martedì 21 giugno 2011

La situazione degli oceani è peggiore di ciò che pensavamo


La situazione degli oceani è peggiore di ciò che pensavamo: è l’ultima scoperta di un gruppo di scienziati che avvertono che potrebbe innescarsi una fase di estinzione di specie marine senza precedenti nella storia umana.
Il Programma Internazionale per lo Stato degli Oceani (IPSO) ha riunito esperti di diverse discipline, tra cui ecologisti, tossicologi e ittiologi.
La pesca eccessiva, l’inquinamento e i cambiamenti climatici agiscono insieme in modi che non sono stati mai rilevati precedentemente e l’impatto di questi fattori sta già danneggiando l’umanità.
“I risultati sono scioccanti”, ha detto Alex Rogers, direttore scientifico IPSO e professore di biologia della conservazione presso l’Università di Oxford.
“Nel momento in cui abbiamo preso in considerazione l’effetto cumulativo di ciò che l’uomo fa agli oceani, le implicazioni sono diventate di gran lunga peggiori di quanto avessimo realizzato prendendo in considerazione le singole cause”.
“Ci siamo seduti intorno ad una tavolo a parlare tra di noi di quello che stiamo vedendo e abbiamo finito col constatare un quadro che mostra che i cambiamenti stanno avvenendo più velocemente di quanto avessimo pensato o in modi che ci aspettavamo di vedere fra centinaia di anni”.
Questi cambiamenti “accelerati” includono lo scioglimento dei ghiacci della Groenlandia e dell’Antartide, l’ innalzamento del livello del mare e il rilascio di metano intrappolato sui fondali marini.
“Il tasso dei cambiamenti è di gran lunga superiore a quello che ci aspettavamo anche un paio di anni fa”, ha detto Ove Hoegh-Guldberg, specialista di coralli presso l’Università di Queensland in Australia. Alcune specie di pesci sono già state pescate ben oltre i loro limiti.
“Quindi, se si guarda a quasi tutto, che si tratti della pesca nelle zone temperate o delle barriere coralline o della riduzione del ghiaccio marino artico, siamo in piena evoluzione, ma ad un ritmo molto più veloce di quello che pensavamo”.
Ma la cosa più preoccupante è come i diversi problemi agiscono in sinergia per aumentare le minacce alla vita marina.
Prendiamo ad esempio le minuscole particelle di plastica che si trovano nel fondo degli oceani: esse aumentano la quantità di sostanze inquinanti che vengono consumate dal basso verso l’alto nella catena alimentare dei pesci.
Le particelle di plastica vengono trasportate con le alghe da un luogo all’altro, aumentando la presenza di fioriture algali tossiche – che sono anche causate dall’afflusso di nutrienti provenienti dai terreni agricoli.
In un senso più ampio, l’acidificazione dell’oceano, il riscaldamento, l’inquinamento locale e la pesca eccessiva agiscono insieme per aumentare la minaccia alle barriere coralline – tanto che i tre quarti delle barriere del mondo sono a rischio di grave declino.
Le sfide sono enormi, ma a differenza delle generazioni precedenti, sappiamo cosa bisogna fare ora.
Il rapporto IPSO conclude che è troppo presto per dire qualcosa di definitivo, ma le tendenze sono tali che è probabile che avvenga un’estinzione di massa degli animali marini, ma molto più velocemente delle precedenti che hanno colpito la Terra.
“Quello che stiamo vedendo in questo momento non ha precedenti nei reperti fossili – i cambiamenti ambientali sono molto più rapidi”, ha detto il professor Rogers  alla BBC News.
“Abbiamo ancora la maggior parte della biodiversità del mondo, ma il tasso attuale di estinzione è molto più alto rispetto agli eventi passati e ciò che abbiamo di fronte è sicuramente un evento di estinzione a livello globale.”
Il rapporto rileva inoltre che precedenti eventi di estinzione di massa sono stati associati con alcune  tendenze che si osservano oggi – anomalie nel ciclo del carbonio, ‘acidificazione e ipossia (riduzione di ossigeno) nell’acqua del mare.
Il livello di CO2 che viene assorbita dagli oceani è già di gran lunga superiore a quello che ci fu durante la grande estinzione di specie marine 55 milioni di anni fa, durante il Massimo Termico Paleocene-Eocene.
Le raccomandazioni immediate dell’ IPSO – e che probabilmente verranno purtroppo ignorate – sono:
* Fermare la pesca intensiva subito, con particolare attenzione a quella di alto mare, dove attualmente non c’è nessuna regolamentazione efficace
* Mappare e ridurre l’immissione di inquinanti tra cui plastica, fertilizzanti agricoli e rifiuti umani nel mare
* Ridurre drasticamente le emissioni di gas a effetto serra.
I livelli di anidride carbonica sono oggi così in alti, si dice nel rapporto, che è necesario studiare con urgenza dei modi per eliminare il gas dall’atmosfera.
“Dobbiamo abbattere le emissioni di CO2  in circa 20 anni”, ha detto il professor Hoegh-Guldberg  alla BBC News.
“Se non lo facciamo, avremo una  costante acidificazione dei mari e l’aumento della temperatura spazzerà via alghe e barriere coralline e vedremo in breve tempo oceani molto diversi”.
Un altro degli autori del rapporto, Dan Laffoley, presidente della Commissione Mondiale sulle Aree Marine Protette e consigliere presso l’Unione Internazionale per la Conservazione della Natura (IUCN), ha ammesso che le sfide sono enormi.
“Ma a differenza delle generazioni precedenti, sappiamo che cosa è necessario fare ora”, ha detto. La domanda è: ci sarà la volontà di agire prima che accada il peggio?

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