venerdì 27 gennaio 2012

Forza d’urto? Benissimo, ma senza sbagliare bersaglio


di Augusto Cavadi
Che pensare della paralisi di un’intera regione, la Sicilia, da parte di un fronte così ampio e articolato di lavoratori? Non c’è niente di invidiabile in quanti manifestano, senza tentennamenti, opposte, equivalenti, certezze: né nel solito perbenismo dei moderati (“Non è giusto infrangere la legge in maniera così plateale”) né nell’altrettanto solito compiacimento dei rivoluzionari in servizio permanente (“L’importante è fare scoppiare le contraddizioni di un sistema irreparabilmente malato”). La via dell’analisi è tortuosa, passa attraverso più dubbi di quanto non se ne incontrino in giro.
Un primo punto su cui provare a fare chiarezza riguarda il metodo di lotta. Da una parte è vero che lasordità del ceto politico è ormai così grave che solo con azioni eclatanti si riesce a penetrarla: il diritto di parola è frustrato dall’assenza del corrispettivo diritto di essere ascoltati. Ma è altrettanto vero che non si può neppure sostituire il confronto politico – nel Parlamento e nel Paese – con una sorta di rissa da saloon in cui alla fine prevalgano i più violenti. Nel corso dei gloriosi “Fasci” di fine Ottocento, i contadini occupavano le terre e fronteggiavano le armi dell’esercito regolare, ma infrangevano la legalità ai danni dei latifondisti sfruttatori, non dei conterranei già in pesanti difficoltà.
Il vero nodo problematico è allora, più che il metodo, il fine di questo movimento: dove vuole arrivare? E, prima ancora, sa da dove parte? Gli slogan, gli striscioni, le dichiarazioni volanti, le bandiere e gli stendardi danno la spiacevole impressione che, per l’ennesima volta, si voglia attribuire al Nemico esterno l’intera responsabilità dei mali interni. Che si assista alla riedizione del logoro sicilianismo “piagnone”. Gli interessi delle compagnie petrolifere, una globalizzazioneaffidata al mercato dall’incompetenza e dalla corruzione dei governi nazionali degli ultimi decenni, un mercato – sua volta – ossessivamente concentrato sul profitto a tutti i costi (insomma quell’insieme di fattori che causano il paradosso di benzina venduta, nei distributori siciliani, a prezzi più alti della media italiana; di pomodorini di Pachino nei supermercati palermitani solo dopo essere andati e tornati da Napoli o da Firenze; di tonni e pesci spada importati, in confezioni surgelate, dallo stesso Giappone a cui vendiamo tonni e pesci spada di migliore qualità…) sono dati oggettivi e vanno, al più presto, scardinati. Così come va incrementata la repressione di frodi internazionali consistenti nell’importazione in Sicilia di alimenti – come l’olio – che poi vengono rivenduti, a prezzi maggiorati, come prodotti tipici siciliani. Ma non solo le uniche cause del malessere siciliano.
In questi decenni quanti, tra i dimostranti, hanno supportato elettoralmente una politica regionale dissennata proprio nei settori oggi interessati? L’assessorato all’Agricoltura è stata una delle minne a cui privati e di cooperative hanno attinto finanziamenti fasulli, rimborsi drogati, contributi europei indebiti: abbiamo dimenticato con quali soldi molti imprenditori nostrani hanno acquistato fuoristrada che non hanno mai battuto una trazzera di campagna? Abbiamo dimenticato che il dottor Filippo Basile è stato assassinato per ordine di un impiegato dell’assessorato all’Agricoltura perché si rifiutava di favorire illegalmente un concittadino di Salvatore Cuffaro, all’epoca assessore al ramo e – come sempre – più ‘morbido’ nell’accogliere le richieste di favore? Ho in memoria una serie di nomi di funzionari dell’assessorato che – in vari periodi – mi hanno confidato di aver preferito il pensionamento anticipato all’avanzamento di grado perché “le pressioni dei politici e i tentativi di corruzione degli operatori del settore sono davvero insopportabili”. Senza contare quante centinaia di migliaia di euro vengono distribuite ogni mese a uomini e donne che risultano braccianti in quiescenza e che, nella loro vita, non hanno mai toccato una zappa.
Questi flash , del tutto inadeguati, aprono la questione decisiva: dove vuole arrivare la protesta? Si vuole la mera replica capovolta del leghismo settentrionale (quando gli allevatori della Brianza pretendevano che lo Stato pagasse le multe per le loro infrazioni)? Come non credo in nessuna Padania, così non credo in nessuna Trinacria: la Sicilia è una mela spaccata a metà e una delle due parti è marcia. Vogliamo che, sotto l’ennesimo ricatto della piazza, il governo nazionale scucia qualche elemosina o il risanamento – radicale – di un sistema che, sul momento, accontenta clienti e corrotti, ma alla lunga si risolve in un boomerang per tutti, onesti compresi? “Forza d’urto” e “Forconi” (tra i quali militano amici che stimo) lo dicano forte: i primi nemici da abbattere sono gliintermediari parassitari che, con metodi più o meno illegali, riescono a far costare 2 euro al kilo le arance o l’uva che al produttore vengono pagate a metà della metà. Con il risultato, paradossale, che centinaia di migliaia di famiglie siciliane non possono permettersi ogni giorno il lusso di acquistare la frutta, neppure per i bambini. Siamo ai nuovi Vespri siciliani? Neppure per sogno. Da infilzare non ci sono Angioini stranieri, ma cosche mafiose nostrane che fanno regolarmente fuggire dall’isola gli imprenditori che vorrebbero impiantare industrie di trasformazione dei prodotti ittici e agricoli (a partire dalle tonnellate di agrumi che vengono distrutte per tenere artificialmente alti i prezzi) . Più ampiamente, da abbattere è la mentalità in cui la politica viene ridotta a mera negoziazione di interessi individuali o, al massimo, corporativi, preoccupandosi – per restare in tema – del destino della stalla di tutti solo man mano che si esaurisce il foraggio di ognuno.

- Nel tempo dell'inganno universale, dire la verità è un atto rivoluzionario!
fonte:www.informarexresistere.fr

CASTELLI I Sardi e... EQUITALIA

giovedì 26 gennaio 2012

Cina, suicidi e incidenti mortali nella fabbrica Apple di Shenzhen

Un'inchiesta pubblicata dal New York Times riporta in primo piano le condizioni dei lavoratori che assemblano gli iPad e gli iPhone per conto della Apple in Cina, tra turni massacranti e lavoro minorile

“La Apple ha fatto molti progressi per migliorare le fabbriche negli ultimi anni, dotando i fornitori di un codice di condotta che definisce le norme in materia di lavoro, misure di sicurezza e altre regole”: si difende così la società di Cupertino, dopo che 13 dipendenti si sono tolti la vita solo nel 2010 nella fabbrica elettronica Foxconn di Shenzhen (Cina). Orari di lavoro eccessivi, minori tra i lavoratori, nessuna considerazione per le condizioni di salute e per i materiali nocivi utilizzati nella produzione. Sono queste le condizioni dei lavoratori che assemblano gli iPad e gli iPhone in quelle zone, secondo una lunga inchiesta pubblicata dal New York Times.

Le accuse però non sono nuove. L’articolo parte dall’esplosione del maggio scorso in una fabbrica della Foxcom a Chengdu, nel sud della Cina, in cui morirono almeno due persone, e molte altre rimasero ferite. Ma quello non fu l’unico episodio, ricorda il Nyt. Due anni fa, 137 operai in una fabbrica di fornitori della Apple rimasero feriti dopo che gli fu ordinato di usare una sostanza chimica per pulire gli schermi dell’iPhone. Nel maggio 2010, Li Hai, diciannovenne, dopo un mese e mezzo dall’assunzione si è gettato dal tetto di uno dei padiglioni del complesso. Ma i dirigenti hanno sempre minimizzato l’accaduto, parlando di un’epidemia di “delusioni d’amore.

