venerdì 24 giugno 2011

Borsa porta notebook ,l'arte del riciclo

Dimensioni: 42X30X9

Borsa porta notebook e documenti dallo stile dinamico e grintoso,doppio manico e tracolla regolabile ampie tasche nella parte anteriore e una sul retro con cerniera,tasche multiuso all'interno.

Borsa porta notebook con originali interventi grafici.
Fashion from Barcelona

Romania:legge per sterminare 2 milioni di cani randagi

Nonostante un rinvio, secondo gli animalisti la norma rischia di essere approvata lo stesso. Così su Internet continua la raccolta di firme da tutto il mondo. Intanto nella cittadina di Tulcea vengono bruciati vivi più di cento cuccioli al giorno


Il 21 giugno il Parlamento romeno ha rimandato ancora una volta, per mancanza di tempo, la discussione di una legge sull’uccisione di cani randagi che popolano il paese. E per fortuna, perché la ben nota proposta di legge PL 912 avrebbe autorizzato lo sterminio brutale di oltre 2 milioni di randagi. Cani che vengono presi al collo per strada con una grossa pinza, sedati sul posto tramite un’iniezione calmante, gettati a terra, scaraventati in massa nell’inceneritore e bruciati vivi.

Se approvata, la PL 912 vieterebbe anche alle organizzazioni senza fini di lucro di entrare nei canili pubblici per verificarne la gestione e limiterebbe pesantemente l’adozione dei cani presenti nelle strutture. I leader dei gruppi parlamentari, la coalizione che governa, costituita dal Partito democratico liberale di centrodestra insieme all’Unione democratica degli ungheresi, e i tre partiti di opposizione, sono stati d’accordo nel decidere che sarà la Commissione per l’amministrazione pubblica a dover ridiscutere la legge nelle prossime settimane e a prendere una decisione. Che è solo rimandata.

Su Facebook circola una petizione al Parlamento europeo per bloccare la PL 912. In poco tempo in tutta Europa sono state raccolte oltre 20.570 firme, ma è un numero ben lontano dal milione di firme necessarie. A due giorni dal voto, il governo romeno ha deciso infatti di non accettare più alcuna firma di protesta da inviare al Parlamento europeo. Queste sono le facce dei politici che la pagina di Facebook “The Dog killers in Romania” indica come quelli che più odiano i cani.

Nel frattempo le stragi continuano. Come quella di questi giorni a Tulcea, una cittadina di 93.000 abitanti che si affaccia sul Danubio. Le proteste e le testimonianze su come trattano gli animali randagi circolano da mesi fra le organizzazioni animaliste più importanti come l’International Alliance for Animal Rights in Romania, il Romanian Kennel Club per l’allevamento dei cani di razza e Save the Dogs, la prima organizzazione italiana a operare sul territorio romeno. Il sindaco di Tulcea, Constantin Hogea, da tre anni si rifiuta di applicare la legge nazionale per la difesa degli animali, quella che verrebbe annullata dalla PL 912. Autorizza le uccisioni per strada, minaccia e intimidisce chi protegge i cani, vieta il passeggio con il proprio animale domestico per le piazze e in molti parchi cittadini. Sembra, secondo una pagina su Facebook con tanto di foto di documenti, che autorizzi le uccisioni per permettere il riciclaggio di denaro proveniente da fonti non meglio identificate. L’abbattimento autorizzato di un cane a Tulcea costa 500 Ron, equivalenti a 118 Euro. Un bel business.

Il 6 giugno 2011 le autorità comunali di Tulcea hanno autorizzato che gli animali del canile cittadino venissero bruciati vivi nei forni crematori, alla presenza del veterinario responsabile. Appena sedati e ancora coscienti sono stati uccisi 100-200 cuccioli e adulti al giorno. E a niente sono valse petizioni e proteste che circolano ormai da anni su Internet e presso le organizzazioni animaliste contro questi stragi.

Nonostante la proposta di legge PL 912 e il trattamento verso gli animali randagi, nell’ottobre 2012 Bucarest ospiterà The European Dog Show, la più importante manifestazione canina d’Europa. Un’ultima, tragica beffa verso il popolo dei nostri “fratelli minori”.

giovedì 23 giugno 2011

L'aspirapolvere thriller, un milione di clic per lo spot


In una notte buia e tempestosa un sacredote si prepara ad affrontare un esorcismo. Urla strazianti provengono dalla camera dove una ragazza sembra posseduta dal diavolo, ma il colpo di scena finale cambia completamente la prospettiva. È perfettamente riuscito lo spot "Dirt Devil - Exorcist", diretto dal tedesco Andreas Roth per una nota marca di elettrodomestici statunitense, visto da quasi un milione di utenti online in poche settimane

mercoledì 22 giugno 2011

L’ecosostenibilità incuriosisce, entusiasma ed attira sempre più clienti

Prodotti e aziende orientate all'ambiente, ecologia e risparmio energetico: quanto incide sulle scelte finali di acquisto del cliente?

E’ vero l’ecosostenibilità incuriosisce, entusiasma ed attira sempre più clienti, tanto che tra le nuove strategie adottate dalle aziende per incrementare il proprio business c’è proprio il cosiddetto Green Marketing che sta ottenendo ampio consenso. Del resto, una strategia di marketing orientata all’eco-sostenibilità e all’ecologia, sembra essere oggi l’arma vincente delle aziende che vogliono vendere con successo i propri prodotti, considerando che i consumatori si dicono molto attenti agli aspetti eco dei prodotti che desiderano acquistare, tanto che alcuni consumatori di dicono disposti anche a spendere il 5% in più quando si tratta di aziende che promuovono l’eco-sostenibilità. Ma quanto poi questo ‘dire’ si traduce in comportamenti concreti.

Esiste in realtà una netta differenza tra coloro che si dichiarano attenti all’ambiente e disposti a spendere di più e coloro che concretamente lo fanno. Da questa ‘differenza’ nasce un nuovo fenomeno, battezzato Green Gap, che sottolinea il ‘gap’ esistente tra il consapevolezza e convinzione della necessitò di comportamenti eco dei clienti e stili di vita effettivamente applicati poi in tema di consumi sostenibili.

Secondo una ricerca di Ogilvy Earth, società di consulenza americana specializzata in green marketing, esistono, infatti, varie motivazioni che spingono un cliente piuttosto che un altro ad adottare comportamenti che siano perfettamente in linea con il rispetto dell’ambiente.


Secondo lo studio, l’82% dei consumatori intervistati si dichiara attento all’ambiente, ma in realtà solo il 16% assume concretamente comportamenti e scelte di consumo sostenibili, mentre il restante 66% viene classificato come Middle Green, cioè coloro che restano in bilico tra intenzione e azione.

Secondo Ogilvy Earth, tra le motivazioni per cui il green gap continua a persistere, spicca soprattutto il costo elevato dei prodotti sostenibili, non solo per motivi economici, ma anche psicologici, perché il consumatore medio è indotto a ritenere che si tratti di prodotti troppo sofisticati a causa dei prezzi superiori alla media.

