giovedì 20 gennaio 2011

La Réclame, l’uso distorto del corpo delle donne negli spot. A partire da Toscani

di Elena Rosselli
Obbiettivo, illustrare in modo ironico e disincantato, con un commento di voce fuori campo, i meccanismi che stanno sotto l’utilizzo inadatto, fuori luogo, a volte grottesco della figura della donna. Questa la mission di La Réclame, progetto video in formato web series che parte dalle pubblicità – manifesti o spot – che colpiscono l’immaginario collettivo attraverso l’uso inappropriato del corpo femminile. Ideato da  Non Chiederci La Parola, casa di produzione video nata nel 2008 e specializzata in documentari, docu-reality e format artistici crossmediali per tv e newmedia, il format è stato presentato oggi al Senato nell’ambito dell’evento “Questione femminile, Questione Italia”. Ogni settimana sul sito della casa di produzione ci sarà l’analisi di una nuova “réclame”: “Fare pubblicità è un’arte. Ormai, quasi, cultura - spiega Cristina Tagliabue, presidente di Non Chiederci La Parola -. Perché art director e agenzie creative sono gli ideatori di immaginari che si riflettono in tutto il nostro quotidiano. E quando oggetto delle pubblicità sono le donne, diventa particolarmente importante sapere chi ha originato un manifesto, uno spot, un claim. Generare immagini che permeano il nostro quotidiano è una professione, ma anche una responsabilità”.

L’ultimo lavoro di Cristina e delle sue collaboratrici ha preso di mira (definendolo “una caduta di stile”) il calendario che Oliviero Toscani ha realizzato per ”Vera pelle italiana conciata al vegetale”, un Consorzio che “raggruppa concerie pisane che producono pellami conciati con sostanze derivate da piante e cortecce”. Questa volta la “pelle” è il pube femminile: “Qui si mostra l’essenziale e non quello che si vede nei soliti volgari calendari delle pin up – ha commentato il fotografo – mostrano tutto, meno che quello. Un disvelamento al contrario. Queste dodici, magnifiche “tarte au poil” senza età, sono autentiche”. Oliviero Toscani ha rivendicato il suo lavoro come “strumento di denuncia”, ma il collettivo artistico per la creazione di video al femminile guidato da Cristina Tagliabue – giornalista e scrittrice – e Anna Maria Aloe – manager e ingegnere atipico – ritiene che questo ultimo lavoro del fotografo rappresenti appunto “una caduta di stile”.




L’analisi de “La Réclame” è molto didascalica e rifugge da ogni giudizio morale. “Non ci interessa dare un’opinione – spiega Tagliabue -. Vogliamo dare una chiave di lettura a chiunque si trovi a guardare per strada un cartellone pubblicitario contenente un’immagine femminile distorta. L’assurdità del messaggio viene fuori da sola, semplicemente scomponendo gli elementi del messaggio pubblicitario”. “Insistiamo anche sulla responsabilità di chi realizza questi lavori – prosegue la scrittrice e autrice video -. Un giornalista deve firmare quello che scrive. Stessa cosa devono fare i “creativi” che realizzano – con lauti guadagni – le pubblicità che vediamo ogni giorno”.

La Rèclame, che nella sua edizione settimanale sarà presto disponibile anche su YouTube, è un progetto partecipato di arte pubblica e creative commons: molte delle pubblicità recensite dal collettivo vengono, infatti, segnalate da utenti internet, da associazioni e dal passaparola attraverso la mail info@nonchiedercilaparola.com.

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