
Ma anche, nonostante i buoni propositi della legge, al finanziamento della guerra (o delle missioni di pace), come avvenuto per la missione in Iraq del 2004.
Come mai l’Italia non fa pubbicità (in concorrenza) per il suo 8 per mille? Forse il principio "libera chiesa in libero stato" vale solo sulla carta?
Inoltre, di questo miliardo:
  • il 20% finisce per opere di carità in Italia e nel mondo
  • il 35% finisce al clero
  • il 45% per esigenze di culto
Questa suddivisione causa molte perplessità, a molti esponenti della curia (lo stesso card. Nicora, Paolo Farinella, parroco di San Torpete a Genova). Ci sono spese che creano molte perplessità: la spesa di 8 milioni di euro in pubblicità e poi concede solo 2 milioni di euro per il terremoto di Haiti e 5 per quello in Abruzzo.
Le esenzioni dell’Ici.
Era stato un mezzo scandalo, nel 2005, l’esenzione concessa dal governo Berlusconi (prima delle elezioni del 2006) agli immibili della chiesa (nonostante la sentenza della Cassazione del 2004, per cui l’esenzione valeva solo per fini non commerciali). Poi arrivò anche il beneplacito dell’Unione, col decreto Bersani del 2006: era sufficiente per non pagare le tasse, che l’immobile non fosse esclusivamente a fini commerciali.
Poi ci sono gli sconti per luce e acqua; lo sconto sulle imposte per le donazioni; l’articolo 119 sulla legge per le imposte. I finanziamenti per le scuole e gli ospedali privati della chiesa. Si potrebbe vedere una concorrenza sleale (in effetti ci sono ricorsi dei comuni): il comune di Roma perde così 60 milioni di euro (in totale parliamo di 400 milioni per le casse dei comuni).
In tempo di crisi si potrebbe togliere questo privilegio: quando nel 2008 Marrazzo iniziò a tagliare i posti per le strutture private, fu convocato dal papa che gli ingiunse di non tagliare nulla.
Il budget del campus biomedico è rimasto.
Ci sono altri vantaggi fiscali: ogni anno 500 milioni lo sconto di Ires e Irap, 600 milioni l’elusione fiscale legalizzata del turismo cattolico.
250 milioni per il finanziamento dei grandi eventi. Inoltre il mancato incasso dell’Ici si può stimare fra i 400 e 800 milioni di euro e in sede Europea ci sono cause per concorrenza sleale. Certo è che impossibile fare i conti in tasca alla chiesa, ed è un fatto che nessun popolo cattolico paga così tanto il costo di una religione. C’è da dire però che la chiesa italiana supplisce alle carenze dello stato nell’assistenza ai più poveri e più deboli, una funzione che svolgono soprattutto le parrocchie, poi man mano si sale di grado e la carità si confonde con l’impresa.

L’anno scorso a l’Aquila c’è stato il terremoto, 308 i morti, oggi 14.500 persone stanno nelle nuove case costruite dal governo, 2.000 vivono ancora nei moduli provvisori, 3.600 sono ancora negli alberghi e 26.000 gli sfollati.
Su come viene gestita l’assistenza, Mondani ha riportato i casi dell’Aquila.
La casa dello studente costruita con i soldi della Regione Lombardia e data in gestione alla Curia. I 35 milioni arrivati con le offerte, che dovevano finire in opere di socializzazione (i caffè, le edicole, per gli abitante delle case di B.), finiti invece in centri pastorali, su altri terreni comprati a parte.
Poi ci sono i preti nei container, come Don Ramon Mangili, che han voluto rimanere a fianco degli sfollati nei campi. Una chiesa dalla doppia faccia, sembrerebbe.
Da una parte la chiesa che vive a fianco della popolazione.
Dall’altra situazioni come Don Bancomat, finito dentro l’inchiesta sugli appalti del G8. L’anima commerciale della chiesa non nasce oggi: i rapporti con imprenditori e banchieri risalgono ben indietro nel tempo.
Come i rapporti con Angelo Balducci, risalenti al Giubileo, costato 2 miilardi di euro.
Come i rapporti di Marcinkus (e lo Ior) con Calvi e Sindona.
Come i rapporti con imprenditori come Enrico Nicoletti (considerato il cassiere della banda della banda della Magliana), che nell’intervista veniva sconsigliato dal figlio a parlare di Andreotti.
Nicoletti che, via cardinal Poletti, fece pressioni per l’acquisto della villa degli "Oblati della Madonna" a Roma a viale di Porta Ardeatina.
Cardinale Poletti che autorizzò la sepoltura di Enrico De Pedis in S Apollinare.
Ma di fronte a queste obiezioni, queste storie, il cardinale Nicora racconta di come "anche la comunità degli apostoli sbagliò amministratore, che si chiamava Giuda".
E inoltre, che "la chiesa è l’oggetto della nostra fede".
Frase che, di questi tempi in cui la Chiesa combatte la difficile battaglia contro il male della pedofilia, suonano un pò come una debole difesa.
Di fronte alle attività della cricca (al vaglio della magistratura, come si dice), di fronte alle attività poco caritatevoli dello Ior, oggi come nel passato, è dovere del cittadino sapere.
PAOLO MONDANI FUORI CAMPO
Il bancomat dello IOR è in latino. Ti accoglie con "Carus exspectatusque venisti", tradotto: siete i benvenuti. La videata successiva dice: "Inserito scidulam quaeso ut faciundam cognoscas rationem". Tradotto: "inserisci per favore la scheda, per accedere alle operazioni consentite". Seguono quattro opzioni: "deductio ex pecunia", il prelievo, "rationum aexequatio", il saldo attuale, "negotium argentarium", l’elenco dei movimenti e infine, ad operazione completata si legge: "retrahe scidulam deposita", per riavere la tessera bancomat.
A quel punto non escono "sesterzi", ma euro.

MILENA GABANELLI IN STUDIO
Non è un latino per puristi ma molto efficace. Allora a ottobre del 2008 il papa ha dichiarato: “vediamo nel crollo delle grandi banche che i soldi scompaiono, sono niente e tutte queste cose che sembrano vere in realtà sono di secondo ordine”. A febbraio di quest’anno: “anche fra gli uomini di chiesa, specialmente tra chi è investito di responsabilità, allignano i mali del carrierismo e della ricerca del potere personale”. Forse anche per questo che i preti di frontiera sono sempre meno e sempre più soli nelle loro parrocchie. E’ urgente che alle parole seguano i fatti perché già noi abbiamo perso il senso del limite e smarrito il confine tra ciò che è lecito e ciò che non lo è, se lo perde anche la chiesa non resta più niente.
Una richiesta: abolite il titolo di “gentiluomo di sua santità”, perché viene subito in mente un furbo, con rispetto per chi non lo è.
Fonte: agoravox