La barriera che frena all'adozione di comportamenti sostenibili è ancora più elevata per gli uomini, basti pensare che l’82% degli intervistati da Ogilvy Earth ha affermato che la sostenibilità è ‘più femminile che maschile’. Per superare questi limiti e accrescere i consumi, la stessa Ogilvy Earth offre qualche consiglio, a partire dalla riduzione dei prezzi di questi prodotti sostenibili, perché eliminando la barriera del prezzo crolleranno anche la convinzione che i prodotti verdi sono solo per cittadini d’élite.
fonte:http://www.businessonline.it/

martedì 21 giugno 2011

Discorso di Steve Jobs ai neolaureati di Stanford (sottotitoli in italiano)



La situazione degli oceani è peggiore di ciò che pensavamo


La situazione degli oceani è peggiore di ciò che pensavamo: è l’ultima scoperta di un gruppo di scienziati che avvertono che potrebbe innescarsi una fase di estinzione di specie marine senza precedenti nella storia umana.
Il Programma Internazionale per lo Stato degli Oceani (IPSO) ha riunito esperti di diverse discipline, tra cui ecologisti, tossicologi e ittiologi.
La pesca eccessiva, l’inquinamento e i cambiamenti climatici agiscono insieme in modi che non sono stati mai rilevati precedentemente e l’impatto di questi fattori sta già danneggiando l’umanità.
“I risultati sono scioccanti”, ha detto Alex Rogers, direttore scientifico IPSO e professore di biologia della conservazione presso l’Università di Oxford.
“Nel momento in cui abbiamo preso in considerazione l’effetto cumulativo di ciò che l’uomo fa agli oceani, le implicazioni sono diventate di gran lunga peggiori di quanto avessimo realizzato prendendo in considerazione le singole cause”.
“Ci siamo seduti intorno ad una tavolo a parlare tra di noi di quello che stiamo vedendo e abbiamo finito col constatare un quadro che mostra che i cambiamenti stanno avvenendo più velocemente di quanto avessimo pensato o in modi che ci aspettavamo di vedere fra centinaia di anni”.
Questi cambiamenti “accelerati” includono lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e dell’Antartide, l’ innalzamento del livello del mare e il rilascio di metano intrappolato sui fondali marini.
“Il tasso dei cambiamenti è di gran lunga superiore a quello che ci aspettavamo anche un paio di anni fa”, ha detto Ove Hoegh-Guldberg, specialista di coralli presso l’Università di Queensland in Australia. Alcune specie di pesci sono già state pescate ben oltre i loro limiti.
“Quindi, se si guarda a quasi tutto, che si tratti della pesca nelle zone temperate o delle barriere coralline o della riduzione del ghiaccio marino artico, siamo in piena evoluzione, ma ad un ritmo molto più veloce di quello che pensavamo”.
Ma la cosa più preoccupante è come i diversi problemi agiscono in sinergia per aumentare le minacce alla vita marina.
Prendiamo ad esempio le minuscole particelle di plastica che si trovano nel fondo degli oceani: esse aumentano la quantità di sostanze inquinanti che vengono consumate dal basso verso l’alto nella catena alimentare dei pesci.
Le particelle di plastica vengono trasportate con le alghe da un luogo all’altro, aumentando la presenza di fioriture algali tossiche – che sono anche causate dall’afflusso di nutrienti provenienti dai terreni agricoli.
In un senso più ampio, l’acidificazione dell’oceano, il riscaldamento, l’inquinamento locale e la pesca eccessiva agiscono insieme per aumentare la minaccia alle barriere coralline – tanto che i tre quarti delle barriere del mondo sono a rischio di grave declino.
Le sfide sono enormi, ma a differenza delle generazioni precedenti, sappiamo cosa bisogna fare ora.
Il rapporto IPSO conclude che è troppo presto per dire qualcosa di definitivo, ma le tendenze sono tali che è probabile che avvenga un’estinzione di massa degli animali marini, ma molto più velocemente delle precedenti che hanno colpito la Terra.
“Quello che stiamo vedendo in questo momento non ha precedenti nei reperti fossili – i cambiamenti ambientali sono molto più rapidi”, ha detto il professor Rogers  alla BBC News.
“Abbiamo ancora la maggior parte della biodiversità del mondo, ma il tasso attuale di estinzione è molto più alto rispetto agli eventi passati e ciò che abbiamo di fronte è sicuramente un evento di estinzione a livello globale.”
Il rapporto rileva inoltre che precedenti eventi di estinzione di massa sono stati associati con alcune  tendenze che si osservano oggi – anomalie nel ciclo del carbonio, ‘acidificazione e ipossia (riduzione di ossigeno) nell’acqua del mare.
Il livello di CO2 che viene assorbita dagli oceani è già di gran lunga superiore a quello che ci fu durante la grande estinzione di specie marine 55 milioni di anni fa, durante il Massimo Termico Paleocene-Eocene.
Le raccomandazioni immediate dell’ IPSO – e che probabilmente verranno purtroppo ignorate – sono:
* Fermare la pesca intensiva subito, con particolare attenzione a quella di alto mare, dove attualmente non c’è nessuna regolamentazione efficace
* Mappare e ridurre l’immissione di inquinanti tra cui plastica, fertilizzanti agricoli e rifiuti umani nel mare
* Ridurre drasticamente le emissioni di gas a effetto serra.
I livelli di anidride carbonica sono oggi così in alti, si dice nel rapporto, che è necesario studiare con urgenza dei modi per eliminare il gas dall’atmosfera.
“Dobbiamo abbattere le emissioni di CO2  in circa 20 anni”, ha detto il professor Hoegh-Guldberg  alla BBC News.
“Se non lo facciamo, avremo una  costante acidificazione dei mari e l’aumento della temperatura spazzerà via alghe e barriere coralline e vedremo in breve tempo oceani molto diversi”.
Un altro degli autori del rapporto, Dan Laffoley, presidente della Commissione Mondiale sulle Aree Marine Protette e consigliere presso l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), ha ammesso che le sfide sono enormi.
“Ma a differenza delle generazioni precedenti, sappiamo che cosa è necessario fare ora”, ha detto. La domanda è: ci sarà la volontà di agire prima che accada il peggio?

venerdì 17 giugno 2011

Signori,entra il lavoro TUTTI INPIEDI !




Scopri dove poter seguire l'evento nella tua regione:


Cari amici,

questa volta ci diamo un obiettivo ancora più difficile rispetto a quello che raggiungemmo con raiperunanotte. Infatti abbiamo solo pochi giorni per organizzare la nostra trasmissione-manifestazione "Tutti in piedi", alla quale parteciperanno tra gli altri Elisa Anzaldo, Maurizio Crozza, Serena Dandini, Teresa De Sio, Antonio Ingroia, Max Paiella, Daniele Silvestri, i Subsonica, Marco Travaglio, Vauro e tanti altri. Se ancora una volta raggiungeremo il nostro obbiettivo dimostreremo che per quanto cerchino di ridurre gli spazi di libertà niente potrà più impedirci di manifestare il nostro pensiero,niente potrà fermare il ritorno in scena del lavoro con la sua richiesta di dignità e di libertà. Vi chiedo perciò di contribuire ancora una volta con due euro e cinquanta ciascuno facendo girare dovunque questo appello e coinvolgendo i vostri amici. Insieme abbiamo la forza per cambiare tutto.

Grazie.

