venerdì 22 aprile 2011

Compie 41 anni la Giornata della Terra, Earth Day

Compie 41 anni la Giornata della Terra, Earth Day, che si celebra ogni 22 aprile. La mobilitazione coinvolge 114 paesi, con Usa e India in prima fila. Il 22 aprile del 1970, 20 milioni di cittadini americani avevano risposto ad un appello del senatore democratico Gaylord Nelson, partecipando ad una storica manifestazione a difesa del Pianeta. A gestire l'evento mondiale e' l'Earth Day Network, che per l'edizione 2011 ha fissato un obiettivo ambizioso: raccogliere un miliardo di ''azioni verdi'' prima del summit Onu sollo sviluppo sostenibile previsto a Rio de Janeiro nel 2012. C'e' chi ha deciso di fare a meno dell'acqua in bottiglia e chi ha abbandonato l'auto per la bicicletta, mentre altri hanno cambiato le vecchie lampadine e deciso di fare la spesa portando una capiente borsa di tela da casa. Per tutti la parola d'ordine e' compiere un gesto a vantaggio della salute del Pianeta.

A partecipare al tam tam via internet sono singoli cittadini, aziende, organizzazioni non governative e amministrazioni locali: il contatore ha gia' superato quota 85 milioni e continua ad avanzare. Fra le novita' dell'edizione 2011, che l'Onu ha voluto dedicare alle foreste, c'e' il ''Canopy project'', che punta ricostruire i polmoni verdi andati perduti ai quattro angoli del globo. Altra iniziativa e' quella che cerca di coinvolgere le donne leader di governi, imprese, ong, in una campagna che aggreghi il potere al femminile per promuovere la nuova economia verde a livello nazionale, ma anche mondiale, in occasione del vertice di Rio del 2012. L'iniziativa ha gia' ''arruolato'' donne del calibro della stilista Donna Karan, della presidente della Fondazione della Virgin, Jean Oelwang e della presidente della BP per le energie alternative, Katrina Landis.

Tanti gli eventi organizzati in tutto il mondo per celebrare la Terra, da Taiwan a San Francisco, passando da Roma, Taiwan e Nuova Dehli. La capitale italiana ha dato il via ai festeggiamenti il 20 aprile con il concertone romano gratuito a Villa Borghese, con Ennio Morricone come padrino, Patti Smith, Carmen Consoli e Samuele Bersani. Negli Stati Uniti, il 23 aprile ci sara' il San Francisco Earth Day Festival, all'insegna della musica e dell'intrattenimento, ma anche dell'informazione legate ad uno stile di vita eco-sostenibile, con testimonial il divo della saga di Twilight, Chaske Spencer. A Sofia invece dal 28 aprile al 1 maggio sara' di scena il festival delle giornate verdi, mentre Berlino, con il progetto ''Let's get planting'', il 21 e 22 aprile, incentivera' a piantare alberi, puntando sul ripristino, la conservazione e la riforestazione delle foreste pluviali in Costarica. A Taiwan invece gran parte del lavoro e' gia' stato fatto: la Taiwan Environmental Information Association ha gia' piantato 2,3 milioni di alberi, 1 ogni 10 cittadini dell'isola, mentre a Nuova Dehli alcuni eco-tour partiranno alla scoperta degli angoli nascosti di natura. Non mancano i consigli 'anti-sprechi' del Wwf ad aziende e consumatori, e la Disney che da' il suo contributo con un numero di 'Topolino' a impatto zero, mentre il cantante Peter Gabriel, nel suo videomessaggio preparato per il concertone romano, avverte: ''Cio' che abbiamo fatto all'atmosfera, al clima, al nostro pianeta e' drammatico. Dobbiamo impegnarci tutti''.

Fonte: Ansa

martedì 19 aprile 2011

L’Unione Europea vuole limitare l’ecommerce?