Il quotidiano ha descritto nei dettagli anche la durata dei turni del personale, fino a 24 ore, sei giorni su sette, 12 ore per turno, punizioni per i ritardatari, costretti a scrivere umilianti lettere di scuse, dormitori affollati all’inverosimile. L’azienda fondata da Steve Jobs, ha varato in passato un codice di condotta che vieta di servirsi di aziende che impongono metodi di lavoro disumani. Ma, dai rapporti che la stessa società di Cupertino ha reso pubblici, risulta che dal 2007 oltre la metà dei fornitori ha violato almeno una delle norme previste dal codice.
fonte:ilfattoquotidiano.it

Democraticamente Pretendiamo


 
L’EUROPA CHIEDE DI AUMENTARE L’ETÀ DELLE PENSIONI
PERCHÉ IN EUROPA TUTTI LO FANNO.
NOI CHIEDIAMO, INVECE, CHE SIA TOLTO IL FINANZIAMENTO
PUBBLICO AI PARTITI COME SANCITO DAL REFERENDUM.
CHE LA CHIESA PAGHI L’ICI .
DI ARRESTARE TUTTI I POLITICI CORROTTI, DI DIMEZZARE IL
NUMERO DI PARLAMENTARI PERCHE’ IN EUROPA NESSUN PAESE
HA COSI’ TANTI POLITICI !!
DI ELIMINARE TUTTI I POLITICI DELLE PROVINCE,
PERCHE’ CI SONO GIA’ QUELLI DELLE REGIONI – DA 40 ANNI !
DI DIMINUIRE IN MODO DRASTICO GLI STIPENDI E I PRIVILEGI A
PARLAMENTARI E SENATORI, PERCHÉ IN EUROPA NESSUNO
GUADAGNA COME LORO.
DI POTERESERCITARE IL “MESTIERE” DI POLITICO AL MASSIMO
PER 2 LEGISLATURE COME IN EUROPA TUTTI FANNO !!
DI METTERE UN TETTO MASSIMO ALL’IMPORTO DELLE PENSIONI
EROGATE DALLO STATO (ANCHE RETROATTIVE), MAX. 5.000, 00
EURO AL MESE DI CHIUNQUE, POLITICI E NON, POICHE’ IN EUROPA
NESSUNO PERCEPISCE 15/20 OPPURE 30.000,00 EURO AL MESE DI
PENSIONE COME AVVIENE IN ITALIA,
DI FAR PAGARE I MEDICINALI VISITE SPECIALISTICHE E CURE
MEDICHE AI FAMILIARI DEI POLITICI POICHE’ IN EUROPA NESSUN
FAMILIARE DEI POLITICI NE USUFRUISCE COME AVVIENE INVECE
IN ITALIA, DOVE CON LA SCUSA DELL ’IMMAGINE VENGONO
ADDIRITTURA MESSI A CARICO DELLO STATO ANCHE GLI
INTERVENTI DI CHIRURGIA ESTETICA, CURE BALNEOTERMALI ED
ELIOTERAPIOCHE DEI FAMILIARI DEI NOSTRI POLITICI !!

Cari MINISTRI, NON CI PARAGONATE ALLA GERMANIA DOVE NON SI
PAGANO LE AUTOSTRADE, I LIBRI DI TESTO PER LE SCUOLE SONO A
CARICO DELLO STATO SINO AL 18° ANNO D’ETA’, IL 90 % DEGLI GLI
ASILI E NIDO SONO AZIENDALI E GRATUITI E NON TI CHIEDONO
400/450 EURO COME GLI ASILI STATALI ITALIANI !!
IN FRANCIA LE DONNE POSSONO EVITARE DI ANDARE A LAVORARE
PART TIME PER RACIMOLARE QUALCHE SOLDO INDISPENSABILE IN
FAMIGLIA E PERCEPISCONO DALLO STATO UN ASSEGNO DI 500,00
EURO AL MESE COME CASALINGHE PIU’ ALTRI BONUS IN BASE AL NUMERO DI FIGLI .
IN FRANCIA NON PAGANO LE ACCISE SUI CARBURANTI PER LE
CAMPAGNE DI NAPOLEONE, NOI LE PAGHIAMO ANCORA PER LA
GUERRA D ’ABISSINIA !!
NOI CHIEDIAMO CHE VOI POLITICI LA SMETTIATE DI OFFENDERE LA
NOSTRA INTELLIGENZA , IL POPOLO ITALIANO CHIUDE 1 OCCHIO,
A VOLTE 2, UN ORECCHIO E PURE L’ALTRO MA LA CORDA CHE
STATE TIRANDO DA TROPPO TEMPO SI STA’ SPEZZANDO.
CHI SEMINA VENTO, RACCOGLIE …..TEMPESTA !!!

venerdì 20 gennaio 2012

I vampiri della Repubblica


Le imprese stanno morendo. Si sta fermando il cuore della Nazione. Quello che pompa sangue e reddito al Paese. Lo Stato deve alle aziende 70 miliardi di euro. Soldi che significano la vita o la morte per migliaia di imprese e famiglie buttate in mezzo a una strada. I becchini Monti&Passera, invece del massaggio cardiaco, hanno preparato per loro un'iniezione letale: i BOT. Salderanno il debito statale con debito pubblico. E' come pagare il conto al ristorante con le figurine Panini (con tutto il rispetto per il glorioso album), scambiarsi la cacca con la pupù. Le imprese potranno a loro volta pagare i dipendenti con una modica quantità di BOT e questi pagare l'affitto, il benzinaio, le bollette della luce e del gas con qualche titolo pubblico.
E' una presa per il culo così abnorme che sembra una storia tratta da Topolino, ma non per i giornalisti schierati con il Sistema senzaseesenzama. Sentite qua, da Repubblica di oggi: "Tra le novità dell'ultima ora si segnala anche la possibilità che il corposo debito pubblico della PA con le imprese - circa 70 miliardi di euro - sia erogato in titoli di Stato, per dare fiato alle imprese strozzate dal credit crunch, la stretta creditizia". Propongo che da subito il finanziamento ai giornali sia pagato in BOT, così la pianteranno di scrivere cazzate. E non solo, anche il finanziamento ai partiti va pagato in BOT e pure lo stipendio ai parlamentari, ai consiglieri regionali e ai ministri, fino allo stesso Napolitano. Perché fermarsi qui? Tutti i vitalizi di senatori e deputati, a iniziare da Amato e Veltroni passando per Scalfari, siano onorati in BOT e ogni cartella di Equitalia sia in futuro saldata in BOT. Ho un debito con te? Ti dò un altro debito! Chi è in asfissia di liquidità e riceve in cambio del credito con lo Stato un debito dello Stato può solo vendere, ma i Bot valgono meno del loro valore nominale, anche il 20-25%. Il debito ha sostituito la moneta. Ci stiamo trasformando in un Paese di accattoni. Pagherò l'elettricista con il debito che ho con l'idraulico. Loro non si arrenderanno mai (ma gli conviene?). Noi neppure.
fonte: beppegrillo.it

