venerdì 18 giugno 2010

Vent'anni di menzogne



di Salvatore Borsellino

Ho cominciato a sfogliare con particolare emozione le pagine di questo nuovo libro di Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza perché fu proprio sul precedente libro degli stessi autori L’Agenda Rossa di Paolo Borsellino che, dopo sette anni di silenzio, seguiti ai primi cinque anni dopo la morte di Paolo, cominciai a cercare gli elementi che potessero darmi le prove del mio convincimento.

Il convincimento cioè che la sentenza di morte di Paolo Borsellino fosse stata emessa da quei pezzi deviati dello Stato e del sistema di potere che, dopo la strage di Capaci, avevano deciso di portare avanti quella scellerata trattativa che doveva servire a stabilire per il nostro paese un nuovo piano di equilibrio al prezzo, ancora una volta, di una “strage di Stato”.

Ancora una volta, e con i nuovi elementi emersi in questo ultimo scorcio dei quasi diciotto anni che ci separano dalla strage Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza analizzano lucidamente i 57 giorni che separano la strage di Via D’Amelio dalla strage di Capaci. Analizzano tutte le menzogne che ci sono state propinate in questi anni, analizzano i depistaggi che ci hanno propinato un falso e assolutamente improbabile pentito come Scarantino perché non si arrivasse alla famiglia dei Graviano.
Perché non si arrivasse ai personaggi che con questi, attraverso Marcello Dell’Utri, erano in contatto.
Possono farlo grazie ai nuovi elementi messi in luce da quei magistrati coraggiosi che stanno facendo di tutto per togliere io spesso velo che finora ha coperto i veri mandanti di quella strage ed i depistaggi che ne hanno coperto le responsabilità.

Mentre scrivo questa breve nota mi arriva la notizia che al collaboratore di giustizia Gaspare Spatuzza, una delle fonti principali tramite le quali si è finalmente potuto arrivare a queste inconfessabili verità, è stato escluso dal programma di protezione.
Per questa assurda decisione è stato utilizzato il limite dei “180 giorni” inserito nello stravolgimento della legge sui collaboratori di Giustizia fatta approvare da questo governo per pagare una delle tante cambiali contratte durante la trattativa.
Per pagare un’altra cambiale stanno per approvare una legge sulle intercettazioni che toglierà ai magistrati ed alle forze dell’ordine uno dei mezzi fondamentali per arrivare alla verità.
Per impedirci di sapere stanno per approvare una legge che impedirà ai mezzi di informazione di pubblicare le notizie sulle indagini e sugli stessi nomi dei magistrati.
Perché la verità non deve essere conosciuta, a tutti i costi.
Non per nulla il capo del Governo ha definito le stragi di Capaci e di Via D’Amelio “vecchie storie” per investigare sulle quali non vale la pena di spendere i soldi degli italiani.
Ma sono “vecchie storie” il cui sangue non si è ancora asciugato sul selciato di Capaci, di Via D’Amelio, di Via Palestro e di Via dei Georgofili, e non si asciugherà fino a quando non verrà fatta Giustizia.

Tratto da: temi.repubblica.it/micromega-online

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