mercoledì 9 giugno 2010

La finanziaria non dà assegno di invalidità agli affetti da sindrome di dow




Così il bilancio manda in crisi la solidarietà

di Cecilia Moretti

Per colpa dei furbi, però, non ci possono rimettere i più deboli. Quelli veri. Se le cose restano così, infatti, è quanto rischia di accadere con l’articolo numero dieci della manovra finanziaria correttiva varata dal Governo e in discussione in questi giorni in Parlamento. Si tratta del punto del decreto legge “Misure urgenti in materia di stabilizzazione finanziaria e di competitività economica” che riguarda l’invalidità. L’intento è quello di stringere sui falsi invalidi: innanzitutto si prevedono punizioni severe per gli operatori sanitari che attestano un falso stato di malattia o handicap, reclusione da uno a cinque anni, multe da 400 a 1.600 euro, risarcimento del danno – patrimoniale e di immagine – alla pubblica amministrazione. E fino a qui va bene, giustissimo anzi. Poi, però, c’è dell’altro. Il comma 1 dell’articolo prevede infatti l’innalzamento della percentuale di invalidità prevista per ricevere l’assegno mensile dal 75 all’85%. Perché il troppo alto numero di invalidi, secondo il ministro dell’Economia Giulio Tremonti, mette in crisi la competitività dell’Italia.Ecco che questo secondo punto lascia, invece, parecchio più perplessi. E le perplessità non derivano da ragionamenti astratti, ma dalla concretezza della pratica. È il caso delle persone con sindrome di Down a fare molto pensare. Le tabelle del ministero della Sanità, infatti, riconoscono loro un’invalidità pari al 75%, il che vuol dire che, qualora la manovra passasse così com’è, questa categoria di invalidi non potrebbe usufruire dell’assegno mensile. Si tratta di un piccolo aiuto economico per loro e le loro famiglie, pari a 256, 67 euro, cioè una cifra praticamente simbolica. Esattamente come il danno che una simile misura comporterebbe, facendo passare il grave messaggio di uno Stato disinteressato al welfare socio-assistenziale e ai bisogni dei più deboli e distruggendo in poche righe un concetto come quello della solidarietà sociale, assimilato negli anni. «Una norma che nel nome della giusta lotta ai falsi invalidi va a toccare fasce svantaggiate e con le conseguenze che ne potrebbero derivare non porta neppure giovamento al bilancio dello Stato», protesta il presidente dell’Associazione italiana "Persone Down" Mario Berardi. «Una vicenda passata sotto silenzio e che è giusto portare all'attenzione di tutti per avere una reazione unitaria. Spero si tratti di una svista, ma in ogni caso è necessario modificare la norma. Porteremo avanti la nostra battaglia perché il peggiore nemico è l'ignoranza» gli fa eco la deputata Udc Paola Binetti.Tanto più che un effetto collaterale della norma potrebbe essere il tentativo da parte di molti di farsi innalzare la percentuale di invalidità per ottenere l’assegno mensile ma con la conseguenza boomerang, anche per lo Stato, di vedersi preclusa la possibilità di un inserimento nel mondo del lavoro, relegando così ai margini della società chi, invece, potrebbe parteciparvi attivamente. E la “macelleria sociale” sarebbe perpetrata senza scampo. Ha un sapore molto amaro in proposito la «proposta dignitosa» di un cittadino disabile e lavoratore, Franco Bomprezzi, che propone di rinunciare per un anno, lui con tutti gli invalidi italiani, a una pizza e una birra al mese, 10 euro mensili per contribuire a porre rimedio alla crisi economica del paese. Chiede in cambio che «non vengano stravolti diritti e princìpi conquistati a caro prezzo, in decenni di battaglie civili e di accordi parlamentari sempre bipartisan». Non resta che sperare che chi ha facoltà di cambiare le cose ci ripensi.
Fonte: Ffwebmagazine

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