venerdì 18 novembre 2011

Raccontare l’economia per difendere i cittadini


Nel libro "Siamo in guerra"Grillo e Casaleggio spiegano le notizie su intrecci tra banche, affari e politica. Notizia che molto spesso restano blindate. Ma per fortuna c'è la Rete
L’8 luglio 2008 a Roma, in piazza Navona, si tenne il “No Cav Day”, una manifestazione di protesta contro il governo Berlusconi che vide la partecipazione di numerose personalità della cultura e della politica. [...] Beppe era presente in videoconferenza: dopo aver denunciato per primo, nel 2002, lo scandalo Parmalat, in questa occasione avvertì che entro pochi mesi le forze dell’ordine di guardia alle discariche campane avrebbero potuto trasferirsi di fronte alle banche, prima fra tutte l’Unicredit. In autunno fallì la Lehman Brothers, rischiando di trascinare con sé il sistema bancario mondiale. Per qualche giorno si temette una catastrofe peggiore di quella del 1929 e il titolo dell’Unicredit crollò. [...] La sera, per par condicio, Beppe fu attaccato dai giornalisti del centrodestra. Beppe mise in guardia anche sul default che attendeva l’Italia a causa del suo enorme debito pubblico, senza che nessuno riprendesse quell’allarme fino a tre anni dopo, nel luglio del 2011, quando in tre giorni fu approvata una manovra, comunque largamente insufficiente, per salvare la collocazione dei Btp e la tenuta economica del paese, definita “un miracolo” da Napolitano per il tempismo. In agosto seguì un’altra manovra che però non fece nessun miracolo, esattamente come la prima, e a ottobre il debito sovrano dell’Italia, l’affidabilità dei nostri titoli pubblici, è stato declassato dall’agenzia di rating Moody’s dal livello AA2 ad A2. L’Italia è considerata inferiore a paesi come la Slovacchia e l’Estonia in termini di affidabilità verso i creditori. Alla fine del 2008, con il mondo finanziario in preda a un’isteria collettiva, i governi per salvare le banche si indebitarono ulteriormente rimanendo con il cerino in mano. E uno dopo l’altro stanno prendendo fuoco. La Grecia è sull’orlo del default nonostante il prestito accordato dalla Ue nel luglio del 2011 a seguito della manovra di tagli e privatizzazioni fatta approvare dal primo ministro George Papandreou.

La Grecia è in numerosa compagnia. Irlanda, Portogallo, Spagna e Italia, i cosiddetti Piigs, sono in lista d’attesa. Gli stessi Stati Uniti, che hanno uno dei debiti pubblici più imponenti del mondo, sono stati a rischio default per aver superato il massimo indebitamento previsto per legge e declassati dalla tripla A dopo settant’anni. L’Islanda è l’unica nazione che si è rifiutata di salvare le banche. In un primo momento, nel 2008, il suo governo nazionalizzò le banche fallite. Il debito creato da istituti privati sarebbe quindi finito sulle spalle dei cittadini, che si opposero. Venne allora indetto un referendum che bloccò la nazionalizzazione, riproposta però alcuni mesi più tardi dal ministro dell’Economia Steingrimur Sigfusson. Gli islandesi non salvarono le banche, pur sapendo di dover affrontare pesanti ritorsioni da parte dei paesi Ue che avrebbero perso i loro depositi, ma evitarono di svendere il loro paese e di metterlo sotto tutela del Fmi. [...] In Italia il debito pubblico fila come un treno ad alta velocità francese. Viaggiamo al ritmo di 100 miliardi di nuovo buco all’anno, con punte da 22 miliardi nel mese di aprile del 2011. Siamo vicini ai 2000 miliardi, che raggiungeremo nel 2012. [...] Un cittadino milanese per conoscere a quanto ammonta il debito personale pubblico deve sommare la sua quota di debito pubblico, pari a 31mila euro, a quelle pro quota della Lombardia, della Provincia di Milano e del Comune di Milano. Dopo tale somma si sentirebbe un miserabile. I governatori si sono trasformati in investitori dilettanti, croupier che giocano alla roulette con le casse pubbliche. Formigoni è riuscito nel-l’impresa, veramente fuori dall’ordinario, di acquistare 115 milioni di euro di titoli di stato greci , i peggiori titoli pubblici dell’intero Occidente. [...] Il buco nero c’è sempre, ma lo scopre solo il sindaco o il governatore successivo (ma solo se di un’altra coalizione); il responsabile del buco non sospetta mai nulla, come è avvenuto a Milano, dove il neosindaco Giuliano Pisapia si è ritrovato dopo le elezioni 2011 con un disavanzo di 186 milioni nei conti del Comune lasciati da Moratti.

Il cittadino non sa chi lo indebita, di quanto e perché ma, cosa strana, non si preoccupa. Pensa che il problema riguardi qualcun altro. Trova normale l’imposizione continua di nuove tasse e i tagli alla spesa sociale per pagare gli 80 miliardi di interessi annui sui titoli di stato per un debito fatto a sua insaputa. [...] D’altra parte, i giornalisti economici indipendenti in Italia sono più rari dell’ailuropoda melanoleuca, il panda gigante a rischio estinzione simbolo del Wwf. Se un giornale ha tra i suoi azionisti, solo per citare alcune società, Telecom Italia, la Cir di Carlo De Benedetti o l’Eni di Paolo Scaroni, il giornalista di economia deve barcamenarsi come un equilibrista su un trapezio in un esercizio quotidiano di prudenza per non far trapelare nomi, cognomi e analisi di bilanci. Il lettore, come è naturale, non riesce a capire quindi, in banca e compra fiducioso obbligazioni Cirio e Parmalat e Tango bond, come fu consigliato a suo tempo. Il padrone non si critica ma si loda, se non si vuole perdere il posto. [...] La Rete permette all’ignaro investitore di comprendere i misteri della Borsa e i suoi oscuri collegamenti attraverso la teoria di “piccolo mondo” e i sei gradi di separazione su cui sono basati tutti i più popolari social network, da LinkedIn a Facebook. «Piccolo mondo» si riferisce al fatto che le distanze tra le persone sono in realtà minime grazie alle relazioni che intercorrono tra di loro. Attraverso sei passaggi tra persone che si conoscono si può, in teoria, comunicare con ogni abitante del pianeta.

di Beppe Grillo e Gianroberto Casaleggio

da Il Fatto Quotidiano del 18 novembre 2011

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