MACRHO' moda ecologica alteneriva e solidale

domenica 30 maggio 2010

SAN FRANCESCO UN RIVOLUZIONARIO


I milioni di italiani che in questi decenni hanno lavorato sodo, per salari e stipendi modesti, e che adesso si sentono intimare dal governo “è arrivata l'ora dei sacrifici duri” come se fossero loro i responsabili della crisi, si domandano come in una vecchia canzone dei Rokes: Ma che colpa abbiamo noi?. È tutta la vita che facciamo sacrifici, che cosa si pretende ancora da noi? Diteci chi sono i veri responsabili perché abbiamo il diritto di farli a pezzettini. E qui viene il difficile. Responsabile è l'attuale governo? È poco credibile perché, per quanto possa aver commesso errori, è alla guida del Paese da soli due anni. È allora colpa del governo precedente? Meno ancora, in fondo Padoa Schioppa, senza fare il chiasso di Tremonti, un paio di misure per riassestare i nostri conti pubblici le aveva prese. Bisogna quindi risalire agli '80, gli anni della "Milano da bere" (per la verità a berla erano solo i socialisti), delle pensioni baby, delle pensioni d'oro, delle pensioni di invalidità false, delle pensioni di vecchiaia fasulle, delle casse integrazioni protratte all'infinito e insomma degli sperperi di denaro pubblico perpetrati, ai fini del voto di scambio, da tutti i partiti, ma principalmente da quelli di governo, Dc e Psi. Ma oggi è impossibile chiedere il conto all' "esule" di Hammamet o agli ectoplasmi di Andreotti e Forlani. Ma la crisi non dipende solo dalle nostre sciagurataggini. Tanto è vero che anche Paesi serissimi, come la Germania, devono fare "sacrifici duri". La causa più profonda si chiama globalizzazione. La globalizzazione, che inizia con la Rivoluzione Industriale e arriva a piena maturazione negli ultimi anni con l'acquisizione al modello di sviluppo occidentale di quasi tutti i Paesi del mondo (quelli che non ci stanno, come l'Afghanistan talebano, li bombadiamo) è, in estrema sintesi, una spietata competizione fra Stati che passa per il massacro delle popolazioni del Terzo e del Primo mondo. Prima ha distrutto i più deboli Paesi terzomondisti (l'Africa nera, per esempio) ma adesso intacca anche i più forti Paesi industrializzati. Il paradosso della globalizzazione è che arricchisce in teoria le Nazioni (che, per competere, si dotano di più infrastrutture, più aeroporti, più autostrade, più trafori, eccetera) ma impoverisce le loro popolazioni o, comunque, sempre per competere, le costringe a lavorare di più e guadagnare di meno. A fare "sacrifici duri". La globalizzazione è ritenuta un processo irreversibile sia dalla destra che dalla sinistra internazionali. Bill Clinton a un Forum del 1998 dichiarò: “La globalizzazione è un fatto non una scelta politica”. E Fidel Castro nello stesso Forum: “Gridare abbasso la globalizzazione equivale a gridare abbasso la legge di gravità”. Invece il processo di globalizzazione, come tutte le cose umane, può essere invertito o almeno, in attesa di mandarlo definitivamente all'inferno, contenuto. Come? Con l'autarchia, concezione squalificata perché fu del fascismo. È chiaro che oggi, a differenza degli anni Venti o Trenta, nessun Paese, da solo, può essere autarchico. È possibile invece, solo che lo si voglia politicamente, un'autarchia europea. L'Europa ha popolazione, mercato, risorse, know how sufficienti per essere autarchica. aturalmente questo avrebbe dei costi, molti prodotti diverrebbero inaccessibili e la ricchezza complessiva del Continente, ma probabilmente non delle sue popolazioni, diminuirebbe. Ma noi non abbiamo bisogno di ingurgitare altri prodotti, di inventarci nuove scemenze tecnologiche, di nuove "linee di beauty per cani" ma di smagrire, e di molto, e semmai di distribuire più equamente la ricchezza rimasta. San Francesco, che predicava la povertà oltre che l'armonia con la Natura, è oggi più rivoluzionario e attuale del vecchio Marx.

giovedì 27 maggio 2010

DISOBBEDIENZA CIVILE ALLA LEGGE BAVAGLIO (ARRESTATECI TUTTI)




Data la gravità della situazione, riteniamo necessario non lasciare nulla di intentato, e vi esortiamo a inviare il seguente messaggio al Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per chiedere di non firmare il ddl Alfano sulle intercettazioni.

1) copia il messaggio
2) clicca sul link
https://servizi.quirinale.it/webmail/
3) incolla il messaggio
4) inserisci i tuoi dati (impiegherai qualche secondo, ma è per una giusta causa)
5) clicca su invia
6) riceverai poi un’email sul tuo indirizzo di posta elettronica dal Segretariato Generale della Presidenza della Repubblica: clicca sul link contenuto nell’email per confermare l’invio


Oggetto: scegliete voi il testo dell’oggetto per evitare che le email vengano bloccate come spam

Qua trovate la messaggistica del Quirinale dove scrivere semplicemente e direttamente al Presidente.

https://servizi.quirinale.it/webmail/


FATE GIRARE IL PIU' POSSIBILE QUESTO MESSAGGIO ED INVITATI TUTTI I VOSTRI AMICI A PARTECIPARE A QUESTO GRUPPO.

***

Gentile Signor Presidente,

Le scrivo per chiederLe di non promulgare la legge sulle intercettazioni, che, a quanto pare, verrà approvata dal Parlamento in tempi inspiegabilmente rapidi (si tratta realmente di una priorità per il nostro paese?). Ritengo questo provvedimento lesivo del mio diritto di essere informato perché i cittadini hanno il diritto di sapere e di essere correttamente informati! I diritti di espressione e di informazione non possono essere sacrificati in nome della tutela del diritto alla riservatezza. La tutela della privacy non si persegue imbavagliando la stampa e l’editoria, e neppure limitando le intercettazioni perché, così facendo, si ostacola il prezioso lavoro della magistratura e delle forze dell’ordine nella loro quotidiana lotta alla criminalità. Se effettivamente si vuole regolamentare le intercettazioni, si preveda l’introduzione di una “udienza-filtro”, cioè la possibilità per il magistrato di sottoporre ad un ulteriore stralcio i testi delle intercettazioni e degli altri atti portati a conoscenza delle parti, per secretare quei passaggi che riguardino terze persone estranee all’inchiesta o anche gli stessi indagati, ma per aspetti privati non essenziali all’indagine. Ma non si privi mai l’opinione pubblica del diritto di conoscere e di capire.
Si sente spesso dire che il Parlamento è lo specchio della società. Bene, lo si sappia chiaramente: moltissimi cittadini, dei più diversi orientamenti politici, considerano il ddl Alfano una vera e propria censura. I nostri rappresentanti politici non possono in alcun modo arrogarsi il diritto di censurare la stampa, perché è l’unico strumento che permette a noi cittadini di verificare il loro operato. Tutta la classe politica italiana deve tenere ben presente che, in democrazia, gli eletti sono tenuti a rendere conto di ciò che fanno agli elettori. E, nelle vesti di amministratori pubblici, i politici hanno il dovere della trasparenza.

Mi rivolgo quindi a Lei, il garante della Costituzione, affinché a tutti i cittadini italiani vengano assicurati i diritti di espressione e di informazione, quegli stessi diritti che la Corte Europea dei diritti dell’uomo ha definito prevalenti sul diritto alla riservatezza.

Il divano della Dandini scompare lentamente

Da quattro serate a una e dopo marzo nessuna: lo dice il palinsesto per la prossima stagione

Ricordate? “Una trasmissione pagata con i soldi pubblici si diletta nell'avere come unico bersaglio il governo e l'aggredisce”. Silvio Berlusconi, consiglio dei ministri, 6 maggio scorso. I dirigenti Rai hanno preso appunti e, per esaudire i desideri del capo, cancellano Parla con me dai palinsesti per la prossima stagione. Un azzeramento graduale di Serena Dandini: dalle quattro abituali puntate a una (fino a marzo) sino alla scomparsa totale. I programmi di satira e informazione entrano, escono, rientrano nelle bozze in lavorazione, eppure il silenzio di un vicedirettore generale, influente come Antonio Marano, vale un capitolo di epica: “La Dandini? Altra domanda”. E poi da viale Mazzini cercano la scusa perfetta: “Sapete che dobbiamo celebrare i 150 dell'Unità d'Italia?”. Una motivazione valida per scansare la Dandini e accogliere Giovanni Minoli, super coordinatore delle feste e della storia. Il meccanismo è scientifico: prevedere uno spazio, poi cercare il posto. Il Consiglio di amministrazione ha votato all'unanimità un contratto regale per Minoli - otto milioni di euro l’anno da spendere (due di stipendio) – e il pacchetto di serate da piazzare qui e lì. Meglio se lì: nell'ex tele Kabul, l'unico canale da espugnare e bonificare.

Le trame della Rai stravolgono i progetti di
Antonio Di Bella, il direttore di Raitre che aveva previsto quattro serate per la Dandini. La penultima parola spetta a Mauro Masi e alla compagnia di giro che da settimane compila i palinsesti: “L'ultima è in esclusiva per Di Bella – avvisa Loris Mazzetti, capostruttura della rete – perché devono rispettare le sue priorità. Se l'azienda dovesse imporsi, devono aspettarsi una dura reazione”. Forse lasciare l'incarico, consegnare una lettera di dimissioni? “Non possiamo dimenticare – conclude Mazzetti - il recente attacco di Berlusconi: un tempo l'azienda avrebbe difeso una sua dipendente per la sua stessa sopravvivenza”.