sabato 14 gennaio 2012

Angela Merkel e la sua concezione di una leadership statunitense in Europa



Angela Merkel è nata nel 1954 ad Amburgo (Germania Federale). Poco dopo la sua nascita, la famiglia compie l’anomala scelta di passare alla Germania dell’Est. Il padre, pastore della Chiesa luterana, fonda un seminario e dirige un centro per handicappati. Rinuncia a criticare pubblicamente il regime e beneficia così di status sociale privilegiato: dispone di due automobili [in un Paese in cui l’auto non ce l’ha quasi nessuno, ndr] e gli viene consentito di fare frequenti viaggi nella Germania Occidentale.
Angela Merkel è una studente brillante e si laurea in fisica. Sposa un fisico, Ulrich Merkel, da cui divorzia quasi subito. In seguito mette su famiglia con Joachim Sauer, come lei divorziato, e padre di due bambini. Diventa poi ricercatrice in fisica quantistica all’Accademia delle scienze.
Si impegna politicamente nel Freie Deutsche Jugend (Gioventù libera tedesca), l’organizzazione di regime che inquadra i giovani. Diventa segretario del settore Agitazione e propaganda e si fa apprezzare come uno dei maggiori esperti in comunicazione della dittatura socialista. Viaggia spesso all’interno del blocco sovietico, soprattutto a Mosca, tanto più che parla benissimo il russo.
La caduta del Muro di Berlino, nel novembre 1989, benché preparata e attesa da lungo tempo, sorprende le cancellerie tanto della Germania dell’Est che dell’Ovest. La Cia non sta a guardare e recluta i responsabili del vecchio regime disposti a cambiare padrone e servire gli Stati Uniti, proprio come prima servivano l’Unione Sovietica.
Un mese dopo la caduta del Muro, Angela Merkel cambia improvvisamente bandiera e passa armi e bagagli al Demokratische Aufbruch (Risveglio democratico), un nuovo movimento che si ispira alla Democrazia cristiana della Germania occidentale. Vi assume subito le medesime funzioni che prima svolgeva nell’organizzazione comunista. L’unica differenza è che il suo incarico cambia nome, in sintonia con il lessico della Germania Occidentale: Responsabile delle relazioni con la stampa.
È in questo stesso periodo che si viene a sapere della collaborazione del presidente del Demokratischer Aufbruch, Wolfang Schnur, con la Stasi, la polizia politica dell’ex Germania Est. È la stessa Merkel a comunicarlo ai giornali. Schnur è costretto a dimettersi e lei prende il suo posto.
Dopo le ultime elezioni in Germania Est, benché il Demokratischer Aufbruch, il partito della Merkel, abbia riportato solo lo 0,9% dei voti, lei entra nel governo di Lothar de Maiziére e ne diventa il portavoce. E partecipa attivamente ai negoziati cosiddetti 2+4 (perché vi partecipano le due Germanie più Francia, Inghilterra, Stati Uniti e Unione Sovietica), che porranno fine allo statuto quadripartito di Berlino e all’occupazione alleata. Merkel partecipa inoltre ai negoziati che preludono alla riunificazione della Germania. Opera anche attivamente per fare entrare senza indugi la Repubblica Democratica Tedesca nell’economia di mercato e nella Zona Marco, per evitare, sostiene, un massiccio esodo dalla Germania Est alla Germania Ovest.
Nel frattempo, il suo convivente, Joachim Sauer, è stato ingaggiato da un’azienda statunitense che lavora per il Pentagono, la Biosym Technology. Dopo aver lavorato un anno nel loro laboratorio di San Diego, in California, diventa esperto di Accelrys, un’altra società a libropaga del Pentagono. Per Angela Merkel è l’occasione per imparare alla perfezione l’inglese.
Dissolta la Germania Est e confluito il Demokratischer Aufbruch (il partito della Merkel) nella Christlich Demokratischen Union (Cdu, Unione cristiano democratica), lei è eletta deputato al Bundestag [il parlamento tedesco, ndr] ed entra nel governo di Helmut Khol. Benché molto rigido di costumi, Khol sceglie questa giovane donna dell’Est, divorziata, senza figli, che convive fuori dal matrimonio, come ministro della Famiglia, della Gioventù e della Condizione femminile.
In 14 mesi, Merkel si è trasformata, da responsabile della propaganda comunista della Germania Est, in ministro democristiano della Gioventù nella nuova Germania unificata. Ma il bilancio del suo primo ministero sarà tutto sommato modesto.
Proseguendo la sua carriera all’interno della Cdu, Merkel tenta invano di farsi eleggere alla presidenza regionale del partito nel Brandeburgo. Nel frattempo, Lothar de Maiziére, che è diventato vicepresidente nazionale del partito, è anche lui riconosciuto colpevole di collaborazione con la polizia politica della Germania Est ed è costretto a dimettersi. Merkel lo sostituisce.
Nel 1994, il ministro dell’Ambiente, della Protezione della natura e della Sicurezza nucleare, Klaus Topfer, è posto alla direzione del Programma per l’ambiente delle Nazioni Unite, dopo un braccio di ferro che lo oppone alla Federazione delle camere di commercio e industria (Dihk), che dissente dalla sua politica economica. Helmut Khol mette fine alla crisi rimpiazzandolo con la sua protetta, cioè con Merkel. La quale fa subito pulizia silurando i funzionari rimasti fedeli al suo predecessore. In questo stesso periodo fa amicizia con la sua omologa francese, Dominique Voynet.
Nel 1998 il cancelliere Khol manifesta agli Stati Uniti la sua contrarietà a un intervento internazionale in Kosovo. I socialdemocratici di Gerhard Schröder e i Verdi di Joschka Fischer invece equiparano Slobodan Milosevic ad Adolf Hitler e invocano una guerra umanitaria.
La stampa filoatlantica si scatena contro il cancelliere, addossandogli la responsabilità delle difficoltà economiche del Paese conseguenti alla riunificazione. Alle elezioni del settembre 1998 i democristiani sono spazzati via dall’onda rosso-verde. Schröder diventa Cancelliere e nomina Fischer ministro degli Esteri.
Nel frattempo Helmut Khol e il suo entourage più prossimo ammettono di aver ricevuto finanziamenti occulti per la Cdu, anche se rifiutano di rivelare i nomi dei benefattori. Angela Merkel interviene pubblicando un articolo sul Frankfürter Allgemeine Zeitung [1] in cui prende le distanze dal suo mentore, Khol. In questo modo lo costringe a ritirarsi dal partito e costringe a dimettesi anche il presidente della Cdu, Wolfgang Schäuble. Ergendosi a paladina della morale pubblica, Merkel si impadronisce così della presidenza del partito. Sull’onda degli avvenimenti decide di conformarsi alla morale democristiana e sposa il proprio convivente.
Angela Merkel è sostenuta da due gruppi editoriali. Può contare innanzitutto su Friede Springer, erede del gruppo Axel Springer (180 quotidiani e periodici, tra cui Bild e Die Welt), dove i giornalisti devono firmare una clausola editoriale che li impegna a operare a favore dello sviluppo dei legami transatlantici e per la difesa dello Stato di Israele.
Può altresì contare sulla sua amica Liz Mohn, direttrice del gruppo Bertelsmann, numero uno dei media europei (gruppo Rtl, Prisma, Random House...). Mohn è anche vicepresidente della Fondazione Bertelsmann, pilastro intellettuale dell’atlantismo europeo.
Angela Merkel si affida ai consigli di Jeffrey Gedmin, mandato a Berlino appositamente per lei dal clan Bush. Questo lobbysta ha dapprima lavorato all’American Enterprise Istitute (Aei) [2], sotto la direzione di Richard Perle e di Madame Dick Cheney. Ha propugnato il varo dell’euro a parità con il dollaro. All’interno dell’Aei ha diretto la Nuova iniziativa atlantica (Nai), che radunava i più influenti generali e politici europei filoamericani. In seguito ha partecipato al Progetto per un nuovo secolo americano (Pnac) e ha steso il capitolo sull’Europa del programma dei neoconservatori, nel quale sostiene che l’Europa debba rimanere sotto l’autorità della Nato e che ciò possa attuarsi solo «scoraggiando gli appelli europei all’emancipazione» [3]. Gedmin, infine, diventa amministratore del Consiglio della Comunità delle Democrazie (Ccd) [4], che auspica un’Onu a due velocità, e assume la direzione dell’Istituto Aspen di Berlino [5]. Poi, per potersi dedicare esclusivamente ad Angela Merkel, declina l’offerta dell’amico John Bolton [6] di diventare ambasciatore aggiunto degli Stati Uniti all’Onu.
Nel 2003 il dipartimento di Stato affida a Jeffrey Gedmin e Craig Kennedy un vasto programma di diplomazia pubblica, ossia di propaganda, che include sovvenzioni occulte ai giornalisti e a reti d’opinione dell’Europa occidentale [7].
Nel 2003 il cancelliere Gerhard Schröder si oppone all’operazione angloamericana in Irak. Angela Merkel firma un articolo sullo Washington Post [8] in cui rifiuta la tesi Chirac-Schröder dell’indipendenza dell’Europa, ribadisce gratitudine e amicizia all’America e sostiene il diritto degli Stati Uniti a fare guerra all’Irak.
Nel maggio 2004, imbrogliando le carte, la Merkel impone l’elezione alla presidenza della Germania federale del banchiere Horst Köhler, principale estensore del Trattato di Maastricht e artefice dell’euro, poi presidente della Berd [Banca europea degli investimenti, ndr] e direttore del Fondo Monetario Internazionale. Infine lancia una campagna “patriottica” contro l’islamismo radicale.
Durante la campagna elettorale per le legislative del 2005, Angela Merkel fa leva sull’aumento della disoccupazione e sull’incapacità dei socialdemocratici a tenerla sotto controllo. Nei sondaggi la Cdu risulta in vantaggio di 21 punti. Ed è a questo punto che il suo consigliere occulto, Jeffrey Gedmin, le si rivolge in una lettera aperta pubblicata da Die Welt. Dopo aver criticato il modello economico tedesco, scrive: «Prima di far progredire il Paese, lei deve prima di tutto sconfiggere sul piano intellettuale quei nostalgici che vanno avanti trascinando i piedi. Se Sarkozy succederà a Chirac, la Francia potrebbe entrare in una fase di crescita. Sarebbe un peccato che la Germania continuasse a regredire».
Rispondendo a questo invito, Angela Merkel rivela finalmente le sue soluzioni. Manda avanti uno dei suoi consiglieri, l’ex giudice della Corte Costituzionale Paul Kirchhof, e l’équipe di Initiative Neue Soziale Marktwirtschaft (Iniziativa per una nuova economia sociale di mercato) [9]. Annuncia la soppressione dell’imposta progressiva sui redditi: il tasso sarà il medesimo sia per chi manca del necessario sia per chi vive nel superfluo. Il cancelliere uscente, Gerhard Schröder, in occasione di un dibattito televisivo, critica duramente il progetto di Merkel. Il vantaggio della Cdu viene polverizzato. Alla fine ottiene il 35% dei voti, l’SPD il 34%, il resto viene disperso in piccole formazioni politiche. I tedeschi, che non vogliono più saperne di Schröder, non vogliono nemmeno Merkel. Dopo lunghe e penose trattative si costituisce una Grande Coalizione: Angela Merkel diventa cancelliere ma deve cedere la metà dei ministri all’opposizione.
Il cancelliere Merkel impone la partecipazione di un contingente tedesco alla forza multinazionale in Afghanistan comandata dagli Stati Uniti. In occasione dell’aggressione israeliana al Libano impone uno spiegamento navale tedesco in seno alla Finul dichiarando: «Se la ragione di esistere della Germania è garantire il diritto all’esistenza dello Stato di Israele, noi, ora che questa esistenza è minacciata, non possiamo dire che non faremo nulla».
Dal 1° gennaio 2007 Angela Merkel presiede l’Unione europea. Non fa mistero di voler costringere la Francia e i Paesi Bassi ad accettare l’equivalente del progetto di Trattato costituzionale che già hanno respinto per referendum; e non cela nemmeno l’intenzione di rilanciare il progetto di fusione tra la Zona di libero scambio nordamericano e la Zona di libero scambio europeo per creare il grande mercato transatlantico preconizzato da Sir Leon Brittan.

