mercoledì 30 giugno 2010

“No al silenzio di Stato” 1 Luglio 2010 mobilitazione indetta dalla Federazione nazionale della stampa



In piazza per dire “No al silenzio di Stato” è lo slogan della mobilitazione indetta dalla Federazione nazionale della stampa, per domani primo luglio. La manifestazione principale contro la legge bavaglio avrà luogo a Roma, dalle ore 17:00 alle 21:00 e sarà condotta dalla giornalista Tiziana Ferrario, con dirette televisive su Skytg24, RaiNews24 e Youdem Tv. Gli organizzatori parlano di “un’iniziativa nel segno della Costituzione, per dar voce ai soggetti e ai temi che verrebbero oscurati se passasse un provvedimento che colpisce al tempo stesso il lavoro dei giornalisti e il diritto dei cittadini di conoscere le vicende del Paese”. Sempre il 1° luglio è prevista a Conselice una “notte bianca” della Fnsi, dell’Associazione di Stampa dell’Emilia-Romagna, dell’Anpi e dell’amministrazione cittadina del comune del ravennate, dove è collocato l’unico monumento italiano alla libertà di stampa”. Di fronte all’atto di forza del governo, deciso a portare il ddl intercettazioni in aula alla Camera il 29 luglio - una scelta irragionevole per il presidente Fini - la Federazione Nazionale della Stampa conferma la “giornata del silenzio dell’informazione”, uno sciopero generale previsto per il 9 luglio.
Domani, oltre alla denuncia del bavaglio alla libertà di informazione i giornalisti assieme ad associazioni, movimenti e sindacati protesteranno contro i tagli alla cultura previsti dalla manovra finanziaria.

martedì 29 giugno 2010

Il Comitato nazionale di bioetica ridotto a un organo strumentale del governo, sotto tutela del Vaticano. Solo in Italia!


In presenza di temi nuovi, compito dei Comitati per la bioetica è promuovere una cultura dell’informazione scientifica obiettiva e favorire un effettivo dibattito pubblico. Così recita la Convenzione per la protezione dei diritti umani e la dignità dell’essere umano con riguardo all’applicazione della biologia e della medicina, detta anche Convenzione di Oviedo. Un documento talmente importante che è citato esplicitamente nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Ma in Italia questa Convenzione non è mai stata applicata nonostante la ratifica del 2001 con la legge n. 145. Basti pensare a come negli ultimi anni sui temi etici la politica abbia sistematicamente imposto una linea di pensiero ispirata ai dogmi antiscientifici della Chiesa cattolica.


Riducendo il Comitato nazionale di bioetica a un organo strumentale alle decisioni del governo su questioni che in tutto il resto del mondo vengono affrontate sulla base delle priorità indicate dalla scienza. L’ultimo capolavoro in ordine di tempo del Cnb è stata la decisione di dedicare ciò che rimane del suo mandato (scadrà il 27 agosto prossimo) non al lavoro di Craig Venter, lo scienziato che è riuscito a creare il primo batterio “naturale” guidato da un genoma artificiale, ma ai criteri di accertamento della morte cerebrale. Un «tema», per dirla con la Convenzione di Oviedo, che non si può certamente definire «nuovo», poiché a 41 anni di distanza le definizioni dei Protocolli di Harvard - pur animando sovente dibattiti - reggono ancora oggi la prova della verifica scientifica e ispirano gran parte delle legislazioni in materia di accertamento della morte cerebrale, compresa la nostra che dice: «La morte si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni del cervello».


Nella serata di giovedì, il Comitato ha approvato (con un voto contrario) il parere formulato dal gruppo di lavoro sui Criteri di accertamento della morte cerebrale, integrando un altro documento sullo stesso tema redatto nel 1991. Il Cnb, si legge nella nota, «riconosce che la legislazione italiana sull’accertamento della morte, corredata dalle attuali linee guida, è estremamente garantista e prudenziale e ha consentito alle strutture mediche di adottare una pratica omogenea». Inoltre, ritiene che «sia lo standard neurologico che quello cardiopolmonare sono clinicamente ed eticamente validi per accertare la morte dell’individuo ed evitare in modo certo la possibilità di errore».


Alla votazione su questo parere, il cui gruppo di lavoro si era formato nonostante la posizione contraria di 16 membri su 44, non ha potuto partecipare Luca Marini, uno dei vice presidenti del Cnb. «Se fossi stato presente - commenta a Terra Marini, che è anche presidente del centro di studi biogiuridici Ecsel - avrei sottolineato la distanza scientifica e culturale tra i contenuti del dibattito bioetico nazionale e di quello internazionale. Da anni cerco di spostare l’attenzione verso le nuove priorità che emergono con forza dall’avanzamento della ricerca scientifica e, conseguentemente, delle tecnologie; ma in Italia - aggiunge - è difficile sradicare la disposizione, e in molti casi la convenienza, a dibattere i temi bioetici esclusivamente in funzione della loro spendibilità politica ed emozionale e, quindi, della loro idoneità a procurare la maggiore visibilità, anche personale, sulla scena bioetica. E intanto, problematiche di grande ed emergente rilievo bioetico, come quella delle neuroscienze, non vengono prese in considerazione, malgrado le attese della comunità scientifica e del pubblico».


Il parere del gruppo di lavoro sulle neuroscienze, presieduto da Marini, è uno degli otto scavalcati da quello sulla “Morte cerebrale”. Tra due mesi, come detto, il Cnb non ci sarà più. Considerando che tra luglio e agosto al massimo ci potranno essere al massimo due plenarie, è lecito ipotizzare che questioni come equità di accesso alla salute, etica della sperimentazione clinica controllata, bioetica e scuola, carcere suicidio e autolesionismo, obiezione di coscienza e valutazione di ciò che comporta il «segreto nelle procedure riguardanti il sistema regolatorio dei farmaci», finiranno direttamente nel cestino. Non proprio il luogo più adatto per alimentare un dibattito pubblico.
da Blog libero via INFORMARE CONTROINFORMANDO

29 Giugno 2010 MAFIA, DELL'UTRI CONDANNATO Adesso a Roma può accadere di tutto


L'ideatore di Forza Italia è stato condannato a sette anni. Ma i giudici lo considerano colpevole di concorso esterno in associazione mafiosa solo fino al 1992. Dalla sentenza restano quindi fuori il periodo della creazione del partito del Cavaliere e quello delle stragi del '93. Il collegio insomma non crede ai pentiti Gaspare Spatuzza e Nino Giuffrè. Ma resta un dato: Dell'Utri faceva da tramite tra i boss di Cosa Nostra e Berlusconi negli anni in cui nasceva il suo impero immobiliare e venivano inaugurate le sue tv. E il premier quando era stato chiamato a testimoniare sull'accaduto si era avvalso della facoltà di non rispondere. Può un uomo del genere continuare a fare il presidente del Consiglio nel Paese di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino? di Peter Gomez

Senti chi parla!Berlusconi contro i giornali: "Servirebbe uno sciopero dei lettori"


"I giornali disinformano. I lettori dovrebbero scioperare per insegnare a chi scrive a non prenderli in giro". Con queste parole, pronunciate a San Paolo del Brasile nel corso di una visita istituzionale, il premier è voluto tornare su quanto letto a proposito dei "resoconti sul G20" che, a suo dire, "sono l’esatto contrario della riunione: veramente una presa in giro dei lettori" e sottolinea come da molto tempo a questa parte ci sia "una disinformazione [...] inconcepibile".

lunedì 28 giugno 2010

Come le banche fottono la G.D.F.


Il nuovo comandante generale della Guardia di Finanza, Nino Di Paolo, in un’intervista a ”Il Sole 24 Ore” sostiene che il segreto bancario non ha più senso [1]. Dal nostro pulpito del Centro Studi Monetari abbiamo contribuito a svelare i meccanismi dell’appropriazione indebita della rendita monetaria, pubblicando almeno 10 libri in 5 anni che trattano del tema [2].

Partiamo dalla contabilità truccata delle banche ordinarie, che rappresenta il principale meccanismo di evasione messo in atto dagli istituti bancari. Quando una banca presta o anticipa dei soldi creandoli dal nulla con false scritture contabili, si sta appropriando del vostro potere d’acquisto e diminuisce il valore dei soldi posseduti dal resto della comunità. Quando la banca anticipa 100.000 euro, mette al passivo questa somma nominale. Quando il cliente restituisce la somma, o a rate o in una unica soluzione comprensiva degli interessi, la banca dichiara solo gli interessi come utile, facendo sparire contabilmente il capitale. Cioè, i primi 100.000 euro che riceve come riflusso bancario, li annulla con i 100.000 euro precedentemente messi al passivo.

Usiamo l’analogia del CASINO’ per spiegare questa assurdità. Immaginate il proprietario di un casinò che produce delle fiches e le mette – come valore nominale – nel passivo. Invece di metterne al passivo solo il costo di produzione. Quando il casinò vince, questo proprietario disonesto compensa il valore incassato con quello indicato nel passivo, cosicché farà risultare all’attivo solo la differenza rispetto al valore nominale delle fiches. Andrebbe subito in galera per aver fatto sparire l’imponibile.

Le banche fanno esattamente la stessa cosa. La produzione contabile di 100.000 euro costa alla banca solo una frazione dei suoi costi di esercizio (stipendi, bollette della luce, telefono, affitto della filiale, etc.). Ma la banca furbescamente non mette solo quest costi nel passivo, ma anche la somma creata dal nulla AL VALORE NOMINALE. Invece di mettere all’attivo la differenza tra i costi di produzione ed il valore nominale, come fanno i casinò con le fiches [3].

La banca in questo modo fa sparire il capitale che rientra col riflusso, mettendo in atto una colossale evasione fiscale a danno dello stato e della cittadinanza che, a causa del minor introito fiscale, deve pagare le tasse evase dalle banche. Si tratta di svariate centinaia di miliardi di euro ogni anno, salassati alla comunità.