Michele Santoro
http://www.tuttiinpiedi.it/

giovedì 16 giugno 2011

l’ultima versione del ministro Brunetta



I precari sono in realtà “vittime del sistema”. L’Italia peggiore sono la “casta di privilegiati molto romani” che cerca solo visibilità mediatica. Che poi sono gli stessi che lo hanno contestato. E’ questa l’ultima versione del ministro Brunetta, dopo la sua sfuriata contro i lavoratori atipici durante un convegno sull’Innovazione (Leggi l’articolo). E sulla ragazza che ha tentato di fargli una domanda, figlia di Giovanni Russo Spena, ex senatore del Prc, commenta: “Guadagna 1.800 euro al mese da cinque anni con contratti a termine. Non mi sembra molto precaria”. “Io mi preoccupo di più dei precari dei call center – insiste il ministro in un’intervista a Radio 24 – e del settore privato che non riescono ad avere un contratto a tempo indeterminato e non hanno parola”.

De Magistris: "Fui trasferito dopo la perquisizione a Bisignani"

Il sindaco interviene sull'inchiesta P4: "Grande attenzione per l'inchiesta che mi ostacolò"

 

Allontanato dalle sue indagini, sottoposto a una sorta di processo dal Csm e da un pezzo, pesante, della politica italiana, De Magistris, l’uomo di Why not

"Sono saltato professionalmente perchè, tra i vari motivi, nel 2007 feci una perquisizione a Luigi Bisignani". Lo ha detto il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris, all'epoca magistrato, commentando l'inchiesta sulla P4.
Subito dopo ha aggiunto: "Pochi giorni dopo l'allora ministro della Giustizia Clemente Mastella accelerò la procedura ispettiva, condotta da magistrati che sono nell'inchiesta P4. Nel giro di pochissimi giorni fu chiesto il trasferimento d'ufficio e in altrettanti pochissimi giorni fui trasferito".

"Da cittadino, da sindaco di Napoli e da ex magistrato osservo con grande attenzione e con grande interesse quest'inchiesta che coinvolge personaggi che già negli anni scorsi, compreso l'onorevole Papa, hanno lavorato per cercare di ostacolarmi", ha detto de Magistris.

mercoledì 15 giugno 2011

Brunetta ai precari: Siete l’Italia peggiore


Il ministro invita una ragazza a parlare sul palco e poi se ne va. La gente: "Buffone" 
"Siete l'Italia peggiore". Arrivano i precari della pubblica amministrazione e il ministro Brunetta, evidentemente allergico alla parola, scappa. Il titolare del dicastero alla Pubblica amministrazione ha partecipato alla terza edizione della "Gioranta nazionale dell'Innovazione" organizzata a Roma al Macro di piazza Giustiniani.
Il ministro è stato accolto con uno striscione provocatorio: “Si scrive innovazione, si legge precarietà”. Protagonisti della protesta lavoratrici e lavoratori che da anni collaborano con degli enti parastatali: Italia Lavoro, Formez e Sviluppo Lazio e che ieri pomeriggio sono intervenuti al convegno per denunciare “l’abuso della flessibilità e la precarietà istituzionalizzata all’interno delle agenzie tecniche che lavorano per conto della Pubblica Amministrazione”.
Alla fine del convegno il fattaccio. Il ministro invita una precaria a parlare sul palco che aveva chiesto la parola. Appena pronuncia la  parola “precari”, Brunetta si è spazientisce e senza nemmeno ascoltare quello che aveva da dire se ne va: “Grazie, arrivederci. Questa è la peggiore Italia!”.
Qualcuno fa notare che la migliore Italia non è certo rappresentata da chi ha aperto il convegno, ovvero Umberto Vattani, presidente dell’Istituto per il Commercio Estero, condannato in primo grado a due anni e otto mesi per peculato, quando era capo della diplomazia italiana all’Ue e segretario generale della Farnesina. Ma tant'è. Il ministro scappa mentre dalla sala si leva un coro di contestazioni. “Questa è la vostra innovazione, ministro? Sei un buffone, un pupazzo!”. E ancora: “Siamo noi precari che produciamo il Pil di questo Paese, andate a lavorare!”.

martedì 14 giugno 2011

Censura su internet

Sito Non raggiungibile

Se passa la norma che sta preparando la maggioranza di centrodestra all'Agcom, sarà possibile in Italia l'oscuramento di centinaia di siti, compreso Wikileaks. «Una cosa inaudita nei Paesi democratici», come denuncia un Libro bianco di cui 'l'Espresso' anticipa qui i contenuti


Un guanto di sfida gettato ad Agcom (Autorità garante delle comunicazioni) sui temi bollenti della pirateria e della tutela del diritto d'autore.

Ha questo sapore l'idea di un gruppo di associazioni di presentare il 14 giugno alla Camera dei deputati il "Libro Bianco su copyright e tutela dei diritti fondamentali sulla rete internet". Dove si accusa l'Autorità di stare scrivendo una delibera anticostituzionale, contro i diritti degli utenti e dei cittadini, pur di difendere gli interessi dei detentori di copyright. E si presentano studi per affermare la non pericolosità della pirateria.

E' una sfida anche perché il 14 giugno e la Camera dei deputati sono lo stesso giorno e luogo in cui Agcom presenterà la consueta relazione annuale sulle proprie attività. E non è finita: alla presentazione del Libro Bianco ci sarà anche Nicola D'Angelo, consigliere Agcom che è stato rimosso dal ruolo di relatore di quella delibera (ergo non potrà più metterci le mani).

D'Angelo era stato il solo consigliere a criticarla.

I promotori del Libro Bianco sono le associazioni Adiconsum, Agorà Digitale, Altroconsumo, Assonet-Confesercenti, Assoprovider-Confcommercio, Studio Legale Sarzana (Fulvio Sarzana è "l'ideologo" dell'iniziativa in quanto avvocato esperto di questi temi). Alla presentazione del Libro ci saranno anche Vincenzo Vita (Pd), vicepresidente della commissioni beni culturali del Parlamento) e Marco Beltrandi (Radicali).

'L'Espresso' può anticipare i contenuti fondamentali del Libro. Per prima cosa si dice che la delibera Agcom, adesso in bozza ma prossima a diventare definitiva, è una cosa inaudita nei Paesi democratici.

Il motivo è che darebbe all'Autorità il potere di sequestrare (cioè di impedirvi l'accesso agli utenti italiani) siti interamente adibiti alla violazione del copyright o i cui server sono posti all'estero. Il tutto senza bisogno di un regolare processo, quindi saltando l'autorità giudiziaria. «Possono bloccare l'accesso a siti stranieri, come Wikileaks, se qualcuno li accusa di avere anche solo qualche file che viola il diritto d'autore», dice Sarzana.  
Il quale punta il dito anche sull'espressione "Interamente adibiti alla violazione del copyright". «Non c'è una definizione chiara e tassativa di che cosa significhi. E' come se un'Autorità avesse il potere di decidere di volta in volta se un soggetto è completamente dedito al furto oppure solo in parte. Questo non può farlo nemmeno un giudice, figuriamoci un'autorità amministrativa», continua. « Il rischio insomma è  che si inibiscano siti che hanno solo pochi file illeciti e tutto il resto lecito senza poter in alcun modo stabilire regole certe e chiare sulla punibilità della fattispecie e sui soggetti destinatari della sanzione».

