martedì 13 luglio 2010

Condannata alla lapidazione,mobilitazione internazionale

Condannata alla lapidazione, una tra molte

Nel Corano la lapidazione non è mai menzionata tra le pene previste
Il codice penale iraniano dà indicazioni molto precise sul tipo di pietre che devono essere usate

Sakineh Mohammadi Ashtiani ha 42 anni, due figli e una condanna alla lapidazione per adulterio. La sua storia assomiglia a quella di molte altre donne condannate dai tribunali dei paesi islamici più radicali. Prima l’accusa di avere avuto rapporti sessuali con due uomini al di fuori del matrimonio, poi una confessione estorta con novantanove frustate, quindi la condanna.

Il suo caso ha scatenato la mobilitazione internazionale di leader politici, intellettuali, organizzazioni per i diritti umani e migliaia di persone comuni. Per ora è salva. Il tribunale iraniano ha deciso di rinviare l’esecuzione della condanna, ma nessuno sa fino a quando.

L’incertezza del suo caso giudiziario ha aperto un dibattito all’interno delle istituzioni iraniane sulla legittimità della condanna e sulla vergogna che ricadrà su tutta la Repubblica islamica se ancora una volta una donna verrà lapidata. Infatti nonostante per alcuni paesi islamici la lapidazione sia una pratica millenaria, le sue regole non sono affatto chiare.

Nel Corano la lapidazione non è mai menzionata tra le pene previste. Eppure è proprio sulla fedeltà al Corano che i tribunali islamici più radicali basano le loro condanne. Su Daily Beast, lo scrittore di origine iraniana Reza Aslan cerca di fare chiarezza su uno degli aspetti più controversi e feroci della legge coranica.

Secondo la legge islamica l’adulterio, zina, è una delle sei offese la cui punizione è prescritta da dio (le altre cinque sono: falsa accusa di adulterio, furto, rapina a mano armata, apostasia e ubriachezza). Si tratta essenzialmente di un insieme casuale di reati menzionati da qualche parte nel Corano. Di conseguenza, si tratta di reati che ricevono un trattamento speciale nella legge islamica. Ma la punizione prevista dal Corano per l’adulterio sono le frustate: da nessuna parte nel Corano sta scritto che l’adulterio debba essere punito con la lapidazione.

Il codice penale iraniano invece è molto preciso sulla lapidazione. Nella sezione 119 per esempio dice: “Le pietre usate non devono essere tropo grandi da uccidere subito il condannato né troppo piccole da non poter essere considerate pietre”. La procedura seguita è molto precisa.

La vittima è avvolta in un sudario, collocata dentro una grossa buca scavata nel terreno e ricoperta di terra fino alla vita se si tratta di un uomo, fino al petto se si tratta di una donna. Se l’adulterio è stato dimostrato in tribunale attraverso una confessione, è il giudice a dover scagliare la prima pietra. Se invece è stato dimostrato attraverso dei testimoni oculari, sono loro a iniziare per primi. Subito seguiti dai giudici e poi dalle altre persone presenti, che in ogni caso non possono essere meno di tre.

La definizione di adulterio però non è univoca.

Letteralmente zina significa adulterio, ma in pratica si riferisce a qualsiasi atto sessuale considerato illegale: adulterio (sesso tra due persone sposate), fornicazione (sesso tra due persone non sposate), sodomia, stupro e incesto. La classificazione del reato spesso è molto controversa. Per esempio, secondo alcuni teorici non si dovrebbe parlare di adulterio nel caso in cui il coniuge sia impossibilitato ad avere rapporti con la sua sposa a causa di impedimenti legali, come viaggi prolungati o condanne da scontare in carcere. Poi c’è la relazione problematica tra adulterio e stupro. Può capitare che la vittima di uno stupro sia poi accusata di adulterio se non riesce a dimostrare di essere stata costretta. Ci sono stati alcuni casi in cui vittime di stupri sono state accusate di zina e poi condannate alla lapidazione per adulterio.

Ad aggiungere ulteriore confusione c’è poi il fatto che è quasi impossibile provare la colpevolezza di adulterio legalmente.

La legge islamica prevede infatti che l’adulterio possa essere dimostrato in due modi: o attraverso quattro confessioni, chiare e prive di ambiguità, fatte in quattro incontri separati con un giudice; oppure attraverso la testimonianza diretta di quattro uomini di “irreprensibile integrità”, che devono giurare di avere testimoniato direttamente il reato. Resta da capire come sia possibile trovare quattro uomini irreprensibili che abbiano testimoniato simultaneamente l’atto sessuale intercorso tra due persone.

Per questo anche in quei paesi che continuano a prevedere la lapidazione nel loro codice penale, la procedura per arrivare a una condanna è molto lunga. In Pakistan oltre il 95% delle condanne per adulterio tra il 1980 e il 1987 furono annullate per insufficienza di prove. E anche in Iran una decina di anni fa è stata introdotta una moratoria temporanea sulla pratica della lapidazione, dovuta in parte al dibattito in corso rispetto alla legalità dello strumento.

Nonostante tutto questo però la lapidazione per adulterio continua a verificarsi in molti paesi islamici. Soprattutto nelle regioni più rurali, più povere e meno istruite dove le sentenze vengono spesso emesse senza nessuna sostanziale documentazione ma solo sulla base di processi sommari, in cui ci si limita a prendere per vero quello che viene testimoniato dagli uomini del villaggio. Spesso poi le donne accusate sono del tutto inconsapevoli dei loro diritti, e gli stessi giudici non conoscono la complessità delle leggi e il carico di prove necessarie per una condanna.

Troppo spesso questa ignoranza collettiva fa sì che sia lo zelo delle varie comunità e non la legge a stabilire chi è colpevole e chi è innocente. Uno dei motivi principali per cui l’accusa di adulterio viene facilmente usata come mezzo di controllo sulle donne. Gli uomini molto raramente sono accusati di adulterio e nella maggior parte dei casi sono proprio mariti o padri gelosi a ricorrere alla legge della zina per punire le loro mogli o le loro figlie, come raccontò il film “The stoning of Soraya” del 2008.

Al momento il caso di Sakineh Ashtiani è oggetto del riesame del tribunale iraniano, ma secondo quanto riporta la CNN c’è molta preoccupazione rispetto alla possibilità che la sua condanna possa essere comunque eseguita da un momento all’altro. “L’avvocato della Ashtiani dice che la sua esecuzione e probabilmente la sua lapidazione è imminente e può avere luogo in ogni momento”, ha detto Hossein Abedini del Consiglio Nazionale della Resistenza Iraniana.

Fonte: Il Post

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