martedì 25 maggio 2010

Santoro, il dito e la luna



di Paolo Butturini*

La questione della libertà di stampa schiacciata dal caso 'Annozero' e dalle dichiarazioni del giornalista. Ma davvero pensiamo sia questa la strada per scardinare il sistema a reti unificate?

Non di solo Santoro vive l’informazione. Sono stato fra quelli che hanno sostenuto con entusiasmo e convinzione l’esperimento di Raiperunanotte, ma nel dibattito seguito alle dichiarazioni del conduttore di Annozero, c’è un tasso insopportabile di autoreferenzialità. Davvero pensiamo che risolti i problemi di una trasmissione avremo scardinato il regime a reti unificate? E che ne sarà di tutti i colleghi che nei quotidiani, nelle testate televisive, nei siti, grandi o piccoli che siano, combattono ogni giorno con profondo senso del dovere la stessa battaglia per la libertà di informazione senza averne alcunché in cambio, né da un punto di vista della popolarità, tanto meno da un punto di vista economico? Che fine faranno i redattori di Annozero a cui la Rai non applica il contratto giornalistico, ma senza i quali non ci sarebbe alcuna trasmissione, alcuna inchiesta, alcuna docufiction? Mi torna in mente la poesia di Bertolt Brecht “Domande di un lettore operaio”: “Cesare sconfisse i Galli. Non aveva con sé nemmeno un cuoco?”.

Non mi interessa polemizzare sui compensi di Santoro, su questo ha ragione lui, siamo in un libero mercato capitalistico e non c’è alcuno scandalo se un grande professionista, che fa ascolti e attira pubblicità, vede riconosciuto il suo apporto. Ma ci sono battaglie come quella dei colleghi di RaiNews che rischiano di scomparire e non ho sentito da Michele Santoro parole di solidarietà e di difesa di quello che dovrebbe essere il fiore all’occhiello dell’informazione del servizio pubblico. Un canale che viene penalizzato perché il competitor privato, Mediaset, sta per varare la sua testata “all-news” e non vuole altra concorrenza, dovendo già affrontare quella di Sky. E che dire dell’annosa questione del mercato pubblicitario nel quale i quotidiani nazionali sono ormai confinati a un modesto 15% della torta, divorata per oltre il 60% dalle tv e dentro a queste da un dominus assoluto che ancora una volta si chiama Mediaset?

I giornalisti, in queste settimane, sono chiamati a rinnovare i consigli regionali e nazionale dell’Ordine. È una battaglia che non ci interessa? Oppure passa anche per gli istituti, se pur un po’ obsoleti, di questa categoria, la riscossa della libertà? Immaginate che accadrebbe se a governare l’ordine, al posto dell’attuale vertice già troppo silente, ci fosse addirittura un sostenitore ddl Alfano: chi è iscritto o si sta per iscrivere all’albo, dovrebbe rinunciare di fatto a tutelare la propria autonomia e il diritto dei cittadini a essere informati.

Insomma, la questione della libertà di informazione è un po’ più complessa e stratificata della sorte di Anno-zero. Combatterò, come modestamente ho fatto finora, perché Santoro possa continuare a fare liberamente il proprio lavoro. Mi aspetto che lui faccia altrettanto, non soltanto sul versante dello specifico televisivo, ma anche sostenendo la lotta e il lavoro di tutti quei colleghi che, pur precari o negletti, tengono la schiena dritta e la testa sgombra.

*segretario dell’Associazione Stampa Romana

Da il Fatto Quotidiano del 25 maggio

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