Il Libro cita inoltre studi, «mai divulgati in Italia», secondo cui la pirateria in realtà non danneggia l'industria. Secondo uno studio di O'Leary, Brian (Impact of P2P and Free Distribution on Book Sales, O'Really Media) i libri condivisi nei network peer to peer in coincidenza alla distribuzione nelle librerie (o in leggero anticipo), beneficiano, rispetto ai libri non condivisi, di un incremento medio di vendite del 19,1 per cento nel periodo iniziale di promozione e di un incremento medio del 6,5 per cento nelle quattro settimane successive.

Nel 2009 il governo olandese ha commissionato uno studio secondo cui gli utenti peer to peer tra i 15 e i 24 anni di vari Paesi mondiali spendono quanto il resto della popolazione. Mentre le persone con più di 24 anni spendono addirittura di più di coloro che non condividono, per circa 100 milioni di euro all'anno. Il Libro cita anche uno studio precedente curato dalla Fondazione Einaudi ("I comportamenti di consumo di contenuti digitali in Italia. Il caso file sharing"), che giungeva alle stesse conclusioni

lunedì 13 giugno 2011

Il PDL scopre i risultati dei referendum!

Dopo 16 anni il quorum per una consultazione referendaria viene raggiunto. Trenta milioni di italiani, cinque in più del necessario per raggiungere il 50%+1 degli aventi diritto, hanno scelto di votare. L'obiettivo, dunque, è stato centrato. Il tutto, mentre Tg1, Tg2 e Tg5 oscuravano nelle edizioni del giorno le immagini di Giorgio Napolitano alle urne

Maroni «Ci sarà il quorum» e io intanto mi tocco non si sa mai!


intanto mi tocco non si sa mai!

Il ministro commenta le proiezioni di domenica sera


Roberto Maroni (Ansa)
Roberto Maroni (Ansa)
MILANO - «Io ho solo il dato di domenica sera, non ci saranno altre rilevazioni della partecipazione fino alle 15, quando si chiudono i seggi. Però la proiezione fatta dagli esperti del ministero dell'Interno rispetto al dato di domenica fa pensare che si raggiungerà il quorum per tutti e quattro i referendum, anche senza considerare il voto degli italiani all'estero». Lo ha detto il ministro dell'Interno, Roberto Maroni, interpellato al termine di una visita privata al sindaco di Varese, Attilio Fontana. L'APPELLO - L'Italia dei Valori, dopo le notizie sul quorum raggiunto invita alla cautela. «Non sappiamo quali notizie in anteprima abbia chi ritiene che il quorum sia stato raggiunto, ma ricordiamo che le urne sono aperte fino alle 15 e per questo invitiamo i cittadini che ancora non lo avessero fatto ad andare a votare» dice il senatore dell'Italia dei Valori Stefano Pedica, che aggiunge: «Nella giornata di domenica c'è già stata un grandissima partecipazione democratica, segnale che qualcosa di importante sta avvenendo nel Paese. Il vento è cambiato».
NON È VOTO AL GOVERNO - Il governatore del Piemonte Roberto Cota mette le mani avanti: l'alta affluenza al referendum, che molto probabilmente permetterà il raggiungimento del quorum, «non ha la valenza della contrapposizione alla maggioranza, nè dell'opposizione al governo».
ASCOLTIAMO IL POPOLO - Anche Daniela Santanché commenta il quorum prima della chiusura delle urne: «Credo che si raggiungerà il quorum, ora sentiamo cosa dicono gli italiani perché il popolo va ascoltato. Se gli italiani hanno scelto così direi che siamo assolutamente in linea con il governo perché noi avevamo già abrogato quello che era la costruzione dei siti nucleari, per cui è un referendum che in parte era già stato fatto dal governo - ha aggiunto - sull’acqua, invece, se i dati saranno confermati, ne prenderemo atto e mi dispiace perché abbiamo lo spreco più grande di tutta Europa in acqua».

chi ha il diritto di votare e passa la sua vita a delegare



La libertà non è star sopra un albero,
non è neanche il volo di un moscone,
la libertà non è uno spazio libero,
libertà è partecipazione.

Vorrei essere libero, libero come un uomo.
Come un uomo che ha bisogno di spaziare con la propria fantasia
e che trova questo spazio solamente nella sua democrazia,
che ha il diritto di votare e che passa la sua vita a delegare
e nel farsi comandare ha trovato la sua nuova libertà.

Milena Gabanelli “che ne sarà di noi"

 Scritto da: Milena Gabanelli alle 18:50:49 del 12/06/2011



Buonasera, (o buongiorno) a tutti, questo blog è stato aperto per tenervi
Informati sullo stato avanzamento lavori, ovvero “che ne sarà di noi”.
Come ho detto, per ora siamo fermi. Di solito a quest’ora stiamo già lavorando per
la serie autunnale, ma siccome il mio contratto è in scadenza, e chi di dovere
non mi ha convocato per discutere il rinnovo…non possiamo far altro che stare a guardare.
Non sono incollata alla mia sedia e  il cda di qualunque azienda ha il diritto di
cambiare, innovare, modificare, liberarsi di chi non è “allineato”. Diciamo che dopo 28 anni
Di Rai, e solo Rai, ho chiesto ben due mesi fa di sapere se intendono
avvalersi ancora del mio contributo oppure no. Sarebbe civile e leale dire le cose
chiaramente,  soprattutto per via del fatto che nessuno è dipendente, e quindi non si porta a casa uno stipendio anche se parcheggiato.
Nessuno ovviamente ci impedisce di cercare altre strade, ma solo quando le porte saranno
definitivamente chiuse, o le condizioni impossibili, perché crediamo nel servizio pubblico, ne abbiamo fatto in questi anni la nostra missione. Nel modo meno fazioso possibile, mi auguro.
Certo, val la pena di riflettere su quel che sta succedendo nella più grande azienda culturale del paese, dove, abbiamo capito,  gli “assets” strategici, sono un problema.  Come se la Fiat (in questo momento l’esempio è peregrino, lo so) decidesse di rottamare i modelli che vende di più, senza averne in vista di nuovi.  I casi sono due: o gli amministratori sono incapaci, o vogliono portare l’azienda al fallimento. Mi chiedo cosa pensa l’azionista, cioè il Ministero del Tesoro, perché dentro la Rai, oltre agli arredi, ci sono 13.000 dipendenti. Cosa pensa il Presidente della Repubblica sull’ingerenza politica, ben oltre i limiti decenti, che sta spolpando la Tv di pubblica.
Noi non possiamo far altro che aspettare. A puro titolo informativo, dai dati che vedo pubblicati, Report incassa 8,5 milioni In pubblicità, ne costa 2,2. Il mio compenso può arrivare a 180.000 l’anno lordi, dipende dal n. di puntate. Fra i programmi di prima serata è fra quelli con il più basso rapporto “costo-ascolto”.
Nei prossimi giorni ne sapremo di più.
Milena Gabanelli
milenagabenelli.it

sabato 11 giugno 2011

Resto nudo e manifesto



Da Torino a Londra, la biciclettata senza veli per l'ambiente.
Un esercito di nudisti in bicicletta attraversa in questi giorni le strade del mondo. Da Londra a Torino, Montreal e Guadalajara, va in scena la Naked Bike Ride 2011, una singolare manifestazione a due ruote i cui partecipanti pedalano nudi come mamma li ha fatti.  Non si tratta però di esibizionismo, l'obiettivo è un altro. Sensibilizzare gli automobilisti al rispetto dei ciclisti e, soprattutto, sollecitare l’opinione pubblica sui rischi causati dall’emissione dei gas inquinanti, per creare un mondo più pulito e body-positive.
DALLA SPAGNA SENZA PUDORE. L’idea è nata dieci anni fa in Spagna, e da allora migliaia di persone si sono unite alla biciclettata il cui motto è «Bare as you dare» (spogliati quanto osi). A sfilare allegramente per le strade non sono solo ciclisti, ma anche appassionati di body-painting e pattini a rotelle. Tutti insieme,  protestano contro lo sfruttamento dell'ambiente, l'inquinamento del pianeta e la vulnerabilità dei ciclisti sulle strade intasate di automobili.