fonte: www.voltairenet.org/
NOTE:
[1] Frankfürter Allgemeine Zeitung, 22 dicembre 1999
[2] « L’Institut américain de l’entreprise à la Maison-Blanche », Réseau Voltaire, 21 giugno 2004.
[3] Europe and NATO: Saving the Alliance di Jeffrey Gedmin in Present Dangers. Crisis and Opportunity in American Foreign and Defense Policy, sotto la direzione di Robert Kagan e William Kristol, Encounter Books, 2000.
[4] « La démocratie forcée » di Paul Labarique, Réseau Voltaire, 25 gennaio 2005.
[5] «L’Institut Aspen élève les requins du business », Réseau Voltaire, 2 settembre 2004.
[6] « John Bolton et le désarmement par la guerre », Réseau Voltaire, 30 novembre 2004.
[7] « Selling America, Short » di Jeffrey Gedmin e Craig Kennedy, The National Interest n° 74, inverno 2003.
[8] « Schroeder Doesn’t Speak for All Germans » di Angela Merkel, The Washington Post, 20 febbraio 2003.
[9] Questo think tank si richiama all’economia sociale di mercato attuata dal cancelliere Ludwig Erhard negli anni 1963-1966 utilizzando il Piano Marshall

Grillo & Rich's

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Standard & Poor's ha declassato l'Europa. La Francia ha perso la tripla A. Italia. Portogallo e Spagna sono scesi alla tripla B. Chi è S&P? "Nell'azionariato compaiono in evidenza, a fine 2009, oltre all'azionista di controllo McGraw-Hill, uno dei primi gestori indipendenti di fondi negli Usa Capital World Investors, la società di asset management State Street; altre come la società d'investimento BlackRock, la società finanziaria Fidelity Investments e Vanguard Group" (da Wikipedia). Una sicurezza!
S&P è una delle tre parche insieme alle agenzie di rating Moody's e Fitch Ratings. Una fila il tessuto, la seconda lo assegna e la terza lo taglia. Le tre parche sono tutte americane, hanno sede negli Stati Uniti. Fanno gli interessi della Fed e del Governo degli Stati Uniti. Di loro non dovrebbe fottercene di meno (scusate il francesismo). Prima della disastrosa crisi del 2008 (di cui quella attuale è solo la conseguenza) dove erano i presidenti, i manager, gli analisti di queste agenzie? I fondamentali economici della UE sono migliori di quelli degli USA. Gli Stati Uniti si sono salvati dal default lo scorso agosto aumentando di 2.400 miliardi di dollari il livello massimo del loro debito, stampando moneta e riempiendo il mondo di "junk money", soldi spazzatura.
Le Agenzie sono tempestive, quando l'Europa migliora, loro intervengono. Proteggono il petroldollaro dal petrol-euro, dal petrol-renminbi. Il gioco si è fatto pesante e anche scoperto. Se la sopravvivenza della UE deve dipendere da tre funzionari di Washington prestati alla finanza siamo alle comiche finali.
"Quante divisioni ha il Papa?" si chiedeva Stalin? Ecco, rifacciamo la domanda. "Quante divisioni hanno gli Stati Uniti in Europa?" E' ora per la UE di tagliare il cordone ombelicale con gli Stati Uniti. Non abbiamo più bisogno della copertina di Linus. Propongo l'istituzione della "Grillo & Rich's" (sono un megalomane). Un'agenzia europea, italiana e genovese per retrocedere gli Stati Uniti alla C: "Altamente vulnerabili, forse in bancarotta o in arretrato ma continua ancora a pagare le obbligazioni". E sono generoso!
fonte:beppegrilo.it

