mercoledì 9 novembre 2011

Berlusconi, le dimissioni e l’ultimo morso del Cobra


Approvato il Rendiconto, Silvio Berlusconi sale al Colle e annuncia al Capo dello Stato l’intenzione di dimettersi subito dopo l’approvazione della legge di Stabilità contenente l’emendamento che recepisce le misure per rispondere agli impegni fissati dall’Europa.
Con 308 voti a favore la maggioranza si sgretola e Berlusconi decide di mollare. L’Italia, però, è un paese originale, a tratti eccentrico. Da noi la moda delle dimissioni, già passata da un pezzo, rifiorisce con una nuova foggia: la dimissione posticipata. Una sorte di morte  annunciata, particolare per il lasso di tempo che intercorre tra la notizia e il decesso effettivo.
Uno strano limbo da cui il premier, preso atto di una maggioranza che non c’è, si prepara a rendere difficile l’avanzata dell’opposizione, liberandosi le mani e togliendo all’avversario il bersaglio grosso contro cui sparare per nascondere tutti i punti interrogativi che circolano nelle possibili forze alternative. Da dimissionario, ma ancora in carica, Berlusconi sarà lì ad osservare chi ha il coraggio di votare contro gli impegni necessari per risollevare il Paese.
Nelle intenzioni del premier c’è quella di lasciare Palazzo Chigi con un segno positivo, come il presidente del Consiglio che per primo ha risposto a quanto chiedeva la Ue, cercando di salvare il Paese e aprendo la strada con provvedimenti necessari.
Indossati i panni del responsabile che lascia perché tradito dalla maggioranza, ma non senza fare il possibile in nome dell’interesse superiore della nazione, il premier chiede di sottoscrivere, con implicito assenso, il programma necessario a  porre un argine alla crisi economico finanziaria.
A questo punto già si intuisce il gioco di rimessa attuato in futuro dal non ancora ex premier. Silvio Berlusconi è un cobra dormiente, che si muove sinuoso, seguendo il suono e i movimenti del flauto, per colpire di scatto con il suo morso letale. 
Non tutti se ne sono accorti, ma è in atto una sottile strategia comunicativa e visuale. Berlusconi ha già indossato i panni della vittima in balia dei carnefici. Osservando la parabola politica  del Cavaliere può sfuggire una risata, ma si tratta di un ruolo che il premier sa giocare benissimo e di solito nel Paese dei martiri crisitiani, dove gli sconfitti muovono a compassione e ispirano simpatia, finisce sempre per pagare.
In Aula segna su un foglio la parola traditori, che una telecamera immediatamente fagocita e restituisce agli italiani nei tg. Appare in video con la faccia delusa di chi subisce un torto personale e parla della profonda amarezza causata dal voltafaccia di persone a cui era anche legato da affetto personale. E  così compare anche la dimensione umana: un vecchio premier abbandonato da tutti, anche dai suoi più fidati, da quelli che gli devono tutto, braccato dai giudici, affossato dal cinismo dei mercati, offeso da chiunque in Italia e all’estero. E nonostante ciò, alla  fine, esce a testa alta, compiendo il suo dovere fino all’ultimo.
Se questa è l’immagine che Berlusconi ha scelto per l’immediato futuro, la tattica per la campagna elettorale mira a spingere le opposizioni a venire allo scoperto, palesando le spaccature e le divisioni interne. A cominciare dal voto in Senato, dove l’opposizione può scegliere se convalidare le misure del governo, avvalorandole e di fatto ereditandole, o passare al ruolo di antieuropeista in preda all’inconcludenza e alle contraddizioni già presenti nell’ultimo governo Prodi.
Lungi dalla resa, togliendosi di mezzo, il premier vuole spostare i riflettori su coloro che in teoria dovranno rimpiazzarlo. Come se dicesse: “adesso, allora, fate voi! vediamo di cosa siete capaci”.
Non è un caso se l’opposizione non ha festeggiato l’annuncio delle dimissioni attese da tempo e chieste a piè sospinto ad ogni occasione. Senza più Berlusconi, i partiti d’opposizione o trovano l’intesa per un governo tecnico, o devono prepararsi alle elezioni, rendendo note le alleanze, il nome del candidato premier e la strategia con cui affrontare una transizione carica di scelte difficili e impopolari. Se la vittoria al momento sembra scontata, il nuovo esecutivo verrà braccato da un Berlusconi pronto a cogliere ogni contrasto, ogni incertezza, per  ridicolizzare come inadeguato il nuovo ceto dirigente.
L’ipotesi del  governo tecnico è la sola che potrebbe arginare una situazione  che Di Pietro ha definito <<un trappolone>>, permettendo di dar seguito agli impegni con l’Europa senza pagarne dazio. Ma per riuscire deve poter contare su un pezzo importante del Pdl e della Lega e vincere i timori di macelleria sociale dell’Idv. In pratica spaccare i partiti in due, creando una solevazione interna contro i vecchi leader. Un gioco difficile, ma probabilmente l’unico per mettere nella  cesta il cobra Berlusconi e relegarlo definitivamente ai margini della scena politica
di Virgilio Bartolucci
fonte:dirittodicritica.com

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