Recentemente è stata presentata una denuncia illuminante alla Procura della Repubblica di Roma [4]: speriamo che non venga archiviata dai procuratori coi soliti trucchetti della rubricazione “ad hoc”…
Mettendo al passivo il capitale creato dal nulla, le banche evadono sistematicamente le tasse su quanto poi prestano, o spendono, aggiungendo al danno il furto degli interessi, l’usura.

E’ ora che anche la Guardia di Finanza apra gli occhi, che cominci a leggere qualche libro e che qualcuno al suo interno la smetta di dire – rigorosamente e solo verbalmente – che su “certi” enti e “certe” entità non devono essere fatti accertamenti…

O vediamo se col nuovo comandante cambia qualcosa, prima che gli eserciti europei dei disoccupati affamati non facciano a modo loro.

Note:

1] RICICLAGGIO: COMANDANTE GDF, SEGRETO BANCARIO NON HA PIU’ SENSO – ASCA, 24 giugno 2010
http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/06/riciclaggio-comandante-gdf-segreto.html

2] L’ultimo, MONETA NOSTRA, è liberamente scaricabile da Internet:
http://studimonetari.org/monetanostra.pdf

3] La “doppia” contabilizzazione delle Fiches nei Casinò – di Giancarlo Colussi, 27 aprile 2009
http://leconomistamascherato.blogspot.com/2009/04/la-doppia-contabilizzazione-delle.html

4] Denuncia penale presentata contro BCE ed altri
21 giugno 2010
http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/06/denuncia-presentata-contro-bce-ed-altri.html

http://leconomistamascherato.blogspot.com/2010/06/come-le-banche-fottono-la-gdf.html

Berlusconi, ''mister unpercento''



Le concessioni radiotelevisive costano al presidente del Consiglio Silvio Berlusconi l’uno per cento del fatturato che ne ottiene. Avete letto bene. Lo Stato italiano regala da anni alla Mediaset, attraverso RTI, il 99% degli introiti che ne ottiene. Solo l’uno per cento rimane allo Stato.

Le frequenze su cui Mediaset trasmette sono dello Stato italiano che le può dare in concessione a qualunque società ritenga. Mediaset o altre. La logica vorrebbe che la concessione porti principalmente soldi alle casse dello Stato, non ai privati. La ricchezza del signor Berlusconi, dell’imprenditore Berlusconi, deriva da una “graziosa” concessione ottenuta prima da Craxi con un una tantum annua ridicola e poi dal Governo D’Alema nel 1999, con la legge un per centopagina 32: legge 488, art.27 comma 9, del 23 dicembre 1999). Legge mai messa in discussione dagli altri Governi che lo hanno seguito, tra cui ovviamente i suoi. (

Il signor unpercento è ricco e continua a incrementare le sue ricchezze in virtù di una legge che gli regala letteralmente le frequenze radiotelevisive. Paga l’un per cento dei ricavi. Ma quale cittadino può avere in concessione un bene dello Stato pagando solo l’un per cento dei ricavi? Nessuno, se non Berlusconi. La legge che regolamenta le concessioni radiotelevisive va cambiata immediatamente. E’ una legge parassitaria che toglie agli italiani, a tutti gli italiani, un reddito enorme, di loro competenza, per donarlo al presidente del Consiglio. Una vera rapina a norma di legge.

Il Gruppo Mediaset vive alle spalle degli italiani. Nel 2007 ha fatturato oltre 4 miliardi di euro, di cui 2.5 miliardi derivanti da pubblicità delle Reti Mediaset. Invertiamo le percentuali: allo Stato il 99%, a Mediaset l’un per cento. L’Italia dei Valori presenterà un’interrogazione parlamentare su questo vero esproprio di reddito degli italiani da parte di Silvio Berlusconi.

P.s. Risultato Operativo 2007 del Gruppo Mediaset (EBIT): 1,49 miliardi di euro.

Attacchi al Fatto Quotidiano



Attacchi al Fatto Quotidiano e tensione
Così Palermo aspetta la sentenza Dell’Utri

Se vivessimo in un paese normale, se questo fosse un processo qualunque, i giudici della seconda corte d’Appello di Palermo avrebbero già emesso la sentenza. Lo avrebbero già fatto giovedì, quando sono entrati in camera di consiglio, o al massimo venerdì. Un solo imputato, Marcello Dell’Utri. Poche le nuove prove ammesse dal collegio che ha deciso di non sentire Massimo Ciancimino, di non acquisire le intercettazioni tra il senatore azzurro e la sorella di Vito Roberto Palazzolo (il cassiere di Totò Riina e Bernardo Provenzano) latitante in Sudafrica, né quelle tra Dell’Utri e una serie di uomini della ‘ndrangheta.

Insomma il lavoro delle toghe è in teoria semplice. I giudici, di fatto, devono solo esaminare le motivazioni della sentenza che in primo grado ha condannato l’ideatore di Forza Italia a 9 anni di reclusione per concorso esterno in associazione mafiosa. E stabilire se sono giuste o sbagliate. Cosa che dovrebbero aver capito da tempo.

Ma quello di cui stiamo aspettando la fine non è un processo qualunque. E l’Italia non è un paese normale. Perché Dell’Utri è stato condannato anche per essere stato il punto di congiunzione tra Cosa Nostra e “ il mondo imprenditoriale e finanziario milanese”. Cioè la Fininvest del premier Silvio Berlusconi. E per poi aver fatto da tramite tra i clan e la politica.

E qui sta il problema. Perché giocoforza un’eventuale conferma della condanna potrebbe avere degli effetti dirompenti sulla stabilità politica del governo. Come non ha mancato di sottolineare il falco berlusconiano Giuliano Ferrara che, pensando a un eventuale verdetto sfavorevole, su Il Foglio ha scritto: “Forse viene giù tutto”.

Infatti, durante le indagini che hanno portato nel ’97 al processo di primo grado, la Procura di Palermo ha raccolto testimonianze e documenti su 200 milioni di lire all’anno che la Fininvest ha versato per tre lustri alla mafia come “regalo”. I magistrati hanno poi in parte verificato i conti delle holding che controllano il gruppo Berlusconi. Una ventina di società in cui, secondo l’accusa, sono confluiti 113 miliardi di lire di oscura provenienza. Per questo filone è stato indagato anche il Cavaliere, prima che la sua posizione venisse archiviata (su richiesta della stessa Procura) per scadenza dei termini e mancanza di elementi sufficienti per sostenere un processo.

Il premier durante l’inchiesta ha avuto la possibilità di svelare il mistero sulle origini del suo patrimonio. Ma, dopo aver preteso la trasferta dei magistrati a palazzo Chigi, nel 2002 si è avvalso della facoltà di non rispondere. Una circostanza definita dal pm Antonio Ingroia “ un’occasione mancata per il chiarimento di alcuni buchi neri, come quello dell’assunzione e dell’allontanamento di Mangano (il boss di Cosa nostra travestito da Fattore ad Arcore, ndr), o dei bilanci delle holding”.

Dunque i rapporti mafiosi di Dell’Utri, definiti “ certi” dai giudici di primo grado, sono stati utili a Berlusconi. E sono proseguiti sia durante il periodo della creazione di Forza Italia, durante il quale il senatore continuava a frequentare Mangano, sia negli anni successivi, quando una serie di uomini di Bernardo Provenzano sono stati intercettati mentre si organizzavano per voltarlo (1998) in base a quello che, secondo loro, sarebbe stato un preciso accordo.

Ma non basta. La sentenza che sta per essere emessa – forse già lunedì in mattinata – avrà anche un peso enorme sul destino delle indagini siciliane e di Firenze sulla trattativa Stato-mafia e sulle bombe del ’92-’93. Perché, come ha detto il Pg Nino Gatto:” Questa vicenda si inserisce nella stagione delle stragi”.

Così, che questo non sia un processo qualunque, a Palermo lo si è capito anche da quanto è successo sabato.

Il Consiglio dell’Ordine degli avvocati, che non si era mai mosso per i magistrati minacciati di morte o insultati sulle tv e i giornali dalla politica, è intervenuto per difendere il collegio dalla cronaca (doverosa) dei giornali. Anzi dalla cronaca de Il Fatto Quotidiano. I legali palermitani, sempre più preoccupati per l’oscuro omicidio del loro collega Enzo Fragalà – l’ex senatore di An ammazzato a bastonate il 26 febbraio (una vicenda che secondo molti osservatori sarebbe collegata alla trattativa Stato-Mafia) – hanno emesso un comunicato per esprimere solidarietà al presidente del collegio Claudio Dall’Acqua e ai giudici a latere Salvatore Barresi e Sergio La Commare, contro il “diffuso abuso dei media volto ad ingenerare dubbi nell’opinione pubblica circa la serenità di indirizzo degli organi giudiziari”.

Il “casus belli” è stato un puntuale articolo di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza che raccontava come uno dei figli del presidente Dall’Acqua fosse stato nominato segretario generale del Comune di Palermo per chiamata diretta del sindaco Diego Cammarata, un politico del Pdl da sempre legato a doppio filo a Gianfranco Miccichè, storico proconsole di Dell’Utri in Sicilia. Un pezzo in cui si raccontava anche dei legami con Cosa Nostra di una holding di cui fa parte la società per cui lavorava un altro figlio dello stesso giudice. Circostanze mai smentite da Dall’Acqua che però, durante la penultima udienza del processo, in maniera del tutto irrituale, ha detto che la Corte non avrebbe ceduto alla “ pressioni mediatiche”.

Così il clima è diventato ancora più teso. E alcuni magistrati hanno chiesto al presidente dell’Anm di Palermo, Nino Di Matteo, di convocare una seduta di Giunta. Una riunione quasi drammatica in cui il sindacato delle toghe si è spaccato sull’atteggiamento da tenere. Alla fine, infatti, l’Anm invece che chiedere spiegazioni a Dall’Acqua, ha approvato, con quattro voti a favore e tre conto, un documento di solidarietà.

