giovedì 28 luglio 2011

Brunetta ho il consenso di 60 milioni di italiani !


"Ogni urlo che fate dimostra la vostra cretineria. Ho il consenso di 60 milioni di italiani e posso tollerare qualche cretino". Renato Brunetta, contestato a Viterbo durante un'intervista di Mario Sechi in piazza, risponde così alla parte di pubblico che lo fischia e urla contro di lui. Il ministro per la Pubblica Amministrazione accusa: "Voi non lavorate, poveretti, andate avanti così. Non vedete quanto siete disperati e disgraziati". E continua, rivolgendosi a uno dei contestatori: "Cretino! Cretino!".

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mercoledì 27 luglio 2011

'indignazione creativa' A Madrid

Puerta del Sol di Madrid ha fatto da sfondo ai tre giorni di mobilitazione degli Indignados. Di seguito il racconto di queste 72 ore di raduno in cui si sono alternati incontri, dibattiti, concerti, manifestazioni artistiche, condivisione di momenti quotidiani, goliardia ed improvvisazione.

di Sara R. Djelveh - 27 Luglio 2011


Puerta del Sol di Madrid ha fatto da sfondo ai tre giorni di mobilitazione degli Indignados
Le circa 40.000 persone che domenica sono accorse alla Puerta del Sol di Madrid dimostrano che il movimento degli Indignados è vivo, compatto, quanto mai attivo e pronto a mobilitarsi.
La cifra esatta dei partecipanti probabilmente, come spesso avviene in queste occasioni, non sarà mai nota, eppure, ancora una volta, gli Indignati vogliono dimostrare di “essere il cambiamento che vogliono vedere nel mondo”: mentre la stampa nazionale, infatti, fornisce cifre della cui attendibilità appare perlomeno lecito dubitare, loro si limitano a pubblicare foto e video. Vedere, ascoltare, leggere, chiedere, toccare per credere.
Un numero è solo un numero e la certezza matematica non è spesso adeguata a descrivere quella che è la bellissima imperfezione dell’essere umano. Le testimonianze che circolano in rete dimostrano in maniera evidente la portata di una manifestazione che ha restituito agli Spagnoli il loro “Chilometro Zero”, ormai non solo punto di riferimento della rete stradale spagnola e di ritrovo per i turisti di tutto il mondo, ma, soprattutto, simbolo dell’inizio della presa di coscienza di un Paese e, forse, di una società.
Il numero esatto dei partecipanti alle giornate di indignazione celebrate a Madrid è poco significativo anche per un secondo motivo: il 'quanto' diventa irrilevante, infatti, se ci si sofferma sul 'come' e sul 'chi'.
Ancora una volta, la trasferta è stata organizzata in rete, attraverso i siti delle tante accampate dislocate su tutto il territorio nazionale, in forma coordinata, eppure decentralizzata e partecipativa. Di nuovo, come sempre, praticamente, nella storia di questo movimento, è impossibile distinguere tra promotori e partecipanti, tra ideatori e realizzatori. Il 'successo' di questa intensa 'tre giorni' è frutto di un lavoro congiunto, strutturato secondo una logica priva di gerarchie.

Delegazioni provenienti da tutta la Spagna sono giunte nella Capitale dopo una marcia di circa un mese, seguendo otto rotte diverse, provenienti dai vari estremi del Paese
Delegazioni provenienti da tutta la Spagna sono giunte nella Capitale dopo una marcia di circa un mese, seguendo otto rotte diverse, provenienti dai vari estremi del Paese, che sono confluite nella serata di sabato 23 luglio nella Piazza principale di Madrid: durante il cammino hanno raccolto le richieste e proposte sollevatesi nelle varie assemblee popolari, hanno contribuito a diffondere l’indignazione e a modellare una voce comune.
Agli Indignati peregrinanti si sono aggiunti almeno una trentina di autobus provenienti, anch’essi, da tutto il Paese: non solo ragazzi, ma anche padri e madri di famiglia, gruppi di anziani (da Barcellona, ad esempio, è stato organizzato, tra gli altri, un pullman di “gent gran”, anziani, appunto) e famiglie intere. Infine i Madrileni, immancabili protagonisti di questi soleggiati giorni di “Sol”: ospiti accoglienti, organizzatori meticolosi, trascinatori carismatici di un Paese che non si è mai, probabilmente, identificato così profondamente nella sua Capitale.
La realtà nazionale spagnola è infatti estremamente composita, complessa, segnata da differenze profonde di natura storica, culturale, linguistica e politica. Una eterogeneità in parte forse paragonabile a quella italiana, con divisioni di antica data che la dittatura franchista ha contribuito a rafforzare e radicare e che il movimento del 15M sta, probabilmente, contribuendo a smorzare.
Nel comunicato diffuso sul sito AcampadaSol si legge che la città è stata scelta come punto di ritrovo non tanto perché sede del governo centrale, ma perché centro geografico del Paese: la presa di coscienza popolare ha unito, laddove la politica aveva diviso. Le varie nazioni che compongono la Spagna si sono date appuntamento nel cuore del potere centralizzato, eppure, a Madrid, domenica, erano tutti Spagnoli, Europei, ma, soprattutto, erano tutti Esseri Umani.
Sotto, il documentario musicale del movimento che sta circolando in rete in questi giorni:

Nel corso delle 72 ore di raduno gli Indignati hanno seguito un programma serratissimo composto di incontri, dibattiti, concerti, manifestazioni artistiche, condivisione di momenti quotidiani (dai pasti al sonno), goliardia ed improvvisazione. Un programma attentamente organizzato ma anche estremamente aperto e pronto alla spontaneità.
Il tutto è stato seguito in streaming da tantissimi curiosi, indignati, gente comune, mentre i mezzi di comunicazione tradizionali, complici gli attentati norvegesi e altri noti avvenimenti di cronaca nera mondana, ancora una volta, si sono dimostrati almeno parzialmente incapaci di svolgere il loro dovere di informazione. Incapaci, soprattutto, di comprendere il senso più profondo, perlomeno a mio parere, di quello che sta avvenendo in questi giorni a Madrid: la marcia indignata è infatti, così come nelle intenzioni degli Indignados stessi, l’inizio di una nuova fase per il movimento.
indignados madrid
La realtà nazionale spagnola è estremamente composita, complessa, segnata da differenze profonde di natura storica, culturale, linguistica e politica
Un passaggio obbligato per muovere dall’indignazione alla costruzione, dalla mobilitazione all’organizzazione, dalla divisione all’unione. Obiettivo, questo, esplicitamente manifesto laddove la marcia è stata promossa come un’occasione per rafforzare i legami tra le varie assemblee ed il dialogo, l’interscambio di esperienze e di proposte, nonché per diffondere l’indignazione e promuovere la creazione di reti tra i vari movimenti cittadini, per fortificare le relazioni all’interno del Paese ed aumentare la propria visibilità all’esterno.
Qualcuno potrà forse obiettare, in parte probabilmente a ragione, che tutto questo manchi di concretezza, che si tratta ancora di parole, slogan, ma scarseggiano i fatti. Eppure, come ho già avuto modo di affermare, questo movimento è ai suoi esordi e ha bisogno, per il suo scopo e per i mezzi che utilizza, necessariamente, di tempo. La capacità stessa di canalizzare in maniera così poderosa il dissenso può peraltro essere vista come un risultato in sé stesso.
Eppure, nonostante l’intensità della mobilitazione possa essere considerata di per sé un fatto significativo, si tratta solo di un piccolo passo. Un passo che però ha permesso di attivare una nuova evoluzione.
A partire dalla giornata di lunedì, infatti, dopo aver passato la notte precedente nella Puerta del Sol, un consistente gruppo di accampati (El Pais parla di circa 200-300 persone) si è ritrovato nel Parco del Buen Retiro attivando un nuovo meccanismo di dibattito e partecipazione: il 'Foro 15M' (questo il nome della “sorta di Congresso del 15M” come è stato definito da El Pais) e cioè una serie di riunioni aperte su varie tematiche che ripropongono i lavori delle commissioni formatesi nelle diverse assemblee (politica interna ed internazionale, economia, ambiente, sanità, etc.).
joseph stiglitz
Il Premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz che, nella giornata di lunedì, ha preso la parola esortando gli Indignati a utilizzare la loro energia in maniera costruttiva per generare 'nuove idee'
I dibattiti hanno affrontato molti argomenti di interesse pubblico, dall’inquinamento alla disoccupazione, dal debito estero al diritto alla casa, finanche alla possibilità di dotare il movimento di una connotazione più esplicitamente europea, reclamando la democrazia diretta lungo tutto il Vecchio Continente e organizzando una nuova marcia che conduca fino alle porte del centro politico europeo, Bruxelles. La plenaria del Foro 15M ha peraltro già indicato la data per la quale è previsto l’arrivo della marcia nella Capitale belga: il prossimo 8 ottobre (una settimana prima della manifestazione internazionale nel frattempo proclamata da Democracia Real Ya).
Nel momento in cui scrivo, il primo gruppo di Indignados sta partendo da Madrid alla volta della sede della Commissione Europea. Nel frattempo, anche Francesi e Tedeschi si stanno mettendo in viaggio: lunedì scorso (25 luglio) un piccolo gruppo è partito da Tolosa e prevede di giungere in Belgio verso la metà di settembre.
Nel frattempo, non si sono fermate e anzi continuano le riunioni ed i dibattiti nel Parco del Buen Retiro, a cui stanno partecipando, in maniera spontanea, anche vari cattedratici e professori. Tra questi, un posto di primo ordine va riservato al Premio Nobel per l’Economia Joseph Stiglitz che, nella giornata di lunedì, ha preso la parola esortando gli Indignati a utilizzare la loro energia in maniera costruttiva per generare 'nuove idee' che soppiantino i vecchi paradigmi e promuovano la giustizia sociale. L’economista statunitense ha infine concluso il suo intervento augurando la 'migliore fortuna' al popolo del 15M.
Sarà un cammino lungo, non solo quello verso Bruxelles, ma soprattutto quello più ampio, sintetizzato dal discorso di Joseph Stiglitz, che vuole portare a una profonda trasformazione sociale ed economica, non solo della Spagna in crisi, ma anche dell’Europa intera. Eppure il primo passo, quello forse più difficile, è stato fatto. Ora bisogna continuare ad andare, lentamente, senza fretta, ma con decisione. Un passo dopo l’altro. Un passo tira l’altro.
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Machu Picchu, il simbolo della cultura Inca compie 100 anni


Machu Picchu, il simbolo della cultura Inca compie 100 anni
Cento fotografie per celebrare i cento anni di Machu Picchu, una delle sette meraviglie del mondo moderno. Era il 24 luglio 1911 quando Hiram Bingham, studioso di Yale, riuscì a compiere la prima missione in Perù alla ricerca delle città perdute degli Incas.
In quell'occasione Machu Picchu si "rivelò" al pianeta, anche se ben prima di Bingham l'esploratore italiano Antonio Raimondi (1826-1890) aveva redatto una carta geografica dove appare la dicitura di quella che oggi viene considerata una dimora imperiale, riconosciuta dall'Unesco Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Proprio la riproduzione di quel documento introduce alla mostra fotografica allestita fino al 28 agosto al Casino dei Principi di Villa Torlonia a Roma.
Il viaggio è di quelli da togliere il fiato, da sindrome di Stendhal. Machu Picchu sorge tra due picchi montuosi della Cordigliera delle Ande, a 2500 metri di altitudine; le vette ardite circondano la reggia antica che si inerpica verso il cielo con un sistema di terrazzamenti da brivido. «Sfrutta ogni parte del suolo», ci spiega la professoressa di Archeologia Giuliana Calcani dell'Università Roma Tre. Ed unico è anche il sistema di irrigazione, ancora funzionante, «che parte dall'alto e si irradia verso valle grazie a una fitta rete di canali».
La struttura di quella che oggi viene considerata una tenuta reale, ma che conserva una dimensione sacrale (grazie ai ritrovamenti di mummie quasi esclusivamente di donne sacrificate al dio Sole), è composta da duecento edifici circa, tra abitazioni private e templi. Tutti eretti secondo tecniche incaiche all'avanguardia, con pietre poligonali «levigate con la sabbia, in modo da combaciare perfettamente senza l'impiego di malta – scrive il fotografo Steve Davey nel suo testo "I luoghi più belli del mondo da visitare almeno una volta nella vita" (Gremese) – anche dopo secoli di logorio la precisione del lavoro appare sorprendente: tra molti di questi blocchi non si riuscirebbe a inserire neppure un foglio di carta».
Machu Picchu si rivela nel suo splendore attraverso le fotografie quasi aeree dei coniugi Ruth e Kenneth Wright che ne ritraggono la complessità strutturale e i dettagli. Ecco la scalinata in granito bianco che porta al Tempio di Inti, il dio del Sole, con il suo torrione ricurvo, i templi della Luna e delle Tre finestre, la pietra del pilastro piramidale detta Intihuatana, luogo sacro per eccellenza dove durante i giorni più corti dell'anno si svolgeva il rito per non far scomparire il sole. Quella roccia riprende il profilo della montagna circostante. Non a caso. «La simbiosi tra elemento naturale e ‘artificiale' era un concetto fondamentale nelle civiltà antiche – sottolinea la curatrice Calcani – oggi purtroppo è andato perduto».
La mostra è solo un assaggio dell'omaggio dedicato ai cento anni di Machu Picchu, che per l'occasione rivedrà 4000 reperti archeologici che Bingham portò a Yale nel 1911. Finalmente tornano a casa, nella civiltà che Voltaire paragonava all'impero romano.
100 anni della rivelazione al mondo di Machu Picchu 1911-2011
Casino dei Principi, Villa Torlonia, Roma
Dal 26 luglio al 28 agosto
www.ambasciataperu.it
www.museivillatorlonia.it
http://www.uniroma3.it/news2.php?news=630&p=1
http://www.radio.rai.it/radio3/lastoriaingiallo/view.cfm?Q_EV_ID=273587

