giovedì 5 gennaio 2012

Università, lavoro e giovani: vuoti a perdere


L'istruzione, da sola, non serve a niente
Dirò una verità sgradita: più istruzione per tutti signfica che quell'istruzione vale meno.

Che i lavori per i quali quel tipo di istruzione è richiesta (la domanda) vedranno un numero sempre maggiore di abilitati (l'offerta), tantoché il salario pagato a quei lavoratori finirà per diminuire (domanda vs offerta).
Un altro motivo per il quale i giovani delle nuove generazioni hanno lavori a salario basso è che, essendo i loro contratti a progetto o a tempo determinato e quindi a scadenza, soffrono continuamente degli aggiustamenti del mercato.
Ad ogni scadenza l'asticella del salario si alza o si abbassa, assestandosi su di un nuovo equilibrio in base alla situazione del mercato in quel momento (e dell'economia in generale), in base al numero di nuove figure professionali formate per quella determinata professione e in base al numero di lavori offerti sul mercato. Chi invece ha un contratto a tempo indeterminato si limita a registrare gli scatti del proprio stipendio oppure a rinegoziare un nuovo stipendio forte dell'impossibilità del datore di lavoro di licenziarlo, sostituirlo o far arrivare il contratto alla sua naturale scadenza senza rinnovarlo (pratica questa assai diffusa).

Obbligati a lottare contro Golia
Quindi il mercato del lavoro può essere brutalmente diviso tra chi lavora e chi no. E poi tra chi è più sottoposto alle leggi di mercato e chi meno.

E' chiaro che esistono poi professionisti che in virtù delle loro qualità e soprattutto della nicchia di mercato in cui operano possono permettersi di spuntare tariffe migliori, ma sono gli estremi di una curva dalla pancia piuttosto ampia. E comunque i professionisti ci sono sempre stati. Il punto è che molti dei lavoratori dipendenti si sono trovati scaraventati nel mondo dei professionisti senza avere una professione che li difendesse dal mercato e nel mercato (per non parlare dell'esperienza professionale alle spalle e dei contatti che erano il bagaglio del quale un dipendente si muniva, di solito, prima di fare il salto nell'arena delle professioni libere).

Sfruttare, sfruttare e ancora sfruttare
Tutto questo si innesta in un mercato, quello Italiano, in cui i lavori offerti sono spesso a basso contenuto tecnico, per i quali un'alta qualificazione è inutile perché c'è una propensione assoluta al risparmio: per cui molta della preparazione impartita ai laureati è spesso inutilizzabile, tanto che ci sarebbe da chiedersi se siano davvero le Università a non funzionare o se piuttosto non sia il mercato del lavoro nostrano a non aver bisogno di laureati qualificati: e quindi ad essere sostanzialmente un mercato da paese del terzo mondo.

Inoltre, una mefitica situazione ha fatto si che si creassero un numero enorme di figure che hanno in mano i contatti con le aziende e si limitano a rivendere i lavoratori a queste ultime, intascando una sostanziosa parte del compenso dei lavoratori, lucrando di fatto sul loro lavoro. I dipendenti si trovano dunque fregati due volte: una prima volta perché sottoposti alle incertezze delle nuove forme contrattuali e del mercato; una seconda volta perché sfruttati dal loro secondo padrone, le società di bodyrental o le cooperative o....

Non era la preparazione universitaria in quanto tale a dare, in passato, la possibilità di avere un lavoro ben remunerato, ma la scarsità di laureati in un mercato sotto dimensionato per il lato dell'offerta.

E' per questo che le elites mandano i propri figli a studiare all'estero, in scuole prestigiose. Per differenziarsi rispetto ai "normali", non tanto per le effettive competenze acquisite, ma per la scarsità di titoli paragonabili: per cui una laurea ad Harvard varrà comunque di più di una laurea dell'Università di Padova e un Master a Londra di uno svolto a Firenze. Ovviamente tutte queste qualifiche servono soprattutto in contesti aziendali importanti, cioè in una esigua minoranza di aziende rispetto alla stragrande maggioranza di piccole aziende padronali e maledettamente familiari che esistono in Italia, nelle quali una spesa in più equivale a una barca in meno.

Oggi quei figli dell'alta borghesia seguono altre rotte. Lasciando nelle secche i figli sfortunati di un'Italia che ingenuamente c'aveva creduto davvero.
anakedview.com

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