martedì 29 giugno 2010

Il Comitato nazionale di bioetica ridotto a un organo strumentale del governo, sotto tutela del Vaticano. Solo in Italia!


In presenza di temi nuovi, compito dei Comitati per la bioetica è promuovere una cultura dell’informazione scientifica obiettiva e favorire un effettivo dibattito pubblico. Così recita la Convenzione per la protezione dei diritti umani e la dignità dell’essere umano con riguardo all’applicazione della biologia e della medicina, detta anche Convenzione di Oviedo. Un documento talmente importante che è citato esplicitamente nella Carta dei diritti fondamentali dell’Unione europea. Ma in Italia questa Convenzione non è mai stata applicata nonostante la ratifica del 2001 con la legge n. 145. Basti pensare a come negli ultimi anni sui temi etici la politica abbia sistematicamente imposto una linea di pensiero ispirata ai dogmi antiscientifici della Chiesa cattolica.


Riducendo il Comitato nazionale di bioetica a un organo strumentale alle decisioni del governo su questioni che in tutto il resto del mondo vengono affrontate sulla base delle priorità indicate dalla scienza. L’ultimo capolavoro in ordine di tempo del Cnb è stata la decisione di dedicare ciò che rimane del suo mandato (scadrà il 27 agosto prossimo) non al lavoro di Craig Venter, lo scienziato che è riuscito a creare il primo batterio “naturale” guidato da un genoma artificiale, ma ai criteri di accertamento della morte cerebrale. Un «tema», per dirla con la Convenzione di Oviedo, che non si può certamente definire «nuovo», poiché a 41 anni di distanza le definizioni dei Protocolli di Harvard - pur animando sovente dibattiti - reggono ancora oggi la prova della verifica scientifica e ispirano gran parte delle legislazioni in materia di accertamento della morte cerebrale, compresa la nostra che dice: «La morte si identifica con la cessazione irreversibile di tutte le funzioni del cervello».


Nella serata di giovedì, il Comitato ha approvato (con un voto contrario) il parere formulato dal gruppo di lavoro sui Criteri di accertamento della morte cerebrale, integrando un altro documento sullo stesso tema redatto nel 1991. Il Cnb, si legge nella nota, «riconosce che la legislazione italiana sull’accertamento della morte, corredata dalle attuali linee guida, è estremamente garantista e prudenziale e ha consentito alle strutture mediche di adottare una pratica omogenea». Inoltre, ritiene che «sia lo standard neurologico che quello cardiopolmonare sono clinicamente ed eticamente validi per accertare la morte dell’individuo ed evitare in modo certo la possibilità di errore».


Alla votazione su questo parere, il cui gruppo di lavoro si era formato nonostante la posizione contraria di 16 membri su 44, non ha potuto partecipare Luca Marini, uno dei vice presidenti del Cnb. «Se fossi stato presente - commenta a Terra Marini, che è anche presidente del centro di studi biogiuridici Ecsel - avrei sottolineato la distanza scientifica e culturale tra i contenuti del dibattito bioetico nazionale e di quello internazionale. Da anni cerco di spostare l’attenzione verso le nuove priorità che emergono con forza dall’avanzamento della ricerca scientifica e, conseguentemente, delle tecnologie; ma in Italia - aggiunge - è difficile sradicare la disposizione, e in molti casi la convenienza, a dibattere i temi bioetici esclusivamente in funzione della loro spendibilità politica ed emozionale e, quindi, della loro idoneità a procurare la maggiore visibilità, anche personale, sulla scena bioetica. E intanto, problematiche di grande ed emergente rilievo bioetico, come quella delle neuroscienze, non vengono prese in considerazione, malgrado le attese della comunità scientifica e del pubblico».


Il parere del gruppo di lavoro sulle neuroscienze, presieduto da Marini, è uno degli otto scavalcati da quello sulla “Morte cerebrale”. Tra due mesi, come detto, il Cnb non ci sarà più. Considerando che tra luglio e agosto al massimo ci potranno essere al massimo due plenarie, è lecito ipotizzare che questioni come equità di accesso alla salute, etica della sperimentazione clinica controllata, bioetica e scuola, carcere suicidio e autolesionismo, obiezione di coscienza e valutazione di ciò che comporta il «segreto nelle procedure riguardanti il sistema regolatorio dei farmaci», finiranno direttamente nel cestino. Non proprio il luogo più adatto per alimentare un dibattito pubblico.
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