Piccoli editti crescono. Altra dimostrazione della (ferrea) memoria in Rai. Primo incontro tra
Paolo Ruffini (predecessore di Di Bella) e Mauro Masi, il direttore generale fa una battuta per ingannare con il sorriso un'altra richiesta di Berlusconi: “Quel comico bergamasco non mi piace”. Masi citava Enrico Bertolino, un suo personaggio (un muratore bergamasco), per staccare la spina a Glob, l'osceno del villaggio. “Ci saremo? Chissà. – dice Bertolino – Le impressioni sono negative, il clima non è bellissimo. Glob può vantare ottimi risultati, la media dell'undici per cento di share: positivo per l'orario notturno, no? Abbiamo costi bassissimi, usiamo persino la scenografia di Che tempo che fa, ma io comincio a guardare altrove. C’è sempre il teatro...”. Identica domanda e identica risposta di Marano: “Bertolino? Vuole sapere altro?”. L'ex direttore di Raidue ha preparato vari palinsesti da visionare, nel fine settimana, Masi prenderà martello e chiodi. Fisserà il futuro della Rai: “Noi parliamo per ipotesi. Dipende da Masi e dalla concorrenza: se Mediaset fa una mossa – frena Marano – noi dobbiamo replicare di conseguenza”. Pessime indiscrezioni per Porta a Porta: possibile riduzione delle serate – da quattro a tre – per anticipare l'inizio di mezz'ora. Un compromesso per raggirare la perdita d'ascolti della Terza Camera presieduta da Bruno Vespa: dal 2008 a oggi, ovvero dal ritorno di Berlusconi a palazzo Chigi, Porta a Porta ha perso oltre 5 punti di share. Strategie aziendali: via Parla con me e Glob che crescono, deroga eterna per chi appassisce. E Marano che fa i conti: “Noi vinciamo sempre contro Mediaset”.



Fonte:Da il Fatto Quotidiano del 26 maggio

mercoledì 26 maggio 2010

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martedì 25 maggio 2010

Santoro, il dito e la luna



di Paolo Butturini*

La questione della libertà di stampa schiacciata dal caso 'Annozero' e dalle dichiarazioni del giornalista. Ma davvero pensiamo sia questa la strada per scardinare il sistema a reti unificate?

Non di solo Santoro vive l’informazione. Sono stato fra quelli che hanno sostenuto con entusiasmo e convinzione l’esperimento di Raiperunanotte, ma nel dibattito seguito alle dichiarazioni del conduttore di Annozero, c’è un tasso insopportabile di autoreferenzialità. Davvero pensiamo che risolti i problemi di una trasmissione avremo scardinato il regime a reti unificate? E che ne sarà di tutti i colleghi che nei quotidiani, nelle testate televisive, nei siti, grandi o piccoli che siano, combattono ogni giorno con profondo senso del dovere la stessa battaglia per la libertà di informazione senza averne alcunché in cambio, né da un punto di vista della popolarità, tanto meno da un punto di vista economico? Che fine faranno i redattori di Annozero a cui la Rai non applica il contratto giornalistico, ma senza i quali non ci sarebbe alcuna trasmissione, alcuna inchiesta, alcuna docufiction? Mi torna in mente la poesia di Bertolt Brecht “Domande di un lettore operaio”: “Cesare sconfisse i Galli. Non aveva con sé nemmeno un cuoco?”.

Non mi interessa polemizzare sui compensi di Santoro, su questo ha ragione lui, siamo in un libero mercato capitalistico e non c’è alcuno scandalo se un grande professionista, che fa ascolti e attira pubblicità, vede riconosciuto il suo apporto. Ma ci sono battaglie come quella dei colleghi di RaiNews che rischiano di scomparire e non ho sentito da Michele Santoro parole di solidarietà e di difesa di quello che dovrebbe essere il fiore all’occhiello dell’informazione del servizio pubblico. Un canale che viene penalizzato perché il competitor privato, Mediaset, sta per varare la sua testata “all-news” e non vuole altra concorrenza, dovendo già affrontare quella di Sky. E che dire dell’annosa questione del mercato pubblicitario nel quale i quotidiani nazionali sono ormai confinati a un modesto 15% della torta, divorata per oltre il 60% dalle tv e dentro a queste da un dominus assoluto che ancora una volta si chiama Mediaset?

I giornalisti, in queste settimane, sono chiamati a rinnovare i consigli regionali e nazionale dell’Ordine. È una battaglia che non ci interessa? Oppure passa anche per gli istituti, se pur un po’ obsoleti, di questa categoria, la riscossa della libertà? Immaginate che accadrebbe se a governare l’ordine, al posto dell’attuale vertice già troppo silente, ci fosse addirittura un sostenitore ddl Alfano: chi è iscritto o si sta per iscrivere all’albo, dovrebbe rinunciare di fatto a tutelare la propria autonomia e il diritto dei cittadini a essere informati.

Insomma, la questione della libertà di informazione è un po’ più complessa e stratificata della sorte di Anno-zero. Combatterò, come modestamente ho fatto finora, perché Santoro possa continuare a fare liberamente il proprio lavoro. Mi aspetto che lui faccia altrettanto, non soltanto sul versante dello specifico televisivo, ma anche sostenendo la lotta e il lavoro di tutti quei colleghi che, pur precari o negletti, tengono la schiena dritta e la testa sgombra.

*segretario dell’Associazione Stampa Romana

Da il Fatto Quotidiano del 25 maggio

ALESSANDRO BERGONZONI - W l'Italia, desta o assopita


La performance di Alessandro Bergonzoni al Festival del giornalismo d'inchiesta di Marsala 2010

Ondeggia oceano

George Gordon Byron – "Ondeggia, oceano"

Ondeggia, oceano nella tua cupa
E azzurra immensità
A migliaia le navi ti percorrono invano;
L'uomo traccia sulla terra i confini,
Apportatori di sventure,
Ma il suo potere ha termine sulle coste,
Sulla distesa marina
I naufragi sono tutti opera tua,
È l'uomo da te vinto,
Simile ad una goccia di pioggia,
S'inabissa con un gorgoglio lamentoso,
Senza tomba, senza bara,
Senza rintocco funebre, ignoto.

Sui tuoi lidi sorsero imperi,
Contesi da tutti a te solo indifferenti
Che cosa resta di Assiria, Grecia, Roma, Cartagine?
Bagnavi le loro terre quando erano libere e potenti.
Poi vennero parecchi tiranni stranieri,
La loro rovina ridusse i regni in deserti;
Non così avvenne, per te, immortale e
Mutevole solo nel gioco selvaggio delle onde;
Il tempo non lascia traccia
Sulla tua fronte azzurra.
Come ti ha visto l'alba della Creazione,
Così continui a essere mosso dal vento.

E io ti ho amato, Oceano,
E la gioia dei miei svaghi giovanili,
Era di farmi trasportare dalle onde
Come la tua schiuma;
Fin da ragazzo mi sbizzarrivo con i tuoi flutti,
Una vera delizia per me.
E se il mare freddo faceva paura agli altri,
A me dava gioia,
Perché ero come un figlio suo,
E mi fidavo delle sue onde, lontane e vicine,
E giuravo sul suo nome, come ora.

Parte la spedizione "Arctic Under Pressure"






International — Parte la spedizione "Arctic Under Pressure", a bordo della nostra nave "Esperanza". In collaborazione con una troupe di scienziati dell'istituto di ricerca tedesco IFM-GEOMAR verranno studiati i problemi legati all'acidificazione del mare, allo scioglimento dei ghiacciai e all'espansione a nord della pesca industrializzata.

L'Esperanza opererà nei dintorni dell'Arcipelago delle Svalbard nel mar Glaciale Artico e concluderà la sua spedizione a metà settembre.

Muniti di oltre trenta tonnellate di apparecchiature, gli scienziati condurranno, tra il 27 maggio e il 12 luglio, un esperimento unico nel suo genere: simuleranno nel territorio di Kongsfjord le future condizioni del processo di acidificazione del mare, riproducendo un aumento di C02 all'interno di nove contenitori – mesocosmi - che isoleranno una colonna d'acqua alta 17 metri, con c.a. 40 metri cubi di volume.

L'itinerario della spedizione 'Arctic under pressure'.
L'itinerario della spedizione 'Arctic under pressure'.

Il processo di acidificazione degli oceani è causato dall'aumento dei livelli di CO2 dovuto all'utilizzo di combustibili fossili e alla distruzione delle foreste. Gli oceani assorbono ogni anno circa otto miliardi di tonnellate di CO2 e diventano acidi come una bevanda gassata.

In un ambiente acido, le strutture calcaree di molti organismi marini diventano instabili: questo potrebbe minacciare la sopravvivenza di plankton, coralli e altre specie marine come molluschi e crostacei.

Nella seconda fase della spedizione, dall'8 giugno al 6 luglio, monitoreremo l'espansione delle attività di pesca in aree che fino a pochi anni fa non erano accessibili, per la presenza dei ghiacci. La pesca intensiva, e in particolare la pesca a strascico, rischia di distruggere gli ultimi fondali marini intatti dell'emisfero nord.

Nell'ultima fase, da agosto a metà settembre, un team coordinato dal fisico Peter Wadhams, professore di fisica degli oceani all'Università di Cambridge concluderà gli studi, effettuando una serie di test volti a stabilire lo spessore dei ghiacci nel mar Glaciale Artico e la velocità a cui si sciolgono.