Insomma il caso Dell’Utri provoca nervosismo anche tra le toghe. Tanto che, oltre a Di Matteo, si sono opposti alla mozione il segretario dell’associazione Vittorio Teresi e la pm Alessia Sinatra. Mentre l’ago della bilancia a favore del collegio e contro i giornalisti è stato rappresentato da Ignazio De Francisci, un magistrato che si è sempre descritto come l’allievo prediletto di Giovanni Falcone.

Il pezzo però riportava solo notizie vere e verificate. Come hanno ricordato l’Ordine dei giornalisti, l’Assostampa e l’Unione cronisti della Sicilia. Per loro a Palermo c’è gente che “vuole mettere il bavaglio ancora prima dell’approvazione della legge sulle intercettazioni”. Visto che “i giornalisti non sferrano attacchi contro le corti giudicanti, ma raccontano fatti che non sono stati smentiti da alcuno”.

Ma quando ci sono di mezzo il premier e i suoi amici in troppi, anche tra le toghe, sembrano dimenticarselo.

Peter Gomez e Antonella Mascali

venerdì 25 giugno 2010

“Lo Sbarco” contro il grande sonno dell’Italia



Penso che in Italia ci sia un Grande Sonno, un grande rincoglionimento”. Luna, 29 anni, da quattro vive in Spagna e lavora come fotografa. Lavora pagata, perché come dice lei, “qui quando ti pubblicano un servizio lo pagano”. E questo, paradossalmente, non è poco. Perché Luna prima ha abitato a Bologna e Roma dove non era così. Luna partecipa a “Lo Sbarco” la nave dei diritti che parte oggi da Barcellona per approdare domani a Genova. Dove per tutta la domenica si discuterà di problemi concreti che cambiano l’esistenza delle persone: il lavoro, la scuola, la legalità, la cultura, la cittadinanza, la parità dei diritti. Questioni che la politica dovrebbe affrontare, ma che, secondo lei, vengono ignorate.

“Ma anche noi italiani”, spiega, “Continua a leggere

Eco-Moda-Solidale Borse in PVC riciclato



ECO-MODA-SOLIDALE da questo trinomio nasce Macrhò spazio aperto alla ricerca di materiali e all'uso attento degli stessi, aggiungendo idee, creatività, design, alle cose di uso comune.Borse e accessori tutti realizzati con materiali riciclati, disegnati e prodotti artigianalmente.
Nel NEGOZIO ONLINE potrai acquistare con la massima sicurezza prodotti
UNICI E IRRIPETIBILI scegliendo fra le ECO BORSE e gli ECO ACCESSORI.

UNA MAMMA ITALIANA HA SCRITTO UNA LETTERA ALLA GELMINI




Gentile Ministro Gelmini,
l'altro giorno, leggendo la sua intervista sul Corriere della Sera, in cui dichiarava che l'ASTENSIONE OBBLIGATORIA DOPO IL PARTO è un privilegio, sono rimasta basita.

Che lei fosse poco ferrata sui problemi dell'educazione, non era necessaria la laurea in pedagogia, che io possiedo e lei no, o i tre corsi post laurea, che io possiedo e lei no, visto quello che sta combinando alla scuola statale. Ma almeno speravo avesse competenze giuridiche, essendo lei avvocato ed io no.


Certo, dato che lei, ora paladina della regionalizzazione, si è abilitata in "zona franca" (quel di Reggio Calabria), perché più facile (come da lei con un'ingenuità e candore imbarazzante affermato), lo si poteva supporre. E allora, prima le faccio una piccola lezione di diritto e poi parliamo d'educazione. L'astensione dopo il parto, sulla quale lei oggi con tanta leggerezza motteggia, è definita OBBLIGATORIA ed è un diritto inalienabile previsto da quelle leggi, per cui donne molto più in gamba di lei e di me, hanno combattuto strenuamente, a tutela delle lavoratrici madri.

Discorso diverso è il congedo parentale, di cui si può fruire, dopo i tre mesi di vita del bambino, per un totale di 180g, solo in parte retribuiti integralmente. Ovviamente per persone come lei, con un reddito di oltre 150.000 euro l'anno, pari quasi a quello del governatore della California Arnold Schwarzenegger, discutere di retribuzione, in questo caso più che un privilegio, è un'eresia.

Ovviamente lei non può immaginare, perché può permettersi tate, tatine, nido "aziendale" al ministero, ma LA GENTE NORMALE, che lei dice di comprendere, ha a che fare con file d'attesa interminabili per nidi insufficienti e costi per baby-sitter superiori a quelli della propria retribuzione.

Voglio dirle una cosa però, consapevole che le mie affermazioni susciteranno più clamore delle sue, DA PEDAGOGISTA E DA ESPERTA, affermo che fruire dell'astensione OBBLIGATORIA oltre che un DIRITTO è anche un DOVERE, prima di tutto morale e poi anche sociale.
Come vede ho più volte sottolineato la parola OBBLIGATORIA, che già di per se dovrebbe suggerirle qualcosa. Ma preferisco spiegarmi meglio, anche se è necessaria una piccola premessa doverosa.
Lei come tante donne, crede che l'essere madre, anche se nel suo caso da pochi giorni, le dia la competenza per parlare e pontificare su educazione e sviluppo del bambino, ai quali grandi studiosi hanno dedicato anni e anni di studio. In realtà, per dibattere sulla pedagogia, oggi chiamata più propriamente SCIENZE DELL'EDUCAZIONE, bisogna avere competenze specifiche, che dalle sue dichiarazione lei non sembra possedere.
Le potrei parlare della teoria sull'attaccamento di Bowlby, dell'imprinting e di etologia, ma non voglio confonderle le idee e quindi ricorro ad esempi più accessibili.
Basta guardare il regno animale per rendersi conto come le femmine di tutte le specie non si allontanano dai cuccioli e dedicano loro attenzione massima e cura FINO ALLO SVEZZAMENTO Non è una legge specifica relativa agli umani, ma della natura tutta. Procreare, infatti, implica delle responsabilità precise, è una scelta di vita, CHE SE CAMBIA IL COMPORTAMENTO ANIMALE, A MAGGIOR RAGIONE CAMBIA LA VITA DI UNA DONNA.
Sbaglia chi crede che l'arrivo di un figlio, non comporti cambiamenti nella propria vita. Un bambino non chiede di nascere, fare un figlio non è un capriccio da togliersi, ma una scelta di servizio, di dono di se stessi e anche del proprio tempo. Non sono i figli che devono inserirsi nella nostra vita, siamo noi che dobbiamo cambiarla per renderla a loro misura. Se non facciamo questo, potremmo fare crescere bambini soli, senza autostima e con poca sicurezza di sé. Bambini affamati di attenzioni, perché non gliene è stata data abbastanza nel momento in cui ne avevano massimo bisogno, cioè i primi mesi di vita. L'idea che non capiscono niente, che non percepiscono la differenza ad esempio tra un seno materno e un biberon della tata, è solo nostra. Ciò non vuol certo dire che tutti bambini allattati artificialmente o che tutti bambini con genitori che tornano subito a lavoro, saranno dei disadattati. Ma bisogna fare del nostro meglio per farli crescere bene, come quando in gravidanza assumevamo l'acido folico, per prevenire la "spina bifida".
I bambini hanno nette percezioni, già nel grembo materno. L'idea, che se piangono non si devono prendere in braccio "perché si abituano alle braccia", è un luogo comune.
Le "abitudini" arrivano dopo i 6 mesi, fino ad allora è tutto AMORE. Non è un caso che studi recenti, riabilitano il co-sleeping, (dormire nel lettone) e i migliori pediatri sostengono la scelta dell'allattamento a richiesta. Il volere educare i bambini inquadrandoli come soldati, già dai primi giorni di vita, non solo é antisociale, perché una generazione cresciuta senza il rispetto dei suoi ritmi di crescita può essere inevitabilmente compromessa, ma è un comportamento al di fuori delle più elementari regole umane e naturali.
Poi è anche vero che per molte donne, tornare a lavorare subito dopo il parto sia una necessità assoluta. Ma per questo problema dovrebbe intervenire adeguatamente lo Stato e non certo con affermazioni come le sue.

Mi rendo conto che il suo lavoro le permette di lasciare la bambina, rilasciare interviste di questo tipo (di cui noi non sentivamo la necessità) e tornare con comodo da sua figlia. Ma ci sono lavori che richiedono tempi e una fatica fisica e mentale che lei non conosce. Tempo che sarebbe inevitabilmente tolto ad un neonato che ha bisogno di una mamma "fresca", che gli dedichi la massima attenzione.


Noi donne infatti, se spesso per necessità ci comportiamo come Wonder Woman, poi siamo colpite da sindrome di sovra affaticamento.E non è vero che è importante la qualità e non la quantità:

- perché la qualità del tempo di una mamma da pochi giorni, che rientra nel tritacarne della routine quotidiana, aggiungendo il carico della gestione di un neonato, può essere compromessa.
- perché un bambino non dovrebbe scegliere tra qualità e quantità, almeno nei primi mesi, dovrebbe disporre di entrambe le cose.
Per non parlare poi del fatto, che se un genitore non può permettersi qualcuno che tenga il bambino nella propria casa, nel corso degli spostamenti, lo espone, con un bagaglio immunologico ancora carente, alle intemperie o alle inevitabili possibilità di contagio presenti in un nido. Infatti, è scientificamente provato che i bambini, che vanno al Nido troppo presto, o che non vengono allattati al seno, sono più soggetti ad ammalarsi, con danno economico sia per le famiglie che per il sistema sanitario.
Poi per carità, si può obiettare, che ci sono bambini che si ammalano anche in casa, o come succede anche ai bambini allattati al seno, ma è come dire ad un medico, che giacché si è avuto un nonno fumatore campato 100 anni, non è vero che il fumo fa male.
Bisogna dunque incentivare i comportamenti da genitore virtuoso, anche con la consapevolezza che i bambini non sono funzioni matematiche, ma si può fare molto, per favorire una crescita armoniosa, già dalla prima infanzia, se non addirittura durante la gravidanza.

