giovedì 29 luglio 2010

Non prendete impegni per stasera. Che magari cade il Governo.

Siamo alla resa dei conti. Dicono. Ore 19.00, stasera. Ufficio di Presidenza Pdl. Fini ed i Finiani, dentro o fuori. In quel vertice, può accadere di tutto.

Gianfranco Fini
ha appena chiesto al Cavaliere di deporre le armi. Un no secco, la risposta del Premier, oramai è tardi, la tua è una trappola. Il Santo Papi non perdona. L'espulsione è proprio lì, a poche ore di distanza, sarebbe già pronto un documento di "censura politica", così lo chiamano: Fini, Bocchino, Granata, Briguglio, ora basta, quelle teste devono cadere. C'è chi parla di campagna acquisti - "Fini è finito, ora comprerò tutti i suoi uomini", sbottava il Premier ad aprile - chi di imminenti elezioni anticipate, Berlusconi si è insomma deciso, la metastasi va asportata, con qualunque mezzo. Sia chiaro, può pure finire tutto a tarallucci e vino (probabile), ma sta di fatto che l'apparato mediatico papale è scatenato, affila i bisturi, prepara lacci emostatici e disinfettante e morfina base, quello di Feltri e Belpietro (e non solo) è un attacco simultaneo: si va dai calzoncini corti di Italo Bocchino ai cognati di Gianfranco Fini passando per traditor Granata, se serve con l'aiuto postumo di Oriana Fallaci e di Giorgio Almirante, pagine e pagine di delegittimazione sistemica perfetta per frollare dinnanzi all'opinione pubblica le decisioni del Partito, che potrebbero essere pesantissime. Le reazioni all'epurazione di chi chiede legalità e democrazia all'interno del Pdl, anche se a scoppio ritardato, potrebbero essere ... beh, fate voi, da qui il martellamento giornalistico degli ultimi giorni.

In ogni caso ci siamo. Il Parlamentare Pdl Giuseppe Ciarrapico non ha dubbi sulla determinazione del Cavaliere, e ai giornalisti di Libero rivela: "Stavolta Berlusconi sta a cazzo dritto" (cito testualmente), non farà sopravvissuti. "Ci sono rimasto malissimo quando ho scoperto che Bocchino era un deputato e non un punto del nostro programma", scherza a poca distanza il Cavaliere, questo per dirvi del clima che si respira in Transatlantico.

In realtà potrebbe essere molto ma molto difficile cacciare i dissidenti finiani, ed in particolare l'ex leader di An, essendo uno dei fondatori del Pdl. Fini compare in quell'atto notarile firmato il 27 febbraio 2008, assieme ad altri 9 nomi, tra cui spiccano Berlusconi, Bondi e Verdini. E stando alle parole di un notiaio interpellato da Libero, quello statuto non prevede "né il recesso, né l'esclusione", "in soldoni nessuno può cacciare nessuno". Ma sappiamo bene di chi stiamo parlando, di uno che ha stracciato senza troppi problemi l'articolo 3 della Costituzione Italiana, pur di trincerarsi in impunità, e diosolosa cosa potrebbe fare con lo statuto del proprio Partito. Ore diciannove.
Fonte: nonleggerequestoblog

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