Gli effetti cumulativi delle attività umane stanno mettendo in pericolo l'Artico: invece di proteggerlo, gli Stati si stanno facendo la guerra per arraffare quanto più possibile. Chiediamo una moratoria sulle attività umane nell'Artico, fino a quando non sarà negoziato un Accordo Internazionale per la tutela del Polo Nord.

lunedì 24 maggio 2010

IL Profeta Battiato



“Povera Patria, schiacciata dagli abusi del potere, di gente infame che non sa cos’è il pudore, si credono potenti e gli va bene, quello che fanno e tutto gli appartiene. Tra i governanti quanti perfetti e inutili buffoni, questo paese devastato dal dolore, ma non vi danno un po’ di dispiacere quei corpi in terra senza più calore”.

Povera Patria di Franco Battiato

Report, Gabanelli contro la legge bavaglio: "Fatevi sentire"!



«Se non siete d'accordo con questo provvedimento, fatevi sentire nelle sedi competenti perché presto sarà legge». Si è concluso così un breve appello lanciato da Milena Gabanelli, prima della sigla di apertura della puntata di domenica di "Report" su Rai3, in cui la conduttrice ha spiegato le possibili conseguenze del disegno di legge sulle intercettazioni in corso di approvazione da parte del Parlamento: «Se la legge fosse già in vigore, per esempio non sapremmo nulla dello scandalo che riguarda i grandi appalti». La giornalista ha poi ricordato che il provvedimento prevede che gli autori delle registrazioni e delle riprese effettuate senza il consenso dei diretti interessati rischieranno fino a 4 anni di carcere, a meno che non si tratti di giornalisti professionisti. «Distinzione sottile ma di sostanza perché una buona parte dei giornalisti che lavorano nei programmi di inchiesta sono iscritti all'albo dei pubblicisti: non potranno più entrare dentro gli ospedali e documentare come certi medici trattano i pazienti oppure dentro i cantieri dove vengono violate le norme che riguardano la sicurezza sul lavoro». «Siccome un'informazione completa serve a scegliere in libertà e i destinatari di questa informazione siete voi - ha concluso Milena Gabanelli -, valutate, se non

venerdì 21 maggio 2010

Il segreto dei prezzi bassi di Ryanair? I milioni di euro in contributi che estorce agli aeroporti

Ryanair vola grazie ai sussidi

The Irish Times Dublino
L'amministratore di Ryanair  Michael O'Leary a una conferenza stampa a Francoforte.

L'amministratore di Ryanair Michael O'Leary a una conferenza stampa a Francoforte

La compagnia irlandese prospera grazie agli ingenti contributi degli aeroporti regionali europei. I concorrenti, come Lufthansa e Air France, la accusano di ricorrere a metodi discutibili, ma al momento non possono farci niente.

Per la rabbia di Lufthansa e la soddisfazione di Ryanair, gli abitanti della città tedesca di Lubecca hanno recentemente approvato che i contribuenti continuino a versare i sussidi necessari a mantenere aperto per almeno altri due anni il loro scalo, chiamato Hamburg da Ryanair. La compagnia aerea tedesca aveva invece esortato i cittadini ad anteporre al vettore irlandese asili, scuole e ospedali.

Per Lufthansa, l’aeroporto è soltanto uno dei 200 aeroporti regionali dell’Unione Europea sui quali Ryanair fa affidamento per attrarre sui suoi registri contabili centinaia di milioni di quelli che Lufthansa definisce “sussidi discutibili”. Come dice un portavoce della compagnia aerea tedesca, “se venissero meno tutti i sussidi aeroportuali e i versamenti a Ryanair, la sua situazione economica sarebbe molto diversa”.

I giornali francesi quantificano in 35 milioni di euro per la sola Francia e 660 milioni di euro in tutta la Ue gli importi dei sussidi ricevuti da Ryanair. Ma finché non saranno concluse le indagini dell’Ue sui presunti illeciti, ci si può basare su un’unica cifra: 35 milioni di euro documentati dai controlli condotti dalle autorità locali in vari aeroporti della Francia. Le revisioni contabili sono rappresentative – secondo quanto affermano Lufthansa e Air France/Klm – di quello che Ryanair incassa in molti degli oltre 200 aeroporti regionali d’Europa.

Gli aeroporti finanziati dai contribuenti municipali e regionali forniscono tanti sussidi e servizi gratuiti che il flusso di contanti al netto è sempre a favore di Ryanair. Non solo alcuni aeroporti hanno fornito gratuitamente personale a Ryanair per i banchi del check-in, ma hanno anche pulito i suoi aerei senza chiedere alcun compenso. Spesso i vettori Ryanair atterrano gratuitamente e laddove esistono delle tariffe da versare sono spesso azzerate dall’ingente “contributo marketing” richiesto dalla compagnia.

Questo accordo implica che in cambio di milioni di euro in contanti, gli aeroporti e le regioni interessate ricevono la promessa che il sito web di Ryanair e le riviste distribuite a bordo faranno loro pubblicità. Le verifiche, tuttavia, hanno rivelato che la maggior parte dei contanti finisce dritta negli utili di Ryanair.

In alcuni casi i sussidi netti sono arrivati a 32 euro a passeggero, per esempio a Rodez, un aeroporto francese dove Ryanair ha beneficiato di almeno 3,2 milioni di euro tra il 2004 e il 2006 per appena tre voli a settimana. Al più trafficato aeroporto di Beauvais (come Ryanair chiama lo scalo di Parigi), i sussidi a passeggero tra il 2001 e il 2006 sono stati di appena 9 euro, ma complessivamente gli aiuti sono arrivati a ben 28,6 milioni di euro. Alcuni aeroporti possono permettersi a stento questi contributi: a Bergerac, Ryanair ha incassato 2,3 milioni di euro in sussidi da uno scalo che per evitare la bancarotta deve richiedere esso stesso sovvenzioni all’amministrazione locale pari ad almeno 500mila euro.

Braccio di ferro con la Commissione

Nel 2008 il consiglio generale di Charentes, che gestisce l’aeroporto Angoulême, ha acconsentito a versare a Ryanair circa un milione di euro l’anno in tre rate, ma quando ha versato gli ultimi 225mila euro dovuti quest’anno si è sentito chiedere da Ryanair altri 175mila euro. L’unica alternativa è stata ritirarsi dall’accordo. Anche altri aeroporti hanno subito tattiche simili da parte di Ryanair, che cerca non soltanto di continuare a incassare sussidi, ma addirittura di aumentarli.

Oggi gli aeroporti che si rifiutano di pagare sono cancellati dalla lista degli scali serviti dalla società low-cost nell’arco di una notte, e nel giro di pochi giorni Ryanair è capace di riprendere le proprie attività in qualche altro scalo nelle vicinanze. Ryanair può farlo senza problemi, in quanto non ci sono limiti ai sussidi ai quali una compagnia aerea può aver diritto in una regione, né vi è obbligo alcuno di restituirli qualora il servizio fosse cancellato.

Gli sforzi per limitare questa corsa ai sussidi hanno subito un colpo inaspettato nel 2008, quando Ryanair ha vinto un ricorso in appello contro la decisione della Commissione europea che aveva decretato illegali i sussidi che Ryanair incassava a Charleroi. La compagnia afferma che di conseguenza anche tutti gli altri sussidi e servizi sono legali. Fonti interne alla Commissione affermano invece che l’ordinanza di Charleroi è stata emessa in seguito ad alcuni gravi errori procedurali.

Fino a questa primavera, quando si è insediata la nuova Commissione, la concorrenza tra le compagnie aeree e le questioni relative agli aiuti statali erano in buona parte di pertinenza del Direttorato dei trasporti. Ora che il commissario europeo alla concorrenza ha assunto le sue funzioni le cose potrebbero cambiare. Secondo Lufthansa ciò significa che la mezza dozzina di rimostranze per i sussidi di Ryanair saranno ben presto esaminate.

Nel frattempo, le compagnie aeree sono preoccupate dalla decisione di Ryanair di assumere l'ex commissario europeo per il mercato interno Charlie McCreevy. Con la sua conoscenza illimitata dell’economia europea, sarebbe capace di suggerire le migliori strategie per continuare ad approfittare dei sussidi. La Commissione, dopo aver approvato la sua candidatura, il 5 maggio ha dato segnale di via libera. (ab)

Preservativi brasiliani per salvare le foreste del mondo.


Un nuovo programma ideato dal più grande acquirente al mondo di profilattici di gomma potrebbe incrementare la raccolta della gomma e ridurre la deforestazione.