E allora le domando Ministro, di svolgere il suo ruolo importante istituzionale con maggiore serietà, cercando di evitare affermazioni fuori luogo come questa, o come quella secondo cui "studiare non è poi così importante", prendendo Renzo Bossi come esempio.


Si dovrebbe impegnare di più nell'analisi dei problemi, per evitare valutazioni errate e posizioni dannose per lei, per gli altri e per il Paese.

Perché forse qualcuno potrebbe aver pensato che tutto sommato il suo era un ministero poco importante, che se guidato da un giovane ministro senza competenze specifiche, "non poteva arrecare grossi danni", soprattutto obbedendo ciecamente ai dettami del Tesoro, ma lei con la sua presunzione di voler parlare di cose che non conosce, sta contribuendo a minare il futuro di un'intera generazione.

Un'ultima cosa, lei che di privilegi se ne intende bene, essendo un politico, la usi con maggiore pudore questa parola.


05-05-10 Rosalinda Gianguzzi

VITA ONLINE: SFIDA E PAURA

VITA ONLINE: SFIDA E PAURA

I miei amici se la stanno ghignando da settimane. Precisamente da quando hanno scoperto che quello che avevo in testa non era solo uno dei miei vagheggiamenti, ma un progetto con anche una validità scientifica e professionale. E che sta per prendere forma.

Vivrò di solo ecommerce, che per i disappetenti della Rete vuol dire comprare tutto attraverso Internet: dal latte fresco al pezzo per lo scooter, dalla scarpa alla vacanza.

La domanda che pongo a tutti è: “Ce la farò?”, non tanto per cercare certezze, ma per capire che percezione ha dell’online la gente che mi circonda. Incredibile quello che finora ho potuto captare: più le persone non frequentano la Rete, ne diffidano e non acquistano, e più sono convinte che la mia vita migliorerà, perché “In Internet si trova ormai di tutto”. Va bene, mi viene da pensare, ma allora perché sono ancora così tanti gli scettici, tanto che l’Italia figura nelle retrovie della classifica ecommerce?

Un dato confortante è giunto poco tempo fa: da un’indagine è emerso che la gente ha incrementato i propri acquisti in Rete, nel 2009. In tempi di profonda crisi, quindi, l’online ha subito una crescita.
Chi ha ancora tanti dubbi? Cosa compra la gente online? Quali i prodotti più difficili da trovare? Quali quelli che non si riescono a vendere?

Saranno queste e molte altre le domande che mi dovrò porre e che rivolgerò a chi potrebbe risolvermi i problemi: come giornalista scandaglierò i fondali del commercio online, come persona, dovrò cavarmela senza più tirare fuori il portafogli, facendo mie doti da me lontanissime, come la pazienza, la pianificazione, la ponderazione. In questo l’ecommerce potrebbe davvero cambiarmi la vita: da consumatrice compulsava e “visiva”, mi dovrò controllare a non entrare in un negozio, e svaligiarlo! Addio alla spesa tradizionale, al mercato, alla boutique dietro l’angolo, al giornale, al cappuccino al bar.

Un po’ di paura serpeggia, lo ammetto, ma la tengo a bada, pensando che questo e altro ancora troverò sulla Rete e chissà, la mia esistenza sarà cambiata, in meglio, e non solo per la durata di questo esperimento.

Francescaonline.it

La marcia degli aquilani su Roma e sulla Rai

L’Aquila protesta. Contro il Governo. A Roma. Con una seduta straordinaria del consiglio comunale a piazza Navona a pochi metri dal Senato. Trecento aquilani arrivati con pullman, treni e automobili per protestare contro i ritardi del Governo sulla ricostruzione nel dopo terremoto, sulla proroga delle tasse e per chiedere l’istituzione di una tassa di scopo.

Gli amministratori comunali e della provincia abruzzese hanno sottolineato che il nodo centrale è la «mancanza di soldi». Mancanza che sta bloccando la ricostruzione di edifici strategici, come la Questura ad esempio. Il sindaco dell’Aquila, Massimo Cialente, ha sollineato che sono ancora 32 mila sfollati senza case.

Un gruppo di un centinaio di persone poi si è spostato da piazza Navona per andare a protestare davanti alla sede Rai in viale Mazzini per la scelta del Tg1 di non dare notizie sulla mobilitazione generale del 16 giugno scorso, all’Aquila, con migliaia di persone che hanno bloccato l’autostrada. Cori e lanci di ortaggi contro la sede del servizio pubblico. Su ilfattoquotidiano.it le interviste filmate e la rabbia degli aquilani.

ilfattoquotidiano.it

giovedì 24 giugno 2010

Una task force contro l’11 Settembre dell’ambiente



di Alessio Pisano

L'Unione Europea è alla ricerca di soluzioni per prevenire disastri ambientali come quello della BP nel Golfo del Messico
E’ possibile che anche in Europa accada un disastro ambientale simile a quanto avvenuto nel Golfo del Messico? Qualcuno teme di si. O per lo meno, secondo le associazioni ambientaliste internazionali, si tratta di una possibilità non così remota.
Mentre gli Stati Uniti cercano di tappare la falla nel pozzo petrolifero scoppiato a 1500 metri di profondità, l’Unione europea sta provando a scongiurare l’eventualità di un “11 settembre dell’ambiente” anche in acque europee.
Occhi puntati soprattutto sul Mare del Nord, dove operano un numero imprecisato di piattaforme petrolifere, alcune funzionanti con tecnologie vecchie più di vent’anni.
Da Londra lancia l’allarme l’associazione internazionale “Platform” che parla di potenziali rischi sia nel Mare del Nord, sia nel Mediterraneo. Secondo gli esperti dell’organizzazione londinese, Bruxelles sta facendo troppo poco per prevenire simili disastri. Dal canto suo, la Commissione europea ha da poco lanciato una concertazione con le maggiori compagnie petrolifere e di estrazione gas comunitarie: British Petrolium (BP), Chevron, Eni, ExxonMobil, Nexen, Repsol, Shell, Statoil, Total, ConocoPhilips e Apache. L’obiettivo è fare il punto sulla situazione dell’industria estrattiva individuandone i potenziali fattori di rischio: alle compagnie sono state fatte domande sulle misure di sicurezza previste, sull’assunzione di responsabilità in caso di incidente e sulla cooperazione con le autorità di controllo europee. Inoltre, dalla Direzione generale Energia della Commissione, fanno sapere...CONTINUA A LEGGERE

Una nuova piazza per il confronto senza censura



Cronaca
| di Peter Gomez
Eccoci, siamo qui. Da oggi dovrete fare ogni giorno i conti con noi. Anche sul web. Abbiamo voluto e immaginato un sito dove tutti possano raccontare o sapere quello che gli altri non dicono. Dove la Rete invia notizie, commenti, fotografie e filmati che verranno analizzati ad uno ad uno con cura per poi essere eventualmente riproposti. Un sito senza censure, bavagli o padroni. Senza finanziamenti pubblici, ma aperto a chiunque abbia qualcosa d’interessante da dire. Un sito in cui niente è a “riproduzione riservata”, ma tutto può essere copiato e riutilizzato, a condizione che venga citata la fonte.

Tra qualche settimana, come promesso, apriremo anche la nostra piattaforma blog. Chi lo desidera potrà trovare là un suo spazio. E se saprà ragionare, proporre e denunciare correrà il rischio di vedere i suoi post replicati nelle nostre varie homepage. Fin da ora però intorno a ilfattoquotidiano.it abbiamo radunato, e stiamo radunando, centinaia di amici. Spesso non la pensano come noi, ma sono tutte persone perbene, con le loro passioni, convinzioni e contraddizioni. Sono i nostri blogger.

Noi infatti crediamo che sia venuta l’ora di confrontarci, di discutere, e magari di proporre qualche soluzione ai problemi. Visto che non lo fa il Parlamento dove, a causa di una legge liberticida, i rappresentanti dei cittadini non vengono più eletti dal popolo, ma scelti dal segretario di partito di turno (ovvero dalla stessa Casta al potere più o meno da vent’anni), è arrivato il momento di provarci da soli.

Attenzione: non siamo l’anti-politica. Noi siamo per la politica. Ma siamo prima di tutto cittadini e giornalisti. Pensiamo che alla base di ogni democrazia liberale ci sia un principio enunciato tanti anni fa da Luigi Einaudi: bisogna conoscere per deliberare. Per questo rivendichiamo il diritto-dovere di riportare tutte quelle che noi consideriamo notizie. Per questo crediamo che il voto, più o meno libero, sia solo la condizione necessaria, ma non sufficiente, perché un Paese possa definirsi democratico. Perché la democrazia non ha a che fare solo con il modo con cui si elegge chi sta al Potere, ma anche con con quello con cui si controlla chi è andato al Potere. Perché se il Potere corrompe, come dimostrano in maniera esemplare le recenti indagini sulla cricca, il Potere assoluto corrompe assolutamente.

Bene, adesso ci siamo pure noi. Anche sul web continueremo a fare quello che abbiamo sempre fatto. Riporteremo i fatti e le analisi. Faremo le pulci all’informazione, a partire dalla sedicente informazione televisiva. Senza però la voglia di fare i maestrini o d’insegnare qualcosa a qualcuno. Metteremo semplicemente la realtà a confronto con quello che viene detto in tv o scritto sui quotidiani e sugli altri siti web dei giornali. Poi i giudizio sarà dei lettori e dei navigatori.

Alla Rete chiediamo una cosa sola. Di aver un po’ di pazienza. Di settimana in settimana vi presenteremo le tante nuove iniziative a cui abbiamo pensato (o che abbiamo copiato, non ci vergogniamo a dirlo). Ilfattoquotidiano.it esce in versione Beta. E, proprio per ricevere idee e suggerimenti in vista di quella definitiva, abbiamo aperto la casella email migliorailsito@ilfattoquotidiano.it. Già ora però alla Rete vanno i nostri ringraziamenti. Circa 1500 tra blogger e gestori di spazi web stanno partecipando alla nostra campagna virale di lancio. I gruppi sui social network (a proposito, tra qualche giorno, saremo OpenID) ci stanno sostenendo come mai avremmo sperato. E lo stesso ha fatto la direzione del Fatto Quotidiano, la redazione e il nostro consiglio di amministrazione. Ma da adesso in poi il nostro futuro è solo nelle nostre mani.