Crisi dell'euro? la pesetas torna in pista


Nostalgia del vecchio conio e del tempo che fu, o forse paura dello spettro finanziario che aleggia sull'Europa dell'euro. A pochi mesi dal ritiro definitivo delle divise nazionali – il 28 febbraio 2012 scade il termine ultimo per la consegna alle banche centrali delle monete sostituite dall'euro esattamente 10 anni fa: dopodichè diventeranno carta straccia – si moltiplicano le iniziative di quelli che… si stava meglio quando si stava peggio.
Come a Murgados, paesino di 6.500 anime nella nordica Galizia spagnola, al centro di un esperimento-nostalgia finito sulle pagine del Mundo di oggi. Già tre mesi fa, al deflagrare della gravissima crisi del paese iberico, nel borgo affacciato sull'Atlantico era stato deciso di restituire dignità di circolazione alla regal peseta. Del resto non è inusuale per uno spagnolo avere in tasca qualche spicciolo del tempo che fu: secondo la banca centrale infatti "vive" ancora l'equivalente di circa un miliardo di euro del conio che fu.
n pochi giorni, da allora, negozi e locali di Mugardos avevano rastrellato oltre un milione di pesetas, più di seimila euro. E la corsa alla peseta da allora non si è fermata, trasformando la cittadina spagnola in un terreno di sperimentazione per i nostalgici del conio nazionale di tutta Europa - quelli dei gruppi 'Ridateci la lira' o 'Riprendetevi l'euro' su Facebook - che con gli ultimi duri attacchi speculativi all'euro e ai paesi della 'Periferia' rialzano la testa, denunciando i 'disastri' della moneta unica. Ora, con la tempesta sulla Grecia e i sinistri scricchiolii dell'eurozona, i proiettori in Spagna si sono riaccesi su Mugardos, enclave della peseta. Sulla terrazza del Club do Mar, affacciata sull'Oceano un bicchiere di vino rosso Ribeira del Duero costa indifferentemente 0,40 euro o 70 pesetas, un chilo di arance dal fruttivendolo 500 pesetas, in edicola un giornale 175, nel negozio di elettrodomestici un frigorifero 80mila.
Ogni tanto le delegate dell'associazione dei commercianti arrivano alla succursale della Banca di Spagna nella vicina città di Ferrol con borse piene di chili di pesetas in monete. La banca nazionale ha l'obbligo di cambiarela vecchia valuta in euro. I commercianti sono contenti. Ma a Mugardos la nostalgia non è solo allegria. «Quando penso in pesetas, non mi viene voglia di comprare», si lamenta una cliente della merceria della Calle del Ayuntamento. Poi guarda un vecchio biglietto da mille pesetas del 1992 con il faccione barbuto del conquistador Francisco Pizzarro: «Non eri molto bello, ma quanto valevi!».

martedì 26 luglio 2011

Il noto e l'ignoto


Dopo aver conosciuto e apprezzato tutte le possibilità che offrono le cose note, 
ce ne stanchiamo e ci rivolgiamo all'esplorazione dell'ignoto,
perché ciò che conosciamo non ci appaga permanentemente. 
Se ci avesse soddisfatto, non saremmo vissuti così a lungo su questo pianeta. 
Se gli esseri umani si fossero sentiti completamente appagati dalle cose conosciute, senza avere alcuna aspirazione per il futuro, senza fare uno sforzo per migliorare, senza provare il bisogno di esplorare e di sentirsi spinti a capire, la razza umana si sarebbe fossilizzata e di conseguenza estinta.
I termini 'noto' e 'ignoto' sono relativi; ciò che è ignoto ai selvaggi è noto a noi. Sono entrambi
un anello della catena della vita. Quando l'anello è nascosto, perché la catena è ancora
arrotolata, corrisponde all'ignoto. Quando l'anello appare, perché la catena si srotola,
corrisponde a ciò che è noto. Le cose sconosciute a un bambino, saranno cono
sciute dall'uomo
che il bambino diventerà crescendo
. Ciò che era ignoto ai comuni esseri umani di venti secoli
fa è noto al cittadino medio di oggi. 



L'uomo può continuare ad ampliare le sue conoscenze,perché rimane sempre qualcosa di ignoto malgrado i passi compiuti. Se non ci fosse più niente da scoprire, l'espressione 'conoscenza progressiva' sarebbe una contraddizione nei termini.
Il divino romanzo

Sempre più persone si convertono alle due ruote 'a propulsione muscolare'

Successo di pubblico per Eica 2011, il Salone internazionale della bicicletta che ha coinvolto 70 
produttori da tutto il mondo che hanno illustrato tendenze e novità

Milano 26 lug. - Dopo anni di solitudine nelle cantine e sotto i teli nei garage, gettata nel dimenticatoio anche dai bambini che hanno finito per preferirle le mini moto, la bicicletta si riprende tutta la visibilità che merita. Sempre più protagonista di iniziative locali e globali, la bici sta riguadagnando terreno in città, dove sono sempre più numerose le persone che si convertono alle due ruote ''a propulsione muscolare''. Tanto da meritarsi una fiera tutta sua che si è chiusa ieri a Milano: Eica 2011, il Salone internazionale della bicicletta che ha coinvolto 70 produttori da tutto il mondo che hanno illustrato tendenze e novità.

Prima edizione del Salone interamente dedicato alla bicicletta, Eica 2011 ha riscosso un grande successo, convincendo così gli organizzatori ''a fare in modo che si arrivi all'appuntamento del 2012 con una serie di iniziative e progetti che verranno sviluppati durante l'anno nelle città, per fare in modo che la bici esca dalla fiera per proporsi sempre più come mezzo di trasporto urbano alternativo'', fanno sapere da Eica.

Ma se è vero che rimontare in sellino significa guadagnarci in salute senza svuotare il portafoglio, questa tendenza apre anche nuove prospettive di mercato, soprattutto per l'Italia che è il maggior esportatore europeo di biciclette: 1.534.000 nel 2010 con un incremento del 5,4% rispetto al 2009.

Un settore, quello della bicicletta, in cui il Made in Italy primeggia, forte di nomi come Bianchi, Carrera e Olmo che se fino a poco tempo fa facevano drizzare le orecchie solo agli intenditori, oggi attirano un pubblico ben più vasto pronto ad accorrere al Salone Internazionale della bicicletta per testare la CF8 e la CF9, le bici firmate Colnago e realizzate in collaborazione con la casa di Maranello.

La prima ''Colnago for Ferrari'' è un piccolo gioiello in fibra di carbonio, equipaggiata con un gruppo cambio elettromeccanico e dotata di una batteria invisibile alloggiata nel telaio. Un'edizione limitata a 200 esemplari alla quale si affianca la CF9, nell'inconfondibile rosso Ferrari. Ma ce n'è per tutti i gusti: dal Montante Cicli, con il suo design retrò, al nuovo cambio elettromeccanico, Shimano con l'Ultegra Di2 6770.

Meno manifestazioni piu azioni individuali

Una seria critica al consumismo, a questo sistema economico, e l’esigenza di una pesante, decisa responsabilizzazione dell’individuo. Nulla cambia senza che il singolo uomo, la singola donna, si muovano:

1. la cultura marxista e cattolica ci hanno sempre portato a “partecipare”. Che fosse alla messa o alle manifestazioni di piazza, siamo sempre stati invitati, incalzati, a far parte del gregge, che fosse di fedeli o di lavoratori poco importa. La conseguenza di questo è che disprezziamo, generalmente, l’azione individuale. La consideriamo ovvia, utile solo quando fa parte di un disegno collettivo, quando assume le forme classiche del consenso. Nessuno o quasi, da noi, pensa che la società è un insieme di individui. Nessuno sente di dover fare lui per primo quel che è opportuno per cambiare. Con la conseguenza che, infatti, nulla cambia da troppo tempo;
2. occorre recuperare il concetto di responsabilità individuale. Ogni individuo è l’elemento eversivo su cui può poggiare ogni rivolta, ogni processo di cambiamento. Il cambiamento di un individuo che sia poi in grado di testimoniare la sua differenza, è quel che il sistema del potere teme maggiormente. è questo il primo passo, il tassello fondamentale e decisivo del processo di modifica dello stato attuale delle cose. La realtà appare immutabile proprio perché chi la dovrebbe cambiare resta eternamente in attesa di qualcosa che venga dall’alto (che sia la Provvidenza o la rivoluzione), che mai si verificherà;
3. il primo cambiamento è dunque quello dell’individuo. Nessuno di noi oggi, da troppo tempo, dedica una parte sufficiente della sua giornata all’auto-analisi, alla comprensione di quanta distanza ci sia tra le sue parole e i suoi fatti, di quanto margine di lavoro ci sia per tentare, quotidianamente, di avvicinarsi all’idea che ha di se stesso, cioè alla propria autenticità. Nessuno si sente malato se non ha una passione, se non ha un sogno a cui lavorare. Tutti si lamentano, sono pronti a sputare su quel che vedono, sulla società, senza accorgersi che, spesso, loro sono peggio della società; o ne hanno almeno fattezze, sembianze, comportamenti. Perfino la nostra pessima politica, in questi decenni, non è stata peggiore del Paese; anzi, lo ha egregiamente rappresentato;
4. qualunque individuo che voglia partecipare al processo collettivo del cambiamento deve prima cambiare lui, agendo su di sé, comportandosi secondo le regole del mondo che vorrebbe e mettendole in pratica, pagando il prezzo della propria differenza, essendo pronto a dire dei no, uscendo dalle logiche più perverse di questo sistema fondato sul consumo, sullo spreco, sulla distruzione dell’ambiente, sull’abbattimento delle relazioni, del tempo della vita. Un individuo che non intraprenda questo lungo percorso perde perfino la prerogativa e il diritto alla lamentela;
5. abbiamo tutti bisogno di occuparci della nostra vita per diventare più saldi psicologicamente, meno coercibili dalla pubblicità e dai sistemi occulti di persuasione commerciale, più capaci di senso critico originale, individuale, avendo dunque diritto a un’opinione ed essendo finalmente in grado di elaborare un nostro personale progetto di emancipazione dalla schiavitù dei simboli economici e dal lavoro come fine. Abbiamo tutti il dovere di perseguire una nostra, propria direzione “ostinata e contraria” per disarmare strumenti e uomini dediti alla nostra omologazione, al nostro controllo. Per farlo dobbiamo essere capaci di abbassare la soglia dei bisogni, innalzando semmai quella dei desideri. Uomini con pochi bisogni tendono a una maggiore libertà, e sono capaci di dire no con maggior coraggio. Non sono ricattabili dal sistema economico e finanziario, dunque da quello politico e del consenso;
6. in questo modo sarà possibile rifiutare il consumismo, la vera piaga del sistema capitalista, dedicarci a quel che è meglio per noi, vivere in altri luoghi da quelli imposti, frequentando le persone che desideriamo incontrare, ripopolando campagne e borghi dove le case costano 350 euro a metro quadro, lavorando quanto serve per i denari di cui abbiamo realmente bisogno, dicendo alla nostra vita in modo originale e autentico. Con questa nuova solidità e la libertà che consegue alle nostre scelte, vivendo già oggi in modo diverso, più simile a come vorremmo il mondo, possiamo partecipare testimoniando, cioè dimostrando che esistono altre vite, altre scale di valori, la cui applicazione non è né utopistica né folle, solo difficile e lunga. Un buon motivo per iniziare il prima possibile.
Quel che ho molte volte affermato sui media, nei miei libri e sulla barca, non ha dunque nulla a che vedere con l’individualismo o il rifiuto di una prospettiva politico-filosofica sociale. Al contrario. Tuttavia, non può esistere prospettiva politica senza individui che la pensino, la sentano, la vivano, la incarnino, la testimonino, la rappresentino, se ne facciano emblemi. è avvenuto per oltre sessant’anni, e il risultato è sotto i nostri occhi.
Il vero individualismo da cui dobbiamo fuggire come la peste nera è l’ipocrisia di andare alle manifestazioni a urlare il nostro dissenso e poi tornare a casa e vivere come prima, facendo da spalla al sistema, sostenendolo con il nostro consumismo, il nostro spreco, la nostra superficialità, il nostro asservimento alle logiche del profitto smodato. Il vero individualismo è quello di pensare a un mondo migliore e, al tempo stesso, metterne in pratica uno peggiore. Le persone non devono essere solo una massa orientabile. Se si vuole fare qualcosa di concreto per il cambiamento occorre sollecitarle individualmente, chiamarle alla loro responsabilità.
Il nostro Paese è povero, e si è illuso di essere ricco. Noi italiani siamo deboli, e ci immaginiamo forti. Siamo schiavi che ripetono uno schema prefissato assai più di quanto non siamo innovatori che cerchino una soluzione originale. è urgente, se non smettere di manifestare, urlare, lamentarsi, almeno associare a questi strumenti il lavoro, l’azione, individuale e concreta, che cambi la nostra vita da subito. Ognuno dentro di sé, poi sulla propria pelle, dunque nel suo perimetro. Per ogni perimetro che cambia, la geografia del Paese cambia. Per ogni uomo che cambia il mondo cambia.
Occorre lavorare nelle famiglie, nella scuola, nel mondo delle associazioni, sui luoghi di lavoro, nella politica, e parlare di responsabilità individuale. Occorre proseguire la rivolta già iniziata, quella delle migliaia di persone che si sono tirate fuori, che hanno detto no, che già oggi vivono in modo diverso, senza paura dei rischi della disomologazione, col coraggio della creatività. Vite diverse, ognuno la sua, ma tutte non più a sostegno di questo sistema. Si può e si deve decrescere, consumare meno, sprecare meno, essere più liberi. E’ possibile.
Simone Perotti

lunedì 25 luglio 2011

abbracciare gli alberi



Più di tremila anni fa i monaci cinesi erano soliti attuare una pratica, che oggi si sta riscoprendo, abbracciare gli alberi. Questi monumenti della natura guardano il nostro passare, vivono per moltissimi anni, alcuni addirittura per secoli, e sono solo da scoprire, perché come ci insegna oggi Mauro Corona, ogni albero ha il suo carattere, la sua personalità, le sue proprietà e per tutte queste e altre mille ragioni va rispettato e amato.
Mauro Corona ha imparato ad amarli a conoscerli uno per uno, a scoprire ciò che come uno scrigno essi nascondono, ma sono pronti a donare a chi mostra loro vero amore.

Corona parla degli alberi come se stesse parlando delle persone
, dei suoi amici incontrati ad una festa di paese, vive in mezzo alla natura a Erto, è uno scrittore, scultore di legno e alpinista. Amante dei boschi, fin da bambino li percorre, grazie ad un antico amore trasmesso direttamente da suo nonno, una fanciullezza passata nella natura, nei boschi, luoghi che oggi purtroppo non sono capiti come un tempo, la maggior parte delle persone non li conosce, non vi porta i bambini, invece sarebbero da riscoprire e rivalutare per delle gite alla scoperta di un mondo meraviglioso.

