giovedì 20 gennaio 2011

Osama Bin Silvio chiuso nel suo bunker, dichiara guerra


di Federico Brusadelli
Dunque il presidente del Consiglio ha deciso. Ha scelto, rinserrato nel suo bunker di Arcore, la via dello scontro fra poteri, del «contropiede micidiale”, della deflagrazione totale. Ha scelto, con il videomessaggio di ieri in cui ha chiesto che «quei pm» che «vogliono sovvertire il voto popolare” vengano «puniti”, di abbandonare ogni residuo brandello di responsabilità istituzionale, in nome di una massima mai così valida come adesso, in quest’ultima cupa fase del berlusconismo: “Dopo di me, il diluvio”.E le reazioni non si sono fatte attendere. Se nel Pdl – che, come sottolinea Luigi La Spina sulla Stampa, è ormai convinto di «dover unire il destino del premier a quello della nazione» – ci si stringe compatti attorno al leader, spargendo propaganda e complottismi (talvolta con argomentazioni traballanti e umanamente malinconiche, come nel caso del cattolico Maurizio Lupi, costretto a difendere il bunga-bunga tra un family day e l’altro), le opposizioni non hanno dubbi: Silvio Berlusconi non può più fare il capo del governo. «È un eversivo», dicono dal Pd. Secondo Rosi Bini «sta stracciando la Costituzione». E quel videomessaggio «è una dichiarazione di guerra, scandisce Pierferdinando Casini; intanto Gianfranco Fini sottolinea che «l’unico a divertirsi è il premier, perché «ne va di mezzo il buon nome dell’Italia nel mondo». E il New York Times, non a caso, ha parlato di «sordido mondo di ricatti», mentre la notizia di un premier indagato per prostituzione minorile e concussione e ancora al suo posto, deciso a non rispondere ai giudici, fa il giro del mondo inquinando inevitabilmente l’immagine del nostro paese. Ma il Cavaliere non demorde. «Si sistemerà tutto anche con il Vaticano», pare abbia detto ai suoi. Intanto, però, Famiglia Cristiana e Avvenire hanno rotto il silenzio, criticando una vicenda imbarazzante. E mentre dall’inchiesta sul “Rubygate” emerge – al di là degli aspetti penali – il volto dell’Italia peggiore, coagulata tra ricatti e miserie umane attorno a quei festini, il paese, forse, inizia a preoccuparsi. E si prepara, stavolta suo malgrado, a una nuova, brutta stagione. A una nuova “scelta di campo”. È la partita della vita, per Berlusconi. E ha scelto di giocarla, da quel bunker solitario, nel nome dell’irresponsabilità totale. Con la voglia – ormai è chiaro – di trascinare tutto e tutti con sé. Costi quel che costi.

20 gennaio 2011 

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