martedì 25 maggio 2010

Parte la spedizione "Arctic Under Pressure"






International — Parte la spedizione "Arctic Under Pressure", a bordo della nostra nave "Esperanza". In collaborazione con una troupe di scienziati dell'istituto di ricerca tedesco IFM-GEOMAR verranno studiati i problemi legati all'acidificazione del mare, allo scioglimento dei ghiacciai e all'espansione a nord della pesca industrializzata.

L'Esperanza opererà nei dintorni dell'Arcipelago delle Svalbard nel mar Glaciale Artico e concluderà la sua spedizione a metà settembre.

Muniti di oltre trenta tonnellate di apparecchiature, gli scienziati condurranno, tra il 27 maggio e il 12 luglio, un esperimento unico nel suo genere: simuleranno nel territorio di Kongsfjord le future condizioni del processo di acidificazione del mare, riproducendo un aumento di C02 all'interno di nove contenitori – mesocosmi - che isoleranno una colonna d'acqua alta 17 metri, con c.a. 40 metri cubi di volume.

L'itinerario della spedizione 'Arctic under pressure'.
L'itinerario della spedizione 'Arctic under pressure'.

Il processo di acidificazione degli oceani è causato dall'aumento dei livelli di CO2 dovuto all'utilizzo di combustibili fossili e alla distruzione delle foreste. Gli oceani assorbono ogni anno circa otto miliardi di tonnellate di CO2 e diventano acidi come una bevanda gassata.

In un ambiente acido, le strutture calcaree di molti organismi marini diventano instabili: questo potrebbe minacciare la sopravvivenza di plankton, coralli e altre specie marine come molluschi e crostacei.

Nella seconda fase della spedizione, dall'8 giugno al 6 luglio, monitoreremo l'espansione delle attività di pesca in aree che fino a pochi anni fa non erano accessibili, per la presenza dei ghiacci. La pesca intensiva, e in particolare la pesca a strascico, rischia di distruggere gli ultimi fondali marini intatti dell'emisfero nord.

Nell'ultima fase, da agosto a metà settembre, un team coordinato dal fisico Peter Wadhams, professore di fisica degli oceani all'Università di Cambridge concluderà gli studi, effettuando una serie di test volti a stabilire lo spessore dei ghiacci nel mar Glaciale Artico e la velocità a cui si sciolgono.

Gli effetti cumulativi delle attività umane stanno mettendo in pericolo l'Artico: invece di proteggerlo, gli Stati si stanno facendo la guerra per arraffare quanto più possibile. Chiediamo una moratoria sulle attività umane nell'Artico, fino a quando non sarà negoziato un Accordo Internazionale per la tutela del Polo Nord.

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