Faremo di tutto perché siano quelle giuste.

mercoledì 23 giugno 2010

Aldo Brancher,mazzette a un altro ministro



Aldo Brancher, il primo ministro reo confesso di aver pagato mazzette a un altro ministro


di Davide Milosa

Il neoministro del Pdl nel 1993, da dirigente Fininvest, confessa ai pm di aver pagato 300 milioni all’allora ministro della Sanità Francesco De Lorenzo

Aldo Brancher è il primo ministro della storia repubblicana ad aver ammesso di aver pagato mazzette a un altro ministro. Ecco chi è il nuovo titolare del dicastero per l’Attuazione del Federalismo, nominato da Silvio Berlusconi il 18 giugno. Il dato emerge da alcuni verbali che ilfattoquotidiano.it pubblica in esclusiva.

Ex prete di Trichiana (Belluno), venditore di spazi pubblicitari per Famiglia cristiana, negli anni Ottanta, svestita la tonaca, Brancher passa alla corte del Cavaliere. L’amicizia con Marcello Dell’Utri e la collaborazione con Fedele Confalonieri gli apre le porte di una folgorante carriera politica. Eppure i due interrogatori dell’estate 1993 tratteggiano una storia che ancora nessuno ha raccontato. Non i giornali, né tantomeno i tg che nel giorno della nomina si sono limitati solamente ad accennare a un suo generico “coinvolgimento” in Tangentopoli.

Nella primavera del 1993, invece, Brancher si ritrova a San Vittore, rinchiuso in cella assieme ad alcuni rapinatori. Finisce in carcere per aver pagato 300 milioni di lire all’allora ministro della Sanità Francesco De Lorenzo. Una delle tante mazzette intascate dal notabile del Partito liberale, coinvolto in nove processi di corruzione e condannato a 7 anni e 6 mesi per le tangenti alla sanità napoletana. Brancher, detto lo spretato, viene condannato a 2 anni e 8 mesi per finanziamento illecito ai partiti e falso in bilancio. In Cassazione, però, il primo reato cade in prescrizione, mentre il secondo viene depenalizzato dal secondo governo Berlusconi. Brancher, dunque, non è stato affatto assolto, come ha dichiarato. Un fatto che diventa politicamente rilevante se si rileggono le dichiarazioni di Berlusconi del 17 febbraio scorso: “Non credo ci siano dubbi sul fatto che chi sbaglia e commette dei reati non possa pretendere di restare in nessun movimento politico”. E’ il periodo in cui, tra Roma e Milano, deflagrano nuovi casi di corruzione: dalla “cricca” di Angelo Balducci alla tangente intascata per strada da Milko Pennisi, consigliere Pdl e presidente della commissione urbanistica del comune di Milano. “Noi - prosegue il premioer - abbiamo deciso che le persone che sono sottoposte a indagini o processi in via di principio non debbano venire ricomprese nelle liste elettorali”. Giusto. Peccato che Aldo Brancher, oltre a confessare di aver pagato mazzette a un ministro, è attualmente imputato per ricettazione in uno stralcio del processo sulle scalate bancarie.

Andiamo allora a quel 3 giugno 1993. Davanti al gip di Milano Italo Ghitti, l’attuale ministro Brancher dichiara di voler rispondere alle domande. “Effettivamente - dice - ho versato la somma di 300 milioni di lire in due rate da 150 nelle mani di Giovanni Marone. La somma era destinata a De Lorenzo”. Giovanni Marone, ex segretario personale di De Lorenzo, è la gola profonda che dà fuoco alle polveri dello scandalo. Si tratta dell’ennesimo troncone di Tangentopoli. L’indagine ruota attorno agli spot anti-Aids diventati famosi per lo slogan “Se lo conosci lo eviti”. Il governo finanzia una campagna triennale, dal 1990 e al 1993, con un budget annuo di 40 miliardi di lire. Un tesoretto che fa gola alle tv del futuro premier. Racconta Marone: “La Fininvest mi fece pervenire per De Lorenzo la somma complessiva di 300 milioni che Brancher mi consegnò nei miei uffici romani di piazza Barberini”. Il segretario di De Lorenzo prosegue confermando “i rapporti di buona conoscenza tra i vertici Fininvest e il ministro De Lorenzo”. Dopodiché precisa: “Aldo Brancher e Valeria Licastro (allora segretaria romana di Fedele Confalonieri e oggi moglie dell’ex deputato di Forza Italia Antonio Martusciello, ndr), entrambi funzionari Fininvest, nell’approssimarsi delle decisioni relative alla ripartizione degli spot mi ricordavano di tenere presente la Fininvest”. Una raccomandazione per usare un occhio di riguardo per le tv di Berlusconi che “consistevano nel riservare” alla Fininvest “un maggiore effetto di pubblicità rispetto a quello che avrebbe avuto senza dette sollecitazioni”. Per Marone, poi, non ci sono dubbi sul fatto che quei 300 milioni rappresentassero “un tangibile riconoscimento a De Lorenzo per l’attenzione dimostrata”.

Come risponde alle accuse l’attuale ministro? Nega, ma solo in parte. Brancher, uno dei primi uomini del gruppo Berlusconi messi sotto inchiesta dal pool di Mani Pulite, ammette il pagamento delle mazzette, ben attento però a non coinvolgere i vertici dell’azienda, che in effetti non verranno indagati. Eccolo di nuovo davanti al gip: “Ho effettuato i due versamenti non come segno di riconoscimento per l’assegnazione alla Fininvest della quota di fondi stanziati per la campagna anti-Aids, ma perché ero in contatto con il ministro De Lorenzo per la realizzazione di due progetti denominati Il male del secolo”. Progetto legato alla Promogolden, società di cui Brancher deteneva l’85% delle quote.

Brancher sostiene insomma di aver agito in proprio, ma conferma di aver versato tangenti. Posizione che mantiene a oltranza anche quando, durante il secondo interrogatorio, davanti al pm Gherardo Colombo, confessa di non ricordare esattamente come aveva accumulato la provvista. In nero ovviamente. “I 300 milioni – dice – sono una somma che ho preso in contanti”. Tutto denaro che “tenevo a disposizione per eventuali occorrenze”. E ancora: “Percepivo denaro contante per le mia attività di mediazione nel campo immobiliare. Tutta questa attività è stata fatta in nero e in questo momento non mi ricordo chi mi ha retribuito in nero”.

Dopo i mesi di carcere, Brancher viene chiamato il Greganti di Forza Italia. Come il compagno G. (con il quale condivide un’indagine, poi archiviata, per un giro di bustarelle legato alla costruzione dell’ipermercato Le Gru di Grugliasco, Torino) si immolerà per salvare il partito comunista, così Brancher ammette le sue responsabilità, ma salva la Fininvest. Aiutato in questo da Berlusconi e Confalonieri. Sarà proprio il Cavaliere, infatti, a raccontare: “Quando il nostro collaboratore Brancher era a San Vittore, io e Confalonieri giravamo intorno al carcere. Volevamo metterci in comunicazione con lui”. Forse per invitarlo, telepaticamente, a resistere. E lui resistere. A parlare, però, è anche l’ex ministro della Sanità Francesco De Lorenzo. Da lui la controprova della mazzetta: “Visto che era in corso la campagna elettorale – racconta l’ex dirigente del Pli – Brancher si disse disponibile ad anticipare somme di denaro che mi potevano servire. Ribadisco che ho utilizzato la somma di 300 milioni per la campagna elettorale”.

Dunque non tutto si cancella. Anche se la recente promozione al dicastero del Federalismo ha il sapore della nomina ad personam per poter utilizzare il legittimo impedimento previsto dal nuovo Lodo Alfano allargato all’intero Consiglio dei ministri. Dopo Tangentopoli, infatti, Brancher inciampa in uno stralcio dell’inchiesta sulle scalate bancarie orchestrate dai “furbetti del quartierino”. Qui è imputato per ricettazione. Gianpiero Fiorani ha raccontato di avergli versato denaro in contanti per molte centinaia di migliaia di euro: “Quando ci fu la discussione sul disegno di legge sul risparmio, Brancher fu una delle persone che contattai per primo e si dimostrò disponibile a sostenere il ‘partito di Fazio’. Brancher controllava una serie di parlamentari sia di Forza Italia, sia della Lega. In cambio del sostegno che prometteva di offrire, concordammo la cifra di 300 mila euro che consegnai in tre tranche”. L’ex funzionario Fininvest non ha mai denunciato Fiorani per calunnia. Oggi è ministro.

Fonte :ilfattoquotidiano.it

Ecovillage,Roma 3 Luglio 3 agosto



Grazie all’iniziativa di Green Generation, anche a Roma approda l’Ecovillage, la prima manifestazione dedicata all’Ecologia della Capitale.
L’evento, che vede il patrocinio della Regione Lazio, del Comune di Roma e del XVIII Municipio di Roma, si svolgerà dal giorno 3 luglio al 3 agosto 2010, in piazza San Giovanni Battista della Salle.
Nella storica piazza capitolina verrà allestito l’Ecovillage, un piccolo villaggio totalmente ecologico in cui i cittadini saranno informati su: energie rinnovabili, smaltimento dei rifiuti, fai-da-te, green arte, cultura, ecoturismo, gruppi d’acquisto solidale… insomma su tutto quello che gira attorno all’ambiente e alla sua salvaguardia.
L’iniziativa di Green Generation

martedì 22 giugno 2010

Il cantore del porno c’è. È Casto…




Misfatto | di Alessandro Ferrucci

Non è nei negozi. Le radio lo snobbano. E i discografici? Forse, un giorno. Eppure in Rete è già un cult. Si chiama Immanuel Casto, ha 26 anni, di giorno è art director, ma di notte è il cantore del “Porn Groove”. Vuol dire, tette, culo, gnocca, “69” messi in rima. Niente di nuovo per alcuni appassionati degli Skiantos e figli, ma la sua ultima canzone “Escort 25” ha registrato novantamila contatti, e i ragazzi cantano il ritornello che fa “tutto ora, tutto vero, tutto dentro, tutto intero…”. Evocative anche le altre hit: “Anal beat”, “Che bella la cappella”, “50 bocca/100 amore” e “Coiti nel buio”.


