martedì 12 luglio 2011

“Io sto con le Olgettine”




 Da Lettera43
di Gabriella Colarusso
Chissà cosa «direbbe Roberta Tatafiore di quelle lì, delle custodi della morale pubblica, che hanno diviso di nuovo l’Italia, o almeno vorrebbero, in puttane e sante. Ecco, forse direbbe questo, che sono donne che hanno tradito le donne».
Quando sabato 9 luglio, le fondatrici del movimento “Se non ora quando”- politiche, intellettuali e donne di cultura per lo più con pedigree progressista – hanno preso la parola sul palco della manifestazione organizzata a Siena «per l’emancipazione femminile», Annalisa Chirico non credeva alle sue orecchie.
Lei studiosa attenta alle questioni di genere e dirigente radicale ha detto: «Non ci sono andata, ma ho ascoltato i loro interventi,roba da non crederci. L’Italia divisa in donne di serie A e di serie B, intellettuali libere e consapevoli contrapposte alle povere olgettine vittime del potere maschile. Una visione che ci riporta indietro di almeno 30 anni».
LE INDIGNATE BACCHETTONE. Da quando, nel febbraio scorso, criticò duramente la prima, oceanica manifestazione delle “indignate” contro il Rubygate, bollandola come bacchettona e puritana, Chirico, 25 anni, è diventata il simbolo di tutte quelle donne, sue coetanee e non, che non si riconoscono nelle parole delle neofemministe del post-it, in procinto sembra di costituirsi in vero e proprio partito, che qualche settimana fa sono insorte contro il manifesto che Pd, che ritraeva una donna con le gambe all’aria e la gonna svolazzante, con la scritta il Vento cambia (pubblicità della festa dell’Unità) perché «offensivo» della dignità femminile.
DOMANDA. Bisogna sentirsi offese per un manifesto così?
RISPOSTA. Ma scherziamo? È o non è segno di emancipazione usare il proprio corpo per i propri fini? L’arte, la pubblicità, la comunicazione da sempre vivono di immagini, del corpo femminile come di quello maschile. L’emancipazione non è autocastigazione, come vorrebbero “quelle lì” dei comitati. Piuttosto è autoaffermazione.
D. Il Pd però si è quasi scusato per quel manifesto.
R. Eh sì, il grande partito progressista eriformatore. Una volta tanto che un loro manifesto era una buona trovata pubblicitaria: leggero, spensierato. E invece i comitati delle donne sul piede di guerra li hanno accusati di maschilismo, di strumentalizzazione del corpo femminile. E loro? Hanno subito precisato che era una rievocazione erudita, mica come quelle cose volgari delle Olgettine. Certo, erano due gambe dop, di origine protetta, mica puttanesca. Capisce?

D. Cosa?
R. Che siamo tornate indietro di 30 anni, a un atteggiamento e a una filosofia autoghettizzante che neanche negli Anni ‘70. Direbbe Roberta Tatafiore, grande filosofa, lei sì vera femminista e libertaria, siamo tornate alle donne che hanno tradito le donne. Non esistono sante e puttane, non esistono donne di serie A e donne di serie B. La vera battaglia da fare, semmai, quando è scoppiato il Rubygate, era per difendere il diritto alla privacy delle Olgettine le cui conversazioni telefoniche e le cui vite sono state invase anche senza nessun motivo giudiziario né penale. Per non parlare della prostituzione.
D. Da legalizzare?
R. Certo. Di questo dovrebbero occuparsi i comitati “Se non ora quando”. Non se ne può più di questa retorica sulla strumentalizzazione del corpo della donna. Ognuna è libera di venderlo se ritiene opportuno farlo, a condizione che lo scambio sia libero. Invece “quelle lì” vogliono moralizzare la politica e la vita pubblica, demonizzando chi non appartiene ai loro circoli e ai loro salotti buoni.
D. Bipartisan però. A Siena c’erano rappresentanti di diversi schieramenti politici, da Flavia Perina a Rosy Bindi.
R. Ma che ipocrisia dire che era una manifestazione non partitica. Bastava guardare il panel degli interventi: tutte esponenti del Pd e del Terzo polo – Bindi, Perina, Buongiorno – prove tecniche di un prossimo governo. Non ce la vengano a raccontare.
D. I temi proposti però sono reali: diritto alla maternità, parità dei salari tra uomini e donne.
R. Io non credo che i diritti politici e civili debbano essere rivendicati sulla base delle identità di genere. Il diritto alla maternità vale lo stesso se non più di quello alla paternità. In piazza ha visto qualche uomo? Forse due o tre. Queste manifestazioni tracciano un confine auto-ghettizzante. Giulia Bongiorno è arrivata persino a dire: «Votate solo i partiti che si preoccupano delle donne».
Ma ci rendiamo conto? Allora i gay voteranno solo i partiti che si occupano dei gay, i neri solo quelli che si occupano dei neri…Per non parlare di quello che ho sentito sulle quote rosa e sulla manovra finanziaria.
D. Cosa ne pensa?
R. Come si fa a sostenere che questa finanziaria è contro le donne? Semmai è contro tutto il Paese, visto che non contiene alcuna iniziativa per sostenere la crescita. Non si può fare anche di questo una questione di genere. E poi lo slogan sulle quote rosa: «Di tutto la metà». Ma cosa vuole dire? Io sono per il merito, a prescindere che si tratti di un uomo o una donna.
D. L’idea è che le quote rose siano il “male minore” necessario per spezzare il monopolio maschile del potere.
R. Per me è l’istituzionalizzazione di una discriminazione, che aprirà la strada alla cooptazione. Nei consigli di amministrazione entreranno le donne vicine a certi ambienti. Quelle del Pd, certo, a gambe coperte.

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