Il successo della parata è arrivato fino all’Italia: sabato 11 giugno, a Torino, si corre la seconda edizione della Ciclonudista, alla quale sono iscritte circa 800 persone.
 Eugenio Battaglia, coordinatore italiano dell’evento, ha raccontato a Lettera43.it: «Manifestiamo per la legittimazione del nostro corpo, ponendo l'accento sull'individuo e sulla necessità di utilizzare mezzi di mobilità ecosostenibili». Il modo migliore per farlo è quindi riportare «il corpo al centro dell’attenzione, veicolando allo stesso tempo la richiesta per una maggiore considerazione del ciclista, dell'ambiente e del rispetto della persona».
PER IL REFERENDUM. Quest’anno poi, la Ciclonudista si sposa con il referendum. Chi pedala ha sposato la campagna per il referendum su acqua pubblica, nucleare e legittimo impedimento. «Ma la questura ci ha limitati: non possiamo possibile esporre slogan o scritte che alludano ad esso, pena la sospensione della manifestazione», ha spiegato l’organizzatore.
La partenza della pedalata torinese è prevista alle 14 dal Parco del Valentino e si chiude in serata con una festa al locale Imbarchino.
Il tour della City contro il petrolio


Il più grande raduno internazionale si tiene sempre l’11 giugno a Londra, dove quasi 2 mila dimostranti senza veli sono pronti a partire da Hyde Park per un lungo giro turistico, attraverso Piccadilly Circus a Trafalgar Square e Covent Garden. Mutande o reggiseni sono ammessi, ma gli organizzatori dicono che non sono mai molti.
D’altra parte, la nudità è «il modo protestare contro la dipendenza dal petrolio e la cultura automobilistica», come ha spiegato a Lettera43.it  Jesse Schust, ciclista e coordinatore delle passate sei edizioni londinesi.
QUESTIONE MORALE. Cominciata nel 2001 a Saragozza, la Naked Bike Ride si è trasformata velocemente in una manifestazione di livello planetario a cui partecipano anche numerose aziende ecologiste.
Tuttavia, la kermesse non è esente da critiche: c’è sempre chi si sente offeso dalla nudità dei partecipanti e li accusa di essere esibizionisti o avere deviazioni sessuali. Negli anni ci sono stati arresti per pubblica indecenza, anche se la polizia è sempre manifestato simpatia le proteste.
Gli organizzatori di alcune città, come Londra, stipulano infatti in anticipo un accordo con le autorità locali sui confini e le modalità della corsa che «è pacifica e non mirata a creare violenza».
fonte:lettera43.it

venerdì 10 giugno 2011

Referendum su acqua e nucleare: informarsi per scegliere

Cosa succederà il 12 giugno? Un referendum chiamerà i cittadini a esprimersi su due problemi che ci toccano da vicino: acqua potabile e nucleare. Facciamo chiarezza

Un voto informatoI referendum sono occasioni di partecipazione importanti, grazie alle quali i cittadini possono esprimersi attivamente su questioni che, come in questo caso, li toccano da vicino. Ma la condizione essenziale per esprimere il proprio voto è che i cittadini siano correttamente informati, in modo da potersi formare un’opinione consapevole sugli argomenti oggetto del prossimo referendum. Vediamo nel dettaglio che cosa riguarda.
Acqua potabile: un bene comuneDue articoli di legge sottoposti al referendum del 12 giugno riguardano l’acqua potabile. Se prevarranno i “sì” verranno aboliti.
- Abrogazione dell’art. 23 bis (dodici commi) della legge n. 133/2008 , relativo alla privatizzazione dei servizi pubblici di rilevanza economica. L’articolo obbliga tutti i Comuni che ancora non l’abbiano fatto ad affidare - tramite gara - entro la fine del 2011 la gestione del servizio di gestione e distribuzione dell’acqua potabile a società a capitale privato o misto pubblico-privato, all’interno delle quali il privato detenga almeno il 40%. Se tali società sono quotate in borsa, la quota pubblica dovrebbe essere ridotta al 30% entro il 2015. L’abolizione di questo articolo lascia i Comuni liberi di scegliere come gestire gli acquedotti (con società private o pubbliche, insomma).
- Abrogazione dell’’art. 154 del Decreto Legislativo n. 152/2006 (c.d. Codice dell’Ambiente), limitatamente a quella parte del comma 1 che dispone che la tariffa per il servizio idrico è determinata tenendo conto dell’ “adeguatezza della remunerazione del capitale investito”.
Scopo del referendum è evitare che la gestione dell’acqua potabile diventi strumento di profitti. Lo scopo è prevedere che le tariffe debbano coprire i costi effettivi e gli investimenti della erogazione del servizio, per evitare che aumentino senza certezze su miglioramenti di qualità.
Privatizzare: non sempre un vantaggioL’esperienza dimostra che una gestione privata non garantisce di per sé servizi migliori ai cittadini, soprattutto in assenza di un sistema di regole e di un’autorità di controllo che le faccia rispettare. Per garantire migliori servizi, le privatizzazioni sono utili soltanto se generano l’instaurarsi di una sana e reale concorrenza; ma nel caso dell’acqua potabile questo non è possibile, dato che i servizi di distribuzione vincolano per loro natura il territorio servito a un monopolio, senza possibilità di concorrenza alcuna. Perché dunque obbligare a privatizzare?
Inoltre un recente documento della Corte dei Conti ha affermato che i profitti delle utility privatizzate si devono “in larga parte più che a recuperi di efficienza sul lato dei costi, all’aumento delle tariffe, che risultano notevolmente più elevate”.
Centrali nucleari: riprendere la costruzione?Il referendum propone di abolire un gruppo di articoli di legge che in pratica rilanciano la costruzione in Italia di centrali nucleari.
- Abrogazione del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112, convertito con modificazioni, dalla legge 6 agosto 2008, n. 133.
Si tratta di abrogare una serie di articoli che hanno lo scopo di rilanciare la costruzione di centrali nucleari in Italia, interrotta, come è noto, dopo un referendum tenutosi nel 1987 (poco dopo l’incidente nucleare di Chernobyl). Se questi articoli sono abrogati, si manifesta nuovamente la volontà dei cittadini italiani di non costruire nuove centrali nucleari all’interno del nostro territorio, anche se l’Italia resta ovviamente libera di approvvigionarsi di energia prodotta attraverso centrali nucleari dislocate altrove. Se il referendum non passa, cioè se prevalgono i “no” (o se non viene raggiunto il quorum), si può riprendere a edificare centrali.

giovedì 9 giugno 2011

Sconti per chi va a votare? roba da matti !