“Bè, il mio è progetto musicale che parte da anni – racconta Immanuel -, dove c’è sia una componente ludica, sia una sfera di ricerca artistica e di descrizione sociale”. Insomma, sulla scia del documentario “Videocracy” di Erik Gandini, anche lui cerca “di mettere in luce la nostra società interpretando uno stereotipo che poi si commenta da solo”. Quindi ragazze seminude pronte a ogni compromesso pur di arrivare e il sesso come unica merce di scambio.

Griffe, Costa Smeralda, Montecarlo, sale da gioco. Droga. “C’è molta attualità – continua il re del ‘Porn Groove‘ – anche se sarebbe stato molto semplice mettere dei riferimenti a persone, magari a Silvio Berlusconi e Fabrizio Corona, ma tutto si sarebbe esaurito in una parodia. In realtà volevo fare un affresco di un’epoca. Perché il pezzo non parla né di prostituzione, né di ricchezza, bensì di una sorta di aspirazione generazionale, al raggiungimento di uno status”.

Uno status promosso dal “ruolo ‘didattico’ della politica: è attraverso chi ci governa che arriva la legittimazione”. Bene. Comunque, ecco concerti, serate, inviti. E qualche inconveniente: “Che regali mi fanno i fans? Sono molto eterogenei, qualcuna mi tira il reggiseno sul palco, o gli slip. Ma una volta è andata peggio, molto peggio: in ‘Anal beat’ canto ‘non ti negherò il mio deretano, te lo consegnerò chiavi in mano’. Ebbene, a Perugia sono stato linciato da una serie di mazzi di chiavi con su scritto il ‘mio deretano’”.

Nessuna ferita permanente… “Se questo lavoro mi ha portato vantaggio con le donne? No! Ho una relazione stabile, non mi interessa. Forse era meglio non dirlo. Vabbè, oramai è andata”.

“Tutto ora, tutto vero, tutto dentro, tutto intero…”.

Hai firmato contro la speculazione finanziaria?

Mancano pochissimi giorni al G20 di Toronto (26 e 27 giugno) che dovrebbe finalmente riscrivere le regole per la Finanza.

http://www.110.unito.it/img_up/firma.jpg

Firma anche tu su www.zerozerocinque.it per chiedere una mini-tassa sulle transazioni finanziarie con il cui gettito finanziare finalmente politiche sociali, ambientali e di cooperazione!

I Governi di Francia e Germania si sono già detti favorevoli, così come il Parlamento e il Consiglio dell'Unione Europea. Solo il Governo Italiano continua ad avere una posizione contraddittoria. Chiedi a Tremonti e a Berslusconi di prendere posizione a favore di una misura che potrebbe finalmente ridare ossigeno ai conti pubblici e far si che a pagare la crisi non siano ancora una volta soprattutto le persone più fragili!

www.zerozerocinque.it - Una piccola tassa contro la speculazione, una grande risorsa per tutti!

http://www.zerozerocinque.it/images/stories/cartolina_005_banchiere_1_sm.jpg

Quando "l'incapibilità" politica tocca i vertici. Del Pd.


«Ma lei è proprio... Bersani?!» «Con riserva....»


Rassegna stampa sulle ultime dichiarazioni del leader dei Democratici. Attenzione, non sono sottotitolate alla pagina 777, per cui prestate attenzione quando sentite o leggete qualche sua dichiarazione
18 giugno 2010 - Claudio Jampaglia

Segretario Bersani, non pensa che sia venuto il momento di giocare d’attacco?
«È sempre stato il momento. Il Pd deve tirare la palla avanti. Noi diversamente da Berlusconi, pensiamo al futuro del Paese. Berlusconi pensa al suo, e non prenderà un sabbatico. Non so immaginare che questa situazione duri ancora tre anni. Siamo chiamati a dare credibilità all’alternativa adesso. Non ci serve un papa straniero. Tocca a noi, ora».

Mercoledì, 7 del mattino, stavo cercando qualcosa da leggere in rassegna stampa su RadioPopolare (www.radiopopolare.it) della corposa intervista di Conchita De Gregorio al segretario del Pd (
http://www.unita.it/news/italia/100060/bersani_voglio_che_il_pd_sia_il_partito_della_costituzione) e mi sono incastrato male già sulla prima domanda: la palla avanti, il sabbatico, il papa straniero… Aiuto!

Caffè alla macchinetta. Staccare i pantaloni umidi di pioggia dal sedere. E rileggere. Ma il tutto peggiora. Perché se l'allenatore dice “tirare la palla avanti” i giocatori capiscono che non c'è né modulo né tattica, “cavatevela voi”; Berlusconi più che un “sabbatico” potrebbe prendersi un “sambatico” (o un sabba-attico); e il “papa straniero”, che non è Wojtila né Ratzinger, ho capito che, nell'avvincente dibattito sul leader che dovrebbe sfidare Berlusconi non si sa quando, sarebbe un non politico e comunque non Pd. Fastidio.


Perché basta rovesciare le affermazioni di palle, sabbatici e papa stranieri per ottenere qualcosa di più chiaro e semplice tipo: “Sappiamo giocare di squadra e siamo pronti a mandare in pensione Berlusconi. Lo faremo presto non fra tre anni. Per il leader c'è tempo, questo è il momento della partecipazione e dell'unità, non abbiamo nessuna preclusione verso nessuno, deciderà la gente”.


People Have the Power, man (
http://www.youtube.com/watch?v=Zva9mnZCrWU). Non era più semplice? Magari un po' retorico ma chiaro e forte. E a furia di dai e dai… magari finiva a crederci pure lui.

Ma ormai quello bersaniano è un campionario, da “Berlusconi che cadrà come una mela” (
http://www.dire.it/DIRE-POLITICO/pd_bersani.php?c=25071&m=9&l=it) alla “faccia tosta sesquipedale” (http://www.dailyblog.it/crisi-bersani-berlusconi-ha-faccia-tosta-sesquipedale-per-2-volte-loro-ci-hanno-messo-su-traghetto-per-la-grecia/22/04/2010/), fino sul suo twitter: “Nostro compito è fare il maggiore sforzo di tenere assieme i temi”. (http://twitter.com/pbersani). Siamo all'apice della “incapibilità” della sinistra geniale definizione di Checco Zalone nella sua lezione di politica-trash (http://www.youtube.com/watch?v=nl0ylZc5wrc).

Va beh. Mattina presto, il caffè della macchinetta faceva schifo… Almeno sul tema “lavoratori” rivendicato con forza ad AnnoZero nella tirata di Bersani contro Travaglio (“perché noi siamo con quella gente là”
http://www.youtube.com/watch?v=9TMmbFtqH_Q) avrà parlato chiaro. Pomigliano?

«Non credo che nessuno, nemmeno la Fiat o Sacconi, possa pensare che un diritto costituzionale sia aggirabile da un accordo. Non abbocchiamo all’amo di chi ce la racconta così. Sacconi dice che vede un grande orizzonte fatto di deroghe ad ogni livello. Se lo sogna. La Costituzione non è derogabile. È una partita delicatissima. Mi rifiuto di pensare che giunti a questo punto non si possa arrivare ad un accordo. C’è un fatto oggettivo: siamo di fronte al primo caso in Europa di rientro della produzione esternalizzata. Ci vuole buona volontà, fantasia. Bisogna sentire la voce dei lavoratori. In ogni caso Pomigliano non sarà un modello».


Quindi: diritti si, accordo si, Fiat sì, sindacati sì, referendum sì, Marchionne sì… basta un po' di fantasia – e magari un po' di zucchero – e la pillola va giù. Ansiolitico o anfetamine? Per capire cosa davvero pensi Bersani bisogna andare su La Stampa dove viene incalzato più pressantemente: «Messa così, se mi si chiede di pronunciarmi con un sì o con un no su Pomigliano, allora rispondo che il mio è un sì con riserva». (
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201006articoli/55972girata.asp) La riserva sarebbe che un accordo così può essere accettato solo a Pomigliano ma in nessun altro posto. Come se Berlinguer avesse ridotto la marcia dei 40mila nel 1980 a un “caso torinese”.

Per scuoterlo la Direttora gli lancia un ciambellone: la manovra, il governo, Tremonti, la Lega… Tutto bene. Si capisce anche lui. Pensa alle elezioni anticipate? «Guardo l’oggi. Non so se si voterà nel 2011 ma faccio fatica a pensare ad altri tre anni così». Figurati noi… direbbe “il coro greco” di Crozza Alive. (
http://www.youtube.com/watch?v=HbIBwbWO2Jo). Quindi sono pronti, non hanno paura, sfidano la destra sul terreno del consenso, della crisi, sulla Costituzione. Finalmente. Al voto, per dio. Altrimenti perché ascoltarli, per votarli, no? L'alternativa adesso, tocca a voi…

«Fra due o tre mesi avremo in rete tutti gli amministratori del Pd: hanno in larghissima maggioranza tra 30 e 40 anni. Detto questo, siamo e resteremo in costruzione. Avremo finito il compito quando il partito sarà in mano ai nativi del Pd». Due-tre mesi per mettere in rete gli amministratori del Pd? Ci vorrebbe una settimana per un gruppetto di smanettoni intelligenti, forse dieci giorni per una media azienda… E poi cosa sono i “nativi”? Quelli alti tre metri, dipinti di blu in un mondo chiamato P(an)D(ora)? No sono quelli “nati nel Pd”. Quindi autoctoni, indigeni, non stranieri neppure loro. Quindi nemmeno Bersani stesso. Addavenì Avatar.