 Una serie di nuove regole complica la vita a chi vuole vendere online, grande o piccolo

Le associazioni che si occupano di commercio elettronico in Europa hanno deciso di fare fronte comune per contrastare una nuova proposta di direttiva [pdf] del Parlamento europeo, che intende cambiare alcune delle norme che regolano la vendita dei prodotti online. Le nuove regole, dicono le associazioni di categoria, farebbero aumentare i costi di spedizione portandoli oltre i 15 miliardi di Euro, dai 5,7 miliardi attuali.
Per come è scritto ora, l’articolo 22A della proposta obbliga di fatto i proprietari dei siti di ecommerce a consegnare i loro prodotti in tutti gli Stati membri dell’Unione.
Nel caso di un contratto a distanza, il consumatore avrà la possibilità di richiedere al rivenditore la consegna dei beni o dei servizi offerti in un altro Stato membro. Il rivenditore dovrà osservare la richiesta del cliente se tecnicamente possibile e se il cliente darà la propria disponibilità a farsi carico dei costi aggiuntivi. Il rivenditore dovrà mettere in chiaro i costi in anticipo.
Secondo NETCOMM, il Consorzio del commercio elettronico italiano, l’articolo inciderà pesantemente sulle piccole aziende che decidono di aprire un sito di ecommerce in Italia, o in un altro paese dell’Unione, e che non intendono fare consegne all’estero. Nel peggiore dei casi, l’articolo obbligherà queste piccole società a ricevere pagamenti con sette valute differenti, ad adottare sistemi di traduzione per le descrizioni dei prodotti e contratti di spedizione che cambiano a seconda delle regole dei 27 paesi compresi nella nuova proposta. I piccoli imprenditori sarebbero così disincentivati dal mettere in piedi un sito per l’ecommerce perché obbligati ad affrontare costi e a impegnare energie fuori dalla loro portata, senza contare le complicazioni legali per la vendita negli altri paesi.
Le associazioni di categoria contestano anche l’articolo 12 sul diritto di recesso, ovvero la possibilità per l’acquirente di rimandare indietro la merce e ottenere un rimborso entro 7 – 10 giorni dall’acquisto. La proposta mira a istituire un limite massimo di 14 giorni entro il quale esercitare il diritto di recesso in tutta l’Unione. Alle due settimane si aggiungerebbero poi altri 14 giorni per effettuare la restituzione, portando così il tempo complessivo per evadere un recesso a 28 giorni. I responsabili dei siti per l’ecommerce temono che una simile regola possa incentivare acquisti meno consapevoli da parte dei consumatori, tranquillizzati dalla possiblità di avere così tanto tempo per rimandare indietro il prodotto se non lo gradiscono. Aumenterebbero i costi di spedizione e ci sarebbe anche un maggiore impatto ambientale, con un aumento dei trasporti dei beni all’interno dell’Unione.
Infine, gli articoli 16 e 17 della proposta intendono modificare gli obblighi da parte dei venditori online nel caso di recesso.
Il rivenditore dovrà rimborsare qualsiasi pagamento ricevuto dal cliente, incluso, dove possibile, il costo di spedizione, senza un eccessivo ritardo e comunque non più tardi di 14 giorni dal giorno della notifica del recesso da parte del cliente, come previsto dall’articolo 14. […] Il rivenditore non sarà tenuto a rimborsare i costi aggiuntivi di consegna nel caso in cui il cliente abbia scelto un sistema di consegna diverso da quello standard.
I due articoli dimezzano l’attuale tempo per i rimborsi, portandolo da 30 a 14 giorni. In alcuni casi, spiegano le associazioni di categoria, questo porterebbe a dover rimborsare gli acquisti prima della riconsegna della merce e della verifica della sua integrità. Al di sopra dei 40 euro di spesa, le società di ecommerce sarebbero anche obbligate a rimborsare per intero le spese di reso.
I timori legati alle nuove proposte sul commercio elettronico sono in parte fondati. Le nuove regole che il Parlamento europeo vuole introdurre non sembrano destinate a tutelare gli acquirenti più di quanto non lo siano ora, ma solo a complicare la vita alle piccole realtà che hanno deciso di promuovere e vendere i loro prodotti su Internet.
In Europa ci sono circa 150 milioni di persone che consumano beni acquistati online e in Italia sono almeno 10 milioni. Il settore è in crescita da dieci anni e si è rivelato affidabile, anche se talvolta eccessivamente chiuso sulle singole realtà nazionali e poco aperto al mercato dell’Unione. Il rischio è che le nuove normative portino a un sensibile aumento dei prezzi online e alla rinuncia di molte aziende di piccole dimensioni di affacciarsi sulla Rete per vendere i loro beni.
Prima di diventare una direttiva europea a tutti gli effetti ed essere recepita dai singoli stati membri, la proposta sarà ancora discussa con il Consiglio dell’Unione Europa, che insieme al Parlamento europeo detiene il potere legislativo nell’Unione.
Fonte: IL POST

venerdì 15 aprile 2011

Allenarsi per il cambiamento

"Nella nostra complessa epoca, occorre inventare nuove strade. Occorre essere focalizzati, concentrarci, impegnarsi su una cosa, massimo due, inventando su di esse micro sistemi in grado di funzionare per la realizzazione dei nostri sogni, ma lavorandoci, ogni giorno, almeno mezz'ora".

