mercoledì 27 luglio 2011

Machu Picchu, il simbolo della cultura Inca compie 100 anni


Machu Picchu, il simbolo della cultura Inca compie 100 anni
Cento fotografie per celebrare i cento anni di Machu Picchu, una delle sette meraviglie del mondo moderno. Era il 24 luglio 1911 quando Hiram Bingham, studioso di Yale, riuscì a compiere la prima missione in Perù alla ricerca delle città perdute degli Incas.
In quell'occasione Machu Picchu si "rivelò" al pianeta, anche se ben prima di Bingham l'esploratore italiano Antonio Raimondi (1826-1890) aveva redatto una carta geografica dove appare la dicitura di quella che oggi viene considerata una dimora imperiale, riconosciuta dall'Unesco Patrimonio Mondiale dell'Umanità. Proprio la riproduzione di quel documento introduce alla mostra fotografica allestita fino al 28 agosto al Casino dei Principi di Villa Torlonia a Roma.
Il viaggio è di quelli da togliere il fiato, da sindrome di Stendhal. Machu Picchu sorge tra due picchi montuosi della Cordigliera delle Ande, a 2500 metri di altitudine; le vette ardite circondano la reggia antica che si inerpica verso il cielo con un sistema di terrazzamenti da brivido. «Sfrutta ogni parte del suolo», ci spiega la professoressa di Archeologia Giuliana Calcani dell'Università Roma Tre. Ed unico è anche il sistema di irrigazione, ancora funzionante, «che parte dall'alto e si irradia verso valle grazie a una fitta rete di canali».
La struttura di quella che oggi viene considerata una tenuta reale, ma che conserva una dimensione sacrale (grazie ai ritrovamenti di mummie quasi esclusivamente di donne sacrificate al dio Sole), è composta da duecento edifici circa, tra abitazioni private e templi. Tutti eretti secondo tecniche incaiche all'avanguardia, con pietre poligonali «levigate con la sabbia, in modo da combaciare perfettamente senza l'impiego di malta – scrive il fotografo Steve Davey nel suo testo "I luoghi più belli del mondo da visitare almeno una volta nella vita" (Gremese) – anche dopo secoli di logorio la precisione del lavoro appare sorprendente: tra molti di questi blocchi non si riuscirebbe a inserire neppure un foglio di carta».
Machu Picchu si rivela nel suo splendore attraverso le fotografie quasi aeree dei coniugi Ruth e Kenneth Wright che ne ritraggono la complessità strutturale e i dettagli. Ecco la scalinata in granito bianco che porta al Tempio di Inti, il dio del Sole, con il suo torrione ricurvo, i templi della Luna e delle Tre finestre, la pietra del pilastro piramidale detta Intihuatana, luogo sacro per eccellenza dove durante i giorni più corti dell'anno si svolgeva il rito per non far scomparire il sole. Quella roccia riprende il profilo della montagna circostante. Non a caso. «La simbiosi tra elemento naturale e ‘artificiale' era un concetto fondamentale nelle civiltà antiche – sottolinea la curatrice Calcani – oggi purtroppo è andato perduto».
La mostra è solo un assaggio dell'omaggio dedicato ai cento anni di Machu Picchu, che per l'occasione rivedrà 4000 reperti archeologici che Bingham portò a Yale nel 1911. Finalmente tornano a casa, nella civiltà che Voltaire paragonava all'impero romano.
100 anni della rivelazione al mondo di Machu Picchu 1911-2011
Casino dei Principi, Villa Torlonia, Roma
Dal 26 luglio al 28 agosto
www.ambasciataperu.it
www.museivillatorlonia.it
http://www.uniroma3.it/news2.php?news=630&p=1
http://www.radio.rai.it/radio3/lastoriaingiallo/view.cfm?Q_EV_ID=273587

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