Isola del Giglio, affonda nave da crociera


È di tre vittime e 14 feriti il primo bilancio ufficiale dell'incidente occorso venerdì sera alla nave da crociera Costa Concordia, incagliata su una secca davanti all'Isola del Giglio. Un bilancio che, per i soccorritori, potrebbe non essere ancora definitivo, e lo stesso prefetto di Grosseto ha ammesso che si temono parecchi dispersi, mentre, intorno alle due di notte, due o trecento persone attendevano ancora, sulla nave inclinata, di essere tratte in salvo con gli elicotteri. Sessanta passeggeri, rimasti isolati in ponti comunque non sommersi dall'acqua, sono stati soccorsi solo al mattino.
LISTA INDISPONIBILE - Nella tarda mattinata di sabato, secondo i vigili del fuoco, non era ancora stato reso disponibile un elenco ufficiale delle persone presenti sulla Concordia, e di conseguenza non era possibile avere un conteggio certo del numero di dispersi. I soccorsi a bordo dell'imbarcazione ormai sdraiata su un fianco stavano ancora ispezionando tutti i locali alla ricerca di altre persone eventualmente rimaste all'interno.

INTERROGATORIO - È in corso negli uffici della Capitaneria di porto dell'Isola del Giglio l'interrogatorio del comandante Costa Concordia, la nave naufragata ieri sera al largo dell'Isola. Il comandante dovrà ricostruire le fasi dell'incidente e spiegare come mai si fosse avvicinato così tanto alla Isola. Secondo i programmi, infatti, la Concordia avrebbe dovuto attraversare il canale tra l'Argentario e l'Isola del Giglio a 5 miglia dalla costa italiana, e quindi a 3 dall'isola e dalla secca sulla quale si è incagliata. Il Giglio dista, infatti, dalla terraferma 16 km, cioè 8,6 miglia nautiche.
ANNEGAMENTO - Le tre vittime, in base ai primi accertamenti medico legali, sono morte per annegamento, le salme sono all'obitorio dell'ospedale di Orbetello. Nelle fasi concitate del naufragio molte persone sono cadute in acqua o si sono gettate in mare, riportando anche fratture e principi di assideramento.
Tragedia del Giglio, i superstiti 
Tragedia del Giglio, i superstiti    Tragedia del Giglio, i superstiti    Tragedia del Giglio, i superstiti    Tragedia del Giglio, i superstiti    Tragedia del Giglio, i superstiti

IL PANICO - La paura arriva all'ora di cena, quando le 4.230 persone a bordo della Costa Concordia (oltre 3.000 dei quali passeggeri e circa mille di equipaggio) sono a tavola ai ristoranti della nave da crociera nei pressi dell'Isola del Giglio: uno scossone, poi la luce che va via. Il tempo di capire quello che sta succedendo e l'invito ad indossare i salvagente e avvicinarsi alle scialuppe, «per precauzione». Qualcuno, a bordo, ha pensato al Titanic, di cui tra tre mesi, il 15 aprile, ricorre il centesimo anniversario dell'affondamento.
Nave da crociera si incaglia al Giglio
Nave da crociera si incaglia al Giglio     Nave da crociera si incaglia al Giglio     Nave da crociera si incaglia al Giglio     Nave da crociera si incaglia al Giglio     Nave da crociera si incaglia al Giglio
LO SQUARCIO - Sulla fiancata dello scafo, dopo l'impatto, si apre uno squarcio di circa 70 metri e la nave inizia a imbarcare acqua. Arriverà, nel corso della notte, a inclinarsi di 80 gradi, praticamente a sdraiarsi, poggiandosi sul fondo. Proprio la secca le impedirà di affondare completamente.
«PROFUMO DEGLI AGRUMI» - Sembrava, all'inizio, che questa avventura si fosse conclusa senza gravi conseguenze, solo tanta paura. Ma poi, durante l'evacuazione, qualcosa non ha funzionato: molti passeggeri sono caduti in acqua, qualcuno forse vi si è gettato per la paura mentre lo scafo si inclinava sempre più, e ha dovuto vedersela con il freddo del mare e della notte. Tutte da accertare le cause della morte delle vittime: ipotermia, forse, ma non si esclude un malore, né si sa se fossero tra quelli finiti in acqua. La nave era attesa a Savona per la prima tappa della crociera «Profumo degli agrumi» nel Mediterraneo, ed era partita circa due ore prima da Civitavecchia. L'Isola del Giglio, dove i passeggeri sono stati evacuati in attesa di essere trasferiti in altri luoghi con maggiore ricettività, era a due passi quando il «tempio galleggiante del divertimento», per motivi ancora da accertare, si è incagliata alle secche di Punta Gabbianara, la punta più a sud dell'isola con alte scogliere, meta preferita dei sub.

«SCENE DA TITANIC» - La Concordia ha cominciato ad imbarcare acqua e ad inclinarsi sul fianco destro a causa di una falla che si sarebbe aperta nella zona di poppa. E proprio dall'Isola del Giglio sono partiti i primi soccorsi. Il sindaco, Sergio Ortelli, ha messo a disposizione scuole, asili, alberghi, «qualsiasi cosa abbia un tetto» e il parroco ha aperto la chiesa per ospitare i passeggeri della nave. Più tardi è cominciato, per alcuni di loro, il trasferimento in traghetto a Porto S.Stefano. «Stavamo cenando quando è andata via la luce, abbiamo sentito un colpo e un boato, e le stoviglie sono cadute per terra»: così ha raccontato all' Ansa Luciano Castro, da bordo della Costa Concordia. All'inizio è stato detto che si trattava di un guasto elettrico, ma tutti si sono accorti che i bicchieri sul tavolo non stavano più in piedi. «Scene da Titanic», commenta con l' Ansa Mara Parmegiani, giornalista, come Castro, e anche lei per caso tra i crocieristi della Concordia. Prima l'invito ad avvinarsi alle scialuppe «per precauzione», poi ogni incertezza è stata spazzata via da sette fischi brevi ed uno lungo: il segnale di abbandono nave. Verso la Costa Concordia che stava calando le scialuppe si sono avvicinati anche altri natanti che incrociavano nella zona, anche uno dei traghetti che fa servizio tra l'Isola del Giglio e Porto Santo Stefano, mezzi dei vigili del fuoco da Livorno e da Civitavecchia, delle capitanerie di porto e della guardia di finanza. ACQUE GELIDE - Verso l'una la situazione si complica: l'armatore fa sapere che «la posizione della nave, diventando più difficoltosa, sta complicando le ultime operazioni di sbarco». È sul fianco, ormai, e a bordo ci sono ancora centinaia di persone. Prima dell'arrivo degli elicotteri, in diversi cadono nelle acque gelide del Tirreno a gennaio. All'Ansa giunge la telefonata di due genitori in ansia per il figlio in viaggio con moglie e due bambine di 3 e 4 anni. «Sono ancora lì, fate qualcosa». Poi, per loro, un sospiro di sollievo: Gianluca Gabrielli e la sua famiglia ce l'hanno fatta; sono sulla banchina del Giglio e hanno una coperta. Solo un lenzuolo, invece, ricopre il cadavere della prima vittima, un uomo di 65-70 anni. Il Prefetto ha richiesto la lista dei passeggeri, per poi provvedere all'appello, ma in tarda mattinata secondo i vigili del fuoco questa non era ancora stata fornita.

