lunedì 23 maggio 2011

La rivoluzione dal basso,siamo al bivio


La rivoluzione dal basso ha superato Gibilterra ed è arrivata in Spagna dai Paesi del Maghreb. In Islanda e in Italia sta facendo da tempo le prove generali e il contagio potrebbe espandersi in tutta Europa. Il 2011 potrebbe diventare come il 1848, quando le vecchie istituzioni vennero travolte e la "questione sociale" divenne parte della politica.. Può essere che in futuro questo periodo sia citato con frasi come "E' successo un duemilaundici!" come oggi si dice "E' successo un quarantotto!". Nel 1848 la rivoluzione avvenne, quasi istantaneamente, in tutta Europa, da Vienna a Berlino, da Budapest a Parigi. Gli storici definiscono il '48 un fenomeno di "sincronizzazione storica". Un momento in cui tutto cambia ovunque senza spiegazioni apparenti. Un mondo nuovo sta nascendo, l'indignazione è il suo carburante. Un indignado aveva un cartello ben visibile: "E' il sistema che è contro di noi, non noi contro il Sistema". Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.

fonte: http://www.beppegrillo.it/2011/05/sono_arrivato_a/index.html

Cosa serve agli italiani per indignarsi?!

giovedì 19 maggio 2011

"C'è chi dice no": il caso Ponte nelle Alpi


Il coraggio di pochi che diventa la bellissima realtà per molti: risparmio economico, posti di lavoro, preservazione del territorio, buona amministrazione. Ponte nelle Alpi, comune bellunese di 8.500 abitanti, ospita il modello più efficiente di gestione rifiuti dell'intera penisola. Il futuro di questa comunità era segnato da una mega discarica da un milione di metri cubi e da un cementificio, fino a quando non è arrivato Ezio Orzes. Con lui Ponte nelle Alpi ha saputo trasformare i problemi ambientali in una grande opportunità di riscatto per la comunità.

Sui tetti delle scuole spuntano impianti fotovoltaici, le mamme si scambiano vestitini e giocattoli per i figli, l’amministrazione con altri comuni coordina gruppi di acquisto di impianti fotovoltaici ed interventi di risparmio energetico per cittadini e piccole imprese e i rifiuti diventano materiali che si vendono riducendo i costi del servizio. Straordinario? No, solo una comunità civile che vuole guardare al futuro con un po’ di partecipazione, di speranza e di gioia!

Report, la nota trasmissione di Rai 3, ne ha raccontato il "caso".

martedì 17 maggio 2011

Tv popolare, partono le sottoscrizioni per la televisione “solidale”

Nasce il progetto di una rete interamente finanziata dal basso. 20mila quote da 25 euro e 154 associazioni per partire. Programmi in chiaro su più supporti e tre minuti di pubblicità al massimo per ogni ora di trasmissione

Una tv indipendente e libera, dove il palinsesto è deciso dal basso. Sarà lanciata venerdì la campagna per le sottoscrizioni di Tv Popolare, il primo canale a trasmettere su web, digitale terrestre e satellite a ispirarsi al modello di business dei gruppi di acquisto solidale. Un progetto che intende dare battaglia ai grandi colossi delle tv commerciali e vuole camminare da subito sulle sue gambe: o i cittadini ci credono e rinnovano anno dopo anno la fiducia altrimenti muore. I servizi trasmessi parleranno di etica e sviluppo, dalla ricerca alla solidarietà internazionale e il punto di pareggio è fissato a 20mila sottoscrizioni (ciascuna da 25 euro), oltre a quelle di 154 associazioni, organizzazioni no profit e imprese etiche che si impegnano a sponsorizzare i format. Saranno finanziatori, non committenti per garantire che l’informazione resti super partes. E per ogni ora è previsto un massimo di tre minuti di pubblicità. Nemmeno sarà una pay-tv, perché anche chi deciderà di non pagarla potrà comunque vedere i programmi sui supporti che li trasmettono.

“Il progetto è nato nel 2003 da alcune associazioni che volevano creare uno spazio informativo interessante e variegato, lontano dalle tv commerciali”, spiega Davide Scalisi, tra i fondatori di TvPopolare. “Dopo la legge Gasparri e in seguito con il Testo Unico della radiotelevisione le associazioni erano soggette a meno vincoli sul capitale sociale ma era consentito fino al 5% di spot. Paletti che hanno causato la morte di molti progetti indipendenti”, spiega Scalisi. Anche l’abitudine al frazionamento di chi opera nel settore del no profit per preservare la propria identità è sfociato nel fallimento di idee televisive che Tv Popolare intende riunire per rafforzare. “Abbiamo elaborato un modello per aggregare altre emittenti del settore etico, per non disperdere energie e informare i cittadini sui temi di energie rinnovabili, mobilità e nuovi stili di vita di cui non si parla mai in modo serio e competente”. Un’idea ambiziosa che dovrà trovare un riscontro reale di gradimento. I segnali ricevuti finora dimostrano che l’interesse è alto. “Il passaparola sta facendo il suo effetto e dal basso sentiamo fermento ed entusiasmo. Vogliamo aggregare contenuti e dare forma alla domanda che chiede una tv che li rappresenti”, prosegue Scalisi. “Vogliamo creare la prima tv libera d’Italia dove, come prevediamo nello statuto, non ci saranno aggregazioni di capitale oltre lo 0,5%, a garanzia dell’indipendenza”.

Al progetto sono anche invitate tutte le tv indipendenti piccole ma di qualità che faticano a trovare energie e spazi per i propri contenuti. “Desideriamo ricollocare insieme i singoli budget sui format per dare più forza ai valori che li accomunano con un costo di emissione di 9 euro al minuto ”, aggiunge Scalisi. “Parliamo di costi davvero bassi per cui l’unico modello di business è quello dell’acquisto solidale. E’ necessario unire le competenze e raccogliere le esigenze di produzione per coordinarsi e tagliare i costi”.

La sfida lanciata alla tv mainstream consiste nella proposta di contenuti scelti attraverso una piattaforma che dopo il lancio sarà a disposizione sul sito. Il progetto verrà presentato venerdì, sabato e domenica a Terra Futura a Firenze, mostra e convegno internazionale su diritti e sostenibilità. Lì Tv Popolare inizierà a raccontarsi e a raccogliere sottoscrizioni di cittadini e associazioni. Perché come scrive Davide Scalisi sul blog, “tutti i grandi cambiamenti sono stati possibili grazie al consenso popolare, pensieri e dibattito espressi tramite i mezzi di informazione. Prima le pietre, poi i libri, la radio, ora con la tv digitale ed Internet”.