«Se per stare nella società fosse sufficiente scendere tutte le settimane in piazza sarebbe facile. Bisogna prima, come si sarebbe detto una volta, aver chiara la linea: poi gestire la proposta e l’azione tra la gente. Non serve andare alla rinfusa. Ci vediamo sabato al Palazzo dello sport, da lì partiremo per la campagna d’estate». E magari, poi, andiamo tutti al Roxy Bar.


Stamattina guardo il sondaggio di Repubblica/Ipr: "Berlusconi ai minimi storici, ma l'opposizione resta al palo” (
http://www.repubblica.it/politica/2010/06/17/news/sondaggio-giugno-4895693/?ref=HREC1-1).
Tre anni, Bersani? Tre secoli. Fate presto con l'avatar.

Fonte:mamma.am

Di Pietro indagato? il Giornale gode!

l quotidiano di Feltri supera se stesso con la prima pagina più bella dell’anno nell’annuncio dell’avviso di garanzia consegnato al leader dell’Italia dei Valori: mai un caporedattore centrale aveva osato tanto. 4723639664 18bd70b846 b Di Pietro indagato? E il Giornale gode!A volte la realtà supera la fantasia, a volte riesce a sorpassare anche il più spettacolo senso del ridicolo. E così, non si può fare altro che togliersi il cappello di fronte alla prima pagina di oggi del Giornale, che annuncia con tanto di Ola dell’intera redazione l’ennesima indagine nei confronti di Antonio Di Pietro.

I BIMBI ALL’ASILO – “Di Pietro indagato per truffa: COSI’ IMPARI“, recita il titolone, e continua: “L’ex Pm nei guai: è sospettato di aver intascato i rimborsi elettorali anziché darli al partito. Se fosse coerente, adesso dovrebbe lasciare il Parlamento. Ma non lo farà…”. Il riferimento è alla vicenda emersa ieri con l’avviso di garanzia consegnato al leader di Mani Pulite in seguito alla denuncia di Elio Veltri. E l’atteggiamento che traspare dal titolo – “così t’impari, gne gne gne, specchio specchietto” – dimostra una maturità, da parte dell’estensore del titolo, degna dei bambini dell’asilo.

FELTRI RULEZ – Nell’editoriale che accompagna il titolone, molto più sobrio nei termini e nelle parole, invece traspare, da parte di Vittorio Feltri, quella genuina ansia di beccare un’altra querela milionaria e poi essere costretto a scusarsi in prima pagina, come è già accaduto qualche tempo fa: “Sull’aspetto politico dell’incidente non sorvolo: l’ex Pm di Mani Pulite, se non si dimette dal parlamento (ed è un suo diritto), deve pubblicamente riconoscere di aver preso un granchio. E’ una follia pretendere che gli inquisiti stiano fuori da Camera e Senato”, dice Feltri. Certo, ad occhio sembra invece di ricordare che Di Pietro chiedesse agli inquisiti di non ostacolare le indagini utilizzando la propria carica, e ai condannati di non sedere in Parlamento. Ma queste sono sottigliezze, inutili sofismi: cose che all’asilo infantile nemmeno le capiscono. Figuriamoci al Giornale.

Articoli di (Dipocheparole)

lunedì 21 giugno 2010

blog e news, ecco cosa troverete sul fattoquotidiano.it


blog e news, ecco cosa troverete sul fattoquotidiano.it
MILANO Il Fatto Quotidiano deve molto, forse tutto, alla Rete. Grazie al Web la scorsa estate il nostro giornale riuscì ad andare in edicola avendo già alle spalle 40.000 abbonati online. Cittadini che, a scatola chiusa, decisero di dare fiducia a un sogno: fare informazione senza padrini o padroni tra i piedi; scrivere in pagine sulle quali per le notizie c'è sempre spazio, senza che nessuno si chieda se possono danneggiare o favorire qualcuno. Così oggi i lettori ci hanno ripagati: in edicola tocchiamo spesso quota 75 mila copie e anche nei Palazzi del Potere – quel Potere che noi come giornalisti abbiamo il dovere di raccontare – il Fatto rappresenta ormai una voce con la quale si deve fare i conti. Restava però un debito da ripagare: quello col Web. Lo facciamo ora. Da martedì prossimo il vecchio e per certi versi glorioso blog di Antefatto, che in questi mesi ha saputo raccogliere la fiducia di 100 mila visitatori unici al giorno, non esisterà più e sarà sostituito dal nuovo sito del fattoquotidiano.it? . Al progetto stiamo lavorando da mesi e, in queste ore, i nostri tecnici e i nostri giornalisti stanno cercando di risolvere gli ultimi inevitabili problemi in modo da poter rispettare l'appuntamento. Quello che abbiamo pensato lo vedrete dunque tra poco. L'idea di base è piuttosto semplice: fare del Fatto online un luogo dove si possa dire (e sapere) quello che gli altri non dicono. Creare una piazza dove accanto alle news, alle inchieste (spesso multimediali ), agli articoli, ci sia anche un posto dove discutere e confrontarsi. Anche per questo, ispirandoci dichiaratamente all’Huffington Post, abbiamo deciso di chiedere a decine e decine di persone di creare qui un loro blog. A oggi ne abbiamo già messi in fila circa 150, ma vogliamo che il numero salga ancora. Anche per questo nelle prossime settimane inaugureremo una piattaforma blog del Fatto (slegata dal sito) dove ci piacerebbe che i navigatori aprissero un loro spazio. I vari post saranno monitorati di continuo.CONTINUA A LEGGERE

DEPUTATI E SENATORI AI SERVIZI SOCIALI!


Crolla la produttività del Parlamento: i deputati lavorano 16 ore settimanali, i senatori 9 a settimana. Percepiscono 22mila euro il mese. E’ vergognoso. Chi lavora non 8 ore a settimana, ma 8 e più ore al giorno percepisce stipendi di circa 20 volte inferiori al netto dei bonus e privilegi previsti per la casta della politica.
Quei lavoratori fanno andare avanti l'Italia e contribuiscono per oltre il 70% alle entrate fiscali nazionali. La settimana scorsa alla Camera due sedute con votazioni; settimana cortissima altro che storiche 35 ore settimanali! La “settimana cortissima”: racconta Fini che in 19 settimane, cioè dall’inizio dell’anno, a Montecitorio le ore d’aula sono state poco meno di 305, ovvero 16 per ogni settimana lavorativa che per “loro” va dal lunedì pomeriggio al giovedì. Le sedute sono state 60, ma è fallito il tentativo del presidente Fini di prolungare i lavori al venerdì. L’attività è quasi del tutto assorbita dai provvedimenti del governo. Su 40 approvati nel 2010, sono 23 i ddl governativi, 10 decreti e solo 7 disegni di legge di iniziativa parlamentare.
Ci ricordano che oltre all’attività in parlamento, c’è quella nelle commissioni e poi c’è il tempo che ogni parlamentare avrebbe il dovere di dedicare al cosiddetto rapporto col territorio, al contatto con gli elettori. *Ma ci pigliano ancora per i fondelli? Forse che è l'unico lavoro che richiede attività complementari?
Forse che gli insegnanti non si devono preparare le lezioni e correggere i compiti fuori dalle aule? Forse che i ricercatori non devono studiare fuori dall'orario di lavoro?Moltissimi lavori "impiegatizi" richiedono attività parallele e di aggiornamento extra orario di lavoro, E allora? Cosa direbbe Confindustria se si lavorasse tutti, toh mi voglio rovinare 25 ore a settimana pagate come 40? Camera: “mini settimana” lavorativa a Palazzo Madama, dove non si è mai tenuta una seduta il lunedì o il venerdì. Per la Camera alta i numeri raccontano come dal primo gennaio si sono tenute sì 70 sedute – attenzione però se la seduta della mattina si prolunga al pomeriggio ne vengono conteggiate 2 - e le ore lavorate risultano essere 179, in queste prime 19 settimane che fanno una media di 9 ore a settimana.
I progetti di legge approvati nel 2010 sono stati infatti 19, quindici di iniziativa governativa, ovvio, appena quattro parlamentare.
Alla base di questa situazione:
- la nota e atavica “pigrizia” dei parlamentari italiani più volte emersa;
- l’altrettanto nota tendenza di questo governo a passare il minor tempo possibile in parlamento, sfruttando al massimo i decreti legge e ponendo la fiducia per il voto in aula;
- il pressapochismo della maggioranza che, per rimediare a errori grossolani, i provvedimenti devono essere visti e rivisti dalle commissioni un significativo numero di volte…. e nonostante ciò alcuni sono stati respinti come “incostituzionali” così si ricomincia.

«Ormai discutiamo per due giorni di provvedimenti che possono essere esaminati in mezza giornata, giusto per dare un’apparenza di attività – racconta il vice capogruppo Pd Gianclaudio Bressa – Decine di nostri ddl mai approdati in aula e una totale incapacità del governo di curare provvedimenti che non siano quelli che interessano personalmente il premier».

da: http://www.nuovaresistenza.org/2010/05/19/deputati-e-senatori-ai-servizi-sociali-hanno-la-settimana-cortissima-riempiamogliela/

sabato 19 giugno 2010

Opificio JM: apre a Prato la bottega firmata Malkovich

C'era la folla delle grandi occasioni ieri sera in piazza San Marco a Prato per l'inaugurazione di Opificio JM, la bottega dell'eccellenza toscana che vede tra i soci anche John Malkovich.
I 600 metri quadrati di esposizione che corrono lungo le mura trecentesche del Cassero, sono stati presi d'assalto dalla Prato che conta, ma anche da tanti cittadini, curiosi di scoprire la linea di abbigliamento dell'attore americano e cosa nasconda la bottega su cui hanno scomesso 40 aziende con le loro produzioni originali e di qualità che saranno vendute anche on line. Un'operazione commerciale e anche culturale, ma sopratutto una scommessa sul futuro della città.