La reputazione del Brasile quale paese “sexy” risale al lavoro seminale di Gilberto Freyre, che scrisse un resoconto piuttosto idealizzato su come il passato sensuale e promiscuo brasiliano avesse prodotto una bella popolazione inter-razziale. Ai nostri giorni, anche se gli altissimi livelli della disuguaglianza e della violenza contemporanea respingono la sua tesi centrale di una ‘democrazia razziale’, l’immagine del ‘Brasile sexy’ resiste tutt’ora inalterata, nel famoso carnevale di Rio, nei bei corpi in bikini da filo interdentale che adornano le sue spiagge, insomma, nell’immaginario collettivo.

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Ma il Brasile ha anche sviluppato una campagna di anti-HIV/AIDS altamente efficace, che è ha avuto il grande merito di aver impedito il tipo di epidemia che ha devastato altri paesi in via di sviluppo. E c’è riuscito nonostante gli strali della Chiesa cattolica, nonostante l’amministrazione americana – che nell’era Bush aveva tentato di erogare un finanziamento per la salute subordinato a promesse di ‘moralità nei costumi’ da parte dei paesi che li ricevevano- e nonostante le grandi multinazionali farmaceutiche, i cui brevetti sono stati respinti dal Brasile per ridurre il costo dei farmaci antiretrovirali.

Il governo brasiliano è il più grande acquirente unico di preservativi al mondo, con l’importazione di circa un miliardo ogni anno. In Brasile i preservativi sono promossi con pubblicità di alto profilo e una varietà di punti di vendita mirate per raggiungere i gruppi a rischio. Più di recente, il governo ha cominciato a includere i preservativi nel paniere base di prodotti che distribuisce gratuitamente alle famiglie a basso reddito nel quadro della sua strategia di lotta contro la fame. Questo serve a un duplice scopo, dato che c’è un chiaro legame tra pianificazione familiare e la riduzione della povertà.

VATICAN POPEQuando il Papa ha visitato il Brasile, due anni fa, il Presidente Lula ha colto l’occasione di parlare con forza in favore di educazione sessuale e fornitura adeguata di contraccezione per gli adolescenti.

Nel 2008, il governo ha annunciato l’inizio di un nuovo programma per la produzione di profilattici usando gomma ecologicamente sostenibile, in modo da frenare la sua dipendenza dalle importazioni di contraccettivi, fornire posti di lavoro per la popolazione locale e contribuire a preservare la più grande foresta pluviale del mondo. Si è aperto così un nuovo stabilimento, che si trova nello stato nord-occidentale Acri, nel quale si producono 100 milioni di preservativi l’anno. Il lattice viene dalla riserva Chico Mendes, che prende il nome dal celebre raccoglitore di gomma che è stato ucciso dai proprietari di ranch nel 1988.

rubtree13La raccolta della gomma è stato a lungo un modo di vita tradizionale per molti in Amazzonia. È sostenibile perché non uccide gli alberi, ma la gomma è – ahimè – più costosa dei prodotti di sintesi a base di olio, che hanno fatto scendere i prezzi e messo di fatto i raccoglitori di gomma fuori dal mercato.

Per contro, questo progetto portato avanti dal Brasile è sia ecologicamente che economicamente sostenibile, fornirà un reddito a circa 550 famiglie e ridurrà gli incentivi per la deforestazione. Il governo dice che i preservativi sono gli unici al mondo in lattice raccolto da una foresta tropicale.rubtree2

Sistemi analoghi sono anche in corso di sviluppo per la produzione di borse da gomma sostenibile. Treetap, per esempio, ha brevettato un lattice, che vende con proprio marchio, che attesta che i prodotti sono realizzati a partire da gomma naturale su una base di commercio equo e solidale.

La società ha posto la conservazione della foresta pluviale al centro del suo business plan, e collabora a stretto contatto con il raccoglitori di gomma dell’associazione fondata da Mendes.

bandiera_brasile_condomIl ‘Brasile sexy’ è un marchio già consolidato, e se il progetto sostenibile del governo per la produzione di preservativi avrà successo sul mercato interno, allora potrebbe tranquillamente diventare un prodotto per l’esportazione.

Fonte:Marrai A Fura

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Anno Internazionale della Biodiversità


Parlando di biodiversità spesso pensiamo ad immagini affascinanti di animali e piante, ma il ruolo vitale della biodiversità per il benessere umano ed il mantenimento della vita sulla terra ci è meno familiare.
La biodiversità fornisce cibo, acqua, medicine, energia, materie prime e tanti altri servizi vitali per l’uomo e per il pianeta. Sono benefici fondamentali che vengono offerti spontaneamente dagli ecosistemi naturali e dipendono dalla “varietà” che li arricchisce e permette il loro evolversi.

La biodiversità è gravemente minacciata dalle attività economiche insostenibili, così come dalla crescita della popolazione, dai consumi eccessivi, dall’urbanizzazione incontrollata, dallo sfruttamento dei suoli e dalla diffusione di specie invasive.

L’UNESCO è uno dei partner principali del 2010 Anno Internazionale della Biodiversità , proclamato dalla Nazioni Unite per ricordare il ruolo fondamentale della biodiversità e l’urgenza di arrestarne la perdita.

In occasione dell’Anno della Biodiversità la Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO lancia un’iniziativa finalizzata a ricordare che la difesa della biodiversità passa in primo luogo attraverso l’impegno della scuola, dell’università e di tutte le sedi della formazione e della cultura.

Questo è il messaggio contenuto nella Dichiarazione Per una cultura della biodiversità, promossa dalla Commissione Italiana UNESCO in collaborazione con le principali organizzazioni che aderiscono al Decennio ONU per l’Educazione allo Sviluppo Sostenibile : FAO/ERP (Education for Rural People Partnership), Federparchi, Istituto Superiore per la Ricerca Ambientale (ISPRA), Legambiente, WWF, Società Geografica Italiana, tra gli altri.

Testimonial d’eccezione dell’iniziativa è Marcia Theophilo, poetessa brasiliana candidata al Premio Nobel e nota in tutto il mondo per la sua battaglia “poetica” per salvare la foresta Amazzonica.

Dichiarazione “Per una Cultura della Biodiversità”


Comunicato Stampa

Seminario “Per una cultura della Biodiversità”

giovedì 20 maggio 2010

La marea nera arriva sulle coste


International — A quasi un mese dall'esplosione della Deepwater Horizon, il petrolio inizia ad arrivare sulla coste. Il nostro team sul posto – prima di essere allontanato dalla Guardia costiera – è riuscito a documentare con le foto la spiaggia ricoperta da uno strato di catrame denso e viscoso nell'area di South Pass, in Louisiana, vicino alla foce del fiume Missisipi.

Recenti stime confermano le nostre ipotesi che la reale fuoruscita di petrolio sia di ben dieci volte più grande di quanto dichiarato da BP: ecco perché si cerca di nascondere agli occhi dell'opinione pubblica l'entità di questo disastro. Prima avvelenano il mare con i disperdenti chimici per far sparire il petrolio e adesso allontanano chi cerca di monitorare e documentare l'espandersi del disastro.

Sembra che la BP abbia veramente fatto male i sui conti. In documenti ufficiali compilati prima di ricevere l'autorizzazione per queste esplorazioni petrolifere la compagnia affermava, infatti, che era improbabile si verificasse una catastrofe, e che, in caso di disastro, le 50 miglia di distanza dalla costa avrebbero reso altrettanto improbabile un interessamento della costa.

Ma il petrolio è arrivato a terra e a nulla sono valsi i tentativi per arginarlo. È passato più di un mese e il pozzo non è ancora stato chiuso. È ormai sotto gli occhi di tutti che non esistono misure preventive o sufficienti tecnologie di pronto intervento: il rischio delle perforazioni petrolifere offshore è troppo alto per l'ambiente e per le popolazioni.

Eppure è di pochi giorni fa la notizia che i piani della Shell per iniziare perforazioni petrolifere in Alaska stanno andando avanti, mentre anche nel nostro Mediterraneo le richieste di autorizzazioni aumentano, soprattutto in Adriatico e nel Canale di Sicilia.