di Simone Perotti - 14 Marzo 2011

cambiare vita
Perché andiamo in palestra tre volte a settimana per avere i muscoli tonici e poi non dedichiamo mai un minuto alle attività che servono per prepararci a cambiare vita?
Quando sognamo siamo poco focalizzati e poco concentrati. Parliamoci chiaro, se sognare è solo un pour-parler, se ci piace solo discorrere al bar dei nostri sogni di cambiamento, tutto va bene. Ma se davvero siamo intenzionati a cambiare, a modificare la nostra vita per vivere in modo più vicino a ciò che sentiamo di essere, allora bisogna cambiare metodo.
Perché andiamo in palestra tre volte a settimana per avere i muscoli tonici e poi non dedichiamo mai un minuto alle attività che servono per prepararci a cambiare vita? Abbiamo già spiegato negli articoli precedenti che alcune di queste facoltà sono irrinunciabili e necessarie: capacità di stare da soli (se usciamo dai ranghi ci ritroviamo soli in un lampo); capacità di essere felici con poco, senza dover spendere inutili denari; equilibrio interiore; coraggio. Tutte queste caratteristiche sono muscoli esistenziali, dunque si gonfiano se ci alleniamo o si atrofizzano se non li facciamo mai funzionare. Ma c’è dell’altro, qualcosa che dovremmo tenere in seria considerazione.Continua a leggere

giovedì 14 aprile 2011

Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!



Non serve dirvi che le cose vanno male, tutti quanti sanno che vanno male. Abbiamo una crisi. Molti non hanno un lavoro, e chi ce l'ha vive con la paura di perderlo. Il potere d'acquisto del dollaro è zero. Le banche stanno fallendo, i negozianti hanno il fucile nascosto sotto il banco, i teppisti scorrazzano per le strade e non c'è nessuno che sappia cosa fare e non se ne vede la fine.
Sappiamo che l'aria ormai è irrespirabile e che il nostro cibo è immangiabile. Stiamo seduti a guardare la TV mentre il nostro telecronista locale ci dice che oggi ci sono stati quindici omicidi e sessantatré reati di violenza come se tutto questo fosse normale, sappiamo che le cose vanno male, più che male!
È la follia! È come se tutto dovunque fosse impazzito così che noi non usciamo più. Ce ne stiamo in casa e lentamente il mondo in cui viviamo diventa più piccolo e diciamo soltanto: "Almeno lasciateci tranquilli nei nostri salotti per piacere! Lasciatemi il mio tostapane, la mia TV, la mia vecchia bicicletta e io non dirò niente ma... ma lasciatemi tranquillo!".
Beh!, io non vi lascerò tranquilli. Io voglio che voi vi incazziate. Non voglio che protestiate, non voglio che vi ribelliate, non voglio che scriviate al vostro senatore, perché non saprei cosa dirvi di scrivere: io non so cosa fare per combattere la crisi e l'inflazione e i russi e la violenza per le strade. Io so soltanto che prima dovete incazzarvi. Dovete dire: "Sono un essere umano, porca puttana! La mia vita ha un valore!".
Quindi io voglio che ora voi vi alziate. Voglio che tutti voi vi alziate dalle vostre sedie. Voglio che vi alziate proprio adesso, che andiate alla finestra e l'apriate e vi affacciate tutti ed urliate: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!".
Voglio che vi alziate in questo istante. Alzatevi, andate alla finestra, apritela, mettete fuori la testa e urlate: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!" Le cose devono cambiare, ma prima vi dovete incazzare. Dovete dire: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!" Allora penseremo a cosa fare per combattere la crisi e l'inflazione e la crisi energetica, ma Cristo, alzatevi dalle vostre sedie, andate alla finestra, mettete fuori la testa e ditelo, gridatelo: "Sono incazzato nero e tutto questo non lo accetterò più!".

Quinto potere
Network, Sidney Lumet, 1976

martedì 5 aprile 2011

Moda sostenibile Moda solidale


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