PRESIDENTE - Il presidente della Toscana Enrico Rossi ha raggiunto nelle prime ore di sabato l'Isola del Giglio per rendersi conto direttamente della situazione, in particolare per quanto riguarda le attività di soccorso e assistenza. Il numero uno della Regione ha ringraziato «il personale delle strutture sanitarie, i volontari e le forze dell'ordine che si sono subito prontamente attivati per gestire l'emergenza, nonché le popolazioni del Giglio e di Porto Santo Stefano, che si sono subito attivate per l'accoglienza dei crocieristi».
RITORNO A CASA - Con il passare delle ore il servizio traghetti offerto da Toremar e da Mare Giglio aiutava a liberare l'Isola del Giglio. Prima di mezzogiorno oltre 3.000 deigli oltre 4.200 uomini presenti sulla «Concordia» veniva evacuato via mare a Porto Santo Stefano.
LA COMPAGNIA - «È una tragedia che sconvolge la nostra azienda. Il nostro primo pensiero va alle vittime, e vogliamo esprimere il nostro cordoglio e la nostra vicinanza ai loro familiari e amici». Così in una nota la Costa Crociere, proprietaria della nave Concordia. «In questo momento - spiega la compagnia - tutti i nostri sforzi sono concentrati nelle ultime operazioni di emergenza, oltre che nell'offrire assistenza agli ospiti e all'equipaggio che erano a bordo della nave, per farli rientrare al più presto a casa».

A SAVONA - Diverse persone potrebbero arrivare ai porti di Savona e Marsiglia, dove sabato e domenica era attesa la Concordia per proseguire la crociera «Profumo degli agrumi». Nella città ligure Capitaneria di Porto e forze dell'ordine presidiano il terminal dove per le 8 era attesa la nave. Le hostess del terminal hanno inoltre avvertito gli scali aeroportuali della Malpensa, Genova e Nizza di bloccare gli arrivi perchè la crociera è stata cancellata.

CODACONS - Nel frattempo il Codacons ha avviato le pratiche per una class action contro la società di navigazione. «Si tratta di un incidente di inaudita gravità - afferma in una nota il presidente Carlo Rienzi - Tutti coloro che si trovavano a bordo della nave hanno diritto a essere risarciti non solo per i danni materiali subiti (costo vacanza, beni personali persi o danneggiati, e ogni eventuale danni fisico), ma anche per quelli morali, come la paura e il terrore subiti, e per i rischi corsi in relazione all'incolumità fisica. Riteniamo che l'indennizzo non possa essere inferiore a 10.000 euro a passeggero».
fonte:corriere.it

giovedì 5 gennaio 2012

Dal buffone al boia: al governo, gli architetti del disastro


La carriera dello stesso Monti ne è un esempio paradigmatico, continua il giornale anarchico: l’élite non mollerà facilmente la presa. Tanto più che è
Berlusconi e Monti 
meglio non farsi illusioni: «Il capitalismo non è arrivato alla sua crisi finale: se volesse, potrebbe tranquillamente riprendere le politiche anticrisi di stampo keynesiano che hanno perfettamente funzionato negli anni passati – politiche che personaggi come Mario Monti conoscono benissimo, data la loro formazione di economisti». Ma se le tengono, come già nel secondo dopoguerra, «come ultima risorsa per quando le rivolte popolari contro il loro odio di classe diverranno incontenibili». Per il momento, continua “Umanità Nova”, «si divertono a vedere gli sfruttati credere alle loro balle ed a considerare la macelleria sociale come una dura “necessità” a favore del “bene comune” – che, guarda un po’, alla fine coincide con quello delle classi dominanti». La crisi? «Se non esistesse, se la dovrebbero inventare. Ma forse l’hanno già fatto».

Un nome e un volto ai responsabili materiali della crisi? Lui, Mario Monti: è stato al vertice della piramide ultra-liberista che ha riscritto e attuato le regole del sistema finanziario che hanno portato al disastro. Monti a capo del governo in funzione anti-crisi? «E’ come mettere Totò Riina al ministero della giustizia», protesta il periodico “Umanità Nova”, che spara a zero sul governo tecnico: «Se davvero si fosse voluto combattere la crisi», pur restando all’interno dell’attuale sistema, sarebbe stato meglio un governo di «dilettanti allo sbaraglio»: qualche mossa giusta magari ci sarebbe scappata, mentre i super-esperti di Monti non rischieranno di fare questi “errori”. «La crisi, infatti, è tale solo per noi del cosiddetto “99%”: per i potenti della terra è una meravigliosa occasione di profitto e di disciplinamento del corpo sociale, costruita con cura in tutti questi anni».
Gran brutto risveglio, passare “dal buffone al boia”: «Il governo Monti rappresenta un equivoco di discontinuità con il passato, ma è innegabile che se Berlusconi ha fatto dei danni, uno di essi è di permettere ai venditori di illusioni di fabbricarne una nuova di zecca, giocata fortemente sull’aspettativa e sulla speranza delegante». Che c’è di meglio di un professore, per toglierci dai guai in una situazione di incertezza finanziaria «condotta egregiamente per l’ennesima ristrutturazione ai danni del costo del lavoro e delle condizioni di vita di tutti?». Tesi sostenuta in modo militare dai media mainstream: o Monti o il diluvio, solo lui può salvarci. La politica? In macerie. Archiviato il guitto di Arcore, è crollata anche «l’aspettativa illusoria di un centrosinistra che ha “governato” la crisi gettando nella disoccupazione e nella miseria una larghissima fetta di popolazione», vendendo agli italiani la fiaba del berlusconismo «come parentesi nera della democrazia».
fonte:www.libreidee.org/




evasori e nullatenenti in supercar, la scoperta dell’acqua calda


Lo scorso 30 dicembre l’Agenzia delle Entrate ha effettuato una serie di controlli a sorpresa a Cortina, venendo così a conoscenza di un gran numero di abusi e situazioni poco chiare. Oggi fornisce le informazioni su quanto raccolto con un comunicato stampa che non si risparmia qualche sarcasmo, in relazione all’improvviso e repentino aumento degli incassi da parte degli esercizi commerciali nel giorno dei controlli.
L’Agenzia delle Entrate porta fortuna: con l’agente si moltiplicano le vendite
Guidano le “supercar” ma dichiarano meno di 50 mila euro lordi l’anno
Un commerciante con beni di lusso per 1,6 milioni di euro in conto vendita, senza alcun documento fiscale
L’operazione messa in campo a Cortina lo scorso 30 dicembre, che ha impegnato 80 agenti per effettuare i controlli in soli 35 esercizi commerciali (su un totale di quasi 1.000 presenti nella località turistica delle Dolomiti), ha portato risultati e informazioni utili per il recupero dell’evasione.
L’Agenzia delle Entrate fa bene agli affari. Gli incassi degli esercizi commerciali (alberghi, bar, ristoranti, gioiellerie, boutique, farmacie, saloni di bellezza, ecc), nel giorno dei controlli, sono lievitati rispetto sia al giorno precedente sia allo stesso periodo del 2010. In particolare, i ristoranti hanno registrato incrementi negli incassi fino al 300% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+ 110% rispetto al giorno prima), i commercianti di beni di lusso fino al 400% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+106% rispetto al giorno prima), i bar fino al 40% rispetto allo stesso giorno dello scorso anno (+104% rispetto al giorno prima).
Non sono mancati singoli episodi particolarmente significativi: un commerciante deteneva beni di lusso in conto vendita per più di 1,6 milioni di euro, senza alcun documento fiscale.
Interessanti anche i controlli sui possessori di 251 auto di lusso di grossa cilindrata. Su 133 auto intestate a persone fisiche, 42 appartengono a cittadini che fanno fatica a “sbarcare il lunario”, avendo dichiarato meno di 30 mila euro lordi di reddito sia nel 2009 sia nel 2010, mentre 16 auto sono intestate a contribuenti che hanno dichiarato meno di 50 mila euro lordi.
Gli altri 118 superbolidi sono intestati a società che sia nel 2009 sia nel 2010 hanno dichiarato in 19 casi di essere in perdita, mentre in 37 casi hanno dichiarato meno di 50 mila euro lordi.
L’operazione fa parte della normale attività di presidio del territorio di competenza dell’Agenzia delle Entrate, svolta non solo in Veneto ma su tutto il territorio nazionale.
L’esperienza e la professionalità dei funzionari dell’Agenzia delle Entrate è tale per cui il controllo è stato effettuato con il minimo intralcio allo svolgimento dell’attività commerciale, evidenziato anche dagli episodi nei quali i funzionari sono stati addirittura scambiati per commessi dalla clientela.
Venezia, 4 gennaio 2012