Fonte: Greenpeace

mercoledì 19 maggio 2010

Si al Nucleare! da parte di Margherita Hack:



Ci sono molte paure anche irrazionali: siamo circondati dalle centrali nucleari. Noi siamo costretti a comprare energia, anche nucleare. Dobbiamo pagarla agli altri perchè siamo completamente dipendenti dall’estero e, se ci fosse un disastro in uno di questi paesi noi avremmo tutti i danni senza averne i vantaggi. Quindi c’e’ molta paura, irragionevole, anche scientifica, per l’energia nucleare, per gli Ogm. Quello per cui invece bisogna essere prudenti è stabilire bene modalità e luoghi dove mettere le scorie. Io sono un’ambientalista so che l’energia nucleare inquinerebbe molto meno dell’energia a petrolio, a metano e a carbone, a cui dovremmo comunque ricorrere, a cui ricorriamo effettivamente visto che non disponiamo del nucleare. Essere a favore del nucleare da un punto di vista scientifico non vuol dire certo essere a favore di Berlusconi.’ Commenta così Margherita Hack, sottolineando il pericolo che corre l’Italia rimanendo legata ad altri paesi produttori di energia. Ricorda la prudenza per le scorie e per lo smaltimento, ma sottolinea che l’ernergia nucleare inquina molto meno rispetto allo sfruttamento di metano e carbone. La temporaneità delle rinnovabili costringerà prima o poi l’Italia verso il nucleare.

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Enel e rinnovabili : il connubio non funziona



Secondo Greenpeace e la Fondazione Responsabilità Etica, che anche quest’anno hanno presenziato all’assemblea annuale degli azionisti di Enel, gli investimenti 2009 dell’azienda nel settore delle rinnovabili sono stati marginali, così come quelli programmati per il decennio.

Dal 2007 Greenpeace collabora con la Fondazione Responsabilità Etica nel presentare analisi critiche all'assemblea annuale degli azionisti Enel. Lo ha fatto anche quest’anno, nel quale si ri-scorpora Enel Green Power, ma invece di focalizzare la propria attenzione esclusivamente sull’impegno dell’azienda nel ritorno al nucleare in Italia, ha volto lo sguardo anche sull'impegno del gruppo nell'aiutare il Paese a raggiungere gli obiettivi europei del 2020 che, alla prova dei fatti, sembra essere molto modesto. Greenpeace ha elaborato un documento che alleghiamo e che contiene specifiche critiche alle politiche industriali dell'azienda.

Greenpeace critica l’ambigua policy di Corporate Social Responsability di Enel che, mentre sul proprio sito web dichiara che lo sviluppo delle fonti rinnovabili è “indispensabile per il rafforzamento del sistema produttivo”, nei fatti, e in particolare nel 2009, registra investimenti in nuovi impianti a energie rinnovabili piuttosto marginali.
Enel mostra infatti una variazione totale netta della capacità produttiva nel 2009 pari a 12 GW, dovuta a nuova capacità installata e a nuove acquisizioni. L’incremento della capacità riguarda per 3,7 GW l’idroelettrico (per la quasi totalità dovuti all’acquisizione degli impianti di Endesa in America Latina), per 2,1 GW impianti a carbone, per 1,9 GW impianti a ciclo combinato e per 3,6 GW olio e gas, oltre a una variazione netta di 720 MW di capacità installata in nucleare, dovuto all’acquisizione di impianti spagnoli.

Sono sostanzialmente invariati gli investimenti in energie rinnovabili diversi dall’idroelettrico: le ‘altre rinnovabili’ raggiungono infatti solo il 3,4% rispetto al totale della capacità installata; in Italia sono invece pari al 2,8%. Di questa, gran parte è relativa al geotermico (671 MW) e quindi, escludendo quest’ultimo, il risultato è ancora più basso. In sintesi, meno dell’1% sul totale della capacità installata 2009 di Enel in Italia è in nuove rinnovabili.

Dal piano strategico 2010-2014 dell’Enel si desume che il contributo dell’azienda, di cui il Governo italiano resta il maggior azionista, ai fini dell’obiettivo nazionale vincolante del 2020 sarà in effetti molto scarso. Dai documenti pubblici disponibili, l’associazione ambientalista desume che Enel potrà coprire meno del 10% della nuova potenza rinnovabile da installare nel Paese per soddisfare gli obiettivi europei.

Un target modestissimo se si pensa che l’azienda elettrica attualmente produce circa il 50% dell’energia rinnovabile, anche se questa quota è per gran parte eredità del XX° secolo.

Fonte: Qualenergia

Fuga fa Facebook





Facebook Let's Day 31 maggio 2010

Se iniziate a scrivere su Google: "come faccio a" il motore suggerirà tra le prime opzioni "cancellarmi da facebook". E la cosa non deve stupirvi più di tanto, visto che uno dei principali problemi del social network ideato da Mark Zuckerberg è quello di rendere difficoltoso l'abbandono del network da parte degli utenti. Il prossimo 31 maggio sarà il Facebook Let's Day, la giornata dell'uscita da Facebook di tutti coloro che lamentano la mancanza di rispetto dei propri dati personali sul social network in blu. Sul sito quitfacebookday.com sarà possibile registrarsi ed impegnarsi insieme agli altri iscritti ad abbandonare definitivamente Facebook il 31 maggio. Li è spiegato come cancellarsi da Facebook con pochi click e, una volta iscritti, verranno inviati dei promemoria per dare via ad un massiccio abbandono del network. L'iniziativa è volta a far sentire a Zuckerberg e soci lo scontento degli utenti per l'utilizzo, per fini meramente commerciali, di tutti i dati e le informazioni personali raccolte su Facebook: l'abbandono combinato di migliaia di account dovrebbe dare a tutti una bella svegliata e rimettere un po di sale in zucca ai gestori del social in blu!

martedì 18 maggio 2010

Terra Futura


Terra Futura è una grande mostra-convegno strutturata in un’area espositiva, di anno in anno più ampia e articolata, e in un calendario di appuntamenti culturali di alto spessore, tra convegni, seminari, workshop; e ancora laboratori e momenti di animazione e spettacolo.

Nata dall’obiettivo comune di garantire un futuro al nostro pianeta – e di farlo insieme –, la manifestazione mette al centro le tematiche e le “buone pratiche” della sostenibilità sociale, economica e ambientale, attuabili in tutti i campi: dalla vita quotidiana alle relazioni sociali, dal sistema economico all’amministrazione della cosa pubblica...

Terra Futura vuole far conoscere e promuovere tutte le iniziative che già sperimentano e utilizzano modelli di relazioni e reti sociali, di governo, di consumo, produzione, finanza, commercio sostenibili: pratiche che, se adottate e diffuse, contribuirebbero a garantire la salvaguardia dell’ambiente e del pianeta, e la tutela dei diritti delle persone e dei popoli.
È un evento internazionale perché intende allargare e condividere la diffusione delle buone pratiche a una dimensione globale; perché internazionali sono i numerosi membri del suo comitato di garanzia, la dimensione dei temi trattati e i relatori chiamati ad intervenire ai tavoli di dibattito e di lavoro; infine, perché lo sono i progetti e le esperienze presenti o rappresentati ampiamente nell’area espositiva, che ospita realtà italiane ed estere.

Numerosi e importanti i consensi raccolti negli anni. Oltre 87.000 i visitatori dell’edizione 2009, 600 le aree espositive con più di 5000 enti rappresentati; 250 animazioni, 200 gli eventi culturali in calendario e 800 i relatori presenti, fra esperti e testimoni di vari ambiti di livello internazionale.
La settima edizione di Terra Futura si svolgerà sempre alla Fortezza da Basso, a Firenze, dal 28 al 30 maggio 2010.

ORARI:
venerdì ore 9.00-20.00
sabato ore 9.30-21.00 (eventi e spettacoli fino alle ore 24.00)
domenica ore 10.00-20.00

Salone del libro Torino


Al Salone del Libro di Torino i nostri oranghi hanno "invaso" lo stand di Feltrinelli. A coprire l'ingresso un telo con una lapide e la scritta "Qui giace la foresta indonesiana". Il silenzio e il disinteresse di Feltrinelli rispetto a fenomeni come la deforestazione e l'estinzione degli ultimi oranghi non è più accettabile.

È dal 2004 che Feltrinelli gioca a nascondino con Greenpeace fingendo di essere interessata ad avere una politica sostenibile e poi non prendendo reali impegni in merito. È giusto che i lettori lo sappiano e ora, con la nostra classifica “Salvaforeste”, abbiamo deciso di mettere a nudo le case editrici proprio nel posto in cui più vorrebbero farsi pubblicità, qui al Salone del libro.

lunedì 17 maggio 2010

Nestlé concede un break alle foreste

Dopo la campagna Kit Kat Killer, Nestlé concede un break alle foreste e agli oranghi.


International — Abbiamo vinto! Oggi Nestlé ha annunciato che non userà più prodotti che provengono dalla distruzione delle foreste tropicali e minacciano la sopravvivenza di molte specie, come l'orango.