"Si tratta di una filosofia di vendita incentrata su una cultura del bello e un prezzo conveniente dato dai vantaggi di una filiera corta - ha spiegato Enrico Giardi, uno dei soci - questi due aspetti abbinati a un marchio esclusivo contribuiranno ad attirare clientela anche dall'estero. Siamo stati contattati da riviste inglesi e tedesche specializzate nell'incoming turstico verso l'Italia e grazie alla collaborazione di un imprenditore potenzialmente interessato, c'e' in progetto di aprire anche in Turchia."Tra i prodotti delle 40 aziende in mostra spiccano gli abiti sartoriali e trasformisti di 'Clotilde', la gustosa cioccolata artigianale La Molina, una serie di lampade a risparmio energetico ideate da Masterplast e infine, l'arredamento del bar-tavola calda interno realizzato dall'azienda Novo design con materiali poveri e di riciclo tra cui, gli scarti di falegnameria per fare i tavoli e le cinghie di tappezzeria per rivestire le sedie. L'appuntamento è per il 16 luglio quando, in occasione del suo spettacolo in piazza Duomo, approderà in bottega, John Malkovich in persona.

venerdì 18 giugno 2010

Vent'anni di menzogne



di Salvatore Borsellino

Ho cominciato a sfogliare con particolare emozione le pagine di questo nuovo libro di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza perché fu proprio sul precedente libro degli stessi autori L’Agenda Rossa di Paolo Borsellino che, dopo sette anni di silenzio, seguiti ai primi cinque anni dopo la morte di Paolo, cominciai a cercare gli elementi che potessero darmi le prove del mio convincimento.

Il convincimento cioè che la sentenza di morte di Paolo Borsellino fosse stata emessa da quei pezzi deviati dello Stato e del sistema di potere che, dopo la strage di Capaci, avevano deciso di portare avanti quella scellerata trattativa che doveva servire a stabilire per il nostro paese un nuovo piano di equilibrio al prezzo, ancora una volta, di una “strage di Stato”.

Ancora una volta, e con i nuovi elementi emersi in questo ultimo scorcio dei quasi diciotto anni che ci separano dalla strage Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza analizzano lucidamente i 57 giorni che separano la strage di Via D’Amelio dalla strage di Capaci. Analizzano tutte le menzogne che ci sono state propinate in questi anni, analizzano i depistaggi che ci hanno propinato un falso e assolutamente improbabile pentito come Scarantino perché non si arrivasse alla famiglia dei Graviano.
Perché non si arrivasse ai personaggi che con questi, attraverso Marcello Dell’Utri, erano in contatto.
Possono farlo grazie ai nuovi elementi messi in luce da quei magistrati coraggiosi che stanno facendo di tutto per togliere io spesso velo che finora ha coperto i veri mandanti di quella strage ed i depistaggi che ne hanno coperto le responsabilità.

Mentre scrivo questa breve nota mi arriva la notizia che al collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, una delle fonti principali tramite le quali si è finalmente potuto arrivare a queste inconfessabili verità, è stato escluso dal programma di protezione.
Per questa assurda decisione è stato utilizzato il limite dei “180 giorni” inserito nello stravolgimento della legge sui collaboratori di Giustizia fatta approvare da questo governo per pagare una delle tante cambiali contratte durante la trattativa.
Per pagare un’altra cambiale stanno per approvare una legge sulle intercettazioni che toglierà ai magistrati ed alle forze dell’ordine uno dei mezzi fondamentali per arrivare alla verità.
Per impedirci di sapere stanno per approvare una legge che impedirà ai mezzi di informazione di pubblicare le notizie sulle indagini e sugli stessi nomi dei magistrati.
Perché la verità non deve essere conosciuta, a tutti i costi.
Non per nulla il capo del Governo ha definito le stragi di Capaci e di Via D’Amelio “vecchie storie” per investigare sulle quali non vale la pena di spendere i soldi degli italiani.
Ma sono “vecchie storie” il cui sangue non si è ancora asciugato sul selciato di Capaci, di Via D’Amelio, di Via Palestro e di Via dei Georgofili, e non si asciugherà fino a quando non verrà fatta Giustizia.

Tratto da: temi.repubblica.it/micromega-online

DI PIETRO PORTA IL BLOG IN BELGIO COSI' PUBBLICHERA' TUTTE LE INTERCETTAZIONI PROIBITE!



Dal blog di Di Pietro:
Berlusconi continua a premere per far diventare legge il ddl intercettazioni, ennesimo provvedimento ad personam che il Presidente del Consiglio si è fatto confezionare ad hoc, e, per far ciò, non si occupa delle priorità dei cittadini e dei problemi economici del nostro Paese. Noi dell'Italia dei Valori non ci stiamo a vivere in un regime che impedisce la libera circolazione delle informazioni e indebolisce la lotta alle mafie. Per questo, abbiamo deciso di pubblicare su un nostro sito in Belgio: www.italiadeivalori.be tutte quelle intercettazioni che saranno vietate in Italia. La Banda Bassotti che ha in mano l'Italia pensa sempre e solo ai suoi interessi: dopo il legittimo impedimento, il Lodo Alfano e lo scudo fiscale e le innumerevoli norme salva Casta, portate all’esame del Parlamento, adesso si concentra su un provvedimento liberticida che imbavaglia la stampa, non consente ai cittadini di ottenere giustizia e ai magistrati di potere indagare. Sono disposizioni di cui beneficeranno solo la cricca e le organizzazioni criminali. Per contrastare queste norme, oltre a portare avanti un ostruzionismo duro e senza sconti in Parlamento, non ci rimane che lanciare una campagna di disobbedienza civile.
Si tratta de “Le intercettazioni proibite - Un sito in Belgio contro la censura italiana”. Infatti, pubblicheremo su un nostro sito estero (http://italiadeivalori.be/) tutti i dialoghi proibiti, resi dagli avvocati, ma che non potranno essere diffusi e sottoposti all’attenzione dell’opinione pubblica perché la legge lo impedirà.

.

Inoltre, quando verremo a conoscenza di queste intercettazioni, le faremo leggere in Parlamento dai nostri deputati e senatori, in modo tale che abbiano validità di atto pubblico e possano così essere diffuse sul web. Ma per far ciò, abbiamo bisogno dell’aiuto di tutti voi. E’ una campagna importante, una battaglia di democrazia che viaggerà attraverso la rete e della quale sarete protagonisti.Troverete a breve il codice del bannerino che vi chiediamo di pubblicizzare sui vostri siti e blog: utilizzatelo e diffondetelo il più possibile. Anche questo è un segnale forte e chiaro della nostra resistenza democratica al regime che avanza.

Blog Franca Rame

Navi tossiche. Nuova inchiesta e foto shock dalla Somalia!


Roma, Italia — Sei terribili foto. Mai pubblicate prima. Prove inconfutabili di un traffico di rifiuti sospetti verso l'Africa. Le diffondiamo oggi con la nostra nuova inchiesta sulle navi tossiche, che riassume più di vent'anni di traffico di rifiuti tossici e radioattivi.

Le foto risalgono al 1997 e dimostrano come centinaia di container dal contenuto di dubbia provenienza siano stati interrati nel porto di Eel Ma'aan in Somalia, costruito da imprenditori italiani.

L'inchiesta elenca numerosi casi di esportazione illegale di rifiuti pericolosi: alcuni sono stati bloccati anche grazie a noi, mentre in altre occasioni questi vergognosi carichi sono spariti, a volte "dispersi" in mare. Di molti non abbiamo mai saputo nulla. Viene tracciata anche l'evoluzione di questo traffico che, da attività individuali, si è organizzato in una "rete" di cui nomi di persone e imprese sono spesso stati segnalati a investigatori e magistrati. In troppi l'hanno fatta franca e il sospetto che "la rete" operi ancora oggi non può non affacciarsi.

La nostra inchiesta solleva anche profondi dubbi su come siano state gestite le operazioni per fare luce sul presunto ritrovamento del relitto della "Cunski", al largo di Cetraro. Ci sono indicazioni chiare che il Ministero britannico della Difesa abbia offerto al governo italiano mezzi e personale qualificato per effettuare le ricerche sottomarine a un prezzo inferiore rispetto a quello proposto da Mare Oceano, di proprietà della famiglia Attanasio, che ha effettuato l'operazione. Perché l'offerta britannica è stata rifiutata? Quali sono i termini del contratto della Mare Oceano? Non ce lo dicono! Sappiamo, però, che Diego Attanasio è coinvolto nel caso "Mills-Berlusconi".

Come denunciato dall'Agenzia Europea dell'Ambiente in un rapporto del 2009, il traffico illegale di rifiuti tossici è un problema ancora rilevante. L'Agenzia sostiene che la Convenzione di Basilea, che impone il divieto dell'export di rifiuti tossici tra Paesi OCSE e non-OCSE, è ben lontana dall'essere pienamente applicata.

È necessario che l'ONU verifichi la presenza di rifiuti tossici a Eel Ma'aan e che l'Ue aumenti le misure di sicurezza per la prevenzione della produzione e traffico di rifiuti tossici. Inoltre, nel contesto delle attività dell'Osservatorio "Per un Mediterraneo libero dai veleni", chiede al Governo italiano che si crei un coordinamento tra le autorità investigative, un censimento delle attività già effettuate per la ricerca dei relitti delle "navi dei veleni" e l'esecuzione di un eventuale, successivo piano per identificare e rimuovere quanto più possibile i relitti pericolosi.

Se volete conoscere tutti i dettagli di questa vicenda, scaricate l'inchiesta e diffondetela. Abbiamo tutti il diritto-dovere di informarci per capire cos'è successo e succede. Oggi esiste una mole impressionante di fatti e dati che - anche se purtroppo non ha prodotto una verità giudiziaria - può permettere la ricostruzione di una verità storica ormai matura.

fonte:greenpeace