Università, lavoro e giovani: vuoti a perdere


L'istruzione, da sola, non serve a niente
Dirò una verità sgradita: più istruzione per tutti signfica che quell'istruzione vale meno.

Che i lavori per i quali quel tipo di istruzione è richiesta (la domanda) vedranno un numero sempre maggiore di abilitati (l'offerta), tantoché il salario pagato a quei lavoratori finirà per diminuire (domanda vs offerta).
Un altro motivo per il quale i giovani delle nuove generazioni hanno lavori a salario basso è che, essendo i loro contratti a progetto o a tempo determinato e quindi a scadenza, soffrono continuamente degli aggiustamenti del mercato.
Ad ogni scadenza l'asticella del salario si alza o si abbassa, assestandosi su di un nuovo equilibrio in base alla situazione del mercato in quel momento (e dell'economia in generale), in base al numero di nuove figure professionali formate per quella determinata professione e in base al numero di lavori offerti sul mercato. Chi invece ha un contratto a tempo indeterminato si limita a registrare gli scatti del proprio stipendio oppure a rinegoziare un nuovo stipendio forte dell'impossibilità del datore di lavoro di licenziarlo, sostituirlo o far arrivare il contratto alla sua naturale scadenza senza rinnovarlo (pratica questa assai diffusa).

Obbligati a lottare contro Golia
Quindi il mercato del lavoro può essere brutalmente diviso tra chi lavora e chi no. E poi tra chi è più sottoposto alle leggi di mercato e chi meno.

E' chiaro che esistono poi professionisti che in virtù delle loro qualità e soprattutto della nicchia di mercato in cui operano possono permettersi di spuntare tariffe migliori, ma sono gli estremi di una curva dalla pancia piuttosto ampia. E comunque i professionisti ci sono sempre stati. Il punto è che molti dei lavoratori dipendenti si sono trovati scaraventati nel mondo dei professionisti senza avere una professione che li difendesse dal mercato e nel mercato (per non parlare dell'esperienza professionale alle spalle e dei contatti che erano il bagaglio del quale un dipendente si muniva, di solito, prima di fare il salto nell'arena delle professioni libere).

Sfruttare, sfruttare e ancora sfruttare
Tutto questo si innesta in un mercato, quello Italiano, in cui i lavori offerti sono spesso a basso contenuto tecnico, per i quali un'alta qualificazione è inutile perché c'è una propensione assoluta al risparmio: per cui molta della preparazione impartita ai laureati è spesso inutilizzabile, tanto che ci sarebbe da chiedersi se siano davvero le Università a non funzionare o se piuttosto non sia il mercato del lavoro nostrano a non aver bisogno di laureati qualificati: e quindi ad essere sostanzialmente un mercato da paese del terzo mondo.

Inoltre, una mefitica situazione ha fatto si che si creassero un numero enorme di figure che hanno in mano i contatti con le aziende e si limitano a rivendere i lavoratori a queste ultime, intascando una sostanziosa parte del compenso dei lavoratori, lucrando di fatto sul loro lavoro. I dipendenti si trovano dunque fregati due volte: una prima volta perché sottoposti alle incertezze delle nuove forme contrattuali e del mercato; una seconda volta perché sfruttati dal loro secondo padrone, le società di bodyrental o le cooperative o....

Non era la preparazione universitaria in quanto tale a dare, in passato, la possibilità di avere un lavoro ben remunerato, ma la scarsità di laureati in un mercato sotto dimensionato per il lato dell'offerta.

E' per questo che le elites mandano i propri figli a studiare all'estero, in scuole prestigiose. Per differenziarsi rispetto ai "normali", non tanto per le effettive competenze acquisite, ma per la scarsità di titoli paragonabili: per cui una laurea ad Harvard varrà comunque di più di una laurea dell'Università di Padova e un Master a Londra di uno svolto a Firenze. Ovviamente tutte queste qualifiche servono soprattutto in contesti aziendali importanti, cioè in una esigua minoranza di aziende rispetto alla stragrande maggioranza di piccole aziende padronali e maledettamente familiari che esistono in Italia, nelle quali una spesa in più equivale a una barca in meno.

Oggi quei figli dell'alta borghesia seguono altre rotte. Lasciando nelle secche i figli sfortunati di un'Italia che ingenuamente c'aveva creduto davvero.
anakedview.com

mercoledì 4 gennaio 2012

mio padre operaio odorava di dignità


"Ero tornato da poche ore, l’ho visto, per la prima volta, era alto, bello, forte e odorava di olio e lamiera.
Per anni l’ho visto alzarsi alle quattro del mattino, salire sulla sua bicicletta e scomparire nella nebbia di Torino, in direzione della Fabbrica.
L’ho visto addormentarsi sul divano, distrutto da ore di lavoro e alienato dalla produzione di migliaia di pezzi, tutti uguali, imposti dal cottimo.
L’ho visto felice passare il proprio tempo libero con i figli e la moglie.
L’ho visto soffrire, quando mi ha detto che il suo stipendio non gli permetteva di farmi frequentare l’università.
L’ho visto umiliato, quando gli hanno offerto un aumento di 100 lire per ogni ora di lavoro.
L’ho visto distrutto, quando a 53 anni, un manager della Fabbrica gli ha detto che era troppo vecchio per le loro esigenze.
Ho visto manager e industriali chiedere di alzare sempre più l’età lavorativa, ho visto economisti incitare alla globalizzazione del denaro, ma dimenticare la globalizzazione dei diritti, ho visto direttori di giornali affermare che gli operai non esistevano più, ho visto politici chiedere agli operai di fare sacrifici, per il bene del paese, ho visto sindacalisti dire che la modernità richiede di tornare indietro.
Ma mi è mancata l’aria, quando lunedì 26 luglio 2010, su “La Stampa” di Torino, ho letto l’editoriale del Prof. Mario Deaglio. Nell’esposizione del professore, i “diritti dei lavoratori” diventano “componenti non monetarie della retribuzione”, la “difesa del posto di lavoro” doveva essere sostituita da una volatile “garanzia della continuità delle occasioni da lavoro”, ma soprattutto il lavoratore, i cui salari erano ormai ridotti al minimo, non necessitava più del “tempo libero in cui spendere quei salari”, ma doveva solo pensare a soddisfare le maggiori richieste della controparte (teoria ripetuta dal Prof. Deaglio a Radio 24 tra le 17,30 e la 18,00 di martedì 27 luglio 2010)...Pensare che un uomo di cultura, pur con tutte le argomentazioni di cui è capace, arrivi a sostenere che il tempo libero di un operaio non abbia alcun valore, perché non è correlato al denaro, mi ha tolto l’aria. Sono salito sull’auto costruita dagli operai della Mirafiori di Torino. Sono corso a casa dei miei genitori, l’ho visto per l’ennesima volta. Era curvo, la labirintite, causata da milioni di colpi di pressa, lo faceva barcollare, era debole a causa della cardiopatia, era mio padre, operaio al reparto presse, per 35 anni, in cui aveva sacrificato tutto, tranne il tempo libero con la sua famiglia, quello era gratis. Odorava di dignità." Luca Mazzucco
segnalazione di anib roma

La speranza è una trappola -Mario Monicelli




La speranza è una trappola inventata dai padroni, io spero in qualcosa che non c'è mai stata in Italia, una bella rivoluzione". Iniziamo questo 2012 con un piccolo regalo che apprezzerete sicuramente: l'intervista integrale a una delle voci più coraggiose della cultura italiana, Mario Monicelli. Era il 19 marzo del 2010, pochi mesi prima dalla scomparsa del grande regista, e fu registrata in occasione della trasmissione evento Rai per una Notte.