Due mesi fa avevamo denunciato che Nestlé usa, per prodotti come KitKat, olio di palma la cui produzione industriale, insieme a quella della carta, è il principale motore della deforestazione delle ultime foreste del Sud Est Asiatico.

Siamo felici della decisione di Nestlé di concedere finalmente un break agli oranghi e alle foreste. Dobbiamo questa vittoria alle decine di migliaia di persone che in Italia ci hanno aiutato, con messaggi e altre forme di attivismo sul web, a raggiungere questo importante obiettivo.

Adesso, è necessario che l'esempio di Nestlè venga seguito anche dalle altre aziende europee, come Carrefour, che continuano a rifornirsi di olio di palma e carta proveniente da aziende che distruggono le foreste in Indonesia.

Nestlé si è impegnata a identificare, e a escludere dalla sua filiera, quei fornitori che sono proprietari o gestiscono "piantagioni ad alto rischio o legati alla deforestazione". Questa esclusione si applica in particolare ad aziende come Sinar Mas, il più noto produttore di olio di palma e carta dell'Indonesia e ha implicazioni anche per quei commercianti di olio di palma, come Cargill, che continuano a comprare da Sinar Mas.

La decisione di Nestlé è un chiaro messaggio al campione della deforestazione Sinar Mas e a tutto il comparto delle industrie dell'olio di palma e della carta: la distruzione delle ultime foreste tropicali non può essere accettata dal mercato globale.

La domanda globale di olio di palma e carta indonesiane è in aumento e questo spinge compagnie come Sinar Mas a espandersi fino a distruggere le foreste torbiere dell'Indonesia che ha uno dei tassi di deforestazione più alti al mondo ed è il terzo Paese per emissioni di gas serra, dopo Cina e Usa.

L'olio di palma è usato per la produzione di alimenti (come la cioccolata) ma anche per cosmetici e come biocarburante. Riguardo alla carta, proprio la scorsa settimana al Salone di Torino, abbiamo presentato la classifica "Salvaforeste" che dimostra il ruolo rilevante dell'editoria italiana nella distruzione della foresta indonesiana.
Fonte: Greenpeace

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Tuti in rete


Tutti in rete



Dieci tecnopoli, 46 laboratori e 7 centri per l’innovazione
La Regione Emilia Romagna ha avviato negli ultimi anni un consistente programma per promuovere la ricerca industriale e il trasferimento di conoscenze scientifiche e risultati di ricerca verso il sistema produttivo. Ne è nata una rete di strutture dedicate a specifiche tematiche di interesse industriale e che ora, con il contributo dei fondi europei, sarà completato con la realizzazione nel territorio regionale di un insieme di tecnopoli, cioè di infrastrutture fisiche dove tali laboratori di ricerca potranno insediarsi, espandersi, organizzarsi adeguatamente per lavorare con le imprese.

Il progetto dei Tecnopoli mette in campo un intervento di 234 milioni di investimenti; di questi, 130 arrivano da contributi regionali, 90 dalle Università e dai centri di ricerca, 14 dagli Enti locali che contribuiscono a mettere a disposizione aree ed infrastrutture.

I tecnopoli, infatti, sviluppano con aree dedicate espressamente alla ricerca industriale, campus universitari scientifici come quelli di Parma e Modena o realizzano la riutilizzazione e riqualificazione di aree e siti industriali ed urbani di grande valore come a Bologna, Ravenna, Faenza, Forlì e Cesena, Rimini, Spilamberto, Vignola, Reggio Emilia, Piacenza.

Saranno circa 160 mila i metri quadrati destinati a questo obiettivo che ospiteranno 46 laboratori di ricerca e 7 centri per l’innovazione, 1.800 circa ricercatori impegnati, dei quali 520 giovani nuovi ricercatori.

L’investimento in infrastrutture sarà di 68 milioni di euro; 54 milioni andranno invece per le attrezzature scientifiche e 112 milioni di euro per i contratti dei 520 nuovi ricercatori.

Gli ambiti in cui i laboratori operano, definiti in termini di “piattaforme tecnologiche”, sono: l’alta tecnologia meccanica e i nuovi materiali, l’agroalimentare, le costruzioni, le scienze della vita, l’energia e l’ambiente, le ICT e il design.

Il coordinamento della Rete sarà realizzato da Aster, la società consortile attivata in questi anni da Regione, Università ed Enti di ricerca e avrà un “Hub” nel tecnopolo bolognese che sarà realizzato nell’ex stabilimento della Bat British American Tabacco, noto come Manifattura Tabacchi. A seguito della dismissione di molte attività e del ridimensionamento produttivo, infatti, e con l’acquisizione dell’area da parte della Regione, in questo enorme complesso di circa 100.000 metri quadrati sorgerà un grande tecnopolo che, oltre ad ospitare un numero consistente di laboratori di ricerca promossi dall’Università di Bologna, dall’Enea, dall’Istituto Ortopedico Rizzoli, a cui si aggiungono quelli proposti da importanti organizzazioni economiche, ospiterà anche funzioni di

domenica 16 maggio 2010

Acqua bene comune Raccolta firme


Due mega banchetti di raccolta firme per i 3 referendum per la l'acqua pubblica saranno allestiti lungo il percorso della marcia della pace Perugia-Assisi di domenica 16 maggio: uno a Ponte San Giovanni, vicino alla partenza e uno a Santa Maria degli Angeli, vicino all'arrivo. Sono passati solo circa 20 giorni di raccolta firme e abbiamo superato quota 400mila. Qui trovate la mappa dei banchetti, che saranno centinaia, anche questo fine settimana, in tutta italia. Dici acqua bene comune, dici pace.I tre quesiti vogliono abrogare la vergognosa legge approvata dall’attuale governo lnel novembre 2009 e le norme approvate da altri governi in passato che andavano nella stessa direzione, quella di considerare l’acqua una merce e la sua gestione finalizzata a produrre profitti. Dal punto di vista normativo, l’approvazione dei tre quesiti rimanderà, per l’affidamento del servizio idrico integrato, al vigente art. 114 del Decreto Legislativo n. 267/2000.
Tale articolo prevede il ricorso alle aziende speciali o, in ogni caso, ad enti di diritto pubblico che qualificano il servizio idrico come strutturalmente e funzionalmente “privo di rilevanza economica”, servizio di interesse generale e privo di profitti nella sua erogazione.
Verrebbero poste le premesse migliori per l’approvazione della legge d’iniziativa popolare, già consegnata al Parlamento nel 2007 dal Forum italiano dei movimenti per l’acqua, corredata da oltre 400.000 firme di cittadini. E si riaprirebbe sui territori la discussione e il confronto sulla rifondazione di un nuovo modello di pubblico, che può definirsi tale solo se costruito sulla democrazia partecipativa, il controllo democratico e la partecipazione diretta dei lavoratori, dei cittadini e delle comunità locali.

Vogliamo togliere l’acqua dal mercato e i profitti dall’acqua.
Vogliamo restituire questo bene comune alla gestione condivisa dei territori.
Per garantirne l’accesso a tutte e tutti. Per tutelarlo come bene collettivo.
Per conservarlo per le future generazioni.

Fonte:Acqua bene comune

Se i cittadini onesti diventano disonesti


Se i cittadini onesti diventano disonesti a chi ruberanno gli attuali disonesti?
"... ero un ottimo cittadino, sempre pagato tasse e quant'altro, poi ho avuto problemi in famiglia che mi hanno portato alla separazione dalla mia ex moglie... abbiamo 2 figli... non ho pagato per un pò le tasse, inps e inail e dopo 1 anno vissuto nel buio più totale mi son ripreso... sono andato all'esatri appena ho venduto la casa per saldare i debiti almeno in parte e mi hanno rassicurato: "Stia tranquillo! le manderemo i conti a casa rateizzati!" non vado per le lunghe... i miei soldi, visto le loro rassicurazioni, li ho investiti in una nuova casa con tanto di mutuo e ora mi levano la casa perchè non posso dargli tutto...all'inizio ero disperato e ho pensato al peggio, ho provato di tutto... nuovi prestiti, cercato di rateizzare tutto ma... niente! ho cercato di vendere un rene, SONO UN IDIOTA! io sono uno forte e mi son svegliato, ma c'è gente che certe cose non le può reggere... io ho risolto non pagando più niente... NIENTE!... quando verranno a prendersi la casa gli darò le chiavi e ricomincerò daccapo magari intestando tutto a qualcun altro.. MI HANNO TRASFORMATO DA UN CITTADINO MODELLO A UN DISONESTO! per loro non esiste umanità, ma solo e semplicemente SPORCO DENARO!". mario gaballo

venerdì 14 maggio 2010

Giorgio Gaber - La libertà



* Non temo Berlusconi in sé, temo Berlusconi in me.
* Un'idea, un concetto, un'idea, finché resta un'idea è soltanto un'astrazione. Se potessi mangiare un'idea, avrei fatto la mia rivoluzione.
* Si può, siamo liberi come l'aria, si può, siamo noi che facciam la storia, si può: libertà, libertà, libertà, libertà obbligatoria.
* Anche per oggi non si vola.
* Non si è mai abbastanza coraggiosi da essere vigliacchi definitivamente.
* Ho bisogno di un delirio che sia ancora più forte, ma abbia un senso di vita e non di morte.
* Ci sono due tipi di artisti: quelli che vogliono passare alla storia e quelli che si accontentano di passare alla cassa.
* Le più belle trombate della mia vita le ho fatte da solo.
* Libertà è partecipazione.
* Non si può ancora morire mentre ti agiti inerte. Aggrappati all'ultima azione che ancora puoi fare: non devi fallire la morte.