Un insieme di promozioni (sconti, omaggi, ecc.) per tutti coloro che hanno votato, basta che esibiscano la tessera con il timbro di partecipazione al referendum del 12 e 13 giugno prossimi, indipendentemente da come hanno votato (e ovviamente non viene chiesto che esplicitino il voto). Panini, bibite, pizze, ma anche colori o vernici naturali con sconti addirittura fino a fine anno. http://www.votoarendere.it/info
  1. Cosa devo mostrare per poter usufruire delle promozioni?
    La tessera elettorale con il timbro attestante la tua partecipazione al voto referendario
  2. Vale solo se voto sì?
    Assolutamente No! Sei ovviamente libero di votare ciò che ritieni più opportuno. A noi interessa solo che i cittadini italiani ricomincino a partecipare attivamente alla vita politica del nostro paese.
  3. Ma non è voto di scambio?
    Non è voto di scambio. Non ci interessa cosa voterai e non abbiamo alcuna intenzione di influenzare il tuo voto, c’interessa solo che tu vada a votare.
  4. Mi chiederanno la tessera elettorale?
    Si, sarà necessario presentare la tua tessera elettorale ad uno dei locali che hanno aderito all’iniziativa. La lista completa dei locali che hanno dato la loro adesione nella tua città, la trovi sul nostro sito.
  5. Devo fotografarmi al seggio?
    Assolutamente no. Fotografarsi all’interno del seggio è un’azione illegale.
I referendum sono la voce diretta dei cittadini su temi che riguardano tutti: partecipare al referendum non è un fatto di (sconti, omaggi, ecc.) . Votare significa esercitare un diritto-dovere faticosamente conquistato dalle generazioni precedenti”.

mercoledì 8 giugno 2011

Anche i socialisti francesi “mollano” l’atomo


Le imminenti presidenziali e l'onda emotiva del post-Fukushima stanno facendo cambiare opinione al principale partito d'opposizione d'Oltralpe, fino a ieri strenuo sostenitore dell'energia nucleare
Nel Paese dell’omertà nucleare, dove l’atomo è un business irrinunciabile, a destra come a sinistra, qualcosa comincia a muoversi. Dopo la catastrofe di Fukushima e, in misura sempre più accelerata, dopo la rinuncia al nucleare di Angela Merkel e con l’avvicinarsi del referendum italiano, i socialisti francesi, principale forza di opposizione, stanno progressivamente cambiando posizione in merito. Verso un no al nucleare. Facciamo un passo indietro.

Nella Francia dei 58 reattori (che generano il 78% dell’elettricità consumata), seconda potenza mondiale del settore (dopo gli Usa e prima del Giappone), i socialisti si erano sempre più o meno allineati sull’andazzo generale. Tanto più sotto l’influenza della loro anima tradizionale, operaista e a difesa dei funzionari pubblici al tempo stesso.

Insomma, come mettere in dubbio un’industria in espansione, composta perlopiù di colossi proprietà dello Stato, ultima trionfale frontiera di tecnici e operai, in contrasto con la scomparsa in Francia del manifatturiero? L’effetto di Fukushima, pero’, anche sull’opinione pubblica nazionale ha cambiato le carte in tavola. Le presidenziali del 2012 sono dietro l’angolo: meglio accodarsi al nuovo trend. A cominciare dal testo programmatico del Partito socialista (Ps) per quelle elezioni, dove si legge che “la nostra filiera nucleare dovrà riorentarsi verso un progressivo smantellamento delle centrali e il potenziamento delle energie rinnovabili”. Ma ancora più sorprendenti sono le affermazioni dei singoli politici, ora che si stanno preparando le primarie per scegliere il candidato che cercherà di vincere contro Nicolas Sarkozy e riportare la sinistra al potere (assente dal lontano 1995).

Cominciamo da François Hollande, candidato in ascesa dopo che Dominque Strauss-Khan è stato messo fuori gioco.Era il più favorevole all’atomo. “Un candidato socialista non puo’ pretendere di uscire dal nucleare”, assicurava Hollande in un’intervista alla France Presse in primavera. “Non sarebbe economicamente serio, né socialmente rassicurante”, aggiungeva. Sabato scorso si è espresso con toni diversi : “La Francia deve ridurre dal 75 al 50% la dipendenza dal nucleare da qui al 2025″. Da “pro” è diventato almeno scettico.

Passiamo a Martine Aubry, segretario nazionale del partito. Non si è ancora candidata alle presidenziali, ma è molto probabile che lo faccia a breve. Nel passato non si era praticamente mai espressa al riguardo. E quando, dopo Fukushima, si era discusso di proporre una moratoria sul nucleare anche in Francia, idea sostenuta dal deputato Aurélie Filipetti (l’unica socialista da tempo esplicitamente anti-nucleare), la Aubry e tutta la nomenclatura del partito avevano stoppato l’iniziativa. Adesso la musica è cambiata. Dopo la decisione tedesca, ha detto: “E’ il metodo da seguire. Bisogna uscire dal nucleare. Senza precipitazioni: occorre farlo in 20 o 30 anni. Ma dobbiamo arrivarci”.

Quanto a Ségolène Royal, già durante la campagna del 2007 contro Sarkozy aveva sostenuto la necessità di ridurre al 50% la dipendenza dal nucleare entro il 2020. Ma mai aveva rigettato questa fonte di energia in toto. Negli ultimi giorni, invece, ha proposto una rivoluzione energetica: “Si puo’ uscire dal nucleare in 40 anni. E fissare nel frattempo una serie di obiettivi intermedi”.

Il più prudente, invece, fra i socialisti francesi resta un altro candidato alle primarie, Arnaud Montebourg. E per una ragione precisa: nella sua provincia, il dipartimento di Saone-et-Loire, Areva, uno dei colossi pubblici dell’atomo, puo’ contare su una forte presenza. Tutti, sul posto, ricordano di Arnaud nel 2008 a bordo di un pullman di Areva, che si spostava da un paesino all’altro, per convincere i giovani a lavorare nel settore del nucleare. Montebourg in persona distribuiva i volantini. Sul suo sito, di recente, è apparsa la seguente frase: “Il dibattito sul nucleare sarà lungo: meglio non fornire risposte troppo semplici a domande complesse”.
fonte:ilfattoquotidiano.it

FB "riconosce" volti nelle foto ed è polemica sulla privacy

Il social network ha attivato la funzione anche in Italia e in altri Paesi europei. Un altro modo per potenziare il business pubblicitario, ma anche un altro attacco al diritto alla riservatezza. Gli utenti possono disabilitare il meccanismo, ma pochi lo sanno 

 

Carichi le immagini di una festa tra amici e Facebook ti dice subito quali sono le persone presenti. Ne riconosce i volti, confrontandoli con le foto dei suoi 600 milioni di profili. E così rivela anche chi è quella ragazza che non conoscevamo alla festa e che appare sullo sfondo della foto. E' il riconoscimento automatico dei volti, funzione che Facebook ha lanciato ieri anche in Italia e in altri Paesi europei. In particolare, suggerisce il tag giusto con il nome delle persone presenti in foto. Grande comodità o minaccia per la privacy? Il dibattito si accende tra utenti ed esperti, perché questa nuova funzione conferma una volta per tutte le potenzialità del social network di rivelare agli altri le nostre vite e identità.

