martedì 15 giugno 2010

Libertà di espressione: minaccia per i Blog



I blog non possono essere equiparati a testate giornalistiche
Internet e libertà:
cambiate il comma 29

di Fabio Chiusi

C'è un altro punto della legge sulle intercettazioni su cui c'è ancora da lavorare. Si tratta del comma 29, che estende l'obbligo di rettifica previsto dalla disciplina sulla stampa ai "siti informatici". Il che, tradotto dal linguaggio del diritto a quello ordinario, significa che un blogger, ad esempio, avrebbe - in caso di approvazione definitiva alla Camera - il dovere di rettificare una notizia entro 48 ore dalla richiesta, pena una multa fino a 12500 euro.Se da un lato chi fa informazione, è vero, deve ricercare la massima correttezza, è altrettanto vero che questa misura, non tenendo conto della distinzione tra giornalismo professionale e amatoriale né delle dinamiche della Rete, rischia di tradursi in un puro e semplice deterrente per la libertà di espressione dei comuni cittadini. Quanti infatti sarebbero disposti di fronte a una richiesta di rettifica (fondata o meno) a interpellare un avvocato, sostenere spese legali e insomma complicarsi dannatamente la vita per una attività che non produce alcuna remunerazione e che esercitano non solo senza la professionalità e la competenza di un giornalista vero e proprio, ma anche senza le relative tutele? Pochi, verosimilmente. La maggior parte, per evitare ulteriori conseguenze, procederebbe alla rettifica. Magari prima di verificare se vi fosse realmente un motivo per farlo.In molti poi, di fronte a una simile minaccia, sarebbero incentivati a chiudere il proprio blog, e per chi non lo avesse, aprirne uno non sarebbe più una prospettiva allettante e di immediata realizzazione. Se un blogger infatti, per qualunque ragione, si dovesse assentare dal monitor per più di quarantotto ore (basta un week-end al mare) proprio mentre riceve una richiesta di rettifica, sarebbe giusto costringerlo a pagare una multa?Roberto Cassinelli non ne è convinto. Per questo, proprio dalle colonne del suo e di altri blog (Byoblu, ilNichilista), avanza una proposta di emendamento che reintroduca la separazione tra giornalismo professionistico e amatoriale anche sui "siti informatici", mantenendo il limite delle 48 ore unicamente per quelli registrati come testate giornalistiche. E spostandolo a sette giorni per tutti gli altri. Il deputato del Pdl tuttavia non si ferma qui, e anzi chiede proprio ai cittadini digitali di commentare, modificare, criticare il testo da lui ipotizzato, così da portare alla Camera il migliore degli emendamenti possibili.Dato che la libertà di espressione in Rete ci sta particolarmente a cuore, accogliamo con piacere l'idea di Cassinelli. Perché cerca di porre rimedio alle nefaste conseguenze di un comma di cui non siamo soddisfatti. E perché instaura virtuose dinamiche di ascolto e compartecipazione che sono, queste sì, tipiche del Web. Quanto al contenuto, sta agli utenti farsi capire, avanzando le loro idee e tentando di apportare i cambiamenti che ritengano necessari perché chi sbagli paghi (ma non ci sono già gli strumenti legislativi per garantirlo?) senza rischiare che la Rete, come sostiene Guido Scorza, "chiuda per rettifica". La buona notizia è che finalmente dall'altra parte qualcuno li ascolta.

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