ANEMONE dal sud Africa all'Italia


Il genere Anemone comprendente circa 70 - 100 specie di cui alcune spontanee dell'Europa mentre altre provengono dal Sudafrica o dal Sud America. Sono state segnalate presenze di anemoni anche in Tasmania.
Fioritura di Anemone nemorosa in ambiente boschivo

Tra le specie del genere Anemone menzioniamo quelle che fanno parte della flora spontanea italiana:
Pubblicata ieri da alcuni quotidiani -- di centinaia di persone, fra cui esponenti politici, militari e del clero, presunti beneficiari di opere di ristrutturazione edile da parte dell'imprenditore, assegnatario per anni di numerosi appalti pubblici.

giovedì 13 maggio 2010

Film per l’educazione ambientale

CinemAmbiente TV.
Un progetto didattico con film per l’educazione ambientale



CinemAmbienteTV – Film per l’educazione ambientale: un progetto didattico di educazione all’ambiente per i diversi gradi d’istruzione indirizzato a insegnanti e alunni.
Un nuovo modo per rendere interattivo l’insegnamento rendendo possibile l’utilizzo del materiale contenuto sul sito tv.cinemambiente.it per scopi formativi all’interno della scuola.
Un lungo elenco di corti e lungometraggi a disposizione degli insegnanti che registrandosi possono accedere alla loro area personale del sito e visionare in streaming il materiale per poi riproporlo in classe sempre in streaming.
I temi trattati spaziano in vari ambiti: energia, ecosistemi, biodiversità, rapporto uomo-ambiente, acqua, cambiamenti climatici, ecoefficienza, consumi consapevoli e alimentazione…
Ci sono poi dei dossier di approfondimento che accompagnano ciascuna area tematica con l’obiettivo di facilitare la collocazione dei film in uno scenario più ampio offrendo una visione d’insieme rispetto al tema trattato.
Tutto cio’ che occorre e’ un collegamento ADSL per poi scegliere il materiale che si divide in tre percorsi che fanno capo a tre macro aree:
Acqua
Caos climatico
Alimentazione
Per ogni macroarea il dossier di approfondimento, realizzato dal centro IRIS – Istituto di Ricerche Interdisciplinari sulla Sostenibilità, chiarisce il tema proposto attraverso due sezioni:
visione d’insieme che attraverso una mappa di diversi colori e forme indica differenti ma complementari punti di vista con cui trattare il tema, oltre che possibili collegamenti con altre tematiche/macroaree
spunti di riflessione didattica il cui senso è quello di promuovere la progettazione di percorsi interdisciplinari che valorizzino e integrino le diverse prospettive.
La società odierna vede la TV come uno dei mezzi piu’ diffusi d’informazione e (purtroppo) d’educazione.
Troppo spesso ai piccoli viene offerta come unica possibilità di osservare il mondo che li circonda il mezzo televisivo, con i limiti e i problemi che questo comporta.
Una TV che cerca di conquistare i più piccoli con spot e programmi, come principali destinatari di campagne commerciali e disinformative che tutto hanno a cuore tranne la loro salute mentale.
Quello che importa è rendere appetibili le immagini sullo schermo per poi tradurre il tutto in acquisti e idee che plasmano piccoli uomini e piccole donne a standard che non sono indirizzati a loro quanto ai genitori, gli adulti che tradurranno il tutto nell’acquisto di qualche giocattolo o filmato.
L’adulto, il filtro che dovrebbe permettere ai piccoli di decifrare i messaggi televisivi, diventa spesso preda egli stesso del fascino televisivo, incapace dunque di incanalare la curiosita’ dei piccoli nella giusta direzione.
CinemAmbiente TV – Film per l’educazione ambientale ha come obbiettivo anche quello di ovviare al problema attraverso un uso consapevole e intelligente del mezzo. Un modo originale per trasmettere ai piccoli i fondamenti dell’educazione ambientale, attraverso filmati con i quali si da la possibilita’ ai bimbi di creare un ponte diretto con la conoscenza, in questo caso dell’ambiente e di tutto cio’ che lo comprende e lo anima, nonche’ della sua salvaguardia, sempre e comunque con la mediazione dell’adulto insegnante.
Per una volta la TV diventa mezzo il cui fine non e’ vendere ma insegnare.
Tutti i filmato disponibili sul sito sono stati proposti nel corso delle varie edizioni del Festival CinemAmbiente di Torino e la stessa sezione TV di CinemAmbiente e’ gestita e organizzata dagli stessi autori del Festival.
Fonte: Marrai a Fura

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e progettare manifestazioni culturali,
sportive, tecniche ed artistiche con lo
scopo di arrecare benefici a persone
svantaggiate dal punto di vista delle
condizioni fisiche, psichiche ed
economiche.

mercoledì 12 maggio 2010

Passaggio.it per viaggiare condividendo l’auto.


E’ on-line dal 15 marzo 2010 il sito Passaggio.it che promuove il carpooling, ovvero la condivisione dell’auto.

Passaggio.it permette alle persone che vogliono fare carpooling (chi cerca oppure offre passaggi auto) di mettersi in contatto tra loro in modo facile e veloce.

E’ possibile scegliere la destinazione fra 3.000 città in 45 paesi d’Europa.

Il car-pooling è una nuova modalità di spostamento e trasporto basata sulla condivisione di automobili private tra un gruppo di persone che percorrono la stessa tratta.

I vantaggi del carpooling sono tanti: risparmi tempo e costi di viaggio, contribuisci a diminuire la congestione stradale e fornisci un piccolo contributo alla riduzione delle emissioni inquinanti (è per questo che spesso viene citato come pratica di mobilità sostenibile).

Car-pooling è un termine inglese, i francesi hanno adottato la parola covoiturage, mentre in Italia viene tradotto con i poco utilizzati concarreggio o auto di gruppo.

passaggio.it - carpoolingQuesto l’esempio presente sul sito passaggio.it: andare in auto da Milano a Torino (circa 145 km) costa in media circa 25 euro di carburante (esclusi pedaggio e altri costi). Se condividi la tua auto con altre 2 persone, arrivi a dimezzare le tue spese se chiedi ad ogni passeggero un contributo di 5/8 euro ogni 100 km.

Il sito offre un servizio base gratuito e non è dovuto nessun compenso (è disponibile un servizio premium a 2/3 euro al mese, in prova gratuita sino al 30/06/2010).

Per maggiore trasparenza e sicurezza è possibile autenticare il propri0 account inviando allo staff una copia della carta d’identità.

Ogni utente decide quali dati segnalare a potenziali conducenti o passeggeri e come comunicare con loro.

Sono presenti un servizio di messaggistica interna per comunicare tra iscritti ed una community, dove è possibile lasciare feedback ed opinioni.

E’ inoltre disponibile l’opzione “carpooling per le donne“: le donne che preferiscono viaggiare in compagnia di altre donne possono scegliere di rendere visibili le loro richieste/offerte di passaggio solo ad un pubblico femminile.

Infine è possibile georeferenziare i punti di incontro, ovvero stabilire direttamente su google maps il luogo di ritrovo e partenza, le varie tappe e il punto dove terminerà il viaggio.

passaggio.it - carpooling

Passaggio.it è un servizio sviluppato dalla tedesca Mikini Media GmbH.

La versione tedesca è nata nel 2001, ed ha oltre 1 milione di iscritti.

Oltre a quello italiano sono attivi il portale di carpooling austriaco, svizzero, greco, polacco, e presto saranno online anche quelli in francese, spagnolo e inglese.

Link: Passaggio.it