sabato 6 novembre 2010

La libertà è un fatto dell’intelligenza


Curzio Malaparte
Selezione di brani tratti da
MALEDETTI TOSCANI

Dei toscani...La libertà è un fatto dell’intelligenza: ed è quella che dipende da questa, non l’intelligenza dalla libertà. Dirò che, nel concetto dei toscani, chi non è un uomo libero è un uomo grullo (8).
Può darsi che i toscani abbiano torto, ma la schiavitù è sempre, ai loro occhi, una forma d’imbecillità: intelligenza e libertà essendo, in Toscana, sinonimi (9). Non può essere, infatti, per un puro caso che i toscani siano sempre stati un popolo libero, il solo, in Italia, che non abbia mai sofferto schiavitù straniera, e si sia sempre governato da sé, con la propria testa o con le proprie palle (10).
E se qualche volta è capitata a noi pure la disgrazia d’esser governati da tiranni, bisogna riconoscere che una tal disgrazia è sempre durata poco, e che i tiranni ce li siamo sempre scelti in famiglia, eran di casa (11).
Talché quei popoli che non son liberi paiono, agli occhi dei toscani, popoli stupidi. Naturalmente i popoli stupidi non ne vogliono saper di quei sinonimi, intelligenza e libertà, e pretendono di essere schiavi non per mancanza d'intelligenza, ma per forza maggiore. Il che è una riprova della loro stupidità, perché non c’è forza che resista all’acido e alla lima dell’intelligenza: tanto è vero che le tirannie non temono gli uomini forti, nerboruti, muscolosi, e stupidi, ma gli uomini intelligenti, sian pur magri, deboli, e di poche spalle (12).
...e massimamente dei pratesi
Poiché di tutto i pratesi san far guadagno, a cominciar dagli stracci, che arrivano a Prato da ogni parte del mondo, dall’Asia, dall’Africa, dalle Americhe, dall’Australia, e più sozzi, più pidocchiosi, più cenci sono, e più son materia preziosa per un popolo che sa far ricchezza dei rifiuti di tutta la terra (31) [Ovviamente si deve considerare che Malaparte si riferisce ad una attività che, nel periodo a lui contemporaneo, ha fatto la fortuna di Prato, ma che ora non costituisce certamente l'attività principale del Distretto Industriale di Prato - n.d.c.].
[...] Tutta a Prato, e tutta in stracci, va a finire la storia d’Italia [...] (32).
E non soltanto la storia d’Italia, ma quella di tutta Europa finisce a Prato, fin dai tempi più remoti [...] (33). A Prato, dove tutto viene a finire: la gloria, l’onore, la pietà, la superbia, la vanità del mondo (34).
E poi c’è ancora chi si meraviglia che i pratesi non credono in nulla di tutto ciò in cui credono gli altri (35)? Eppure non sono da meno degli altri, quando proprio non possono tirarsi indietro, nel buttare la propria pelle al macero, benché meglio di chiunque sappiano che anche della loro pelle c’è sempre al mondo chi fa commercio e guadagno (36).
O mirabile non curanza dei pratesi, che non si meravigliano né si arrabbiano né si scandalizzano di nulla, e della grandezza umana, della superbia degli uomini, ridono, perché sanno di che son fatte. O semplicità dei pratesi, che sanno d’essere nati dal nulla, ma non fanno come tanti altri, che anche quando vanno a piedi sembra che vadano in carrozza, e quando camminano fan suonare i dindi nelle tasche, per far vedere che son gente per bene, e che i soldi per pagarsi la reputazione ce li hanno. O lealtà dei pratesi, che non si vergognano d’esser nati poveri (e a dire il vero non si vergognano nemmeno d’esser diventati ricchi), e non si danno le arie d’esser figli di nobili e di preti, com’è d’uso in certe parti d’Italia, e restano gente del popolo anche quando vanno in carrozza, che per loro è soltanto un modo di andare a piedi stando seduti, [...] e sono esempio di semplicità e di lealtà in un mondo, dove tutti cercano di nascondere quel che sono, e che erano, e si danno l’aria d’essere, il contrario di quel che sembrano (37).

1 commento:

  1. ...ma che mi garberà a me Malaparte....bello, io mi ci rispecchio in pieno, mi sento proprio pratese anche nel mio modo di essere e chi non è pratese non può capire!!
    :-))

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