Abbracciare un albero è un gesto, come anticipavo nell’introduzione, antico di millenni ma ancora oggi valido per captare tutta l’energia che un albero è capace di trasmettere a chi ha la sensibilità di coglierla e apprezzarla.
Esistono molti tipi di alberi, e non sono tutti uguali, infatti, Mauro Corona descrive ogni albero in modo ben distinto, evidenziando di ciascuno la personalità, proprio come un buon educatore o maestro farebbe dei propri amati ragazzi.
La cosa che più colpisce è che ciascuno di noi incammindandosi in un bosco, è capace di scegliersi il proprio albero da abbracciare, e il proprio albero preferito, insomma una sorta di sintonia che si dovrebbe venire a creare tra regno animale e regno vegetale. Ecco la descrizione dei vari alberi:
  • Il faggio: è forte, affidabile, ispira immediata fiducia.
  • Gli alberi da frutta: come il melo, il pero o il pesco, sono come gli amici che è bello incontrare sempre, magari ogni giorno, perché allegri, gioviali, profumati, pronti ad accogliere accanto al loro tronco per donare la fresca chioma e i saporiti frutti.
  • Le betulle: sono anche per i celti degli alberi speciali, anzi unici, le vere regine del bosco, eleganti, ricche di linfa utile, solo apparentemente fragili, dentro forti e capaci di piegarsi ma non spezzarsi, secondo Mauro è l’albero indicato per chi sta per compiere un viaggio, abbracciarlo ci aiuta nel cammino scelto.
  • Le querce: sono enormi e immensi alberi, assomigliano alle donne di un tempo, che oltre che accudire al focolare domestico, gestivano con energia e tenacia l’intera vita familiare, ma non hanno secondo Corona nulla di magico, sono belle nella loro umile e semplice forma.
  • Sambuchi: su questi alberi già anticamente, i celti, attribuivano un significato ambivalente da una parte di rigenerazione dall’altra parte di morte, ad esempio si pensava che costruire una culla con questo legno potesse causare la morte del nascituro.
  • Maggiociondolo: un albero umile, poco conosciuto, senza troppe pretese, se però si ha bisogno di lui, c’è! Come i veri amici, pochi ma buoni, ecco questa l’idea di  Corona su questo albero.
Di sicuro noi tutti dovremmo dimostrare più amore e riconoscenza verso gli alberi, basti pensare alla quiete e alla tranquillità che si ha passeggiando accanto a loro, accarezzando la loro corteccia, respirando la loro aria, il loro profumo. Non è possibile non dare ragione a Corona, quando consiglia di portare i bambini nei boschi a far conoscere loro la natura, imparare i nomi degli alberi, le loro caratteristiche e magari gli animali del bosco e quelli che proprio vivono sugli alberi.
Per chi volesse approfondire la conoscenza di questo interessante personaggio ecco il suo sito, nel quale sono in evidenza anche gli appuntamenti nelle librerie e altri eventi: www.dispersoneiboschi.it
Autore: Alessandra Mallarino
fonte:amando.it

mercoledì 13 luglio 2011

Poteri forti e mondo politico rilanciano le privatizzazioni


COMUNICATO STAMPA
La tempesta finanziaria serve per rilanciare le privatizzazioni: non lo permetteremo
Dopo una tanto repentina quanto sospetta tempesta finanziaria contro il nostro Paese, poteri forti e mondo politico istituzionale ritrovano lo spirito di unità nazionale per riproporre le ricette di sempre, ovvero tagli draconiani della spesa pubblica e una nuova ondata di privatizzazioni.
 Evidentemente scottati dal recente esito referendario che, per la prima volta dopo decenni, ha sanzionato le politiche liberiste e deciso la fuoriuscita dell’acqua dal mercato e dei profitti dall’acqua, i poteri forti ci riprovano tentando di far rientrare dalla finestra (europea) ciò che è stato accompagnato alla porta (italiana).
 A tutte e tutti loro, diciamo con forza: non ci provate, non lo permetteremo.
L’unica uscita dalla crisi è quella che abbandona le ricette che l’hanno sin qui provocata ed alimentata.
Il risultato referendario che, dopo un mese di incomprensibile ritardo, domani mattina verrà ufficialmente promulgato dalla Corte di Cassazione comporta una sola politica: l’attuazione del voto con la ripubblicizzazione dell’acqua, la difesa dei beni comuni e la loro gestione partecipativa.

Perché il futuro ci appartiene, la democrazia ci attende.

 


Roma, 13 luglio 2011

bimbi cavie per uno psicofarmaco

Il ministro della salute ha confermato l'esistenza a Pisa di una sperimentazione in corso su bambini per un vecchio farmaco ipertensivo riconvertito in psicofarmaco.


Ecco la denuncia di "Giù le mani dai bambini".
Risposta a tempo record quella del Ministro per la Salute On. Ferruccio Fazio, che nel question-time alla Camera dei Deputati ha confermato l’esistenza presso lo “Stella Maris” di Pisa di una sperimentazione in corso su bambini, con somministrazione di una molecola psicoattiva per migliorarne le performance attentive. “Si tratta di un vecchia molecola anti-ipertensiva  che si sta cercando di riciclare come psicofarmaco pediatrico, cosa assai discutibile, dal momento che neppure se ne conoscono i meccanismi d’azione sul cervello dei bimbi”, ha commentato Emilia Costa, Psichiatra e già 1^ Cattedra di Psichiatria alla Sapienza di Roma e Primario di Psicofarmacologia all’Umberto I°. "
a nostra denuncia – dichiara Luca Poma, giornalista e Portavoce di Giù le Mani dai Bambini, il più rappresentativo Comitato italiano per la farmacovigilanza pediatrica (www.giulemanidaibambini.org) - era circostanziata e corretta: c’è una strategia in corso per medicalizzare i comportamenti di sempre più ampie fasce di bambini italiani. La Guanfacina di Shire è una molecola apolide, che non rendeva più: cosa c’è di meglio che inventare da zero una nuova applicazione terapeutica per guadagnare altri soldi a spese della salute dei più piccoli? Neanche si conoscono le modalità di azione di questo psicofarmaco e già lo si vuole autorizzare per l’uso sui nostri bambini”.
L’On. Paola Binetti ha preso atto della risposta del Ministro Fazio, commentando: “I fondi che il Ministro ha promesso nella Sua riposta per incrementare la vigilanza anti-abuso e iscrivere sul registro di controllo anche le somministrazioni di anti-depressivi ai bimbi, che vengono somministrati in misura 15 volte maggiore degli psicofarmaci per l’iperattività, sono un’ottima cosa, peccato che in questa Finanziaria non ve ne sia traccia, speriamo non sia l’ennesima azione di propaganda. E per la ‘pubblicità’ fatta dalla casa farmaceutica, della quale il Ministro chiede notizie, vorrei segnalare che nel XXI° secolo le campagne di marketing non si muovono solo sulle gambe dell’advertising diretto ai pazienti, bensì sulla base di articolate campagne di relazioni pubbliche, proprio come quella a cui stiamo assistendo: si crea artificialmente il bisogno di un farmaco mediante congressi scientifici che chiedono più diagnosi di iperattività, e articoli sui giornali firmati da specialisti che indicano la strada (4), poi compare la soluzione, guarda caso uno psicofarmaco. Ma la scienza – lo dico da Neuropsichiatria Infantile, prima che da Parlamentare – ha molto da dire prima di dover somministrare uno psicofarmaco a un bambino di 6 anni”.
Nel frattempo, il dossier è arrivato nell’Aula del Parlamento Europeo, dove l’On. Cristiana Muscardini ha presentato un’interrogazione alla Commissione. La Parlamentare dichiara che “la Guanfacina è un vecchio brevetto da tempo in cerca di una malattia a cui essere associato. In genere succede il contrario, di fronte ad una malattia si fa della ricerca per trovare antidoti e terapie. Che un'agenzia di relazioni pubbliche si presti a simili tentativi è un problema di etica professionale che non vogliamo affrontare, ma che una casa farmaceutica operi cercando ipotetici clienti per una molecola esistente e non più usata per il primitivo scopo, ci sembra un'operazione assai disinvolta, che rovescia la scala di valori alla quale ci si dovrebbe attenere quando si tratta di salute: prima i bambini e poi il business”.
In conclusione, Poma ha ringraziato i Parlamentari per l’attenzione dimostrata in quest’importante azione di denuncia e vigilanza, ed è tornato anche sulla polemica salita agli onori delle cronache la scorsa settimana sulle campagne di pubbliche relazioni in corso per agevolare Shire nell’introduzione di questo psicofarmaco nel nostro paese: “Come ha ben ricordato Toni Muzi Falconi, la vicenda ha destato non poche perplessità per com’è stata gestita. Non abbiamo emesso una condanna senza appello per Ketchum, l’agenzia di relazioni pubbliche di Shire, ma di una cosa siamo certi: mentre a Milano negavano di avere rapporti con divisioni farmaceutiche produttrici di psicofarmaci, a Roma organizzavano conferenze stampa in cui si auspicava l’aumento del numero di bambini iperattivi in terapia farmacologica. Possiamo pensare ad una sfortunata serie di ‘combinazioni’, ma allora facciamo appello ad Andrea Cornelli, il loro amministratore delegato, un professionista di indubbia caratura: che si dissoci dalle aziende farmaceutiche quando fanno business miliardari a spese della salute dei bambini”.
fonte: aamterranuova.it

