martedì 21 dicembre 2010

Una tantum per la crisi


di Peter Gomez
Bisogna essere grati all’ufficio studi di Banca d’Italia che oggi ci ha ricordato come la ricchezza nel nostro Paese continui da anni ad essere molto mal distribuita.

In tempi come questi ragionare sui numeri è importante. E se chi, in questi giorni, è asserragliato nei palazzi del Potere cominciasse a farlo, scoprirebbe che per arginare le proteste non servono gli arresti preventivi o la forza pubblica. Perché, solo ad averne il coraggio, una via per traghettare il Paese fuori dalle secche della crisi c’è.

Bankitalia spiega infatti come la ricchezza delle nostre famiglie (case, terreni, liquidi, titoli ecc ecc) ammonti in totale a 8.600 miliardi di euro. E aggiunge però che il 10 per cento di esse ha in mano quasi il 45 per cento del tesoro (circa 4000 miliardi).

Si tratta di una somma enorme che diventa ancor più grande se si pensa che il 50 per cento delle famiglie italiane è invece molto più povero, tanto da possedere solo il 10 per cento della ricchezza complessiva (860 miliardi).

Se le cose stanno così diventa chiaro dove devono essere trovati i soldi per affrontare l’emergenza.

Dopo i tagli orizzontali allo Stato sociale e alla pubblica amministrazione decisi da Giulio Tremonti, è perfettamente velleitario pensare che questo governo, o qualunque altro, possa riuscire nel giro di pochi mesi a individuare ad una ad una le spese realmente improduttive.

Certo, in Italia ve ne sono moltissime, ma oggi nessun esecutivo ha la forza o la capacità d’intervenire subito e con precisione. Così come nessuno è realmente in grado, anche se ne avesse la volontà, di andare a colpire da un mese all’altro i 100 miliardi e passa di euro di evasione fiscale. Eppure, come dimostrano le manifestazioni degli studenti, a cui adesso si sommano quasi paradossalmente quelle delle forze di Polizia, la necessità di fare cassa è immediata.

Ecco allora che bisogna guardare a quel 10 per cento di famiglie ricche. È a loro che deve essere chiesto un contributo di solidarietà provvisorio, una sorta di tassa patrimoniale una tantum, che permetta di raccogliere 10 miliardi di euro con cui far fronte ai bisogni più impellenti (per esempio l’istruzione, la ricerca, la benzina per le auto degli agenti, gli ammortizzatori sociali), in attesa che a Roma ci si decida a procedere sui bilanci dello Stato utilizzando non la scure, ma il bisturi e la lente d’ingrandimento.

Ovviamente non dovranno essere tassati i beni produttivi, non si pagheranno cioè imposte sulla proprietà delle imprese. A essere tassato sarà invece tutto il resto. E, visto che solo l’8 per cento di quei 4.000 miliardi è ricollegabile all’attività d’impresa, la base imponibile (cioè il pezzo di tesoro sul quale il fisco può intervenire) toccherebbe i 3.500 miliardi.

Non tutti i proprietari comunque dovrebbero mettere mano al portafogli. L’idea è che il prelievo scatti solo a carico di quelle famiglie chi possiedono beni per più di due milioni di euro. Fatti due conti si scopre così che basterebbe un intervento del 3 per mille per far incamerare allo Stato 10 miliardi.

Sarebbe impopolare un contributo di solidarietà del genere? No, perché riguarderebbe solo un parte minoritaria della popolazione. Che, oltretutto, non verrebbe particolarmente vessata.

Il 3 per mille di 2 milioni (pari a due grandi appartamenti nel centro di Milano o Roma) equivale a 6mila euro. Soldi che potrebbero benissimo essere versati in tre rate annuali da qui al 2013.

Un’alternativa alla macelleria sociale insomma esiste. Ed è un’alternativa che le opposizioni hanno il dovere di proporre. E che il centrodestra ha il dovere (e l’interesse) di esaminare.

L’ormai risicata maggioranza Pdl-Lega deve infatti ricordare di essere stata mandata a Palazzo Chigi da una base elettorale vasta e composita.

Silvio Berlusconi e Umberto Bossi non sono stati votati solo da super-ricchi o evasori.

Tra i supporter del Cavaliere e del Senatur le persone comuni con redditi, proprietà e stili di vita normali, sono tantissime. Si tratta di milioni e milioni di cittadini che nel 2008 pensavano di scegliere un sogno. E che adesso rischiano di ritrovarsi in un incubo. Evitare che si risveglino troppo in fretta conviene. Anche (o persino) a loro.

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