giovedì 15 luglio 2010

L'uomo a chilometri zero


La Terra vista dallo spazio, da un comodo cratere lunare, da una luna di Giove, nel suo divenire in questi ultimi cento anni, un fotogramma dopo l'altro, apparirebbe come un insieme di invasati in accelerazione. Un nido di formiche impazzite in corsa in ogni direzione dopo la distruzione del formicaio. Un fatto incomprensibile per un gioviano, ma anche per una qualunque persona dotata di buon senso.
Se un tempo le domande sul nostro destino erano: "Da dove veniamo? Che siamo? Dove andiamo?" (*), ora , nel tempo del Trasporto Obbligatorio di merci e esseri umani, la domanda è diventata unica: "Perché ci muoviamo?". Il tempo e il denaro impiegato per gli spostamenti sono gli investimenti principali, ma anche i più rischiosi, delle nostre vite. Guidare l'auto è come partire per la guerra con la moglie che agita il fazzoletto sulla porta di casa. Un milione di morti ogni anno nel mondo. 120.000 in Europa. Siamo come un aereo in rotta per casa di Dio con il pilota automatico manovrato da petrolieri, fabbricanti di auto e banchieri. Non si vive più per lavorare, ma per trasportare. Il WTO ha creato un meccanismo infernale con merci che volano, navigano, viaggiano come ossesse intorno al pianeta. Il pomodoro cinese, il cesto messicano, il maiale belga, il gamberetto scozzese saranno i nuovi astronauti quando in futuro useranno immensi aerei cargo nella stratosfera per il loro trasporto.
Ci deve essere un motivo profondo, superiore a quello economico, per questa biblica autodistruzione in movimento, una fornace, un moloch moderno a cui sacrifichiamo la Terra e il nostro tempo. Un problema più da Sigmund Freud che da Adam Smith. Investiamo in strade e non in connettività. Le organizzazioni industriali hanno la stessa struttura dell'Ottocento. Il telelavoro attraverso la Rete è possibile da tempo, ma si rimanda sempre a domani. Internet è lavoro a chilometri zero. Le aziende che decentrano dovrebbero essere incentivate. Il teletrasporto non è più fantascienza, si possono costruire oggetti a distanza, direttamente nel salotto di casa. Internet è il nuovo trasporto, delle idee e non delle merci. Esiste un'alternativa al movimento, si chiama pensiero.

(*) citazione dal quadro omonimo di Paul Gaugin
beppegrillo.it

Nessun commento:

Posta un commento