martedì 12 luglio 2011

“Io sto con le Olgettine”




 Da Lettera43
di Gabriella Colarusso
Chissà cosa «direbbe Roberta Tatafiore di quelle lì, delle custodi della morale pubblica, che hanno diviso di nuovo l’Italia, o almeno vorrebbero, in puttane e sante. Ecco, forse direbbe questo, che sono donne che hanno tradito le donne».
Quando sabato 9 luglio, le fondatrici del movimento “Se non ora quando”- politiche, intellettuali e donne di cultura per lo più con pedigree progressista – hanno preso la parola sul palco della manifestazione organizzata a Siena «per l’emancipazione femminile», Annalisa Chirico non credeva alle sue orecchie.
Lei studiosa attenta alle questioni di genere e dirigente radicale ha detto: «Non ci sono andata, ma ho ascoltato i loro interventi,roba da non crederci. L’Italia divisa in donne di serie A e di serie B, intellettuali libere e consapevoli contrapposte alle povere olgettine vittime del potere maschile. Una visione che ci riporta indietro di almeno 30 anni».
LE INDIGNATE BACCHETTONE. Da quando, nel febbraio scorso, criticò duramente la prima, oceanica manifestazione delle “indignate” contro il Rubygate, bollandola come bacchettona e puritana, Chirico, 25 anni, è diventata il simbolo di tutte quelle donne, sue coetanee e non, che non si riconoscono nelle parole delle neofemministe del post-it, in procinto sembra di costituirsi in vero e proprio partito, che qualche settimana fa sono insorte contro il manifesto che Pd, che ritraeva una donna con le gambe all’aria e la gonna svolazzante, con la scritta il Vento cambia (pubblicità della festa dell’Unità) perché «offensivo» della dignità femminile.
DOMANDA. Bisogna sentirsi offese per un manifesto così?
RISPOSTA. Ma scherziamo? È o non è segno di emancipazione usare il proprio corpo per i propri fini? L’arte, la pubblicità, la comunicazione da sempre vivono di immagini, del corpo femminile come di quello maschile. L’emancipazione non è autocastigazione, come vorrebbero “quelle lì” dei comitati. Piuttosto è autoaffermazione.
D. Il Pd però si è quasi scusato per quel manifesto.
R. Eh sì, il grande partito progressista eriformatore. Una volta tanto che un loro manifesto era una buona trovata pubblicitaria: leggero, spensierato. E invece i comitati delle donne sul piede di guerra li hanno accusati di maschilismo, di strumentalizzazione del corpo femminile. E loro? Hanno subito precisato che era una rievocazione erudita, mica come quelle cose volgari delle Olgettine. Certo, erano due gambe dop, di origine protetta, mica puttanesca. Capisce?

lunedì 11 luglio 2011

Siamo i creatori di noi stessi

Quando ti renderai conto che la Vita è uno "scherzo"...
inizierai a scherzare !
e...quando inizierai a comprendere che i pensieri negativi si dissolvono nella creatività,
inizierai a Vivere nelle costante consapevolezza che tutto è esaltante!




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sabato 9 luglio 2011

Zanzare? Naturalmente…NO

Gli insetticidi di sintesi utilizzati in casa e in giardino possono avere conseguenze negative sulla salute, soprattutto nel lungo periodo. Le soluzioni alternative ci sono, semplici e accessibili.
Macrho.it
Eccoli, gli ospiti sgraditi: con il caldo ricompaiono nei giardini, nelle case… dappertutto. Le zanzare sono quel genere di insetto indebellabile che ogni anno ci «fa dono» della sua presenza e che tentiamo di combattere con lozioni e prodotti per l’ambiente. Ma quanti di noi controllano in etichetta quali sostanze sono contenute nei prodotti che spruzziamo nelle nostre abitazioni e sulla nostra pelle?
Per saperne di più su cosa andiamo a respirare da giugno a settembre, abbiamo preso in considerazione i prodotti antizanzara per l’ambiente normalmente in commercio nella grande, media e piccola distribuzione. Sugli scaffali dei supermercati si trova un po’ di tutto: dagli spray alle spirali, dai liquidi diffusi attraverso gli elettroemanatori fino alle piastrine. Le marche sono diverse, ma le sostanze contenute sono sostanzialmente di due tipi: i piretroidi, analoghi sintetici delle piretrine, e i terpenoidi, metaboliti secondari vegetali che le piante producono perlopiù per difendersi da aggressioni esterne o dalle infezioni. Nella prima categoria rientrano, per esempio, la d-alletrina, la transflutrina, la pralletrina, l’esbiotrina, la tetrametrina, la permetrina, la ciflutrina e la d-fenotrina, sostanze che più di frequente compaiono sulle etichette. Tra i terpenoidi rientrano invece il geraniolo, il citronellolo, la citronella e l’alfa-pinene.
I prodotti di sintesiSono soprattutto i prodotti di sintesi a destare qualche perplessità, specialmente in riferimento ai possibili effetti collaterali documentati in letteratura scientifica, anche se la loro tossicità sistemica sull’uomo è ritenuta bassa grazie al fatto che il fegato li metabolizza rapidamente. I piretroidi, comunque, interferiscono con il sistema nervoso centrale a livello della trasmissione assonale dell’impulso nervoso. Agiscono a livello dei canali del sodio della membrana della cellula nervosa determinando un maggior afflusso di sodio nella cellula, con conseguente depolarizzazione e ipereccitabilità di tutto il sistema nervoso. Alcuni piretroidi causano una stimolazione ripetuta di breve durata, per altri l’azione si protrae nel tempo. Non si esclude in rari casi il rischio di convulsioni1. Possono anche scatenare reazioni allergiche in individui sensibilizzati o in soggetti atopici. Sulle etichette, infatti, ritorna spesso la raccomandazione di non esporre lungamente ai prodotti persone sensibili, come bambini e soggetti asmatici. Le revisioni degli studi a disposizione hanno evidenziato come i piretroidi abbiano anche altri effetti sulla salute umana, come ad esempio neurotossicità soprattutto su soggetti nell’età dello sviluppo, induzione di morte dei neuroni e problemi con i metaboliti dei piretroidi, cioè il prodotto finale della loro metabolizzazione da parte dell’organismo...