Graham Cluley della società di sicurezza informatica Sophos è tra quelli che non hanno dubbi: gli utenti si premurino a disabilitare la funzione, così gli altri non potranno riconoscerci in automatico dalle nostre foto. E' possibile farlo con qualche clic tra un piccolo labirinto di opzioni. Cliccare su Account in alto a destra, poi su Impostazioni privacy e quindi su Personalizza impostazioni. Ancora non è finita, bisogna trovare Suggerisci agli amici le foto in cui ci sono io, andare su Modifica le impostazioni e finalmente spuntare la casella No.

Visto che ci troviamo, qui ci sono tantissime opzioni per la privacy che l'utente medio ignora: bisogna modificarle per impedire che sconosciuti scoprano cose, foto,
messaggi che non vogliamo far circolare a tutti. Opzioni che peraltro sono cresciute a dismisura dal 2005 ad oggi, come nota uno studio della storica associazione Electronic frontier foundation (Eff) 1 per i diritti degli utenti internet. Man mano che Facebook cresceva in grandezza e importanza ha sempre più agevolato la circolazione delle informazioni degli utenti. Lo scopo evidente è potenziare il proprio business pubblicitario, che vive di quei dati. Secondo eMarketer nel 2011 i ricavi pubblicitari di Facebook balzeranno a 4,05 miliardi di dollari contro gli 1,86 del 2010 e gli 0,74 del 2009.

Molti chiedono da tempo una cosa precisa a Facebook (Eff, Sophos e vari gruppi per la privacy, come l'americano Electronic privacy information center o anche i Garanti europei): la smetta di tenere abilitate di default le opzioni che diffondono dati dell'utente, come appunto la funzione di riconoscimento automatico dei volti. Piuttosto, faccia il contrario: le lasci disabilitate, così gli utenti che proprio vogliono condividere con gli sconosciuti i propri dati possono andare in quel labirinto di opzioni e abilitarle. Di fondo, i tutori della privacy riconoscono che solo una minoranza di utenti Facebook sa di quelle opzioni e ha idea di come modificarle; ancora di meno sono coloro che si rendono conto di quanto sia importante proteggere la propria privacy in questo modo.

Certo Facebook non ha interesse a limitare spontaneamente le proprie potenzialità. Idem per tutti gli altri servizi web che utilizzano i dati degli utenti per guadagnare dalla pubblicità. Quante più cose sanno di noi, tanto più riescono a inviare pubblicità personalizzata e ben pagata dagli sponsor. Ecco perché sta crescendo la pressione normativa per costringere le aziende web a proteggere di più la privacy degli utenti. Il governo italiano avrebbe dovuto recepire entro il 24 maggio la direttiva europea 136/2009 che, tra le altre cose, inaugura il principio dell'opt-in per la pubblicità web. Cioè il divieto alle aziende a raccogliere dati personali dell'utente senza il suo espresso consenso. La recepirà forse solo dopo l'estate, in ritardo.

Per ora la direttiva si limita ad applicare l'opt-in ai cookie (file che entrano nel nostro computer attraverso il browser e raccolgono informazioni sulle nostre abitudini di navigazione). In questi stessi mesi, però, la Commissione europea per la Giustizia, i diritti fondamentali e la cittadinanza lavora per rivedere la direttiva europea sulla protezione dei dati. Entro l'estate presenterà un pacchetto di proposte, che potrebbero estendere l'opt-in anche ai social network, quando trattano dati di utenti europei. Nel frattempo dovrà essere la coscienza di ciascun utente a scegliere: tra il fascino delle condivisione e di tecnologie come il riconoscimento facciale, e l'importanza della propria privacy.
fonte:repubblica.it


martedì 7 giugno 2011

Referendum :Via libera ora inneschiamo l'effetto domino!

La Corte Costituzionale, secondo quanto si è appreso, ha dato il via libera al nuovo quesito sul nucleare così come riformulato dalla Cassazione dopo le modifiche introdotte dalla legge 'omnibus'. La decisione sarebbe stata presa unanimemente dai giudici dopo aver ascoltato stamane i legali delle parti in camera di consiglio. Le motivazioni della decisione, scritte dal giudice Giuseppe Tesauro, saranno depositate in giornata.
(ANSA 7 giugno)

Non è tutto divertimento e giochi nelle foreste indonesiane.

Barbie ha una cattiva abitudine: distruggere le foreste per farle finire nel cestino della carta straccia, minacciando d’estinzione le ultime tigri, oranghi ed elefanti solo per avvolgersi in un packaging più economico.

L’habitat della tigre di Sumatra, specie in via d’estinzione, è sempre più minacciato dalla conversione delle foreste in piantagioni per la produzione di carta.
Mattel, il produttore di Barbie, alimenta la deforestazione perché usa la carta per il packaging della bambola più di moda al mondo dal peggiore distruttore della foresta pluviale indonesiana: Asia Pulp and Paper (APP).
Specie animali minacciate d’estinzione, foreste e torbiere ricche di carbonio vengono devastate per produrre packaging economico usa e getta.

Investire nel futuro dell’industria dei giocattoli non può voler dire nessun futuro per le foreste


Chiedi a Mattel di fermarsi e non distruggere le foreste per il packaging dei giocattoli.

Matteo Renzi, no al referendum e imbarazza il Pd

Il sindaco di Firenze: "E' il Pd che cambia a seconda del vento, io sono coerente. E non posso chiedere alla mia città 72 milioni di euro. I miei rapporti con quelli della stazione Leopolda? Restano ottimi, anche se io non voglio creare correnti". Ma Civati replica: "Innegabile e ormai insanabile la frattura tra noi e lui"
Non ci pensa nemmeno a tornare indietro, Matteo Renzi. Non gli importa un fico secco se questo vorrà dire uno strappo definitivo tra lui e gli altri rottamatori del Pd con cui guidò la rivolta della stazione Leopolda, a Firenze, con settemila persone che giuravano di non voler più sentir parlare di Bersani, D’Alema e Veltroni. Non gli importa nemmeno di perdere popolarità tra i suoi elettori e di gettare lo scompiglio nel suo partito. E oggi, nonostante le critiche, nel migliore dei casi, le accuse, vedi Grillo, dice no all’acqua pubblica. Se tre giorni fa il voto di Renzi al quesito referendario che riguarda la determinazione della tariffa dell’acqua era un forse, oggi è diventato un no. Con tutto quello che comporta.

“I miei sono tre sì e un no”, dice al fattoquotidiano.it. “Vado a votare, ovvio, ma decido io. L’obiettivo non è raggiungere il quorum? Ci sono. Ma siccome quella che si vuole abrogare è una legge del 2006, governo Prodi, e firmata dal ministro Di Pietro, dovevamo riflettere allora. Come dissi anche io che non ero da un’altra parte, ma nel Pd. Oggi quella legge mi comporterebbe andare a chiedere qualcosa come 72 milioni di euro ai fiorentini, e non posso permettermelo”. Ma sarebbero i gestori privati a chiederlo, in realtà. “In teoria, poi nella pratica sarebbe come dico io, perché la faccia è la mia. Io ho iniziato un lavoro che non posso mandare all’aria e riguarda una cosa molto seria come la depurazione dell’acqua dove a Firenze come nel resto d’Italia siamo indietro di qualche decina d’anni rispetto all’Occidente. Se il Pd cambia idea a seconda del vento che tira non è un problema mio. Io continuo sulla strada della coerenza”.