Il padre di tutti gli indignati ci regala un punto di vista spietato sulla cultura, sulla televisione e sulla politica del nostro tempo.




martedì 3 gennaio 2012

Gli hacker vanno in orbita per salvare il mondo dalla censura


Si chiamerà Hackerspace Global Grid (Hgg) e sarà una rete satellitare a bassa orbita completamente votata alla libera comunicazione planetaria. L'idea nasce dagli hacker che hanno partecipato alla 28sima edizione del Chaos Communication Congress di Berlino, tenutosi lo scorso 27 dicembre nella capitale tedesca. Il progetto non è di facile realizzazione: non potendo richiedere fonti statali o finanziamenti pubblici, la rete Hgg dovrebbe essere realizzata interamente in crowdsourcing, mobilitando persone, competenze e fondi su base totalmente volontaria. Centro nevralgico dell'operazione è il sito Shackspace: il nuovo portale che raccoglie già tutte le prime proposte e la possibilità di aderire al progetto. Gli attivisti del Chaos Communication Congress di Berlino lavoreranno a stretto contatto con Constellation, un centro di ricerca aerospaziale interamente composto da studenti di tutto il mondo, per realizzare stazioni ricetrasmittenti alla modica cifra di 100 euro, per poi iniziare i primi lanci sperimentali. Pur pensato esplicitamente per permettere lo scambio di notizie nei paesi sotto dittatura, Hackerspace Global Grid servirà anche per favorire la circolazione di informazioni e conoscenze anche nei paesi democratici: infatti, uno dei temi più discussi dell'ultimo Chaos Communication Congress di Berlino è stato proprio l'approvazione del SOPA da parte del governo degli Stati Uniti, una nuova legge in grado di oscurare i siti Web che violano il diritto d'autore. Purtroppo, anche se si riuscisse a creare in tempi rapidi, la rete Hgg presenterebbe comunque alcuni problemi strutturali: i satelliti a bassa orbita non restano fermi in un punto e qualunque Paese, in qualsiasi momento, potrebbe decidere di spegnerli. Approfondisci: Tom's Hardware: Rete satellitare anti-censura

Beppe Grillo sugli attentati a Equitalia



"Se Equitalia è diventata un bersaglio bisognerebbe capirne le ragioni oltre che condannare le violenze. Un avviso di pagamento di Equitalia è diventato il terrore di ogni italiano. Se non paga l'ingiunzione 'entro e non oltre' non sa più cosa può succedergli". A scriverlo è Beppe Grillo in un post pubblicato sul suo blog dopo gli attentati di Capodanno agli uffici di Equitalia a Foggia e Modena. Arriva a stretto giro la reazione del presidente di Equitalia Attilio Befera: "In un momento di difficoltà bisognerebbe avere tutti il massimo senso di responsabilità e occorrerebbe difendere gli uomini che fanno il loro dovere al servizio della collettività. Questa volta la battuta non fa ridere nessuno". Sulla vicenda sono interventi anche diversi rappresentanti del mondo politico tra cui l'europarlamentare del Pd Debora Serracchiani: "C'è sicuramente più di una riflessione da fare su Equitalia, ma da qui ad accreditare in modo strisciante il concetto che gli attentati dinamitardi sono un fenomeno 'da capire' corre la stessa distanza che c'è tra la protesta civile e il lancio delle molotov. Fomentare i sentimenti più torbidi e potenzialmente violenti per fare consenso è una tattica già sperimentata dalla Lega, ed evidentemente piace anche a Beppe Grillo. È un peccato, anche perché l'ex comico si poteva ritagliare un ruolo più propositivo di quanto non sia cavalcare banalmente il malcontento". Daniele Capezzone condanna le parole di Beppe Grillo: "Sono stato tra i primi esponenti politici a chiedere a più riprese una modifica dei poteri concessi a Equitalia. E continuo a credere che la lotta all'evasione fiscale abbia bisogno di strumenti liberali e non di mezzi illiberali (come purtroppo accade in Italia con pignoramenti, sequestri e ipoteche). L'ho detto e lo ribadisco. Ma, detto questo, Grillo scherza col fuoco. Qualunque ragionamento sui poteri di Equitalia va fatto condannando in modo assoluto, senza se e senza ma, senza alcuna subordinata, ogni atto piccolo o grande di violenza. E tutti, Grillo incluso, abbiamo il dovere di evitare che le nostre parole, magari forzate o distorte, possano suonare ad alcuni come giustificazione di ciò che non è in nessun modo giustificabile. Se non lo facciamo, è per tutti un pessimo modo di iniziare l'anno". Anche l'ex ministro Gianfranco Rotondi non scusa Grillo per la presa di posizione e assicura che non sarà il comico a "dare la linea" ma riconosce anche che il suo intervento "non è peregrino".

C'è la crisi, ma i nostri parlamentari sono i più pagati d'Europa

Sedicimila euro al mese per i nostri rappresentanti in Parlamento. In Spagna ne prendono meno di cinquemila. E i tagli? Non li toccano mai 


Gli stipendi dei parlamentari italiani sono i più alti d'Europa, ma negli altri Paesi si spende di più per i portaborse, perciò i costi complessivi che si spendono per ciascun politico sono nella media. E' questa la conclusione cui sono giunti gli esperti dell'Istat che hanno lavorato alla relazione della Commissione sul livellamento retributivo Italia-Europa, riportata in apertura su alcuni quotidiani.

Il presidente dell'Istat Giovannini denuncia però che il termine del 31 dicembre per pubblicare lo studio non ha dato il tempo di presentare una relazione esaustiva e, come riporta Repubblica, chiede una una proroga al 31 marzo per completare il lavoro e poter arrivare a calcolare una media di riferimento per tagliare i costi della politica di casa nostra.

La tabella pubblicata sul sito del dipartimento della Funzione pubblica, comunque, parla già chiaro: più di 16mila euro, riporta il Corriere della Sera, è infatti l'indennità lorda di un parlamentare italiano, contro il 13.500 di un deputato olandese, i poco più di 10mila dell'Olanda, o i 4.630 della Spagna. E sempre sul Corriere, un editoriale a firma di Sergio Rizzo sottolinea le anomalie del nostro sistema e ricorda, tra gli "scheletri nell'armadio" del Parlamento "la vicenda scandalosa dei collaboratori", i cosiddetti portaborse: "molti assistenti intascano paghe da miseria e in nero". 

La relazione della Commissione è riportata in prima pagina anche su Libero che ironizza: "La Casta frega pure Monti". Secondo il quotidiano diretto da Maurizio Belpietro, la Commissione "dopo sei mesi rinuncia", mentre "Libero ha fatto il calcolo in sei ore".

SKY