Ecco ciò che le TV controllate dal PDL (o dal PD) non vi faranno mai vedere!

venerdì 8 luglio 2011

Il corpo delle donne

La Women Tennis Association (WTA), l’associazione che riunisce le giocatrici professioniste di tennis di tutto il mondo, ha lanciato una nuova campagna pubblicitaria che sta facendo molto discutere. Ogni video è dedicato a una diversa tennista, ripresa a rallentatore nell’atto di colpire la palla. Le inquadrature sono molto ravvicinate ed enfatizzano i dettagli del corpo delle atlete. I loro abiti sono molto succinti, in alcuni casi più simili a sottovesti da notte che a completi da tennis. Le loro voci fuori campo sono particolarmente sensuali. «Mi piace colpire forte la palla. Distruggerla», dice la bielorussa Victoria Azarenka «Se la palla torna indietro, allora sta cercando di dirmi qualcosa. Perché non mi colpisci un po’ più forte?». “Strong is beautiful” è il payoff che chiude tutti i video.



«Le immagini sono concentrate sulla forza e il coraggio più che sulla bellezza fisica», si giustificano gli organizzatori della campagna «il nostro focus è sulle giocatrici: le migliori tenniste del mondo». Eppure secondo molti analisti, la campagna finisce soltanto con lo svalutare il valore sportivo delle atlete enfatizzandone, più o meno consapevolmente, gli aspetti legati invece alla sessualità. Un effetto ancora più insopportabile, scrive Time, se sommato al fatto che negli Stati Uniti i canali televisivi dedicano soltanto l’1,6 percento della loro programmazione sportiva alle donne.



Le campagne pubblicitarie che hanno per soggetto donne che fanno sport tendono sempre a enfatizzare i loro tratti iperfemminili più che le loro caratteristiche atletiche, continua Time. «Sì, queste donne sono belle» dice Nicole LaVoi, direttore del centro di ricerca su donne e sport dell’Università del Minnesota «ma vediamo anche un sacco di scollature profonde e di gambe e la musica ricorda molto quella di un soft porn». LaVoi fa notare inoltre che secondo le ricerche non c’è nessuna evidenza che dimostri che il sesso aiuta a promuovere lo sport e imputa l’enfatizzazione del sesso nelle campagne sportive femminili all’eccessiva presenza di uomini nei consigli di amministrazione delle società sportive. Lo scorso maggio la Federazione Mondiale di Badminton aveva stabilito che tutte le giocatrici dovessero indossare obbligatoriamente una gonna durante le partite «per assicurare un’immagine più attraente dello sport». La decisione è stata così contestata dalle giocatrici e in parte anche dai loro fan che la commissione sta ora pensando di ritrattare.



Ma non sono soltanto i grossi sponsor sportivi a cercare di capitalizzare sul corpo femminile, spiega Time. Le stesse atlete, consapevoli di avere davanti a sé una carriera abbastanza breve, scelgono spesso di trasformarsi in pinups. Cinque giocatrici di calcio tedesche, per esempio, hanno posato per Playboy poco prima dell’inizio dei mondiali di calcio femminile. E lo scorso novembre, la sciatrice americana Lindsay Vonn si è fatta fotografare nella famosa posa a gambe accavallate di Sharon Stone in “Basic Instinct”. Alla fine, conclude Time, le contraddizioni che circondano la rappresentazione del corpo delle donne sportive sono una diretta conseguenza del contesto più generale sul corpo delle donne a cui il pubblico è ormai stato abituato. In questo senso, dice, è difficile dare la colpa soltanto alla WTA.
fonte:ilpost.it

martedì 5 luglio 2011

Regali Originali a corto d'idee?

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la Rete Economica a Prezzo Agevolato per consumatori e produttori.


Finanza Critica,per chi rifiuta di delegare la gestione del proprio denaro e delle proprie idee
In tanti luoghi del mondo sono nate già da tempo numerose reti di economia solidale che hanno l’obiettivo di potenziare gli scambi interni a scapito di soggetti economici che mirano esclusivamente al massimo profitto e che, molto spesso, non rispettano i consumatori, le comunità locali o l’ambiente.

Lo scorso 14 maggio a Sordiglio di Casina (Re), presso la Cooperativa sociale Il Piolo, Mag6, attraverso il Progetto Mutualità, è stato inaugurato un nuovo strumento di economia alternativa: la REPA. Questa altro non è che una rete nata allo scopo di favorire sia l’accesso a beni e servizi da parte dei consumatori che l’intensificarsi degli scambi fra i diversi produttori, in modo da ridurre di circa il 10% il prezzo dei prodotti acquistati. Oltre che permettere una maggior facilità di ingresso a chi non ha grandi possibilità economiche, grazie a questa sperimentazione sarà più semplice arginare il rischio di chiusura delle piccole attività imprenditoriali attraverso il sostegno alla vendita diretta della loro merce.

In pratica tutti i 1400 soci della cooperativa Mag6 hanno a disposizione una tesserina che permette di richiedere il prezzo agevolato alle realtà imprenditoriali che hanno aderito alla REPA. Quest’ultime, a loro volta, possono partecipare alla rete impegnandosi ad applicare su tutti i beni e servizi offerti una riduzione di almeno il 10% rispetto al prezzo che utilizzano normalmente. Inoltre tutti i soggetti che hanno scelto e che decideranno di associarsi nel 2011 alla rete, beneficeranno di una riduzione sul tasso degli interessi attivi del 10%: in poche parole il tasso di interesse sui prestiti Mag6, dall’8,5% verrà ridotto al 7,65%; la stessa detrazione sarà applicata anche ai costi delle attività di consulenza e formazione. La creazione della REPA, e in generale degli strumenti economici-alternativi promossi dal Progetto Mutualità, ha come obiettivo principale la realizzazione di un maggior benessere collettivo e di un reciproco sostegno derivante dalla partecipazione a una rete sociale.

Le imprese della REPA
Attualmente le realtà imprenditoriali che hanno deciso di aderire alla REPA sono già 37, ma l’interesse verso questo nuovo strumento solidale è in continua crescita. Tra le numerose attività che già partecipano alla Rete Economica a Prezzo Agevolato di Mag6 si trovano imprese alimentari e agricole, tra cui anche ristoranti, aziende che operano nel campo della comunicazione e che offrono servizi di grafica per siti web, consulenza per spot pubblicitari o servizi fotografici, ditte di consulenza gestionale e fiscale, palestre, ma anche imprese che propongono attività particolari quali traduzioni di testi scientifici e corsi o laboratori per l’autocostruzione di impianti per la bioedilizia. Sembra realmente possibile, allora, riuscire a sperimentare un nuovo modo di fare economia: l’importante, come affermano i soci di Mag6, è «essere capaci di immaginarsi un diverso utilizzo del denaro».

Come entrare nella rete
Per saperne di più sul progetto REPA e per eventuali adesioni, tutto il materiale è disponibile sul sito
www.mag6.it.
Per maggiori approfondimenti, domande o per offrire contributi, è possibile rivolgersi telefonicamente allo 0522 454832 (Chiara) o all’indirizzo di posta elettronica chiara@mag6.it.

lunedì 4 luglio 2011

Intercettazioni:carcere per i giornalisti, pena congrua

Il carcere per i giornalisti è una pena detentiva sicuramente congrua per chi viola norme così importanti sulle intercettazioni”. Lo sostiene Maurizio Paniz, del Pdl, a “24 Mattino” su Radio 24. “Io voglio sanzioni più forti rispetto a quelle prospettate ora. Una regola, se non prevede una sanzione, non viene rispettata perché non è intesa come regola. Chi pubblica atti coperti dal segreto investigativo o istruttorio – ha aggiunto Paniz – fa un doppio danno: uno alla persona interessata della quale si mettono in piazza cose che non vanno messe in piazza, un altro all’indagine che molte volte è vanificata dalla pubblicazione di atti riservati. E’ un comportamento grave e il giornalista onesto non si deve porre il problema che la sanzione sia seria e grave. Una pena detentiva è sicuramente congrua per chi viola norme così importanti”.