Coerenza per Renzi, il discolaccio della sinistra, vuol dire continuare a permettere al gestore del servizio idrico di ottenere profitti garantiti sulla tariffa, caricando sulla bolletta dei cittadini un 7% a remunerazione del capitale investito, senza alcun collegamento a logiche di reinvestimento per il miglioramento qualitativo del servizio stesso.

Un no che non solo lo espone di fronte al partito, per l’ennesima vota, ma lo mette in una situazione di distanza dai suoi (o ex?) rottamatori, quelli che erano con lui due anni fa. “Non è vero”, dice ancora Renzi, “la gente che era alla Leopolda è ancora con me, acqua o non acqua. Io continuo a dire che da sindaco di Firenze non posso permettermi di andare a chiedere ulteriori soldi ai fiorentini”.

In sostanza, meglio continuare a prenderli da dove arrivano i quattrini. Dai fiorentini, appunto. Ma la direzione contraria (più che ostinata) è un marchio fondamentale per l’uomo Renzi. A volte sembra andarsele a cercare, e non si capisce se il suo sia un flirtare con gli elettori moderati, o comunque non del centrosinistra, oppure sia provocazione. “Niente di tutto questo. Io sostengo quello che il Pd sosteneva nel 2006 e Bersani fino a sei mesi fa, sono gli altri che cambiano idea”.

Vabbè, resta il rapporto coi rottamatori. “Rottamatori siamo tutti e nessuno”, dice ancora. “Io non voglio creare una corrente, ma un movimento di pensiero”. Alla Leopolda, però, su quel palco erano in due. Lui e Filippo Civati. “Con Pippo abbiamo avuto divergenze peggiori”.

Civati, raggiunto al telefono, non è che sia così d’accordo. “Renzi fa il Renzi, noi facciamo un altro tipo di lavoro. Io esco proprio adesso da una massacrante direzione del partito, non faccio il sindaco di una grande città. Se voglio cambiare qualcosa nel mio partito devo andare a parlare con Bersani, non ad Arcore da Berlusconi”.

Un liscio e busso, come direbbero in uno dei tanti circoli della Toscana dove si gioca a tressette, briscola e scopa, che non può far bene a Renzi che in questi giorni di missili ne ha ricevuti da tutte le parti, a partire da quell’Enrico Rossi, presidente della Regione Toscana, con il quale il sindaco non può permettersi di non dialogare. “Rossi”, dice ancora Civati, “ha fatto una riflessione attenta e in parte critica. Onesta. Con Renzi oggi come oggi abbiamo ben poco da condividere. Arcore, Fiat e ora i referendum: la situazione, ma lo dico senza nessuna acrimonia, è diventata ingestibile. Sono contento di una cosa, Matteo o non Matteo: io credo che il Pd, su molte delle cose dette alla Leopolda, ci sia venuto dietro. La strada che volevamo era questa”.

Certo è che senza Renzi i “rottamattori”, o cosiddetti tali, hanno perso la visibilità che avevano. Lo strappo tra Civati e Renzi è iniziato mesi fa, non è negabile e nessuno lo nega. E da quel tempo in poi i giovani che volevano rovesciare il partitone sono quasi scomparsi dalle pagine dei giornali. “Abbiamo lavorato in un altro modo”, dicono.

Probabile che Bersani non sia andato dietro ai referendum per accontentare Civati, ma perché il sì è quello che la sua gente, la stessa dei tavoli di tressette, voleva senza se e senza ma. Il segretario si è rivelato – lo dice lo stesso Civati – molto più movimentista di quanto non lo fosse qualche mese addietro. Ed è pronto a chiedere senza indugio quattro sì, a tutti.

“Anche questo dice Bersani?”, si chiede sorridendo Renzi. “Bene, vuol dire che dovrà mettersi d’accordo con Enrico Letta, che non mi pare sulla sua stessa posizione”.
fonte:ilfattoquotidiano.it

Deputato NY ammette, 'Mandai foto del mio pene a donne'


WASHINGTON - Il deputato democratico di New York Anthony Weiner ha ammesso oggi in una conferenza stampa di avere inviato foto scabrose di se stesso ad una serie di donne che ha conosciuto via Internet. Weiner aveva finora negato ogni responsabilità affermando che l'invio delle foto era opera di hackers che si erano inseriti nel suo conto Twitter. Ma oggi Weiner, dopo che altre foto inviate a donne erano emerse, ha ammesso di essere in effetti responsabile dell'invio delle foto alle donne conosciute su Internet. "Mi sono comportato in modo molto stupido. Quello che è accaduto è esclusivamente mia responsabilità. Non intendo puntare il dito contro nessuno - ha detto Weiner - Mi dispiace di avere mentito inizialmente. L'ho fatto perché mi sentivo imbarazzato per quello che ho fatto". Il deputato ha detto di non avere alcuna intenzione di dimettersi ed ha sottolineato di non avere violato alcuna legge. "Ma non ci sono dubbi che mi sono comportato in modo stupido - ha aggiunto - e mi vergogno per quello che ho fatto". Weiner ha ammesso di avere mentito a sua moglie, ai suoi elettori e ai media negando inizialmente ogni responsabilità nell'invio delle foto. Il deputato si è sposato un anno fa con la moglie, che lavora al Dipartimento di Stato con Hillary Clinton. Weiner ha ammesso di avere inviato le foto scabrose ad almeno sei donne conosciute negli ultimi tre anni via Internet. Weiner ha sottolineato di non avere mai incontrato personalmente le donne alle quali ha inviato le foto di se stesso (una immagine lo ritraeva in mutande, un'altra a torso nudo). Il deputato aveva detto inizialmente di essere la vittima innocente di hackers. Weiner ha detto di avere confessato alla moglie solo questa mattina di avere mentito sulla provenienza delle foto. Il deputato ha detto di essere molto dispiaciuto per avere mentito in passato alla moglie. Weiner ha sottolineato che tutte le donne con cui era entrato in corrispondenza online erano maggiorenni.
L'uomo nasce dalla donna e tutta la vita cerca di rientrarvi. (Pino Caruso).

lunedì 6 giugno 2011

MARCHIONNE, NOSTRO IMPEGNO IN ITALIA E' CHIARO


MARCHIONNE, NOSTRO IMPEGNO IN ITALIA E' CHIARO  - "L'impegno della Fiat in Italia è chiaro, non abbiamo cambiato idea. Stiamo cercando di fare il nostro meglio". Lo ha affermato Sergio Marchionne a margine della festa dell'Arma a Torino. Alla domanda se si possa interpretare come un'apertura la posizione della leader della Cgil Susanna Camusso, Marchionne ha risposto: "Se si tratta di risolvere problemi e andare avanti, gli obiettivi sono totalmente in linea. Altri tipi di apertura non mi interessano. Faccio il metalmeccanico, non chiedo di più".