Se per i giornalisti Paniz non ha dubbi, le sue certezze sono molto meno granitiche sul caso P4, in cui è coinvolto il deputato Alfonso Papa. Su Papa pende, imminente, il voto della giunta per le autorizzazioni della Camera dopo che i pm ne hanno chiesto l’arresto. “Vedremo alla resa dei conti – ha detto l’avvocato-onorevole – un conto è parlare quando si sono lette solo le informazioni giornalistiche. Un conto è verificare gli atti processuali alla luce di una versione che può fornire l’interessato, che potrebbe fornire alibi perfetti rispetto a quanto dice l’accusa”. Paniz ha poi spiegato la sua personale versione dell’inchiesta: “Bisogna tenere distinto l’aspetto morale da quello giuridico, noi giudicheremo solo quest’ultimo. Il Pm che conduce l’inchiesta non è garanzia assoluta di sicurezza delle indagini. Molti italiani si ricordano le manette messe al principe Vittorio Emanuele in un’inchiesta rivelatasi il nulla, e a lui si ascrive mi pare anche l’indagine nei confronti del ministro Mastella che ha scardinato la scorsa legislatura e si è conclusa con un nulla di fatto”.
fonte.ilfattoquotidiano.it

venerdì 1 luglio 2011

Strauss Khan è il nuovo favorito alla corsa per l'Eliseo


Strauss Khan è il nuovo favorito alla corsa per l'Eliseo. Le accuse nei suoi confronti, come riportato dal New York Times, sembrano del tutto infondate. Se un rapporto con la cameriera nella camera d'albergo Sofitel di New York c'è stato, sembra del tutto consenziente. E, inoltre, è stato appurato che la signora in questione ha raccontato un sacco di balle sul suo passato, come accertato dalle indagini. La donna, dopo le accuse a Strauss Khan, ha discusso al telefono con un ex detenuto, da cui ha ricevuto 100.000 dollari in questi anni, dell'opportunità di denunciare l'ex presidente dell'FMI.
Il 29 maggio scorso Putin aveva sollevato seri dubbi sulla colpevolezza di Strauss Khan, adombrando un complotto internazionale. Putin, dall'alto della sua esperienza ai vertici del KGB, disse "E' difficile per me valutare le vere ragioni politiche sottostanti e non voglio entrare direttamente nella vicenda, ma non posso credere che tutto sia come sembra e come è stato presentato. Non mi convince". Il crollo delle imputazioni nei confronti di Strauss Khan avviene due giorni dopo la nomina di Christine Lagarde a capo dell'FMI con suoni di fanfare da parte di Sarkozy che è riuscito nell'impresa di mettere la sua prediletta ministro dell'Economia al posto lasciato vacante dal nemico storico.
La prossima liberazione di DSK avviene anche, guarda caso, due giorni dopo l'approvazione da parte del Parlamento greco delle misure draconiane per evitare il default che impiccano le prossime due generazioni, ma che salvano le banche francesi in possesso di una montagna di titoli di Stato greci. Il giorno dell'arresto, avvenuto con la massima pubblicità mondiale, quasi fosse un novello Josef Mengele, DSK doveva occuparsi proprio della crisi greca in un incontro con Angela Merkel. Atene considerava l'ex direttore del FMI come un prezioso alleato per uscire dalla crisi.
Cui prodest Strauss Khan in manette e sputtanato su tutti i media? In questo caso la risposta non è difficile. Sarkozy, dopo la nomina della Lagarde, ha dichiarato "E' una vittoria per la Francia!". Vive la France et vive, surtout, monsieur Sarkozy!
fonte:beppegrillo.it

Ora Basta! Palio Siena muore cavallo


Siena  - Fatale per Messi l'infortunio all'anteriore destro: il decesso sopraggiunto per shock cardio-circolatorio. Insorge l'associazione dei Consumatori: ''La magistratura faccia luce e chiarezza sulla vicenda"
E' morto il cavallo della Chiocciola, Messi, caduto stamane durante la quarta prova del Palio di Siena. Alla prova del mattino di oggi, durante il secondo giro di piazza il cavallo, per un'errata traiettoria nella curva di San Martino, ha urtato violentemente. Il cavallo ha proseguito davanti a Palazzo Pubblico zoppicando, poi si e' fermato al Casato, dove gli e' stato applicato un gambaletto
Immediatamente soccorso, Messi e' stato portato in Piazza del Mercato, e da li' un van lo ha condotto alla clinica veterinaria del Ceppo. Il cavallo della Chiocciola, nonostante le immediate cure del caso, e' morto, presumibilmente per shock cardio-circolatorio.


Nell'urto e' rimasto ferito anche il fantino Antonio Villella detto Sgaibarre, che e' caduto in terra, riportando un trauma contusivo alla spalla. Con la morte di Messi, la Chiocciola non correra' il Palio di domani, ma i suoi contradaioli sfileranno listati a lutto. Saranno dunque 9 e non 10 le contrade che si sfideranno domani alla Carriera in piazza del Campo.

Dopo l'incidente, il Codacons, informa una nota, depositerà oggi stesso un esposto alla Procura della Repubblica di Siena.

''Chiediamo alla magistratura di fare immediatamente luce e chiarezza sulla vicenda poiche', accertati i fatti e le eventuali responsabilita', si potrebbero configurare diverse fattispecie penalmente rilevanti - spiega l'associazione - In particolare il Codacons fa riferimento all'art. 544-quater del codice penale che afferma testualmente: 'chiunque organizza o promuove spettacoli o manifestazioni che comportino sevizie o strazio per gli animali e' punito con la reclusione da quattro mesi a due anni e con la multa da 3.000 a. 15.000 euro'''.

''L'episodio deve portare ad una attenta riflessione circa l'opportunita' di consentire in Italia lo svolgimento di manifestazioni che possono provocare danni e lesioni agli animali - spiega il presidente Carlo Rienzi - Crediamo sia giunta l'ora di vietare palii e gare che vedano protagonisti cavalli e altri animali, e che troppo spesso fanno registrare incidenti anche tragici''.

Governo:non censurare internet !




Il nostro governo ha lanciato un nuovo attacco alla libertà di accesso all'informazione, e fra qualche giorno un organo amministrativo sconosciuto ai più potrebbe ricevere poteri enormi per censurare internet.

L’Autorità per le comunicazioni, un organo di nomina politica, sta per votare un meccanismo che potrebbe perfino portare alla chiusura di qualunque sito internet straniero - da Wikileaks a Youtube ad Avaaz! - in modo arbitrario e senza alcun controllo giudiziario. Gli esperti hanno già denunciato l’incostituzionalità della regolamentazione, ma soltanto una valanga di proteste dell’opinione pubblica può fermare questo nuovo assalto alle nostre libertà democratiche.

Non c'è tempo da perdere. La prossima settimana l'Autorità voterà la delibera, e se insieme costruiremo un appello pubblico enorme contro la censura su internet potremo fare la differenza. Inondiamo i membri dell'Autorità di messaggi per chiedere di respingere la regolamentazione e preservare così il nostro diritto ad accedere all’informazione su internet. Agisci ora e inoltra l'appello a tutti!
http://www.avaaz.org/it/it_internet_bavaglio/?vl